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Inter calciomercato
, 24 Luglio 2024

Cosa deve fare l'Inter sul mercato?


Sogni e bisogni dei Campioni d'Italia in vista della nuova stagione

Che noia, che barba, che barba, che noia. Vi ricordate un mercato dell'Inter più monotono di questo? Nessuna cessione importante all'orizzonte, nessun big in scadenza da sostituire, niente ruoli scoperti. Nemmeno (almeno fino a questo momento) telenovelas sui rinnovi da seguire con il fiato sospeso. I Campioni d'Italia, forti anche di un campionato giocato tre spanne sopra le dirette avversarie, hanno deciso di puntare sulla riconferma del blocco tricolore, con qualche correttivo.

Dopo l'ufficialità dei rinnovi di Inzaghi e Barella e l'ufficiosità di quello di Lautaro, l'Inter ha salutato alcuni degli eroi minori della Seconda Stella e accolto a braccia aperte i due "nuovi" innesti arrivati a parametro zero dal Napoli e dal Porto. "Nuovi" si fa per dire: l'arrivo di Zielinski e Taremi era ormai deciso da quasi sei mesi, con due mosse dalla straordinaria intelligenza strategica. Non soltanto si è alzato il livello tecnico della rosa e colmato due lacune importanti della squadra, ma l'Inter si è messa pure al riparo da eventuali strette sul bilancio che sarebbero potute arrivare dopo il passaggio a Oaktree.

L'arrivo, un po' a sorpresa ma con grande decisione, di Josep Martinez come successore designato di Sommer è quella scommessa low cost (à la Asllani o Bisseck) a cui la dirigenza nerazzurra ci sta abituando ormai da un paio d'anni, che conferma la volontà di investire su portieri in grado di partecipare al gioco alla pari dei compagni.

Bene, anzi benissimo. Fin qui l'Inter si è comportata bene e con tempismo, ma l'estate non è ancora finita e potrebbe riservare più d'una sorpresa. Chiariamo subito che al di là dell'arrivo di un nuovo difensore mancino, eventuali nuovi movimenti in entrata sarebbero giustificati da altrettante cessioni. Altrimenti Marotta potrebbe andare a depositare la lista per la stagione 2024/2025 assieme alla dichiarazione Irpef a fine luglio.

Nonostante questo assunto, a oggi l'Inter presenta criticità importanti, in parte già emerse nel corso della scorsa stagione, che richiederebbero un intervento deciso sul mercato da parte di una società che, come ormai ben si sa, continua ad avere le mani legate. Una serie di uscite provvidenziali potrebbe però costringere la dirigenza nerazzurra a fare i conti coi propri limiti e rafforzarsi in maniera decisiva. L'Inter rimane la favorita per la conquista dello Scudetto ma la squadra di Inzaghi è un meccanismo sofisticato e forse più fragile di quanto appaia, che con qualche bullone difettoso rischia sempre di rallentare.

Proviamo quindi a capire quali possano essere i nomi giusti per permettere all'Inter di dare l'assalto al titolo back2back, tenendo possibilmente conto non solo delle esigenze ma anche delle possibilità economiche della società, , delle nuove linee direttive imposte da Oaktree e della tendenza della società nerazzurra a guardare soprattutto al mercato interno.

Difensore centrale sinistro

Partiamo da quella che è, attualmente, l'unica questione rimasta ufficialmente aperta nelle trame di mercato nerazzurre: quella del braccetto di sinistra. A quelli un po' lontani dalle questioni interiste potrà esser sembrato strano che l'infortunio di TJ Buchanan (acquisto nel mercato di gennaio come esterno destro) abbia reso indispensabile l'acquisto di un vice Bastoni: lo straniamento viene meno se si pensa a come, già a partire dalle ultime partite della scorsa Serie A, per Inzaghi l'oggetto misterioso canadese debba operare a sinistra, lì dove l'Inter attacca e ha bisogno di qualità e dribbling.

Per questo, a "sostituire il sostituto" di Dimarco sarà di nuovo Carlos Augusto: il tecnico piacentino non ha mai nascosto una preferenza per l'impiego da braccetto anche a partita in corso ma, almeno per tutto il girone d'andata, l'ex Monza dovrà agire soprattutto da quinto. Da qui la necessità di integrare una rosa che senza l'infortunio di Buchanan sarebbe completa, almeno numericamente. Qui c'è il punto fondamentale della questione.

Chiunque arriverà a colmare il vuoto sulla sinistra sarà un "accidente", un acquisto imprevisto, una pezza per limitare i danni, possibilmente senza crearne di ulteriori, che nel lungo periodo dovrebbe diventare una terza scelta nelle rotazioni. Voi, quanto spendereste per una terza scelta? Molto poco, probabilmente. Immaginate quanto potrebbe spendere una squadra come l'Inter, che negli ultimi anni più che fare le nozze con i fichi secchi ha preferito festeggiare in comune con le gallette di riso.

Ricardo Rodriguez - Svincolato

Opzioni più stuzzicanti come Hermoso o Bijol sono destinate a rimanere ipotesi di metà luglio. Nell'ordine, invece, i pregi di un'eventuale ingaggio di Ricardo Rodriguez: 1) parametro zero (immaginare Marotta come Andreotti davanti a una coppa di gelato); 2) ingaggio abbordabile e compatibile; 3) giocatore con alle spalle tantissima esperienza in Serie A col Torino e a livello internazionale (ahinoi!) con la Svizzera; 4) conosce a menadito il ruolo che sarebbe chiamato a interpretare; 5) non arriverebbe con velleità da titolare; 6) per gli amanti della cabala, è un "bidone" ex Milan (vedasi le voci Darmian Matteo e Calhanoglu Hakan). Poca fantasia e sicuramente poco appeal ma nella vita bisogna essere pratici.

In fondo Rodriguez nel cuore degli interisti c'è sempre stato.

Negli ultimi giorni, tuttavia, sembrano emergere sempre di più le remore di Oaktree sull'arrivo dello svizzero, che andrebbe a contraddire la linea verde che il fondo americano pare stia imponendo alla dirigenza interista. Allora conviene guardarsi intorno per soluzioni più giovani, magari inserimenti più strutturali e meno d'emergenza e compatibili con le possibilità della squadra.

Andrea Carboni - Monza

I buoni rapporti tra Marotta e Galliani potrebbero spingere l'Inter a rivolgersi ai brianzoli per arricchire la propria collezione mineralogica. Il profilo di Andrea Carboni ha perso un po' di appeal da quando, nell'estate del 2022, il suo trasferimento un po' a sorpresa dal Cagliari al Monza sembrava contraddire le prospettive di uno dei difensori più promettenti del calcio italiano. Dopo due anni, in effetti, la crescita di Carboni appare quanto meno arenata, anche per colpa di qualche infortunio di troppo. Ma i margini per riprendere quella crescita non sono comunque scomparsi: capace di districarsi molto bene con la difesa a tre e solido in fase difensiva quanto in quella di costruzione, Carboni potrebbe essere per l'Inter la riserva affidabile e funzionale da costruirsi in casa, con un investimento minimo e la possibilità di crescere all'ombra di Bastoni e Acerbi.

Jordan Torunarigha - KAA Gent

Una scommessa in stile Bisseck potrebbe essere invece quella che ci porta nelle Fiandre, più precisamente nella splendida Gand. Da ormai due stagioni il tedesco classe '97 Jason Torunarigha è una delle colonne portanti del Gent e potrebbe rivelarsi una pescata interessante per un giocatore ancora passato abbastanza sottotraccia nei radar dell'opinione pubblica calcistica europea. Torunarigha è un difensore moderno dal fisico solido e affidabile quanto almeno il suo piede sinistro, che gli permette di essere elemento molto utile nella circolazione della palla. A suo agio anche nei meccanismi della difesa a tre, il tedesco porterebbe in dote a Inzaghi quella fisicità che a volte sembra mancare alla difesa interista.

Difensore centrale

Apriamo dunque la sezione "Phillip K. Dick", dedicata alla fantascienza. Il problema più serio, che rischia di impattare in maniera nefasta le fortune stagionali della squadra d'Inzaghi, è quello relativo al difensore centrale: al netto dell'arrivo del "vice Bastoni", è quello con più probabilità di rimanere criticamente scoperto sul lungo periodo.

