
Douglas Luiz è un salto in avanti per la Juventus
L'acquisto del brasiliano è uno dei colpi più importanti del calciomercato italiano.
Quando la notizia di Douglas Luiz alla Juventus ha cominciato a comparire nelle nostre timeline, la sensazione è stata quasi subito di sorpresa. Un giocatore come Douglas Luiz, alle soglie del suo prime, viene a giocare in Serie A: non è un controsenso? Tendenzialmente, chi arriva ad alti livelli in Premier League difficilmente esce da quel sistema, se non per salire ulteriormente di livello.
Dopo anni in cui la Serie A ha raccolto soprattutto i giocattoli rotti della Premier League per restituirgli nuova vita – Pulisic, Loftus-Cheek, Smalling, Mkhitaryan – vedere arrivare un giocatore di questo livello, nel giro della nazionale brasiliana e reduce da due stagioni eccezionali con l’Aston Villa sembra un glitch nel sistema.
Il motivo per cui Douglas Luiz, uno dei migliori centrocampisti delle ultime edizioni di Premier League, è arrivato in Serie A è tanto semplice quanto ironico. Coinvolge una dinamica che in Italia conosciamo bene: il bisogno di plusvalenze. Senza entrare troppo nel dettaglio – questo articolo di Paolo Bellini, nel caso voleste approfondire – all’Aston Villa serviva circa una trentina di milioni di sterline di plusvalenze per rientrare nei parametri delle Profitability and Sustainability Rules (PSR) ed evitare le stesse penalizzazioni inflitte a Everton e Nottingham Forest nella scorsa stagione.
Anche per questo motivo, le condizioni con cui la Juventus si è presa Douglas Luiz sembravano troppo belle per essere vere, quelle trattative inventate da qualche finto insider per raccogliere qualche click in più: rispetto alla valutazione di 60 milioni, l’Aston Villa ha finito per accontentarsi della metà in conguaglio e dei cartellini di Barrenechea e Iling Jr, giocatori che alla Juve sembravano comunque destinati a un futuro materiale da plusvalenza – il secondo era anche in scadenza nel 2025.
Già solo sulla carta, di Douglas Luiz si è cominciato a parlare come di un acquisto eccezionale. Un entusiasmo che, per chi non ha seguito in modo particolarmente continuato l’Aston Villa, poteva sembrare eccessivo, ma nei fatti perfettamente giustificato. D'altronde, essere parte dell’élite in Premier League significa esserlo anche in Europa: per una Juventus che negli ultimi anni ha dovuto lottare contro una marea di equivoci tattici a centrocampo, inserire un giocatore di alto rango non può che essere entusiasmante.
Di che giocatore stiamo parlando?
Douglas Luiz è uno di quei centrocampisti a cui si può chiedere tutto: nel suo gioco ci sono tanti punti forti – dinamismo, intensità, pulizia tecnica, lettura degli spazi – ma nessuno che svetti particolarmente sugli altri, rendendolo un tassello inseribile in ogni centrocampo.
Proprio questa caratteristica lo ha incastrato in uno dei dibattiti storici che in Inghilterra interessano i giocatori così – Declan Rice, per fare un esempio abbastanza simile –: è un 6 o un 8? In altri termini: è un regista o una mezzala?
La risposta che Douglas Luiz ha sempre voluto dare – il numero sulla sua maglia parla da sé – è il 6, il regista, anche se il suo gioco non è propriamente riconducibile a quello. Nei primi quattro anni in Europa – prima 18 mesi al Girona, sotto il controllo del Manchester City, e poi all'Aston Villa – a Douglas Luiz sono stati assegnati spesso compiti di costruzione, impiegandolo stabilmente in seconda linea sia da solo che accoppiato a giocatori più o meno dinamici.
In questo ruolo, il brasiliano ha mostrato di avere una qualità di passaggio – corto e lungo – abbastanza elevata ma non derivante da scelte che gli appartengono per natura - la tendenza a muoversi con il pallone, a tratti eccessiva per la funzione che avrebbe, ne è un segno lampante.
In un Aston Villa molto reattivo come quello di Dean Smith – una squadra da metà bassa della Premier League – Luiz è stato spesso chiamato a gestire pochi palloni in costruzione e a farlo con una direttiva essenziale: andare velocemente da Grealish per scatenare il suo dribbling o da Watkins per generare seconde palle. Questo contesto – sia come squadra reattiva che come squadra in lotta per salvarsi – ha massimizzato due aspetti della regia di Douglas Luiz: il gioco sul lungo, le cui basi sono sempre state ottime, e il dribbling, stilisticamente essenziale ma anche molto affidabile, aiutato da un fisico strutturato ma non massiccio.
Come per quasi tutti i suoi ormai ex compagni, il momento che ha segnato la differenza nella carriera di Douglas Luiz è stato l’arrivo di Unai Emery. Con il tecnico basco, infatti, la posizione del brasiliano è cambiata sensibilmente: sin da subito, il mister ex Arsenal e Villarreal ha sfruttato la presenza nella rosa dell'Aston Villa di un posizionale come Boubacar Kamara per affidargli la gran parte degli oneri di uscita del pallone, rendendo Douglas Luiz una figura di supporto.

