
Quali medaglie per l'Italia dall'atletica a Parigi?
Tra le conferme di Tokyo e i talenti emersi all'Europeo di Roma, l'atletica italiana vivrà il momento d'oro anche a Parigi
Gli Europei di Atletica Leggera 2024, svoltisi allo Stadio Olimpico di Roma, si sono conclusi con un bottino più che ragguardevole per l'Italia. Davanti al proprio pubblico, la Nazionale ha dominato il medagliere della manifestazione: 24 medaglie (10 ori, 9 argenti e 5 bronzi), doppiato il miglior risultato ottenuto nella propria storia (Spalato 1990).
Francia e Gran Bretagna, prime inseguitrici nonché storiche potenze dell’atletica europea, si sono fermate decisamente più in basso (4 ori a testa, 16 medaglie complessive per i francesi e 13 podi conquistati dai britannici); la Germania ha chiuso addirittura 11° nel medagliere (1 oro, 3 argenti e 7 bronzi).
Questi risultati pongono l’Italia al vertice delle gerarchie continentali come quasi mai prima nella storia moderna, all’interno di un contesto già di per sé favorevole - la sospensione di Russia e Bielorussia in seguito all’invasione dell’Ucraina. Segno di un movimento che sta lavorando nel modo giusto – vedasi l’aumento progressivo di titoli conquistati a livello giovanile, sia europeo che mondiale, sotto la direzione di Stefano Baldini prima e Tonino Andreozzi poi – e che a Tokyo 2020 ha trovato la sua sublimazione, con 5 inattese medaglie d’oro che hanno riportato l’attenzione mediatica sull’atletica leggera italiana dopo anni di delusioni e vacche magre.
Commentando il medagliere degli Europei, c’è chi ha voluto obiettare che la prestazione eccellente sia stata in parte dovuta all’essersi presentati a ranghi completi e tirati a lucido, mentre “punte” di altre nazionali hanno effettuato scelte diverse preferendo concentrare la stagione 2024 sull’appuntamento olimpico.
Ragionamento per certi versi fondato, ma che avrebbe cambiato poco nel computo finale: nel "peggiore dei casi" non sarebbe arrivata la doppietta di Nadia Battocletti nel fondo femminile, contro una Sifan Hassan anche a mezzo servizio; Marcell Jacobs e Chituru Ali avrebbero faticato nei 100 metri contro una nazionale britannica al completo; qualche argento e bronzo non si sarebbero al più confermati.
Ciò che non cambia è la solidità di una nazionale che ha dominato gli Europei e si avvicina alle Olimpiadi con la speranza di affermarsi ai vertici internazionali confermando – o migliorando – i risultati dell’estate 2021. Sempre tenendo presente che nessuno sport vanta la stessa dimensione globale dell’atletica leggera, e che spesso in chiave olimpica la distanza fra un oro e un quarto posto si misura in termini di centesimi o centimetri, quali sono le chance dei principali esponenti del movimento italiano? Siamo realmente consci di presentarci a Parigi con così tante carte da giocare in chiave medaglia?
Ori da confermare
Tra i cinque titoli olimpici conquistati ai Giochi di Tokyo, il più facile da confermare sembra essere quello di Gianmarco Tamberi. Il portabandiera e capitano della nazionale sbarca a Parigi con la prospettiva di aggiungere a un palmarès già ricchissimo la seconda medaglia d’oro olimpica nel salto in alto, traguardo mai riuscito a nessuno e che lo renderebbe verosimilmente il miglior interprete della specialità nella storia dello sport – perlomeno alla pari con Javier Sotomayor, cubano tuttora detentore del record del mondo (2.45 m, stabilito nel 1993 a Salamanca) ma incapace di bissare il titolo olimpico conquistato a Barcellona 1992.
Il salto in alto ha vissuto una forte involuzione a livello globale. In ogni anno dal 2013 al 2018 almeno un atleta è stato in grado di superare i 2.40, soglia di eccellenza della specialità che non è stata mai saltata a un’Olimpiade e verosimilmente rimarrà inviolata anche a Parigi. Dal 2021 a oggi, solo il russo Danil Lysenko, negli ultimi tre anni, ha saltato più dei 2.37 con il quale Tamberi e Mutaz Barshim condivisero l’oro a Tokyo e con cui il saltatore di Civitanova Marche si è confermato un mese fa sulla vetta d’Europa, battendo una concorrenza europea poco probante.
Tamberi arriva alle Olimpiadi da primatista stagionale in virtù del convincente 2.37 saltato agli Europei – forse uno dei migliori salti della sua carriera per realizzazione e “luce” tra corpo e asticella, abbastanza da fare pensare che abbia ancora margine da giocarsi in una circostanza più impegnativa.
A Parigi 2024, appuntamento che chiuderà definitivamente la sua carriera agonistica, gli avversari principali di Tamberi saranno verosimilmente tre: Mutaz Essa Barshim, con cui condivise la gloria olimpica di Tokyo 2020 nell'“oro a due piazze” che fece il giro del mondo (quest’anno non ha saltato più di 2.31, annunciando peraltro il ritiro in modo speculare a quanto fatto dal marchigiano); Hamish Kerr, neozelandese (vincitore con il nuovo record oceanico di 2.36 dei mondiali indoor di Glasgow 2024, gara a cui Tamberi non ha preso parte); Woo Sanghyeok, temibile coreano.
L’assenza di russi e bielorussi, nonché l’appannamento degli americani Harrison e McEwen, non lascia presagire altri scenari.
Altro principale indiziato alla caccia di una medaglia è Lamont Marcell Jacobs, che a Tokyo sorprese il mondo andando a seguire Usain Bolt nella lista dei laureati olimpionici dei 100 metri piani maschili. Il talento originario di El Paso e cresciuto sulle rive del Garda – figlio di una donna italiana e di un militare di stanza alla Caserma Ederle di Vicenza – ha vissuto un triennio travagliato ma non privo di successi: nel 2022 si è laureato campione mondiale indoor dei 60 piani con una prestazione ancora più straripante di quella mostrata un anno prima in Giappone, per poi conquistare nello stesso anno il titolo europeo dei 100 metri e riconfermarsi a due anni di distanza.
Diversi infortuni e problemi fisici gli hanno impedito di confermarsi al top nelle due edizioni dei Mondiali disputate a stretto giro dopo la fine della pandemia: un infortunio all’adduttore della coscia destra lo ha costretto al ritiro poco prima delle semifinali di Eugene 2022, mentre a Budapest 2023 non è andato oltre un 12° posto complessivo e una semifinale corsa in 10.05.
Importante per il recupero fisico e prestativo di Jacobs è stato il passaggio al gruppo di allenamento del coach statunitense Rana Reider, dopo svariati anni in Italia alla corte di Paolo Camossi. L’obiettivo dichiarato è di confermare il titolo olimpico conquistato in Giappone, impresa riuscita prima di lui soltanto a due leggende come Carl Lewis (Los Angeles 1984 e Seul 1988, quest’ultima dopo la squalifica per doping del canadese Ben Johnson) e Usain Bolt (Pechino 2008, Londra 2012, Rio 2016).
Le prime uscite stagionali hanno visto un Jacobs capace di correre in 9.92 a metà giugno in Finlandia, il tempo più veloce registrato dopo il 9.80 con il quale conquistò il titolo olimpico a Tokyo e il 9.84 corso nella stessa occasione in semifinale. A differenza del 2021, in cui seppe sfruttare una “flessione” collettiva all’interno della specialità, nel 2024 lo sprinter veronese arriva da 10° più veloce del mondo.
Gli avversari temibili sono veramente tanti, a partire dai jamaicani Thompson (9.77) e Seville (9.82), il cui intento dichiarato è quello di riportare l’isola caraibica in vetta alle gerarchie dello sprint mondiale, dopo il vuoto lasciato da Bolt in seguito al suo ritiro ai Mondiali di Londra 2017. Pericolosi saranno Lyles, Bednarek e Kerley, i tre usciti dai Trials e intenzionati a restituire agli USA un titolo olimpico che manca da 20 anni. Dall’Africa arrivano il botswano Letsile Tebogo (fresco campione del mondo U20 e argento mondiale), il keniota Ferdinand Omanyala (spesso non al top nei grandi appuntamenti, ma capace di correre in 9.79 nella sua Nairobi) e i sudafricani Akani Simbine e Benjamin Richardson. Andrà verificato sul piano internazionale il sorprendente cubano Shainer Rengifo, esploso a soli 22 anni sulla scena postando un record nazionale di 9.90 in terra spagnola.
Infine, l’emergente comasco Chituru Ali – medaglia d’argento agli Europei di Roma e secondo italiano di tutti i tempi con 9.96, tempo che corso a Parigi potrebbe valere all’Italia la storica presenza di due azzurri in finale.