In un mondo ideale Francesco Acerbi (36 anni) e Stefan De Vrij (32) sarebbero destinati a rimanere ancora a lungo i due leader difensivi a cui rimarranno legate le conquiste degli ultimi due Scudetti interisti. Non essendo il nostro un mondo ideale, la sensazione (pronta auspicabilmente a essere smentita) è che per entrambi questa possa essere l'ultima stagione ad alto livello, con tutti i rischi che ne conseguono. Il primo, come ammesso da lui stesso, è stato a lungo alle prese con la pubalgia: fondare la fase difensiva su un trentaseienne a rischio indisponibilità in aumento diventa rischioso, anche per la famosa Inter RSA.

Nemmeno de Vrij offre quelle garanzie che servirebbero per pensare di farci affidamento senza troppe remore: l'olandese è reduce da una stagione da comprimario tutto sommato positiva ma comunque centellinato per risparmiargli cali fisici ma soprattutto mentali. L'idea di una "staffetta" tra i due centrali ex Lazio per cercare di coprire l'intera stagione potrebbe anche funzionare, ma il grado d'incertezza è troppo alto. Che fare allora? Probabilmente niente, visto che danè non ce ne sono e per entrambi le prospettive di una cessione sono estremamente rarefatte, se non nulle nel caso di Acerbi.

Poniamo che da qui alla fine di agosto gli eventi (una partenza di de Vrij per l'Arabia, ad esempio) costringessero Ausilio e Marotta a dover affrontare un problema destinato comunque a diventare ineluttabile. Si tratterebbe di trovare un futuro titolare, a cui concedere un po' di apprendistato ma che dovrebbe essere pronto a prendersi con autorevolezza le chiavi di una difesa estremamente sofisticata e impegnativa nei meccanismi.

Il nome perfetto sarebbe stato quello di Alessandro Buongiorno: l'ex Toro non è mai stata un'opzione, se non forse per il suo agente, non fosse altro per incompatibilità tra prezzo e disponibilità. Lo stesso ragionamento vale anche per Kevin Danso, che forse in un sistema come quello interista sarebbe addirittura più adatto come braccetto di destra.

Jaka Bijol - Udinese

Tra quelli emersi negli ultimi giorni, il nome più realistico è Jaka Bijol, che sarebbe decisamente un'ottima soluzione. Al di là di un Europeo che lo ha visto dominare - uno dei migliori difensori della competizione - Bijol porterebbe in dote a Inzaghi ciò che nessun altro difensore in rosa, oltre a Acerbi, può concretamente assicuragli: abilità e sicurezza nelle marcature, dominanza del gioco aereo e capacità di gestire e comandare la linea difensiva.

D'altro canto, il giocatore dell'Udinese non è altrettanto bravo a gestire il pallone, a fornire alternative in possesso e in fase d'impostazione, a garantire quella fluidità dei movimenti e quella capacità di lettura di spazi e situazioni che Inzaghi chiede a tutti i suoi giocatori, a partire proprio dai difensori.

Sam Beukema - Bologna

La soluzione ideale, almeno per chi vi scrive, potrebbe arrivare sempre dalla Serie A. Sam Beukema non avrà gli stessi numeri da difensore puro di Bijol, pur comunque sufficientemente solidi, ma nella sua prima stagione in Italia è stato il primo giocatore felsineo per numero di passaggi completati e il secondo per numero di tocchi, in un sistema anch'esso fluido e dinamico come quello di Motta. Inoltre, a differenza del collega sloveno, Beukema ha dimostrato di sapersi destreggiarsi bene nel gestire fasi difensive alte e intense come quella dell'Inter, seppur abbia ancora sperimentato i meccanismi della difesa a tre solamente in alcuni brani dell'esperienza all'AZ.

Probabilmente questi ragionamenti rimarranno, almeno per un altro anno, confinati al regno delle idee ma la speranza dei tifosi interisti è che nel cassetto della scrivania di Marotta ci sia un "Piano Schlieffen in caso di", che preveda possibilmente uno di questi due nomi.

Esterno destro

Dopo le rivoluzioni e gli stravolgimenti della scorsa estate, le dinamiche del centrocampo sembrano essersi delineate in modo chiaro con largo anticipo con l’arrivo di Zielinski. O forse no?

A guardare bene c’è almeno un’altra grana che rischia di deflagrare nel corso di una stagione che ha un inizio ma non sembra avere una fine. Da quando Inzaghi siede sulla panchina dell’Inter, il tema della fascia destra è stato forse quello più difficile da gestire anche in un 2023/24 fatto di certezze inossidabili e titolarissimi. Ad eccezione, appunto, del quinto di destra.

Chi è attualmente il titolare di quella fascia? È difficile a dirsi, tanto più che il dualismo (meramente gestionale) tra Dumfries e Darmian sembra essere destinato a ripetersi per il quarto anno consecutivo. Come nel caso del difensore centrale, nessuno dei due sembra in grado di dare certezza sul livello di rendimenti e sulla sua continuità, seppur per motivi diversi.

Matteo Darmian, che nel frattempo si è trasformato nella cosa più vicina a Goku Super Saiyan che si possa immaginare in maglia nerazzurra, continuerà ad essere alternativa solida e credibile per la corsia destra o le sue imminenti 35 candeline lo costringeranno a non essere più in grado di gestire tutta la fascia, magari incidendo anche sulla proverbiale integrità fisica? Forse la sua dimensione ideale, la migliore per amministrarne le risorse ed esaltarne l’affidabilità è quella del 12° uomo.

Denzel Dumfries, invece, è un enigma col broncio. Nell’autunno 2023 sembrava che l'esterno di origini surinamesi costituisse un unicum nella rosa dell’Inter e di come le sue qualità, anche al netto dei suoi enormi difetti, lo rendessero il titolare di una squadra che aveva (ed ha) sicuro bisogno della sua velocità e del suo fisico, della verticalità che è capace di offrire, del modo in cui sa sfruttare al meglio le situazioni da quinto a quinto.

Purtroppo, Dumfries ha ancora una volta dimostrato certi limiti di tenuta mentale e di continuità fisica nel medio periodo che gli hanno fatto perdere la titolarità nonostante un avvio di stagione molto positivo; sta diventando inoltre sempre più evidente come la dotazione tecnica non proprio eccezionale lo stia rendendo sempre di più un corpo estraneo in un organismo che si muove costantemente in un’altra direzione.

Dumfries è troppo al di sotto del livello tecnico del resto dei compagni per non pensare di capitalizzare sulle tre stagioni tutto sommato positive (soprattutto in Nazionale?) del nativo di Rotterdam e forse un upgrade in quel ruolo è necessario. La conditio sine qua non è che l’ex PSV venga prima ceduto. Immaginiamo allora che arrivi finalmente e in modo concreto la tanto agognata offerta per Dumfries dalla Premier League, la voce di mercato che negli ultimi due anni ha accompagnato gli interisti sotto l’ombrellone - come solo quelle all’epoca del Pocho Lavezzi - e che l’Inter possa guardarsi intorno per sostituirlo.

Dan Ndoye - Bologna

L’obiettivo numero uno in quel caso sembrerebbe essere Dan Ndoye: nome un po’ a sorpresa, considerando le spiccate doti offensive dello svizzero che mal si concilierebbero col ruolo di esterno a tutta fascia. In una squadra con un baricentro alto, Ndoye continuerebbe ad avere compiti principalmente offensivi, a giocare sostanzialmente da ala ma con responsabilità di copertura che, peraltro, ha già dimostrato di saper assolvere.

Ndoye sarebbe comunque una scelta di discontinuità, qualcosa di più vicino a ciò che Inzaghi sperava di avere da Cuadrado: un giocatore che predilige partire largo per andare sul fondo o accentrarsi grazie ai suoi tagli e al suo dribbling (nella rosa d’Inzaghi sarebbe già dal giorno 1 primo per numero di dribbling tentati e riusciti).

Tiago Santos - Lille

Un’alternativa ancora più esotica e di rottura potrebbe arrivare dalla Ligue 1. Una delle rivelazioni dell’ultimo campionato francese è il terzino portoghese Tiago Santos del Lille, 22 anni: bel pendolino, buone doti tecniche, ottima attitudine per i contrasti e gli intercetti. Sarebbe però una scommessa poco Marottiana, considerando la provenienza da un campionato diverso e la scarsa esperienza con i meccanismi del 3-5-2 e affini.

Si tratterebbe in entrambi i casi di profili stimolanti ma dalla scarsa praticabilità, vuoi per i costi inevitabilmente alti, vuoi per le tempistiche - un’eventuale cessione di Dumfries sarebbe affare da agosto inoltrato.

