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Tessmann
, 18 Luglio 2024

Cosa ha visto l’Inter in Tanner Tessmann?


Il centrocampista statunitense è stato uno dei migliori giocatori, in maglia Venezia, dell'ultima Serie B

Da qualche settimana, le voci si rincorrono sempre più insistenti: il trasferimento di Tanner Tessmann a Milano, sponda Inter, è solo questione di tempo. In realtà, l’approdo nella città meneghina sarà temporaneo, giusto il tempo di apporre la firma sul contratto che lo legherà ai neroazzurri. Dal momento in cui sarà un giocatore dell’Inter, verrà girato in prestito per accumulare esperienza in un contesto più tranquillo in Serie A, senza le pressioni che gravitano intorno alla squadra di Inzaghi.

Nonostante il caos societario di qualche mese fa, con un passaggio di proprietà tra Zhang e la Oaktree consumatosi nottetempo, l’Inter è comunque chiamata a confermare il proprio primato - per di più in una Serie A che si prospetta più competitiva - e a fare decisamente meglio in Champions League. Ha senso, nell’ottica di garantirsi un ricambio generazionale adeguato, legare a sé giovani calciatori a un prezzo contenuto affinché vengano progressivamente integrati tra le fila della prima squadra solo dopo essersi fatti le ossa in altri contesti.

L’acquisto di un giocatore dal profilo come quello di Tanner Tessmann non sembra neanche un colpo à la Marotta: è noto che l’attuale Presidente e Amministratore con delega per l’area sport dell’Inter prediliga profili più esperti, già pronti per calcare palcoscenici importanti e sopportare maggiori pressioni ambientali - l’Inter è stata la squadra con l’età media più alta dei giocatori impiegati nel 2023/24 (28.7), ben distante dalla media della Serie A (25.8) ma anche dalle squadre dirette concorrenti.

Anche solo prendendo in considerazione gli acquisti fatti in questa sessione di mercato, si conferma questa tendenza. Zieliński (30 anni) e Taremi (32 anni) arrivano, entrambi a parametro zero, per dare il loro apporto immediato alla causa interista. Josep Martínez, più giovane rispetto ai calciatori già citati (26 anni), arriverà per circa 15 milioni (bonus compresi) dopo un anno di Serie A col Genoa per rimpiazzare nell'immediato Audero e per prendere in futuro il posto di Sommer.

L’occasione di prendere uno dei migliori giocatori della scorsa Serie B, tuttavia, era troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Il centrocampista americano ha 22 anni: né troppo giovane per essere assimilabile a un profilo di pura prospettiva, né già maturo per rientrare nella categoria degli esperti.

Tessmann è diventato negli anni il fulcro del centrocampo veneziano, uno dei reduci dal fantasmagorico calciomercato estivo targato Alex Menta. Uno dei pochi di quella squadra che ha convinto la dirigenza a puntare su di lui anche dopo l’immediata retrocessione in B.

Il nuovo allenatore del Venezia, Eusebio di Francesco, nonostante non lo abbia avuto ai suoi ordini praticamente mai, parlava così dello statunitense prima del suo effettivo trasferimento: «Tessmann? Credo sia il più difficile da sostituire, il sostituto un po' si dovrà avvicinare, ma i copia e incolla non ci interessano. Lo avete conosciuto anche da un punto di vista caratteriale. Sarà importante non sbagliare quell'acquisto».

Tessmann in maglia FC Dallas

Con la maglia arancioneroverde, Tessmann ha collezionato 99 presenze (20 in A, 69 in B e una decina tra Coppa Italia e Play-Off di B): insieme a Joel Pohjanpalo e Gianluca Busio è stato uno dei principali artefici della risalita del Venezia dopo due anni di cadetteria. In un certo senso, di esperienza si può dire che ne abbia fatta pur non avendo però mai giocato con continuità (fatta eccezione per la breve parentesi con il Venezia) in un campionato maggiore europeo.

Per quanto il livello della Serie B possa dirsi mediamente migliorato negli ultimi anni, c’è sempre un notevole divario tecnico tra questa e la Serie A. Oltre al fatto che al momento non troverebbe spazio da titolare nel centrocampo dell’Inter, è per questo che può aver senso un prestito in Serie A (o comunque in un altro campionato maggiore europeo).

Tra le tante destinazioni possibili per Tessmann, ce n’è una che avrebbe potuto essergli in qualche modo familiare. Nonostante si parli di un suo probabile approdo in Premier League, Paolo Vanoli, nuovo allenatore del Torino, lo avrebbe riaccolto a braccia aperte dopo la felice esperienza che li ha uniti in Laguna. D’altronde, si tratta dell’allenatore che lo ha valorizzato maggiormente e si può tranquillamente dire che esiste un Tessmann pre-Vanoli e un Tessmann post-Vanoli.

Le ottime prestazioni dell’ultima stagione gli sono valse la convocazione per la spedizione di Parigi 2024 con la nazionale olimpica USA, ma non sono bastate per guadagnarsi il posto nei convocati per la Copa América casalinga (al momento in nazionale maggiore ha giocato solo 2 amichevoli, una nel febbraio 2021 e l’altra nel settembre 2023).

Tessmann prima di Vanoli

Tessmann fa parte della carrellata di giocatori arrivati a Venezia in quella campagna acquisti stile moneyball. Il suo approdo in Laguna, poco più che maggiorenne, lo ha reso il primo USA a vestire la maglia del Venezia, proiettandolo in una dimensione totalmente diversa rispetto al contesto cui era abituato.

Si dovrebbe partire col dire che, come spesso accade nei paesi in cui il calcio è relegato a sport secondario, anche Tessmann avrebbe potuto primeggiare in un altro sport che non fosse il calcio. Prima di firmare il suo contratto da professionista con l’FC Dallas, infatti, Dabo Swinney – padrino di Tessmann nonché coach della squadra di football americano della Clemson University – gli aveva offerto di aggregarsi alla squadra universitaria come kicker (giocatore incaricato a tirare i calci piazzati) dietro corresponsione di una borsa di studio.

A catturarlo, come ammesso dallo stesso Swinney, è stata la capacità di Tessmann - senza alcuna preparazione precedente - di calciare la palla ovale tra i goalpost da 64 yard, per poi replicare con il piede sinistro da 52 yard.

Per quanto questo siparietto possa sembrare una nota di colore, rende bene l’idea delle maggiori qualità del centrocampista. Nella sua intervista di presentazione, disponibile sul sito ufficiale del Venezia, alla domanda su quale fosse il suo punto di forza che avrebbe voluto affinare con l’arrivo in Italia Tessmann rispondeva: «Il mio passaggio a lungo raggio, soprattutto nel tempismo e nella precisione sulla gittata del lancio».

Allo stesso tempo, diceva che con l’approdo in Serie A gli sarebbe piaciuto migliorare nella fase difensiva: «Quando sei nel settore giovanile non devi difendere molto perché sei più grande, più veloce, e più forte, quindi ti concentri solo sulla fase offensiva. Per questo voglio lavorare sulla tattica difensiva e sul posizionamento, oltre naturalmente a continuare nello spingermi in attacco e segnare qualche gol». Caratteristiche che, in futuro, gli consentiranno di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel Venezia di Vanoli.

La prima stagione in riva alla Laguna, come era facile aspettarsi, non è stata soddisfacente. Tutto il contesto-Venezia - anche per i numerosi innesti del mercato estivo e invernale che hanno stravolto la squadra - non ha funzionato come avrebbe dovuto: la retrocessione è arrivata dopo una sola stagione di Serie A. Tessmann, con Zanetti in panchina, ha collezionato 20 presenze, delle quali solo 5 da titolare. Non certamente una bocciatura per un ragazzo appena arrivato da un diverso tipo di calcio, ma nemmeno una promozione in piena regola.

Il tecnico veneto nella sua formazione di base (alternativamente un 4-3-3, 4-3-2-1 o 4-3-1-2) gli preferiva Busio o Ampadu in cabina di regia, relegandolo nella posizione di mezzala destra o, al più, concedendogli di sostituire il regista di turno a gara in corso.

