
Moise Kean, una carriera particolare
Le esperienze del nuovo attaccante della Fiorentina sono state, sino a oggi, bizzarre.
Moise Kean non è il primo della lista dei giocatori che la Serie A ci ha permesso, nel corso degli anni, di definire bislacchi. Impossibile non citare Balotelli, il principe dei giocatori fuori dagli schemi: testa calda e incredibile talento mai realmente sbocciato, SuperMario è sempre stato, sin dalla sua esperienza con l’Inter, sotto i riflettori sia dentro che fuori dal campo.
Memorabile il racconto di Mourinho sull’espulsione che ha rimediato contro il Rubin Kazan in Champions League; iconica l'esultanza contro la Germania ad Euro 2012; insensato e spiazzante il colpo di tacco tentato ai danni del Los Angeles Galaxy con la maglia del City. Balotelli è sempre stato questo: giocatore unico nel suo genere, che con un po’ più di testa avrebbe fatto molta strada. Nonostante ciò, in alcuni casi è bene ricordare cosa sarebbe potuto diventare.
Si può poi fare il nome di Radja Nainggolan, giocatore tanto esplosivo sul campo quanto chiacchierato fuori.
Un altro nome da fare è quello di Moise Kean. La sua carriera, fino a questo momento, è stata molto fumo e poco arrosto nonostante le prospettive che si nutrivano sul ragazzo, condita pure da qualche bravata di troppo. Moise è stato discontinuo, cambiando più volte squadra e militando già in tre campionati (e mezzo) diversi senza realmente imporsi in nessuno di essi.
Juventus - I
Trafila delle giovanili partendo dall’Asti, passando per il Torino e tesserato dalla Juventus, Kean viene convocato nelle nazionali minori e fa il suo debutto con la prima squadra il 19 novembre 2016 contro il Pescara. Pochi giorni dopo esordisce addirittura in Champions League (da subentrato), diventando il primo giocatore nato dopo il 1° gennaio 2000 a esordire in entrambe le competizioni.
Kean però è ancora troppo acerbo: nell'esperienza in prestito all'Hellas Verona qualche infortunio ostacola il rendimento in gialloblù. Riesce ugualmente a timbrare il cartellino 4 volte, e quando fa ritorno alla Vecchia Signora viene regolarmente convocato con la prima squadra. Il 2018/2019 fa registrare numeri notevoli se rapportati alla tenera età: 6 gol (tra cui uno molto pesante contro il Milan) e un ottimo girone di ritorno.
Al termine della stagione registra una media gol impressionante per i soli 17 anni: 1 gol ogni 90'. Le squadre estere cominciano a interessarsi: a spuntarla è l’Everton, grazie a 27,5 milioni di ragioni. La cifra non è esorbitante, considerando il contesto in cui il trasferimento è avvenuto - in quella sessione Hazard raggiunge il Real Madrid per €100 mln, Griezmann approda al Barcellona per €126 mln e Joao Felix passa all’Atletico per la stessa cifra.
Il motivo per cui la Juventus lo ha liberato così facilmente è che Kean andava in scadenza. Di fronte al bivio rinnovo-cessione, i bianconeri hanno optato per la seconda opzione. Non sarebbe stato più lungimirante investire sul giocatore rinnovandogli il contratto e facendolo crescere tra le mura amiche? La Juventus lo ha venduto anche per motivi extracampo?
Il "caso" Kean-Zaniolo in Under 21
Una delle ragioni che potrebbe aver convinto la Juventus a “svendere” un giovanissimo che aveva fatto vedere cose molto interessanti. Kean e Zaniolo, due dal carattere particolare, sono stati esclusi dalla nazionale U21 nel 2019 con conseguente proroga del castigo anche nella nazionale maggiore. Di Biagio, all’epoca CT degli Azzurrini, sentenziò così: “Ci sono regole che, se non vengono rispettate in più occasioni, l’allenatore ha il dovere di intervenire”.
Si parla spesso di come i campioni necessitano della testa sulle spalle fin dai primi anni nel professionismo, di come bisogni impegnarsi a mantenere un clima sereno all’interno dello spogliatoio; Di Biagio e poi Mancini hanno deciso per il bene del gruppo, escludendo due elementi che sembravano potessero nuocere allo sviluppo di un progetto calcistico.
Lo ha confermato lo stesso Kean a Dazn, testimoniando come Zaniolo non abbia preso sul serio la ramanzina di Di Biagio e come, da giovane, lo mettessero spesso fuori squadra perché “non sapeva ancora come stare in mezzo agli altri”.
Everton + PSG
L’amore tra Moise Kean e l’Everton non è mai sbocciato. Nella prima stagione un paio di episodi influenzano l’ambientarsi dell'italiano e il suo inserimento in squadra. Il suo rendimento ne risente, tra esclusioni e panchine: 29 presenze (solo 6 da titolare), 2 gol e 2 assist.