Nordi Mukiele - Paris Saint Germain

Ecco allora che il nome più spendibile per caratteristiche tecniche, età, costo e fattibilità potrebbe essere, sempre dalla Ligue 1, quello di Nordi Mukiele del PSG. Giocatore interessante e con qualità, soprattutto fisiche, simili a quelle del miglior Dumfries, l’ex Lipsia si è smarrito nelle ultime stagioni, masticato e risputato (come molti altri suoi compagni) dai meccanismi diabolici e tossici della squadra parigina, fino a rimanerne ai limiti della rosa.

Il suo costo contenuto e l’età (26 anni) in linea con le direttive Oaktree lo rendono un profilo altamente percorribile; in campo potrebbe potenzialmente garantire l’apporto fisico e difensivo di Dumfries con due vantaggi. Maggiori qualità tecniche dell’olandese e capacità di giocare anche da braccetto di difesa, cosa che permetterebbe a Inzaghi di replicare anche sulla destra il gioco di movimenti fluidi che vede spesso protagonisti sulla sinistra Bastoni e Dimarco (o Augusto). La soluzione low cost perfetta, insomma.

Punta

Arriviamo alla questione che forse stuzzica di più le attenzioni e le preoccupazioni dei tifosi nerazzurri: quello della punta. Nello specifico, la 5° punta, quella che dovrebbe assicurare abbastanza ampiezza nelle rotazioni degli attaccanti nel corso di una stagione infinita e invocata dagli interisti con la stessa ansia con cui i preppers della Virginia costruiscono bunker antiatomici nei monti Appalachi per prepararsi all’olocausto nucleare.

Per quanto possa essere sicuramente bello avere le spalle così tanto coperte, il problema della 5° punta, semplicemente, non esiste perché l’Inter non interverrà sul mercato per comprare un nuovo attaccante, almeno per il momento. E questo per tre motivi.

Innanzitutto l’Inter, più che comprare, deve pensare a sfoltire: Correa, Satriano, Salcedo sono giocatori da piazzare per motivi o esigenze diverse e che fanno tornare alla memoria il traditore Samuele Longo. Fatto questo, l’Inter dovrebbe comunque rispettare i rigidi paletti imposti dalla Lega e dalla UEFA per la compilazione delle liste che lasciano decisamente poco margine per ruoli sovrabbondanti. Infine, c’è sempre il tema dei costi da affrontare e un altro ingaggio per un giocatore destinato a scaldare la panchina sarebbe un’extrema ratio a cui ricorrere solo in caso di infortuni improvvisi, magari durante il mercato di gennaio.

Stando così le cose, la 5° punta dell’Inter sarà con tutta probabilità Valentin Carboni, come peraltro fatto trapelare nella prima conferenza stampa stagionale dallo stesso Inzaghi. Anche perché, forse, la questione della quinta punta è mal posta dal principio. Più che di cinque attaccanti, l’Inter avrebbe bisogno che le quattro punte a sua disposizione siano tutte alternative non meramente numeriche ma anche credibili dal punto di vista tecnico, tattico e soprattutto atletico.

Ciò che Inzaghi non ha mai avuto da quanto allena a Milano. Neppure nella scorsa stagione, in cui Sanchez e Arnautovic sono stati tutti fuorché affidabili, in particolar modo l’austriaco ex Bologna. Quattro attaccanti che siano però quattro insomma, piuttosto che riempire i ruolini di nuove soluzioni posticce.

In attesa di capire quale potrà essere il contributo di Taremi alla causa, l’Inter è “prigioniera” di Arnautovic e del suo alto ingaggio, dei suoi problemi fisici nonché della scarsa lucidità sottoporta. È stato un fantasma nella scorsa stagione e, con un anno in più, tutto lascia pensare questi limiti non faranno altro che peggiorare. L’unica speranza di poter integrare il reparto offensivo con un elemento più giovane e affidabile passa dunque da una sua eventuale cessione, magari grazie alla buona volontà e al portafoglio di qualche sceicco saudita e magari in un pacchetto prendi due paghi poco ma paghi col Tucu Correa.

