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Portogallo-Slovenia

Portogallo-Slovenia è la partita dell'Europeo


Portieri protagonisti, nei tempi regolamentari e nella serie di tiri di rigore.

Notte di sogni, di coppe e di portieri in quel di Francoforte, dove a farla da protagonisti sono proprio gli estremi difensori di un Portogallo-Slovenia che si prospettava squilibrato e invece ci ha regalato la prima lotteria di rigori del torneo. In effetti, sia il Portogallo che la Slovenia hanno potuto contare, rispetto a tante delle compagini viste in questi Europei, già dai gironi su un’idea di calcio e un blocco di uomini ben definito. Martinez ha abbandonato l’esperimento difesa a 3 della prima, deludente, partita contro la Repubblica Ceca già contro la Turchia, optando per un 4-2-3-1 con Palhinha a coprire le spalle di Vitinha a centrocampo. Dopo il turnover massiccio effettuato con la Georgia, è di nuovo questo lo schieramento scelto. Kek è invece fedele al suo 4-4-2 solido e quadrato, con Sesko e Sporar a spartirsi i compiti in avanti e Stojanovic e Mlakar a lavorare in loro supporto sulle fasce. L’unico cambio è Balkovec nel ruolo di terzino sinistro al posto dello squalificato Janza.

Nel primo tempo di Portogallo-Slovenia, a farla da padrone sono le sgroppate di un vivace Rafael Leao, ben più coinvolto rispetto alle precedenti uscite anche a discapito di Bernardo Silva dall’altro lato, e soprattutto il terreno di gioco del Deutsche Bank Park, evidentemente condizionato dal maltempo di questi giorni. Il Portogallo attacca con insistenza nonostante qualche rimbalzo fin troppo fantasioso del pallone, ma non riesce davvero a creare occasioni nitide. Dall’altro lato, la Slovenia imbastisce contropiedi con le armi che ha a disposizione, cioè principalmente qualche corsa dei centrocampisti (Elsnik forse una delle più belle sorprese della competizione) e gli uno contro tutti di Sesko, che ha stazza per reggere i duelli fisici e velocità per creare grattacapi alla coppia difensiva lusitana.

La seconda frazione riparte più o meno sulla stessa falsariga della prima. Il Portogallo attacca con un po’ di convinzione in più e riesce ad accendersi finalmente anche sulla destra, spezzando il monopolio della coppia Leao-Nuno Mendes (ottima prova la sua). L’occasione migliore se la crea però proprio Sesko, che brucia Pepe sullo scatto ma poi colpisce male con il sinistro. L’inserimento di Diogo Jota per Vitinha è un segnale chiaro di Martinez, che vuole i suoi alzino il ritmo e accompagnino maggiormente l’azione. Spesso, infatti, i tentativi di cross portoghesi si sono spenti sul fondo, con il solo Cristiano Ronaldo ad aspettare il pallone. Dieci minuti più tardi, Kek ridisegna la Slovenia con lo spostamento di Elsnik sull’esterno al posto di Mlakar e Stankovic in mezzo al campo, mentre Celar sostituisce uno Sporar prosciugato di ogni energia. Destino che spetta anche a Leao, rimpiazzato da Conceiçao dopo una una trentina di minuti poco brillanti.

Nonostante i tentativi, nei 90' la partita si chiude senza sussulti clamorosi, ma ai supplementari salta completamente il banco. Il Portogallo è stanco, ma non rinuncia a tenere altissima la linea difensiva. Gli sloveni finiscono spesso in fuorigioco ma non rinunciano al sacro principio della ripartenza. Ne viene fuori un flipper parecchio entusiasmante, seppur non sempre tecnicamente eccelso, che ha il suo picco di tensione al 105'. Drkusic, in difficoltà quando è puntato e deve arretrare, stende Diogo Jota in area di rigore. Dal dischetto, ovviamente, si presenta Cristiano Ronaldo, per cui è in corso l’ennesima partita in cui sembra lottare costantemente contro se stesso e con il mondo ossessionato dal gol e da chissà quale record. Nel frattempo, tu che guardi ti chiedi se il Portogallo, con Gonçalo Ramos e Joao Felix a marcire in panchina, non sia vittima impotente del suo totem. Comunque, il rigore Ronaldo lo tira e lo sbaglia, fermato da uno strepitoso Oblak che anticipa il movimento alla sua sinistra e respinge. Dalle gesta del suo capitano la Slovenia trae enorme forza. Gli uomini di Kek ripartono con ancora più convinzione, mentre in difesa Bijol si conferma muro invalicabile. Al 115’ c’è l’appuntamento con la storia: un Pepe stremato dall’infinita guerra con Sesko perde un brutto pallone ai 30 metri e stende il tappeto rosso proprio al centravanti del Lipsia, che si invola verso la porta, ma poi calcia addosso a Diogo Costa. Nei fatti, è la sliding door definitiva. Si va infatti ai calci di rigore, e qui il numero 1 del Porto ruba definitivamente la scena al suo opposto sloveno. Il classe ’99 fa infatti 3 su 3, opponendosi prima a Ilicic, poi a Balkovec e infine a Verbic. Dall’altro lato segnano invece tutti, prima Ronaldo per scacciare i fantasmi, poi Bruno Fernandes e Bernardo Silva, tutti con esecuzioni perfette.

L’impressione è che per la Slovenia i calci di rigore fossero lo scenario ideale, ma che poi siano subentrati limiti tecnici e un po’ di paura. Le occasioni per fare qualcosa di incredibile e insperato ci sono state. Sarebbe stato bello raccontare della rinascita di Ilicic o del giovane Sesko già consacrato a eroe nazionale. I ragazzi di Matjaz Kek però hanno ben poco da rimproverarsi per l’organizzazione tattica e l’orgoglio messi in campo nelle quattro partite disputate, e alla fine possono dire di tornare a casa da imbattuti nei 90 minuti. Sul Portogallo viene invece difficile fare delle valutazioni chiare. