
I migliori anni delle corse a tappe
Il trionfo di Tadej Pogačar è solo una delle tante belle storie del Tour de France 2024
Adesso sì - Non potremo più guardare con un pizzico d'invidia i cycling addicted che, dall'alto della loro esperienza, c'hanno ripetuto chissà quante volte di aver avuto la fortuna di poter vedere Eddy Merckx. Questa frase fatta e presuntuosa potremmo farla nostra. La potremo utilizzare fra una ventina d'anni, quando la nostra capigliatura mostrerà i segni del tempo. Di qui a qualche tempo avremo la possibilità di raccontare ai più giovani di aver avuto la fortuna di poter vivere l'epopea di Tadej Pogačar. Utilizzando un sinonimo, però, a segnare l'unicità che contraddistingue ogni era sportiva e ogni campione. Se Merckx, nell'immaginario collettivo, resta e resterà per sempre Cannibale, per Pogačar dovremo utilizzare un altro sostantivo maschile, dal significato simile: Ingordo. Forse è l'appellativo migliore per descrivere il 2024 del fenomeno sloveno, l'uomo venuto chissà da quale pianeta per rilanciare definitivamente uno sport che grazie a lui (e tanti altri) sta vivendo il momento migliore di questo millennio. Eppure il successo al Tour de France 2024, la maglia gialla che ha consentito a Pogačar di fare bis con quella rosa dell'ultimo Giro, potrebbe essere soltanto un ulteriore alloro di un palmarès da brividi. Tadej si "limiterà" a eguagliare Marco Pantani con la doppietta Giro-Tour che mancava da 26 anni, dall'estate di grazia 1998? O vorrà fare di più? Vorrà eguagliare ciò che realizzò Stephen Roche nel 1987, andandosi a prendere pure la maglia di campione del mondo (missione possibile: il percorso iridato di Zurigo s'adatta tanto alle caratteristiche ormai no limits di Pogačar)? Oppure vorrà diventare ancora più unico, andandosi a prendere pure la medaglia d'oro alle imminenti Olimpiadi di Parigi (ipotesi ben più difficile: nella corsa in linea della manifestazione a Cinque Cerchi sono altri i principali favoriti, ma con Pogačar mai dire mai...)? Domande che fanno viaggiare con la mente, magari sognare.
Ingordigia aliena - L'ultima settimana del Tour de France non lasciava spazi a grandi sorprese. L'esito dei Pirenei c'aveva detto che era praticamente impossibile sfilare la maglia gialla dalle spalle di Pogačar. Qualche dubbio, però, restava sul suo atteggiamento. Si sarebbe limitato a gestire (l'enorme) vantaggio acquisito o avrebbe attaccato ancora? Avrebbe accusato le fatiche del Giro oppure la condizione sarebbe rimasta smagliante? Interrogativi spazzati via da un uragano, da un Pogačar diventato ingordo anche quando non ce n'era il bisogno. Si è preso il successo anche nei due arrivi alpini: a Isola 2000 ha sbaragliato la concorrenza con una facilità disarmante, dominando in lungo e largo; sul traguardo del Col de la Couillole, invece, ha sfruttato le schermaglie per la piazza d'onore fra Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel, seguendo - senza neanche troppa fatica - i loro attacchi prima di sverniciare - dopo aver dato giusto un mezzo cambio - il danese in volata. Proprio questo modus operandi di Pogačar ha aperto migliaia di discussioni fra gli appassionati: la nostra idea è che la strada difficilmente sbaglia e non fa vincere i più forti. E poi, pure nell'ultimo giorno, nella spettacolare crono fra il Principato di Monaco e Nizza, Pogačar ha stroncato ogni velleità degli altri, surclassando persino quella locomotiva umana chiamata Evenepoel (Ganna, Tarling e gli altri sono avvisati: sarà difficilissimo batterli nella crono olimpica) e uno straordinario Vingegaard. Tadej chiude il Tour con 6 successi di tappa a cui si aggiungono i 6 conquistati al Giro (e tante altre cose, come le Strade Bianche): roba da velocisti, non da gente che lotta per la generale. Osservando i successi parziali degli altri "doppiettisti" Giro-Tour, infatti, Pogi ha battuto persino l'immenso Merckx. Eddy, nel 1970, era riuscito a centrare ben 11 successi parziali in un anno nelle due più grandi corse a tappe del mondo. Un dato che, dunque, evidenzia ancora di più l'ingordigia di un Pogačar praticamente perfetto, ancora più solido del Giro d'Italia: a maggio, la concorrenza "lieve" aveva fatto sì di nascondere anche qualche possibile passaggio a vuoto in cui potrebbe essere incappato nel corso delle 21 tappe; a luglio, invece, soltanto sull'arrivo di Le Lioran, nel Massiccio Centrale, ha avuto una mezza topica. Non è rimasto staccato ma soltanto battuto in volata - dopo aver staccato tutti gli altri - da Vingegaard. Un segno della dimensione mostruosa raggiunta da un atleta che ha davvero raggiunto l'Olimpo di questo sport. Pogačar, anche al Tour, è stato semplicemente inattaccabile. Ha fatto il bello e il cattivo tempo, decidendo in base al suo volere le sorti di tutte le tappe decisive: quando voleva vincere, ha spazzato via ogni velleità di rivali e fuggitivi contando anche sull'apporto di una squadra fantastica, una UAE Emirates che pare un dream team (i "gregari" Almeida e Adam Yates hanno chiuso 4° e 6°) pur perdendo per la strada il talento Juan Ayuso.
Ci aspettano anni di spettacolo - Il tracotante dominio di Pogačar nel Tour di quest'anno (e nell'intero 2024), però, ci dice anche che c'attendono stagioni entusiasmanti. Non solo grazie all'alieno sloveno ma pure grazie ai suoi rivali. Prendiamo Jonas Vingegaard: ad aprile era "mezzo morto" - almeno in base alle comunicazioni ufficiali della sua squadra - in ospedale dopo una terribile caduta al Giro dei Paesi Baschi e, nonostante ciò, si è andato a prendere la piazza d'onore dopo i due successi negli anni precedenti. Al netto della verità sulle sue condizioni fisiche, la preparazione per il Tour è stata inevitabilmente minata da quell'incidente: il danese ha tenuto botta, mostrandosi ancora una volta a livelli così alti che, nel corso della seconda settimana, sembrava addirittura in grado di puntare a qualcosa in più e mettere nel mirino re Tadej. Il leader della Visma-Lease a Bike, siamo certi, tornerà al Tour nel 2025 (e nelle altre corse: chissà se non pure al Giro...) ancora più cattivo e avvelenato di come l'abbiamo visto in queste settimane, nella speranza di poter scacciare definitivamente la sfortuna. Ma non c'è soltanto Vingegaard. Perché l'ultima Grande Boucle, finalmente, c'ha detto che ci sarà anche Remco Evenepoel a lottare per le grandi corse a tappe. Il belga ha superato l'esame, prendendosi un terzo posto che vale oro. Costante, continuo, sempre più convincente in salita e fortissimo sul passo, il già campione del mondo ha compiuto quel salto di qualità che in tanti s'attendevano già da qualche tempo. Resta il punto debole (debolissimo) delle discese ma Remco ha mostrato di avere il coraggio di un leone, tentando il tutto per tutto sul Col de la Couillole: il suo attacco al secondo posto di Vingegaard è fallito ma ha esaltato tutti la voglia di provarci fino a consumare l'ultima stilla d'energia.
