
È giusto che Israele sia a Parigi 2024?
Assolutamente no, stando al principio della Tregua Olimpica e alla Risoluzione firmata dal CIO.
Il 26 luglio sono ufficialmente cominciate le Olimpiadi di Parigi 2024, uno degli eventi sportivi più importanti e seguiti al mondo. Un'edizione già tra le più discusse e chiacchierate di sempre: uno dei motivi è la presenza di atlete e atleti di Israele, che buona parte dell'opinione pubblica internazionale reputa uno stato di apartheid che da 9 mesi sta portando avanti il genocidio della popolazione palestinese.
A condividere con la delegazione di Israele, il giorno della Cerimonia d'Apertura, l'imbarcazione con cui tutte le delegazioni hanno attraversato la Senna, è stata proprio quella dell'Italia. Notizia che - quando mesi fa era trapelata - aveva creato più di qualche polemica nel nostro paese, soprattutto tra chi da mesi si sta mobilitando in solidarietà con la Palestina.
Diverse richieste sono state indirizzate al CONI, nelle settimane che hanno preceduto l'inizio delle Olimpiadi di Parigi 2024, affinché le massime Istituzioni sportive del nostro paese evitassero che la delegazione dell'Italia condividesse il ponte con quella di un paese che sta portando avanti lo sterminio di un'intera popolazione, rendendosi - per certi versi - complice del tentativo di normalizzare una presenza che, invece, andava assolutamente vietata.
Stando alle dichiarazioni dei massimi dirigenti dello sport italiano e alle immagini giunte in mondovisione della Cerimonia di inaugurazione, ci sentiamo di dire che dalle parti di Roma, non sembra che la cosa abbia creato alcun tipo di fastidio né al Presidente del CONI Giovanni Malagò né ad altrə, confermando - di fatto - il pieno sostegno del mondo dello sport e della politica italiana a Israele.
La violazione della Tregua Olimpica
La tregua olimpica fu introdotta nell'Antica Grecia per garantire l'incolumità a chiunque partecipasse alle grandi feste e ai giochi nazionali. Per tutto il periodo dei Giochi, infatti, si era deciso di mettere un freno a ogni tipo di frizione pubblica e privata: nessuno poteva essere “aggredito”, in particolar modo atleti e spettatori, nel mentre si attraversavano territori nemici per recarsi ad Olimpia, città sede dei Giochi.
Sulla stessa falsariga dal 1992, in occasione di ogni Olimpiade, il CIO chiede ufficialmente alla comunità internazionale, con il supporto dell'ONU, di osservare la suddetta Tregua. Parigi 2024, da questo punto di vista, non ha fatto eccezione: il 21 novembre 2023, Tony Estanguet - canoista francese due volte oro olimpico e Presidente del Comitato Organizzatore di Parigi 2024 - e il Presidente del CIO Thomas Bach hanno partecipato alla 78° sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU a New York, tenendo un discorso per presentare la risoluzione per la Tregua Olimpica dei Giochi di Parigi 2024.
Quest'ultima è stata adottata con 118 voti favorevoli e solo 2 astenuti è stata intitolata “Costruire un mondo pacifico e migliore attraverso lo sport e l’ideale Olimpico”.
La Risoluzione tra le altre cose, prevede il rispetto della Tregua a partire da 7 giorni prima dell'inizio dei Giochi Olimpici fino a 7 giorni dopo la conclusione dei Giochi Paralimpici, dal 19 luglio al 15 settembre 2024.
L'approvazione della risoluzione è stata - come d'abitudine - accompagnata dalla dichiarazione del Presidente del CIO e da quella del Comitato Promotore di Parigi 2024: “Lo sport fa appello alla tolleranza e al rispetto. Le differenze religiose e culturali non contano. E la diversità è spesso, in realtà, un punto di forza, perché la complementarità di atleti provenienti da contesti diversi rende una squadra migliore. Nello sport, essere diversi è ciò che fa la differenza. I Giochi sono la migliore rappresentazione del potere dello sport perché diffondono i suoi valori di condivisione, tolleranza e rispetto in tutto il mondo. Uniscono i valori dello sport e la diversità del mondo; sono universali”.
Una deliberazione che, dunque, nei principi incarna alla perfezione quello spirito a cui - idealmente - chiunque di noi è portato a pensare quando sente la parola Olimpiadi. Come ogni documento, però, rischia di diventare carta straccia se non ci si adopera a fare rispettare quanto impresso nero su bianco. Purtroppo, è proprio ciò che si è verificato - e si sta verificando proprio ora - a Parigi 2024.
Il 23 luglio, l'Israeli Defense (meglio dire Offense...) Forces hanno bombardato Khan Younis, sobborgo a sud di Gaza, provocando la morte di almeno 89 persone, tra cui 24 bambinə, violando - di fatto - la Tregua. Il raid è stato portato a termine mentre centinaia di persone stavano evacuando la zona a seguito di un nuovo ordine dell'esercito di Israele.
Rimanendo all'ambito puramente sportivo, due di queste 89 persone erano Hazem Al-Ghalban, calciatore dell’Al-Ittihad Khan Younis, e suo fratello Firas. Due morti che hanno portato a 342, di cui 240 calciatori, il conto degli atleti e atlete palestinesi uccise da Israele in 9 mesi. 342 vittime che non possono e non devono rappresentare freddi numeri a cui abituarsi: vi è una storia dentro e dietro ognuno di loro.
