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Morata Milan
, 22 Luglio 2024

Álvaro Morata migliora il Milan


Reduce dall'annata più prolifica della carriera e da un Euro 2024 vincente, lo spagnolo è il nuovo 9 rossonero

Álvaro Morata è uno dei giocatori più divisivi d’Europa. Se provate a chiedere un parere su di lui al vostro gruppo di amici, è probabile che la metà di loro lo ritenga mediocre, in alcuni casi addirittura scarso. Eppure, Morata in carriera ha segnato più di 200 gol. Ha giocato solo in top club, e riesce ad andare in doppia cifra da ormai 10 anni consecutivi. Ha segnato in semifinale e in finale di Champions League. Con 80 gol, è il 4° miglior marcatore della storia della Nazionale spagnola, vincendo tra l'altro Euro 2024 con la fascia da capitano della Roja al braccio.

Ma la percezione è la stessa: centravanti mai esploso, vittima della sua stessa fragilità che da inizio carriera gli tarpa le ali e non gli consente di involarsi -nell’ottica dello spettatore medio- verso l’olimpo dei più grandi. Il Milan, perso Zirkzee per via delle consuete commissioni, l’ha scelto come 9 titolare: Álvaro erediterà il trono di Olivier Giroud. Per certi versi, i due si assomigliano: sottovalutati nonostante carriere luminose, titolari in un trionfo delle rispettive nazionali che li ha visti protagonisti più in termini di sacrificio e leadership che di gol segnati (Olivier a Russia 2018; Álvaro a Germania 2024).

Le prime parole da - ufficioso - giocatore del Milan offrono uno spunto interessante: “Ho davanti a me gli anni migliori della mia carriera”. L’Europeo vinto da capitano potrebbe essere una svolta mentale decisiva: Álvaro si è tolto un peso enorme, e ora può finalmente vivere con più serenità. Sperando che il Milan, come accadde a Giroud, rappresenti la sua eterna giovinezza.

Che giocatore è Morata?

Morata è un attaccante completo. Non esiste caratteristica in cui possa definirsi lo specialista migliore al mondo, ma sa fare tutto: ha senso del gol e colpo di testa tipici di un centravanti d’area; è mobile, attacca la profondità, viene incontro; sa rifinire e dialogare coi compagni. Si prendano a riferimento i gol segnati nei suoi club: su 112 gol, 55 sono stati segnati col destro, 27 col sinistro e 30 di testa. Un bilanciamento da manuale.

È piuttosto diffusa l’idea che Morata non sia un finalizzatore lucido, che abbia bisogno di diverse occasioni per segnare; in realtà, CalcioDatato rivela che lo spagnolo, nelle ultime 4 stagioni, non ha mai underperformato in termini di xG. Il madrileño ha sempre pareggiato il numero di gol attesi in relazione alle occasioni che ha avuto. Il dato acquisisce ancor più rilevanza, se si considera quanto Morata spenda in fase di non possesso: per Opta, con 24,02 azioni di pressione a partita è stato l’attaccante più attivo di Euro 2024 nel pressare. Álvaro corre, si sbatte come un dannato, ma ciononostante riesce a rimanere lucido sotto porta.

Se si esclude l’ultima versione dell'Atletico, Morata è reduce da 4 stagioni - Juventus di Allegri e Colchoneros di Simeone- durante le quali è stato il terminale offensivo di squadre dall’approccio conservativo, che lo costringevano a giocare lontano dalla porta e a prodursi in corse forsennate, oltre a fornirgli poche occasioni da convertire in gol. In tal senso, non è un caso se la miglior stagione realizzativa di Álvaro è arrivata proprio nel 2023/24 (21 gol e 5 assist), quando il Cholo ha ridipinto un Atletico più orientato al controllo e, parzialmente, al dominio offensivo.

Nel finale di 2023 e agli inizi del 2024, Morata ha giocato il calcio migliore della carriera: 13 gol nelle prime 20 di Liga; 5 gol nei gironi di Champions. Poi, qualcosa si rompe: la sottile linea di equilibrio mentale dello spagnolo cede, segna solo due gol da gennaio in poi.

Álvaro Morata è divisivo perché completo ma non privo di lati oscuri. Quelli che più di ogni altra cosa hanno inficiato la sua carriera e fatto sì che, nonostante un CV eccellente, non venisse reputato un centravanti di prima fascia. Morata è fragile a livello mentale: le critiche lacerano il suo orgoglio, aprendo una ferita che - nei momenti più difficili - a ogni giocata sbagliata si fa più sanguinante.

Veder giocare Morata nei suoi momenti di "depressione calcistica" è uno spettacolo drammatico. Sembra che viva la cosiddetta sindrome dell’impostore: inizia a dubitare di tutto quello che ha fatto, si sente un bluff che ha strappato per miracolo un contratto nei migliori club d’Europa, non ne azzecca più una.