In questo aspetto si vede molto del lavoro ingegneristico di Unai Emery sui suoi. Con Kamara a prendere possesso stabilmente della seconda linea, Douglas Luiz si trova nel contesto ideale per la sua natura ibrida: partendo da quella posizione può partecipare alla prima costruzione, dove comunque sa rendersi molto utile grazie alle abilità associative nei passaggi, senza però avere una posizione statica: può staccarsi dalla linea, seguire l’azione e, in alcuni casi, arrivare a occupare l’area.
In questo senso, Douglas Luiz è un giocatore con più dimensioni: in costruzione, pur non essendo un posizionale, sa muovere bene il pallone e - una volta superata la prima linea - sa anche farlo avanzare bene sia con giocate lunghe che con conduzioni negli spazi, facendo leva sulle qualità di dribblatore.
L'idea di non bloccarlo in un ruolo fisso è fondamentale per non limitarne le qualità: quando Kamara ha riportato la rottura del crociato a inizio febbraio, Emery ha deciso di sostituirlo con due giocatori originariamente più offensivi, Tielemans e McGinn, chiedendo loro di adattarsi anziché trasferire i compiti di costruzione al brasiliano, col rischio di limitarne i movimenti in avanti e gli inserimenti, l'aspetto su cui Douglas Luiz è cresciuto di più sotto Emery.
Negli ultimi due anni ha segnato 15 gol e fornito 15 assist tra Premier e Conference League, ma il contributo dei calci piazzati è stato decisivo per gonfiarne le statistiche. 5 gol su 9 nella stagione 2023/24 sono arrivati su rigore, un terzo delle azioni da tiro prodotte in media (1.02 su 3.52 per 90’ nell’ultima stagione in Inghilterra) provengono dai calci piazzati. Questo non è necessariamente un male ma in parte nasconde come il brasiliano sia un giocatore ancora da sviluppare nelle scelte: tende, per esempio, a prendersi tiri particolarmente difficili, e non è eccessivamente creativo nelle scelte palla al piede.

È bene sottolineare come Douglas Luiz è un centrocampista di altissimo livello per la quantità di cose che sa offrire alle proprie squadre: è un passatore di qualità, un dribblatore che perde difficilmente palla, un incursore con dei margini interessanti e, quando arriva in area, un finalizzatore abbastanza freddo.
Se bisogna trovare qualche difetto, questo risiede negli aspetti difensivi: sotto Dean Smith, Douglas Luiz aveva soprattutto compiti di copertura e supporto in fase di difesa posizionale, riuscendo a leggere le linee di passaggio – nei primi anni aveva buoni numeri in tiri e passaggi bloccati, diminuiti progressivamente quando l’Aston Villa ha iniziato a tenere maggiormente il possesso.
Nel passaggio nel sistema di Unai Emery, la cui fase di non possesso è curata in modo meticoloso e richiede uno sforzo mentale più elevato, Douglas Luiz ha mostrato qualche crepa, non tenendo sempre le distanze corrette in riaggressione e rimediando anche un discreto numero di cartellini – 16 in 53 partite totali nel 2023/24 – anche e soprattutto per falli commessi in transizioni difensive.
Cosa porta alla Juventus di Thiago Motta?
La carriera di Douglas Luiz ci ha mostrato un giocatore che non sembra avere bisogno di particolari periodi di adattamento ai nuovi contesti: è verosimile che riuscirà a prendersi il posto nella squadra di Thiago Motta senza troppa fatica. Inoltre, visto sia lo status che la versatilità, saranno probabilmente più i suoi compagni a essere scelti attorno a lui per accomodarlo che il contrario.
Per comprendere quale possa essere il suo ruolo è cruciale visualizzare quale potrebbe essere il setting di centrocampo dei bianconeri. Al momento la Juventus ha, come giocatore più simile al replicare il lavoro fatto da Kamara nell’Aston Villa, Manuel Locatelli: per questo motivo, un ipotetico centrocampo a tre potrebbe implicare la presenza di uno tra Luiz e l'ex Sassuolo nello slot centrale, con il rischio di unire le loro difficoltà in fase di riaggressione e, al tempo stesso, bloccare la posizione di uno dei due in fase di possesso e penalizzarne i punti di forza in movimento.
Quest'ultimo problema potrebbe decadere nel momento in cui, dovendo scegliere, Thiago Motta optasse per mantenere Locatelli nel ruolo in cui lo ha utilizzato spesso Allegri: un piccolo spreco per le qualità dell'ex Sassuolo, ma comprensibile nell'idea di garantire a Douglas Luiz la mobilità di cui necessita.
Un altro scenario che non si può escludere è che la Juventus decida di dare un volto ancora più nuovo al suo centrocampo. Poco dopo aver annunciato Douglas Luiz, i bianconeri hanno chiuso anche l'acquisto di Khéphren Thuram – che numericamente dovrebbe sostituire Rabiot, andato a scadenza e non rinnovato – e l'interesse per Teun Koopmeiners è tutt'altro che scemato. Qualora la Juventus dovesse liberarsi anche di altri profili – McKennie in primis – non si può escludere che decida di intervenire ancora per integrare, per esempio, un profilo più simile a Barrenechea.
Intanto, l'acquisto di Douglas Luiz sembra uno statement importante di Giuntoli e Thiago Motta, che sembrano intenzionati a creare una Juventus con delle qualità fisiche e tecniche decisamente superiori a quelle viste negli ultimi anni.
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