I tanti promossi di una corsa fantastica - Tadej, Jonas e Remco ma non solo. Il Tour 2024 appena andato in archivio lascia tante belle imprese, tante belle impressioni. Da applausi Joao Almeida, gregario di super lusso di Pogačar: ha dato tutto, davvero tutto, per il suo capitano e si è preso anche una prestigiosissima quarta piazza che ha sublimato l'eccellente lavoro della UAE Emirates (che raccoglie pure il sesto posto finale di un altro superlativo uomo per la salita di Pogačar, il britannico Adam Yates). Ed eccellente è anche il 5° posto di Mikel Landa, una sorta di totem delle salite: partito soltanto come appoggio per Evenepoel, lo spagnolo della Soudal Quick Step ha trovato la forza di fare classifica, concludendo con un piazzamento di lusso quello che è forse il miglior Tour della sua carriera. In chiave classifica, promosso anche Matteo Jorgenson, il super-jolly della Visma-Lease a Bike che grazie a qualche fuga - e a una condizione andata in crescendo - si è preso l'ottavo posto finale. Ha fallito l'appuntamento con la generale ma si è preso di forza la maglia a pois, una tappa e una giornata da leader della classifica, poi, Richard Carapaz, tornato su livelli di lusso pur allontanandosi presto dall'obiettivo iniziale. I tanti sprint della Grande Boucle hanno consacrato il talento dell'eritreo Biniam Grimay: tre successi (e la maglia verde) che lo hanno rilanciato dopo qualche mese di grosso appannamento. Dopo una partenza in sordina, poi, si è ripreso alla grande anche Jasper Philipsen, quello ch'è forse il miglior sprinter al mondo. Ma da sottolineare è anche l'impresa di Mark Cavendish che, dopo un lunghissimo inseguimento, si è preso il successo che gli ha consentito di superare Merckx come il maggior vincitore di tappe di sempre del Tour. Le fughe, poi, hanno regalato gloria a due espertissimi atleti che rispondono sempre presente: i successi parziali di Romain Bardet e Victor Campenaerts sono il sugello di prestazioni di sostanza, anche a sostegno dei loro compagni di squadra.
Le bocciature e l'Italia invisibile - Il Tour 2024, però, lascia spazio anche a qualche delusione. In primis Mathieu van der Poel e Wout Van Aert: gli specialisti delle classiche del Nord non hanno saputo lasciare il segno, mostrando la loro forza soltanto a sostegno dei compagni di squadra. Il campione del mondo, infatti, lo si è notato soltanto come "ultimo uomo" (praticamente perfetto) per le volate di Philipsen mentre il belga ha tentato tante volte la fuga senza però mai trovare lo spunto per imporsi. Deludente, in chiave generale, anche il preannunciato "quarto tenore", lo sloveno Primoz Roglic che ancora una volta ha dovuto dire addio a ogni velleità causa caduta. Fra gli attesi a un "posto al sole" nella generale, non si possono non menzionare le prestazioni al di sotto delle attese di Jai Hindley, Enric Mas ed Egan Bernal: il colombiano, dopo le peripezie infinite degli ultimi anni, era atteso alla prova della definitiva riabilitazione ma le salite del Tour lo hanno respinto. Un capitolo a parte, poi, lo meritano i (pochi) italiani in corsa. Le grandi aspettative su Giulio Ciccone sono svanite con il passare dei giorni e l'obiettivo minimo, la top ten, è sfumata proprio all'ultima tappa, nella crono di Nizza, con il sorpasso di Santiago Buitrago che l'ha relegato all'undicesimo posto finale. E, ancora una volta, resta la sensazione che lo scalatore abruzzese, nella seconda fase della carriera, dovrà provare a cercare successi parziali e altre classifiche (come quelle degli scalatori) per poter far gioire i suoi tifosi: lottare per la generale di un GT è ormai una chimera. Niente gioie azzurre, dunque: gran parte delle velleità sono sfumate anche dopo il ritiro di Alberto Bettiol, il capitano designato per l'ormai imminente corsa in linea delle Olimpiadi. Tutti gli altri, invece, non si sono praticamente fatti mai vedere fatto salvo per il redivivo Gianni Moscon, gregario e regista della Soudal-Quick Step di Evenepoel che si è affidata alla sua saggezza nella lettura delle varie fasi di corsa.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