La coppia Jacobs-Ali porta inevitabilmente l’attenzione su ciò che chiuderà lo sprint maschile: la 4x100. L’Italia sarà chiamata a difendere la storica affermazione in terra asiatica e il record italiano - un sensazionale 37.50. Il nucleo di staffettisti da cui usciranno i quattro che scenderanno in pista unisce ai medagliati di Tokyo (PattaJacobsDesaluTortu, recitati come una filastrocca) quattro new entry che aumentano a dismisura la concorrenza all’interno della squadra: i velocisti Roberto Rigali e Matteo Melluzzo, l’ostacolista Lorenzo Ndele Simonelli e ovviamente Ali, utilizzato pochissimo finora in staffetta ma reso imprescindibile dalla sua esplosione a livello internazionale nel corso dell’ultimo biennio.
Poche altre nazionali tra le 16 iscritte presentano una tale densità di talento: sulla carta gli Stati Uniti partono un passo avanti, ma l’Italia può ragionevolmente confermare l’argento conquistato ai Mondiali di Budapest 2023 (Rigali, Jacobs, Patta, Tortu) e puntare a mettere paura anche agli americani. Jamaica, Gran Bretagna, Canada, Cina e Giappone se la giocheranno, ma partono probabilmente un gradino sotto agli Azzurri.
Fondamentale sarà trovare la quadra nella scelta degli uomini e l’equilibrio delle quattro frazioni: se la seconda rimane deputata a Jacobs e la quarta a Tortu (“eroe designato” dei successi di Tokyo, Budapest e Roma 2024), Melluzzo, Patta, Rigali e Desalu si sono alternati durante il triennio in prima e terza frazione. La fresca incognita di Ali - che nella visione di molti dovrebbe andare a prendersi di prepotenza uno dei quattro posti - per caratteristiche prediligerebbe la corsa in rettilineo e non in curva. In ogni caso, non una matassa semplice da sbrogliare per il DT Antonio La Torre.
La carrellata dei campioni olimpici di Tokyo si chiude con la marcia, che in Giappone valse alla nazionale italiana le medaglie d’oro della 20 kilometri maschile (Massimo Stano) e femminile (Antonella Palmisano). Per quest’ultima è arrivata l’affermazione a Roma 2024 (davanti all’esperta compagna di squadra Valentina Trapletti, capace di conquistare la prima medaglia internazionale individuale a 38 anni), mentre Stano non ha gareggiato - in recupero da un lieve infortunio accusato a fine aprile durante i Mondiali a squadre in Turchia.
Entrambi affronteranno la rispettiva gara da favoriti giocando contro rivali principalmente asiatici e sudamericani (oltre al parterre di europei, soprattutto spagnoli, già presenti a giugno sulle strade romane).
Novità di queste Olimpiadi è l’istituzione di una staffetta mista a coppie di marcia da percorrersi sui 42.195 chilometri tipici della maratona, con quattro frazioni alternate tra uomo e donna. Una gara che sulla carta può dire molto bene all'Italia, che arriva però con un grosso rebus da sciogliere. Nella prova di qualificazione tenutasi ad Antalya, la nazionale è riuscita a ottenere una sola delle due carte olimpiche potenzialmente disponibili, proprio per la distorsione che ha fermato dopo pochi chilometri Massimo Stano e costretto al ritiro la coppia formata con Palmisano.
Il secondo binomio (Francesco Fortunato e Valentina Trapletti) ha finito per vincere la prova dopo una sensazionale rimonta nella seconda parte di gara: a rigor di logica potrebbe essere quello schierato in chiave olimpica, se non fosse che il regolamento prevede che i posti vinti tramite qualificazione non siano nominali ma nazionali, permettendo quindi al DT di schierare la coppia che preferisce tra i sei atleti che a Parigi si presenteranno al via dell’individuale. Anche qui, toccherà a La Torre decidere se premiare la coppia che si è conquistata sul campo la qualificazione o se sostituirne i componenti con uno o entrambi gli olimpionici pugliesi.
Medaglie da conquistare
Nel getto del peso maschile Leonardo Fabbri arriva a Parigi da vicecampione mondiale: a Budapest 2023 dovette arrendersi solo all’americano Ryan Crouser, attuale detentore del record del mondo, mettendogli paura con un lancio nullo molto vicino ai 23 metri che sarebbero bastati a vincere.
Nel 2024 Fabbri ha lanciato stabilmente sopra i 22 mt, cancellando lo storico record italiano di Alessandro Andrei (22.95 mt, prec. 22.91 mt, 1987) e posizionandosi al secondo posto delle liste stagionali dietro all’altro americano, espertissimo e già bicampione mondiale, Joe Kovacs.