Emblematico è Everton-Manchester United. Il tabellino della gara, al minuto 70, recita 1-0 in favore dello United. L’allora allenatore dell’Everton, Duncan Ferguson, scocca la freccia Moise Kean dal suo arco, facendolo subentrare per dare peso in attacco e aumentare la pericolosità offensiva dei Toffees. Clamorosamente, però, torna sui suoi passi dopo 18', facendo uscire Kean dal campo e creando scalpore tra il tifo dell’Everton e non solo.
La dirigenza inglese decide - alla luce di un matrimonio che non ha funzionato - di cederlo in prestito al PSG. Al Parc des Princes disputa un’ottima annata, riprende fiducia e minuti nonostante lo stellare attacco Di Maria-Mbappé-Neymar, diventando il secondo miglior marcatore della squadra a quota 13. Quella a Parigi è la miglior stagione in carriera: sembra tornato quel giovane di belle speranze capace di segnare, di far valere il fisico a tratti straripante e di far divertire il proprio pubblico - seppur prevalentemente a casa per le restrizioni imposte dal Covid - con giocate di qualità e dribbling esplosivi.
Parlare di rinascita è eccessivo, ma l'annata al PSG è riempita da giocate come quella contro il Lipsia in Champions League. Dopo aver pressato alto e aver recuperato il pallone, è proprio Kean a riappropriarsi dello stesso e servire Di Maria sul filo del fuorigioco con un dolce tocco a superare la propria marcatura. All’argentino basta sfiorare il pallone con il proprio mancino per insaccare.
Ci siamo dimenticati troppo presto del potenziale di Kean e di quello che può fare se messo nelle condizioni giuste? Potrebbe essere un’ottima risorsa per la nazionale, disponendo di caratteristiche forse uniche nel nostro calcio - fisicità abbinata alla velocità?
Esageriamo, così come ha già fatto il 2000 di Vercelli in carriera: c’è una sola differenza sostanziale tra Lamine Yamal e Kean. Sebbene entrambi abbiano esordito in età giovanissima, lo spagnolo ha già dimostrato di sapersi imporre con continuità anche quando le gambe tremano come nelle fasi finali di Euro 2024, segnando un gol favoloso contro la Francia a Monaco e mettendo Nico Williams in porta a Berlino, dimostrando di avere le spalle grosse anche di fronte ai palcoscenici più importanti al mondo.
Il paragone tra Yamal e Kean non è a livello qualitativo e tecnico, ma concettuale. Il primo ha dimostrato (finora) di essere quadrato mentalmente e formidabile tecnicamente; Kean, invece, di avere sì sprazzi interessanti ma di essere meno predisposto a reagire con risultati positivi alle grandi pressioni se sente meno la fiducia attorno a sé.
Juventus - II
L’ultima esperienza alla Juventus, che lo ha riacquistato nell’estate del 2021 negli ultimi giorni di mercato, non è andata come ci si aspettava. Complice l’arrivo di Vlahovic il gennaio successivo, Kean ha visto poco il campo, nella gran parte dei casi da subentrato. Il minutaggio è andato scemando sempre più: nel 2021/22 ha giocato 1098', nel 2022/23 995' e nell’ultima ha raggiunto quota 654' giocati.
Non ha ancora dimostrato di essere completamente concentrato: Roma-Juventus del marzo 2023 ne è la prova. Subentrato all'89' a Cuadrado, Kean riceve palla da Di Maria, manca il controllo e la sfera gli rotola alle spalle. Cercando di girarsi per recuperare il possesso si allaccia con Mancini, che, con mestiere, non accenna a lasciare la presa; Kean reagisce male, tirando un calcione al difensore della Roma. Tutto ciò non passa inosservato agli occhi di Maresca che non ci pensa due volte a estrarre il rosso.
Moise Kean è questo: un giocatore che avrebbe i colpi per diventare ottimo. Uno che avrebbe potuto tenere a bada il suo temperamento è Simeone, ma quest’inverno, complice un problema alla tibia, non ha passato le visite mediche con i colchoneros.
La carriera di Kean però non è solo calcio: ha da poco pubblicato la sua canzone Outfit e due puntate del suo podcast. Tra i tanti ospiti Capo Plaza, Rafael Leao, Mckennie ed Artie Five. Chiamato Kean sul campo e 19F in arte, non si può certo dire che Moise non sia un personaggio divertente.
Esordio da stella, flop in Premier, una grande stagione tra i campioni del PSG, lo Juve-bis, le visite non passate all’Atletico, la musica e il podcast: Moise Kean, a soli 24 anni, è già stato tutto questo. Sul profilo calcistico avrebbe potuto fare ben di più per le sue potenzialità, e una chiamata importante è stata quella della Fiorentina.
Dopo un ciclo fondamentale per i viola come quello di Italiano, a sedersi sulla panchina gigliata sarà Palladino. Kean vivrà lontano dalle pressioni che club come la Juventus possono mettere, in una piazza che potrebbe farlo sentire a suo agio? Se dovesse fallire anche questa chance rialzarsi potrebbe risultare più difficile del previsto. Riuscirà il tecnico ex Monza a trarre il meglio da Moise? Scoprirlo sarà tutt'altro che noioso, così com'è stata la carriera di Moise Kean.
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