Albert Gudmundsson - Genoa

A quel punto ci sarebbe un discreto margine di manovra per provare a portare a San Siro un giocatore che, tra ammiccamenti reciproci e dichiarazioni sospette, sembra restare a mezza cottura in attesa dei commensali. Albert Gudmundsson è stato il miglior giocatore della parte destra della classifica nella scorsa stagione e le sue straordinarie capacità nel collegare il gioco tra centrocampo e attacco e nella lettura degli spazi, le sue raffinatissime abilità da rifinitore, il suo dinamismo fluido, la sua capacità di segnare con costanza pur giocando in una squadra che non brilla certo per propensione offensiva, sarebbero perfette per il gioco di Inzaghi senza contare poi la sua abilità nel dribbling.

L'Inter ha bisogno di FUTEBOL.

Gudmundsson si calerebbe perfettamente nel contesto tattico d’Inzaghi ma potrebbe diventare anche la variabile impazzita in grado di scardinare le difese nelle partite più difficili. Che questo sia sostanzialmente l’unico nome circolato in queste settimane per l’attacco dell’Inter sottolinea come il matrimonio tra i nerazzurri e l’islandese sia, come i Queen cantavano nel 1995, made in heaven.

Ma Gudmundsson potrebbe essere un'opzione davvero troppo complicata non solo per i costi inevitabilmente alti dell'operazione ma anche e soprattutto per le tempistiche relative alle cessioni che l'Inter deve necessariamente affrontare. Ecco dunque che, più che alla funzionalità tattica, i dirigenti nerazzurri potrebbero essere costretti a ricercare un profilo più fattibile e sostenibile. Un'occasione di mercato, insomma.

Boulaye Dia - Salernitana

Potrebbe essere quasi una scommessa da ultimi inguaribili romantici, ma le caratteristiche messe in mostra dal vero Dia nel suo primo anno a Salerno e ancora prima al Villareal ci costringono quanto meno a immaginare di dare all'attaccante senegalese una seconda opportunità. L'ultima, terribile, stagione a Salerno ha messo in mostra per la verità qualche limite fisico di troppo ma soprattutto una certa tendenza del giocatore al maldipancia e problemi di disciplina non riconducibili solo alla questione del mancato trasferimento al Wolverhampton. Un Dia in discreta forma fisica e mentale potrebbe però essere una valida alternativa per l'attacco dell'Inter, soprattutto per la sua velocità e la capacità di attaccare benissimo la profondità, oltre ad aver dimostrato di sapersi esaltare in un attacco a due punte. Un'ottima alternativa a Thuram insomma. Il suo status da eterno partente in una squadra retrocessa e in fibrillazione lo rende un'occasione troppo ghiotta per non meritare almeno una valutazione e forse anche qualcosa di più.

Vari ed eventuali

Dietro, il vuoto. O meglio. Il mercato delle punte è attualmente in fibrillazione e sono tanti gli attaccanti che per un motivo o per l'altro dovranno trovarsi una nuova sistemazione nel corso dell'ultimo mese di calciomercato. Tra questi tanti nomi potrebbero essere profili compatibili con le esigenze economiche e numeriche dell'Inter, ma si tratterebbero sempre di soluzioni emergenziali, troppo vicine a ciò che è stato Arnautovic per il mercato della scorsa stagione, e dunque ad alto rischio di sostanziale e pericolosa inutilità. Rimane comunque la necessità di fare qualcosa. Ad esempio, il ritorno di Andrea Pinamonti potrebbe essere una soluzione da fine agosto: un prestito secco permetterebbe all'Inter di avere una soluzione quantomeno fisicamente integra (e pur sempre il secondo miglior marcatore italiano della scorsa stagione) e al Sassuolo di liberarsi di un ingaggio importante dopo la retrocessione. Simeone, in uscita dal Napoli, potrebbe essere una soluzione interessante soprattutto perché permetterebbe di far incontrare un giocatore specialista nel lasciare il segno a partita in corso e un allenatore proverbialmente bravo a gestire questo tipo di elementi. È evidente però che, da nessuna di queste ipotesi, l'inter riuscirebbe a cavarne un miglioramento sostanziale. E la mancanza, anche a livello meramente mediatico, di un Piano B alternativo a Gudmundsson rimane molto indicativo. Insomma, per i tifosi dell'Inter non rimane forse che sperare in buone notizie dalla Liguria.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto e l'abusivismo edilizio. Ha studiato a Bologna, dove si è laureato in giurisprudenza, e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema, quasi quanto fare oscuri riferimenti alla storia o alla politica. Ha sul comodino una sua foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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