Già al suo arrivo in Italia il Direttore dell’area tecnica del Venezia Paolo Poggi, lasciava intendere che - perlomeno per un primo periodo - Tessmann non sarebbe stato un protagonista assoluto: «Tanner,  grazie alle sue qualità, offre alternative ulteriori alla disponibilità che ha già in rosa mister Paolo Zanetti. Si tratta di un giocatore che avrei piacere che scopriste durante la stagione, perché, dopo un inevitabile momento di ambientamento, potrà regalarci soddisfazioni. È un ragazzo che si adatta ai ruoli di centrocampo con grande facilità, fermo restando che il suo ruolo favorito è il centrocampista basso».

Nonostante i numeri non siano stati strabilianti nel corso del 2021/22, lo statunitense ha messo in mostra alcune delle sue principali doti difensive. Su tutte, la capacità di chiudere le linee di passaggio avversarie (2.51 blocchi per 90’ - 99° percentile tra i centrocampisti).

Con la retrocessione, Andrea Soncin (nel frattempo subentrato a Zanetti per le ultime tre di campionato) ha lasciato il posto a Ivan Javorčić: non solo non è riuscito nell’impresa di far affermare il Venezia fin da subito nella parte alta della classifica, ma, al contrario, ha lasciato il Venezia quando era adagiato sul fondo della classifica. Sebbene l’esperienza del croato sulla panchina del Venezia sia durata poco (11 giornate, 9 punti), Tessmann aveva avuto comunque occasione di spendere parole di stima nei confronti del nuovo tecnico: il suo minutaggio continuava a crescere. È però con l’arrivo di Vanoli, che lo statunitense è diventato il giocatore oggetto di desiderio da parte dell’Inter.

Come Vanoli ha migliorato Tessmann

La scelta di nominare Vanoli come allenatore del Venezia, per di più a stagione iniziata, non poteva che considerarsi una scommessa. Nonostante abbia lavorato a lungo nello staff delle Nazionali giovanili e al fianco di Conte tra Inter e Chelsea, si trattava pur sempre di una delle sue prime esperienze come allenatore in prima. Da buon discepolo del tecnico leccese, nella prima stagione ha adottato un 3-5-2, per poi, nella prima parte di stagione 2023/24, passare a una sorta di 4-3-3 allo scopo di valorizzare le caratteristiche in ampiezza di Dennis Johnsen.

Con la partenza del norvegese con destinazione Cremona, da gennaio in poi, si è fatto ritorno al 3-5-2 con varianti. Basterebbe questo particolare per svelare l’idea di calcio di Vanoli: la valorizzazione del singolo viene prima di qualunque principio tattico. Lo stesso tecnico, ai microfoni di DAZN, diceva: «No, io non sono vincolato (a un sistema di gioco, nda). Io penso che il sistema di gioco lo facciano le caratteristiche dei giocatori». Oltre che su alcuni pattern più rigidi propri del Conte-pensiero, Vanoli faccia anche molto affidamento sulla sensibilità dei singoli.

Alcuni accorgimenti tattici, poi, potevano variare anche in virtù dell’avversario che di volta in volta il Venezia affrontava. In fase di costruzione dell’azione, la squadra di Vanoli preferiva partire dal basso (16° su 20 per utilizzo del rinvio dal portiere – 43% di palle lunghe contro il 53.9% della media della Serie B), anche se a volte non disdegnava la palla lunga per cercare Pohjanpalo.

Tessmann, da vertice basso di centrocampo, veniva costantemente sollecitato nella prima fase di svolgimento dell’azione: non è un caso che abbia terminato il campionato come 5° giocatore per numero di passaggi tentati (secondo centrocampista dopo Salvatore Esposito). La percentuale di riuscita (82.6%), invece, è leggermente al di sopra della media dei centrocampisti, ma è influenzata dal volume di passaggi ad ampio raggio (13.71 per 90’ – 97° percentile).

