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Bielsa
, 4 Luglio 2024

È possibile andare oltre la narrazione di Bielsa?


El Loco non è solo la narrazione che si fa di lui.

Parlare di Marcelo Bielsa non è facile: è divenuto, suo malgrado, un personaggio mainstream. Chiunque scriva romanticamente di calcio o lo narri tra podcast e tv ne ha lodato le gesta, i discorsi, il modo di far giocare le sue squadre. Finanche la scelta di queste ultime, come l’Athletic Club o il Marsiglia. Non da ultimo, da CT dell’Uruguay, ha convocato Walter Dominguez, attaccante delle serie non professionistiche uruguayane, scatenando articoli su articoli.

Che sia un intellettuale che ha deciso di dedicarsi a questo gioco non lo si sa solo perché ha potuto vivere all’ombra di una vastissima biblioteca che il nonno aveva in casa propria. Lo si sa, soprattutto, dalla metodologia con cui prepara le proprie squadre e la propria tattica. Applica un vero e proprio metodo scientifico nella scelta dei giocatori, è meticoloso, uno studioso attento di ogni singolo particolare. Nulla è causale, benché appaia entropico.

Il caso non è un fattore che Bielsa pondera come possibile. È perfettamente conscio di come questo esista e possa dannatamente influenzare una partita o addirittura una stagione intera. Ma non gli interessa. Rimane pur sempre un dato residuale e trascurabile laddove il metodo venga applicato con costanza. 

Nonostante sia rimbalzato più volte tra le due sponde più feconde di calcio – l'europea e la sudamericana – il modo di intendere e di applicare calcio di Bielsa è costantemente in evoluzione. La sua è una rivoluzione senza fine, un moto perpetuo di pensiero e di conseguente azione. Nulla rimane sulla carta pronto a ingiallirsi col tempo. Ciò lo si sta notando nella Copa America in corso di svolgimento: la Celeste ha sconfitto gli ospitanti USA, passando il girone come primi in vista dei quarti di finale di cartello contro il Brasile.

https://www.youtube.com/shorts/g1T8CStpd90

Questo l'Uruguay di Bielsa, in cifre: 9 punti in 3 partite, + 8 di differenza reti (9 fatti e 1 subito), 1° per contrasti vinti e una sola ammonizione, 4 reti su calcio piazzato e 5 su azione, 6° per possesso palla (55%). I numeri sono noiosi, rendono asettica la descrizione di una gara. In questo caso, però, corroborano perfettamente quanto si tentava di dire poco prima: non esiste il caso ma una maniacale educazione all’entropia. Nessun fondamentalismo tattico o di movimento dei giocatori, assenza di ossessione.

Bielsa plasma la fluidità perché è perfettamente conscio di non poterla irrigidire o ingabbiare. Si può solamente tentare di darle forma, canalizzarla per estrarne ogni sua potenzialità. 

Tutto ciò è sintomatico di rivoluzione permanente, esattamente quanto aveva preconizzato il Marx del 1844 (Zur Judenfrage), il P.-J. Proudhon del 1848 (Toast à la Révolution) e l'F.J. Stahl del 1852 (Was ist Revolution? Ein Vortrag): teorizzazioni di una rivoluzione di cui ogni fase è contenuta in germe nella fase precedente, che si arresta solo avendo la totale liquidazione della società divisa in classi.

Il calcio e la rivoluzione, dunque, non risolvibili in un unico atto; al di là dal mutamento dell’assetto costituzionale - visto sovente concludersi in tempi rapidi - la progettata trasformazione dei rapporti sociali ed economici, l’eliminazione di ogni forma di sfruttamento e alienazione, l’abbattimento di tutte le autorità tradizionali, il mutamento in profondità della cultura e delle coscienze non soltanto richiedono tempi lunghi ma non possono mai essere considerati propriamente conclusi. Il calcio di Marcelo Bielsa è l’utopia di Galeano, è Glauco che disegna i seni sulla lavagna quando spiega agli sceneggiatori di Boris come realizzare un cinepanettone.

Bielsa è a tutti gli effetti un pensatore, al di là di ogni romanticizzazione. Non gli sono mai serviti grossi capitali o squadre attrezzate maniacalmente per il risultato: Bielsa ha solo bisogno della realizzazione di un’idea, posta in essere per mezzo di uomini con caratteristiche fisiche e tecniche congeniali.

La “sorpresa” della convocazione di Walter Dominguez pre Copa America non è altro che la normalità, per un uomo così. Non un colpo di teatro o una pazza idea. Si sarebbe tentati da definire tutto così sudamericano: questa locura è tratto tipico delle popolazioni che vivono a quelle latitudini ma è estremamente riduttivo e, si permetta, ridondante. Stereotipico.

I Paesi Bassi della metà dei ’70, la Lazio del ‘74 o il Foggia dei primi ’90 non erano legati a un mondo definito. Si componevano di contaminazioni, erano coacervi di pensieri che confluivano tutti verso un unico scopo. Ed erano tutt'altro che sudamericane.

Possibile scrivere allora una contronarrazione del Bielsa? Pensare a questo allenatore scatena ogni pensiero romantico e di innamoramento verso il gioco: è sempre più solo nella interpretazione dello stesso e nel modo di viverlo. Sarà perché nutriamo sempre più profonda disillusione verso il sistema calcio, che ogni qualvolta ci si para dinanzi una storia o un personaggio in direzione ostinata e contraria ci pare luce e grazia; sarà che vogliamo vedere un pensiero e un'idea nel calcio che non ci permetta di essere trascinati nella narrazione populista di privilegiati-in-calzettoni-che-corrono-su-un-prato-dietro-a-un-pallone.

Qualunque motivo vogliamo e possiamo addurre è valida giustifica per l'appiglio a certe storie o personaggi. Eppure, c'è qualcosa di mistico e sensuale che la figura di Bielsa promana. Porta tutti e tutte noi a seguirlo nelle sue più disparate avventure analizzandone ogni minuto.

Probabilmente meglio non porsi domande. Definire Bielsa non è facile, egli stesso leggendo queste righe ne sarebbe in disaccordo. In fondo, il calcio non vuole troppe sovrastrutture narrative o di ricerca bibliografica: semplicemente, è da raccontarsi per come è, nella sua crudezza. Forse, l’allenatore rosarino lo fa in maniera così impropriamente perfetta che sarebbe meglio sedersi, accendere uno schermo, vedersi la prossima Uruguay–Brasile e gustarsi la semplicità di quella maledetta sfera che fa perdere ogni razionalità.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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