Un esempio è Majed Abu Marahel, primo palestinese a partecipare alle Olimpiadi (Atlanta 1996, 10.000). Abu Marahel è morto, all'età di 61 anni, nel campo profughi di Nuseirat a Gaza, a causa di un’insufficienza renale. Una delle tante morti che si poteva evitare se Israele non avesse imposto il blocco dei medicinali, portato al collasso il sistema elettrico e non avesse distrutto la maggior parte delle infrastrutture sanitarie. Vite spezzate e infrastrutture sportive spazzate via con inumana violenza di cui il CIO non potrebbe in alcun modo non tenere conto, a maggior ragione quando sarebbe in vigore la Tregua Olimpica.
La delegazione olimpica israeliana è coinvolta nel massacro dei civili palestinesi
“Esserci è la nostra prima vittoria. Dal 7 ottobre non ci siamo arresi e abbiamo continuato a competere in centinaia di tornei” ha dichiarato la presidente del Comitato Olimpico Israeliano, Yael Arad, dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, da dove la delegazione è partita alla volta della Francia. Portabandiera maschile di Israele è stato il judoka Peter Paltchik, che aveva condiviso la famosa foto dei missili israeliani utilizzati per radere al suolo Gaza con tanto di dedica “da me per voi con piacere”.
Lo stesso Paltchik che, coi compagni di squadra, nell'aprile scorso, ha interrotto una manifestazione pro Palestina in Giappone, minacciando di morte i manifestanti, indossando le divise olimpiche nel silenzio più totale di CIO e mondo politico. La quasi totalità degli atleti - soprattutto coloro che rappresentano Israele in campo internazionale -, per come è strutturato l'apparato militare dello stato ebraico, sono riservisti dell'esercito: il servizio militare è obbligatorio, dura 3 anni per gli uomini e 2 anni per le donne, coinvolgendo i cittadini israeliani all’estero e quelli con doppio passaporto.
Al termine della leva obbligatoria si può ottenere l’esenzione definitiva dagli obblighi militari o, come spesso accade, essere inseriti nelle liste dei “riservisti” ed essere così richiamati per ulteriori addestramenti per un massimo di 36 giorni l’anno. Questi ultimi vengono utilizzati da Israele in “emergenza”, esattamente come accade da 9 mesi a questa parte.
Quanto sia sottile il confine tra l'essere semplicemente un atleta e l'essere un soldato direttamente coinvolto nel genocidio del popolo palestinese è quindi palese. Il tutto senza considerare la miriade di post, video e dichiarazioni che quasi ogni atleta della delegazione israeliana ha condiviso a sostegno dell'esercito israeliano e delle operazioni militari in Palestina, legittimando un genocidio.
La somma fa il totale
Il 19 luglio 2024 la Corte Penale Internazionale ha dichiarato illegale l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele: le azioni di Tel Aviv violerebbero la Convenzione di Ginevra. Allo stesso tempo, è utile ricordare come lo stesso CIO prevederebbe il divieto di prendere parte ai Giochi Olimpici per chi pratica apartheid e discriminazione sistematica.
Il Sudafrica fu escluso dalle Olimpiadi dal 1964 al 1992 per le politiche di segregazione razziale all'epoca vigenti. Lo Zimbabwe, allora conosciuto come Rhodesia, fu escluso dalle Olimpiadi di Monaco 1972 per le pressioni internazionali e per le proteste contro le politiche di segregazione razziale del Paese. La Jugoslavia, nel 1992, fu esclusa (a eccezione degli atleti che gareggiavano individualmente, a cui fu permesso di gareggiare sotto la bandiera neutra del CIO) per le sanguinarie guerre civili che portarono alla disgregazione dell'allora Repubblica socialista. Russia e Bielorussia sono state escluse da Parigi 2024 per il coinvolgimento nella guerra in Ucraina, con la stessa "conservazione" per gli Atleti Indipendenti del CIO.
È quindi, evidente - stando al diritto internazionale e ai principi sanciti dalla Carta Olimpica - il perché la delegazione israeliana sarebbe dovuta essere esclusa da Parigi 2024 e come, allo stesso tempo, il CIO e il mondo politico stiano utilizzando un doppio standard di giudizio e azione a riguardo. Il sostegno e complicità con il governo di Tel Aviv mostra chiaramente la vera natura delle più importanti e influenti Istituzioni sportive mondiali: si parla tanto di imparzialità, apoliticità e funzione sociale dello sport, salvo poi fare esattamente il contrario, violando principi da sé stesse sanciti e andando a braccetto con chi si macchia di crimini contro l'umanità.
Buonsenso, umanità, diritto internazionale, giustizia, Storia e mobilitazioni popolari, che da 9 mesi stanno interessando tutto il mondo, portano nella direzione del boicottaggio e dell'esclusione della delegazione d'Israele da Parigi 2024 e della condanna del genocidio in corso. CIO e le massime istituzioni sportive mondiali proseguono imperterriti il cammino in direzione opposta.
Passi spediti che sta portando questi, ancora una volta, a stare dal lato sbagliato della storia. Da quello di chi semina morte e distruzione, viola il diritto internazionale e che sta portando il mondo sul baratro di una nuova guerra mondiale. Se il CIO non dovesse invertire la marcia, vorrebbe dire aver definitivamente piegato lo sport e i suoi valori alla barbarie e alla violenza di chi sta letteralmente provando a cancellare dalla Terra un'intera nazione e con essa la sua popolazione. Una strada che lo sport e chi ha il dovere di rappresentarlo non può pensare lontanamente di percorrere…
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