La più celebre "Missing Comp" di Morata

Continua a correre, in modo disperato, per dimostrare quanto ci tiene, come ha fatto durante tutto Euro 2024. Non appena deve toccare la sfera, però, pare che questa sia diventata sua nemica: l'ottima tecnica viene meno, la vorrebbe accarezzare ma la sfiora con imbarazzo. Durante il torneo in Germania, una sua intervista a El Mundo ha destato scalpore, preludendo a un possibile addio al calcio spagnolo: “In Spagna non c’è rispetto, per me è molto difficile essere felice nel mio paese”. Il rapporto tra Morata e la Spagna è contraddittorio: è il 4° miglior marcatore della storia della Nazionale, eppure più volte è stato fischiato. E l’ha sofferto moltissimo.

Più volte ha rivelato la difficoltà nello spiegare ai bambini tutto l’odio che il papà riceve dai tifosi spagnoli. In quel pianto di gioia post Inghilterra non ci sono solo le lacrime di un atleta che vince, ma quelle di un uomo che - finalmente - sente di essere amato dal suo paese. Morata deve sentirsi coccolato, altrimenti viene assalito da dubbi che ne compromettono le prestazioni. Durante i festeggiamenti a Madrid, sul palco di Plaza de Cibeles, Morata ha assunto le vesti del capopopolo: ha aizzato la folla, ha presentato ogni giocatore con siparietti giocosi e si è goduto tutto l’amore della sua gente. È apparso sereno, felice, realizzato.

Durante tutto Euro 2024, de la Fuente e compagni ne hanno sottolineato il peso in termini di leadership nello spogliatoio, una qualità che al Morata di qualche anno fa non si riconosceva. Per tutte queste ragioni, è lecito pensare che Morata approdi al Milan nella speranza concreta di vivere il meglio: più leader, più sereno, più consapevole. Affinché tutto vada nel verso giusto, sarà fondamentale gestirlo, specie nei momenti di fragilità, per evitare che le ferite del passato non si riaprano.

Álvaro avrà sempre momenti di debolezza. Nel quarto di finale a Dortmund dell'ultima Champions, un suo errore sotto porta gli costò la sostituzione a fine primo tempo e poi l’Atleti venne eliminato: i tifosi lo bersagliarono sui social con insulti pesanti. Álvaro lo ricorda bene: dopo i festeggiamenti dell’Europeo ha risposto su Instagram a un tifoso che lo rimproverava per l’incoerenza di esibire la bandiera dell’Atletico sul pullman scoperto per poi andarsene al Milan: “Ora non posso andarmene, ma dopo Dortmund volevate cacciarmi tutti”.

Il 2 luglio, lo spagnolo aveva pubblicato un post che sembrava chiudere la porta a un addio all’Atletico: “Non posso immaginare cosa possa significare vincere con questa maglia, e non mi fermerò finché non avrò raggiunto questo obiettivo”. Poco più di due settimane dopo, Morata è un giocatore del Milan. Nella testa di Álvaro le cose possono cambiare molto rapidamente, e forse il 9 rossonero ha voluto chiudere definitivamente il periodo di tossicità vissuto in Spagna.

Se la testa reggerà, Morata ha tutto per essere il centravanti ideale del Milan di Fonseca. In conferenza, il tecnico lusitano ha sottolineato l’importanza di avere un attaccante che sappia giocare negli ultimi metri, ma anche allungare le difese avversarie in profondità. Ciò che faceva Jonathan David al Lille, ma con una varietà tecnica - nel caso di Morata - infinitamente più completa. Se non sarà mai un bomber da 25 gol stagionali, è anche vero che lo spagnolo, come nella sua miglior stagione fatta in carriera (23/24), verrà inserito in un sistema che vorrà dominare offensivamente, almeno nelle intenzioni, e potrà sfruttare al meglio le sue caratteristiche.

Il successo del Milan non passerà solo dai gol che Morata farà, ma anche da quelli che farà fare liberando spazi per gli esterni, vera arma del Milan. Con un centravanti poco mobile come Giroud, forse, le qualità di Leao, Pulisic e Chukwueze in area di rigore o nei suoi pressi non potevano risaltare al meglio: i presupposti perché sia una storia felice ci sono tutti, sempre che Álvaro riesca a rimanere sereno e a non farsi trascinare da quella sindrome dell’impostore che ogni tanto bussa alla sua psiche. Nella speranza che siano gli anni migliori della sua vita.

  • 23 anni. Studia Filosofia, ama il Calcio e il Cinema, fonti inesauribili di storie.

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