La principale funzione dell’americano era muovere quanto più velocemente il pallone verso la porta avversaria, a volte ricercando l’uomo dietro la linea e altre volte cercando di innescare gli esterni di centrocampo. Non per nulla è stato uno dei migliori centrocampisti in termini di passaggi progressivi (6.93 per 90’ – 95° percentile).

Il contributo è stato essenziale anche nelle zone avanzate del campo: è stato uno dei centrocampisti ad effettuare più passaggi nel terzo finale di campo e, grazie anche alle sue doti balistiche, ha messo a referto 7 gol tra regular season e play-off (guadagnandosi anche la palma di MVP dei play-off).

Con Vanoli, Tessmann ha avuto un’iniezione di fiducia: lo si vede anche nell’atteggiamento calmo, quasi serafico, con cui conduce la sfera in zone delicate del campo o nel modo in cui si districa dalla pressione avversaria. Nonostante la struttura importante (188 cm per 86 kg), il passo è cadenzato e fluido allo stesso momento, come se non potesse essere in alcun modo disturbato da chi cerca di rubargli il possesso.

Tessmann può diventare un giocatore da Inter?

Per forza di cose, Tessmann non farà parte della rosa dell’Inter nel 2024-2025. Salvo sconvolgimenti, potrebbe però rientrare alla base - per restare - già dalla stagione successiva, dove troverà un Simone Inzaghi fresco di prolungamento di contratto fino a giugno 2026. L’americano potrebbe trovare spazio per via del ricambio generazionale che l’Inter, prima o poi, sarà chiamata ad affrontare. Alla fine della prossima stagione, ad esempio, Mkhitaryan compirà 36 anni e certamente bisognerà porsi il problema di come sostituirlo.

Tessmann, per quanto giocatore diverso dall’armeno, potrebbe in qualche modo adattarsi al ruolo di mezzala, come d’altronde aveva già fatto nel corso della sua carriera.

Potrebbe anche essere una valida alternativa ad Hakan Çalhanoğlu, che compirà 31 anni nel 2025 e avrà bisogno di dosare meglio le energie in vista degli appuntamenti più delicati. Mettendo a confronto i dati di Tessmann e del turco (si riferiscono a campionati diversi), ci si accorge facilmente che sotto certi aspetti i due sono abbastanza simili.

Senza voler paragonare un giocatore che ha ancora tutto da dimostrare a uno dei migliori centrocampisti d’Europa, si può dire che - nel caso in cui l’Inter decidesse di tenerlo - l’americano sarebbe un sostituto naturale del turco. Lo si nota nella facilità di calcio con cui Tessmann riesce ad affettare le difese avversarie pescando sempre un compagno dietro la linea, un fondamentale in cui il turco eccelle.

Tessmann dovrà confermare le sue potenzialità in un contesto superiore rispetto alla Serie B. In particolare, dovrà continuare a lavorare sulle sue già buone doti difensive: nello scorso torneo è stato uno dei migliori centrocampisti in termini di recupero palla (7.10 per 90’ - 92° percentile), ma dovrà lavorare maggiormente sull’uso del corpo in relazione all’avversario.

Paradossalmente, pur avendo una struttura fisica che glielo consentirebbe, tende a contrastare l’avversario in misura di gran lunga inferiore rispetto alla media dei centrocampisti (1.20 tackle per 90’ - 16° percentile) e delle sfide ingaggiate ne vince il 51.3% (66° percentile).

L’arrivo di Vanoli sulla panchina del Venezia, come visto, ha responsabilizzato maggiormente il centrocampista americano, soprattutto per quanto riguarda la gestione del pallone. Starà a Tessmann in persona, quindi, portare le sue potenzialità su un altro livello, lavorando su una maggiore intensità e su dei ritmi che, per forza di cose, si alzeranno maggiormente. Le basi da cui partire, se non altro, sono ottime.

  • Classe 1996. È ancora convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone. Gli piace l'odore delle case dei vecchi. Considera il 4-3-3 simbolo della perfezione estetica.

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