Sara Fantini è un nome relativamente nuovo nelle gerarchie mondiali del lancio del martello, disciplina che si disputa a livello femminile soltanto da Sydney 2000. Vincitrice a Roma con una misura non esagerata (74.10 m), Fantini avrà una grande opportunità "grazie" l’assenza di due avversarie temibili: Brooke Andersen e Janee’ Kassanavoid non hanno superato lo scoglio dei Trials USA e guarderanno i Giochi dal divano. Contenderanno il titolo a Fantini la canadese Camryn Rogers (campionessa del mondo), la statunitense DeAnna Price e l’emergente cinese Zhao Jie, con la moldava Zalina Marghieva – deludente 6° a Roma – che a 36 anni cercherà la prima medaglia olimpica dell’atletica nella storia del suo Paese.
Il panorama dei salti in estensione vede l’Italia in grandissimo rilancio, a caccia di una medaglia mancata nelle ultime due edizioni. In chiave maschile Mattia Furlani è forse il più grande talento “in prospettiva”: a soli 19 anni di età il poliedrico saltatore in lungo dei Colli Albani ha vinto tutto a livello giovanile e ha dimostrato di poter dire la sua anche tra i “grandi”, con un 2024 sensazionale - medaglia d’argento, sia ai Mondiali indoor di Glasgow sia agli Europei di Roma, dietro al formidabile greco Miltiádis Tentóglou.
La sfida con quest’ultimo, già vincitore 3 anni fa a Tokyo, si ripeterà inevitabilmente in terra parigina: saranno della partita anche lo svizzero ex decatleta Simon Ehammer (sugli scudi agli Europei di Roma), il cinese Wang Jianan e i grandi talenti jamaicani Wayne Pinnock e Carey McLeod.
Nel lungo femminile si attende invece l’esplosione definitiva di Larissa Iapichino, figlia dell’astista Gianni e della due volte vicecampionessa olimpica Fiona May. Per Iapichino l’impresa si preannuncia sulla carta più ardua: la sua misura di accredito (6.95 mt, Montecarlo, luglio 2023) è la 9°, ben distante dal 7.21 della tedesca Malaika Mihambo e dal 7.18 della statunitense Tara Davis - membro di una delle coppie più glamour, chiacchierate e instagrammabili dello sport mondiale, al fianco dell’atleta paralimpico Hunter Woodhall.
Tante sono le potenziali pretendenti al terzo gradino del podio, ed è immaginabile che come già accaduto allo Stadio Olimpico la battaglia si dirimerà per una questione di pochissimi centimetri.
Lorenzo Ndele Simonelli è il nome forse più nuovo tra i tanti affermatisi in questa stagione ai vertici dell’atletica mondiale. 22enne romano, titolato a livello giovanile, quest’anno in grado di piazzarsi secondo ai Mondiali indoor sui 60 mt con ostacoli e vincere gli Europei sui canonici 110, postando in entrambe le occasioni il nuovo record italiano. Simonelli è al vero banco di prova della carriera, essendo che troverà sfidanti estremamente competitivi: ai Trials USA ben 4 hanno corso in un tempo inferiore ai 13.05 con cui aveva portato a casa il titolo europeo.
Solo tre di questi (Grant Holloway, Freddie Crittenden e Daniel Roberts) saranno a Parigi, ma bastano e avanzano per costituire un parterre di avversari che Simonelli si è dimostrato più che in grado di disinnescare. Nella lotta per il podio si infileranno anche lo spagnolo Enrique Llopis, molto migliorato quest’anno, assieme ai giapponesi Muratake e Izumiya e all’emergente padrone di casa Sasha Zhoya (già temibile sfidante di Simonelli nelle categorie giovanili, ma finora non altrettanto bravo nell’adattarsi agli ostacoli alti della categoria seniores).
Gli sprinter Filippo Tortu e Zaynab Dosso, il quattrocentista Luca Sito i mezzofondisti Catalin Tecuceanu, Pietro Arese e Federico Riva, i fondisti Yeman Crippa, Faniel Eyob Gebrehiwet e Nadia Battocletti, gli ostacolisti Alessandro Sibilio e Ayomide Folorunso non sono da dimenticare, nonostante le prospettive di arricchire il medagliere di Parigi sono prossime allo zero. Sono anche loro membri di un collettivo che vuole continuare a stupire e riscrivere la storia dell’atletica leggera italiana.
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