
Da Galiazzo a Nespoli, l’eredità del gigante
A 20 anni dallo storico oro di Atene di Marco Galiazzo, il tiro con l’arco italiano vuole tornare a riveder le stelle.
Quel 19 agosto, sopra il Panathinaïkó Stádio di Atene il sole è alto. Ci sono 30° e Marco Galiazzo sta per fare la storia. Nel 2004, l’Italia non ha ancora ottenuto un oro olimpico nell’arco individuale. C’era andata vicino in due occasioni: un bronzo a Montreal 1976 e uno a Mosca nel 1980, entrambi al collo di Giancarlo Ferrari. Ma l’obiettivo grosso rimane una chimera, inaccessibile per demeriti propri o per meriti altrui.
I più performanti rimangono i sudcoreani - il totale odierno è di 27 medaglie d'oro e 43 totali -, spaventosi, difficilmente scalfibili. Tra quell’enorme quantità di medaglie è però assente quella di Atene 2004: ci sono quelle in tutte le altre categorie, dal femminile singolo e a squadre al maschile a squadre. Ne manca una, come se il destino avesse rubato ai ricchi per dare ai poveri, coprendosi il capo con il berretto di Robin Hood. Questo non è però di Nottingham ma di Padova: Marco Galiazzo entra nella batteria olimpica italiana da giovanissimo, appena 21 anni, con alle spalle la vittoria degli Europei di Bruxelles.
L’impresa
Marco Galiazzo arriva da assoluto underdog: non parte favorito, ha poca esperienza, si ritrova davanti una nazionale coreana che punta all’oro. Il suo percorso inizia ad attirare l'attenzione di molti dopo le eliminazioni premature dei sudcoreani, ma la strada verso la gloria ha due ostacoli che ne limitano la vista.
Il primo è lo statunitense Vic Wunderlek, argento individuale a Sydney 2000: il quarto di finale, terminato 109-108, è la cartina di tornasole. Testimonia una tempra di ferro, una capacità tremenda di rimanere calmo sotto pressione, concentrato per cercare sempre di dare il massimo nonostante il presunto divario dato dall’essere sfavorito in partenza.
Il secondo è il britannico Godfrey: dopo essersi trovato in svantaggio, nell’ultimo turno da tre frecce l’arciere padovano trasforma un triplo 10. Ulteriore apoteosi del marchio di fabbrica: la calma inossidabile. Lo testimonia un dettaglio che non concede altre descrizioni: dopo la vittoria, non esulta. Non si scompone, accenna giusto un sorriso su una faccia da bravo ragazzo. Emana tranquillità e compostezza da tutti i pori, rassicura tutti ma lascia intendere che “job’s not finished”.
L’ultimo atto è contro il giapponese Yamamoto, capace di eliminare ai quarti uno dei favoritissimi come il sudcoreano Im Dong-hyun. Il leitmotiv dell’ultimo atto è uguale a quello delle altre gare di Galiazzo: Yamamoto è più esperto - ha 41 anni, quasi il doppio di Marco -, ha più pedigree, viene dato da tutti come vincitore. Di fronte c'è però un Galiazzo smagliante, con una concentrazione refrattaria a qualsiasi tipo di pressione, nonostante uno svantaggio iniziale di un punto dopo il primo turno. Da qui inizia un gioco di nervi continuo, in cui Galiazzo sembra prevalere.
L’ultimo turno inizia sull'84-82 per il padovano, uno stacco di due punti che non può far ancora esultare definitivamente. Calma olimpica, è proprio il caso di dire: triplo 9, oro. “Guardate la calma del Robin Hood di Padova”.
Post Atene
La gloria del tiro con l'arco italiano non finisce, anzi. Da Atene a Londra, passando per Pechino: cambiano i paesi, i continenti, i compagni di squadra e gli avversari ma il risultato non cambia. Con Marco Galiazzo si vince. A Pechino 2008 è un argento a squadre, sconfitti in finale dagli onnipresenti sudcoreani di soli due punti - nell’individuale maschile il fato non sorride al padovano, che esce sconfitto ai sedicesimi contro il britannico Alan Wills.
Il bipolarismo vittorioso dell’Italia dell’arco è netto dopo Atene 2004: si vince in squadra ma mai da soli, una prassi che ritorna durante Londra 2012. Il team maschile vince l’oro col triumvirato padovano-varesino-pavese composto da Marco Galiazzo, Michele Frangilli e Mauro Nespoli, vincitori per un solo punto contro gli USA. L’altra faccia della medaglia d’oro è in realtà poco soddisfacente: i successi individuali non si avvicinano nemmeno.
A Rio 2016 cambiano gli interpreti ma non il copione: ad avvicinare di più il bersaglio grosso è Mauro Nespoli, che sfiora l’impresa fino ai quarti.
Il futuro dell’arco italiano
A Tokyo 2020 - nel 2021 - Marco Galiazzo esce di scena: accettando una scelta tecnica della federazione, il padovano non realizza il pokerissimo di partecipazioni consecutive alle Olimpiadi. L'oro di Atene 2004 sembra consegnare le redini al suo storico compagno Mauro Nespoli: il pavese non delude le attese, conquistando una storica medaglia d’argento. In aggiunta, sino al momento silente, ecco un metallo guadagnato anche dalla squadra femminile, col bronzo individuale di Lucilla Boari.
A Parigi 2024 Mauro Nespoli, all’età di 36 anni, farà da guida spirituale ai giovanissimi arcieri come Federico Musomeli e Alessandro Paoli, senza dimenticare Chiara Rebagliati, alle sue seconde Olimpiadi. L’Italia dell’arco spera di poter rivivere, grazie a questi ragazzi, le stesse emozioni e la stessa magia vissuta in quello stadio ad Atene. Marco Galiazzo ha scritto la Storia: a Nespoli, Musomeli, Paoli e Rebagliati provare ad aggiungerne un capitolo.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.











