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Ukyo Tour de France

Ukyo Katayama e il sogno Tour de France


Come un ex pilota di Formula 1 sta cercando di portare la sua squadra nel ciclismo che conta

Nel mese di aprile, in Italia, si sono tenute due brevi corse a tappe del calendario internazionale di ciclismo: il Giro dell’Abruzzo e il Tour of the Alps. Una delle poche squadre presenti in entrambe le gare? Il JCL Team Ukyo. La Ukyo è una squadra giapponese che appartiene alla categoria Continental, la Serie C del ciclismo, un livello non ancora professionistico e assai lontano da aspirazioni di partecipazione a Giro d'Italia o Tour de France.

La sua storia è molto particolare: il fondatore e general manager è Ukyo Katayama, ex pilota di Formula 1 negli anni '90. Katayama è un uomo dalle tante vite. Dopo la vittoria della Formula 3000 giapponese, nel ’92 arriva in F1 alla guida della Larrousse. La macchina non è delle migliori, gran parte delle gare finiscono con un ritiro.

Rimarrà per 6 stagioni in Formula 1, e nei 95 GP corsi il suo miglior piazzamento sarà un 5° posto nel Gran Premio di San Marino. Partecipa anche a sei 24 ore di Le Mans, arrivando 2° nel 1999.

L’automobilismo è solo una delle passioni di Uyko. È un amante dell’alpinismo, e dopo il ritiro dalle corse si dedica alle scalate. Katayama non si accontenta: il suo obiettivo sono gli Ottomila e le Sette vette, le montagne più alte di ogni continente. La tragedia lo sfiora nel 2009: sul Monte Fuji, con due amici per preparare una spedizione al Polo Sud, il vento spazza via le loro tende, e i tre rimangono nel freddo gelido ai 2750 metri. Katayama riesce a scendere e viene salvato dalla polizia, i corpi dei suoi amici saranno ritrovati senza vita dai soccorritori.

Accanto all’alpinismo, nel 2001 Katayama si inventa general manager, aprendo il Team Ukyo. La squadra è attiva in molti sport: dai motori, la passione di una vita, alla Challenge School - dedicata a insegnare ai bambini attività da fare nella natura, in primis il campeggio e l’arrampicata - fino al ciclismo, dove negli ultimi anni le ambizioni sono aumentate.

Nella homepage del sito internet è in risalto l’obiettivo del JCL Team Ukyo: diventare la prima squadra giapponese a partecipare al Tour e a finire sul podio della corsa a tappe più importante al mondo. Per farlo, nel 2024 sono arrivati dei cambiamenti importanti. In primis, la squadra ha innanzitutto trasferito il centro operativo in Italia, a Colle Brianza, per essere più presente nel calendario europeo. In secundis, ha assunto per il ruolo di direttore generale Alberto Volpi, che dall’ammiraglia ha guidato campioni come Ivan Basso, Peter Sagan e Vincenzo Nibali.

In un’intervista a Bicisport dello scorso ottobre, Volpi aveva parlato di questa scelta di cambiare dopo gli anni alla Bahrain Victorious: ha detto di conoscere Uyko Katayama da più di quindici anni, e di apprezzare la passione che mette in quello che fa. Volpi aveva però ammesso che i progressi della squadra richiedono tempo, e soprattutto dovranno andare di pari passo con l’aumento del budget.

Nel frattempo il JCL Team Ukyo ha già messo sotto contratto diversi talenti interessanti, alcuni con un passato da professionisti alle spalle. Gli italiani in squadra sono tre: Matteo Malucelli, Giovanni Carboni e Thomas Pesenti. Il primo è un velocista con diverse vittorie in carriera, e quest’anno si è piazzato spesso sul podio, sfiorando (per pochi millimetri) il successo nella prima tappa del Giro dell’Abruzzo. Carboni è arrivato quarto al Giro di Romagna, mentre il giovane scalatore Pesenti ha fatto diversi piazzamenti in top 10.

Il cuore della squadra è ovviamente formato dai giapponesi. Il primo obiettivo di Ukyo Katayama, infatti, non è solo quello di partecipare con la sua squadra al Tour de France: è far fiorire nel paese del Sol Levante un movimento di ciclisti su strada. In Giappone è più diffusa la disciplina della pista, per una storica questione legata primariamente alle scommesse. Nel secondo dopoguerra il Codice Penale giapponese, nel tentativo di combattere il gioco d’azzardo, riduceva a quattro gli sport su cui era possibile scommettere: i Kōei kyōgi, gli sport pubblici su cui ancora oggi è legale piazzare scommesse, sono l’ippica, le Kyōtei (corse di idrovolanti), lo speedway e il ciclismo su pista.

È proprio in Giappone che nel 1948 la federazione ciclistica inventò una nuova specialità della pista: il keirin. La peculiarità di questa disciplina è la presenza di una lepre (spesso un ufficiale in sella a una moto) che tira la volata ai pistard. Era pensata per essere una gara spettacolare e veloce, in grado di raccogliere appassionati e soprattutto scommettitori. L’idea fu premiata: in poco tempo divenne molto popolare, e nel 2011 un documento del Ministero dell’Economia segnalava che le gare di keirin erano seguite da 4.9 milioni di persone ai velodromi, con 600 miliardi di yen (circa 5 miliardi di dollari) giocati. Prima del Coronavirus, le scommesse erano arrivate a superare i 10 miliardi di euro.

In un paese dove il ciclismo è indissolubilmente legato al gioco d’azzardo, Katayama ha il difficile obiettivo di far appassionare i più giovani alla disciplina su strada, sempre rimasta uno sport di nicchia. Il primo passo è stato mettere sotto contratto i migliori ciclisti nipponici: il campione nazionale in linea Masaki Yamamoto, quello a cronometro Yuma Koishi e Atsushi Ota. Presto dovranno arrivare le vittorie e soprattutto nuovi sponsor con un sostanziale aumento del budget, per ottenere quantomeno il livello e lo status di Professional Team. Solo così Ukyo potrà entrare nel professionismo e realizzare il sogno di diventare la prima squadra del paese del Sol Levante a partecipare a un Grande Giro, un Tour de France in particolare. 

  • Nato nel 2003 a Macerata, segue con passione l'NBA, l'NFL e il calcio, ma i suoi primi amori sono il ciclismo, i giornali cartacei e ogni storia che merita di essere raccontata. Nel tempo libero studia Economia e commercio.

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