
Italvolley(s) ai quarti di finale!
Azzurre e azzurri accedono ai quarti di Parigi 2024 con altre due belle vittorie: ora Turchia e Polonia per il primato.
Italvolley maschile e femminile accedono a braccetto ai quarti di finale, con due performance convincenti e con lo stesso bottino: due gare vinte su due, 6 punti, 1 solo set perso. L’Italvolley maschile rispetta tutti i pronostici con un netto 3-0 ai danni del modesto Egitto, confermando le ottime impressioni dell’esordio: più che per l’avversario, la gara era interessante perché era la prima, per i ragazzi di Fefè, alle 9 del mattino, orario tutto da testare per gli eventi futuri. 3-0 anche per le ragazze contro un avversario di maggior spessore come i Paesi Bassi: un risultato importante, specialmente dopo qualche balbuzie all’esordio. Le Oranje sono coriacee e hanno giocatrici con grande esperienza internazionale (Bongaerts, Plak, Daalderop, Lohuis), ma le azzurre hanno messo in campo compattezza e autorevolezza. Entrambe le nostre selezioni ora affronteranno le “favorite” del loro girone (ed anche, senza mezzi termini, di Parigi 2024): per la maschile arriva la Polonia di Nikola Grbic, per la femminile la Turchia di Daniele Santarelli. Giocare questi match con i quarti già in tasca è una benedizione che ci siamo guadagnati, perché ci permette di testare le nostre ambizioni senza il rischio di comprometterle, ma non a testa sgombra, perché resta qualcosa in palio: infatti, chi vincerà queste sfide si qualificherà come primo del raggruppamento, con un incrocio ai quarti potenzialmente più abbordabile. Turchia e Polonia arrivano alla sfida con un punto in meno di noi, perché han vinto una delle due gare al tie break, ma non per questo possiamo fare calcoli: per vincere il girone bisogna vincer le gare, con qualsiasi risultato (“basta" anche un 3-2).
Magari la formula che prevede la solita qualificata africana a fare da sparring partner potrebbe esser rivedibile, ma gli azzurri contro l’Egitto non hanno mostrato cali di tensione: probabilmente un test troppo morbido per essere attendibile, ma come giustamente ha detto Fefè De Giorgi prima della gara, “l’Olimpiade va vissuta una gara alla volta, perché tutti gli avversari sono degni di esserci”. Alle parole il tecnico salentino ha fatto seguire i fatti, impostando la gara con i titolari e senza ricorrere al turnover, tanto per mostrare quanto volesse tenere la pressione alta. A livello tecnico, l’arma degli azzurri in queste prime due partite è stato il servizio: se con il Brasile spesso aveva allontanato da rete Bruninho costringendolo a soluzioni lente, con l’Egitto ha letteralmente martoriato la povera linea di ricezione africana. Questa vittoria conduce ai quarti di finale: comunque vada con la Polonia, dopo due partite non potevamo essere in condizione migliore.
Julio Velasco sorprende tutti lasciando fuori Egonu dallo starting 6: gioca Antropova, e questa scelta ha tutto il sapore di un mascheramento delle reali intenzioni per le partite future, prendendosi un rischio consapevole in questa. I Paesi Bassi avevano dimostrato, portando al tie break la Turchia, di esser un avversario rognoso: le Oranje confermano nel primo set questo loro pedigree, stando attaccate alle azzurre come un cane all’osso, e mollandolo solo ai vantaggi. Questa è un po' una sliding door della gara, difatti da qui è stato un crescendo azzurro: l’effetto del finale del primo parziale si abbatte sul secondo, dominato in lungo ed in largo dalle nostre, con Danesi che sale in cattedra a muro, e nel terzo in alcuni momenti raggiungiamo quei picchi prestativi che ci avevano permesso di vincere la VNL, mettendo così a tacere le velleità olandesi. La squadra di Koslowksy non raggiunge più i 20 punti, e noi usciamo da questo secondo turno con più consapevolezze, pronte a sfidar le turche per il primo posto.
La fisionomia dell’Italvolley femminile sembra abbastanza mutevole, ma figlia di scelte chiare dello staff, fondate sull'utilità verso una causa comune: oltre all’italo-russa, la sorpresa è la conferma di Gaia Giovannini, scesa nuovamente in campo al posto di Bosetti (che comunque cominciò da titolare la prima gara, e, possiamo scommettere, ridarà il suo apporto sul taraflex). Entrambe le novità hanno risposto presente, con Antropova autrice di più di 30 punti e Giovannini preziosissima in seconda linea: tanto per esser chiari, questo turnover è ben diverso, per strategia e per disponibilità, rispetto a quello che aveva sollevato tanta polvere un anno fa. Dal punto di vista tecnico/tattico, i temi dopo queste prime uscite sono fondamentalmente due: il primo è il “doppio cambio”, sistematico alla seconda rotazione di palleggio in prima linea di ogni set, che significa grande fiducia nella coppia di palleggiatori (Orro e Cambi) e di opposti (Egonu e Antropova), e soprattutto significano tre rotazioni in più con tre attaccanti di alto calibro davanti. Il secondo è che, banalmente, difendiamo tantissimo: sia nel primo match sia nel secondo, lo spirito di sacrificio difensivo dell'Italvolley è stato evidente, con Sylla e De Gennaro a salvare moltissime situazioni e tutte le altre a mettersi a disposizione. Questa peculiarità è spesso tipica delle squadre di Velasco e sta a portare sul campo un suo celebre adagio: “non si molla mai”. Da questi due primi impegni, si direbbe che lo abbiamo fatto nostro.
E le altre contendenti alle medaglie, oltre a Italvolley? Nei giochi femminili, ogni giornata sta mettendo in luce un livello di concorrenza altissimo: dicevamo della prima gara tra Turchia e Paesi Bassi, ma i due tie break degli USA, contro Cina e Serbia, stanno dicendo (come già affermammo nella nostra guida) che la corsa alle medaglie sarà piena di pretendenti. Oltre a queste, vanno comunque sempre considerate infatti il Giappone, in ombra ma pur sempre finalista in VNL, la Polonia possibile outsider ed il Brasile, impostosi facilmente sul Kenya. Nel maschile, girone di Italvolley a parte, richiede una postilla la meravigliosa gara tra Francia e Serbia: alla fine la spuntano per un soffio (3-2) i padroni di casa, ma che bello vedere tanti campioni, alcuni dei quali all’ultima olimpiade, giocare con questi livelli di agonismo e produrre uno spot per il movimento intero. L’ultima giornata ci dirà se il Brasile passerà il turno o verrà eliminato, clamorosamente: nel primo caso chi lo incontrerà ai quarti, nonostante queste difficoltà iniziali, non avrà vita facile, perché sulla gara secca l’esperienza dei carioca può esser letale.
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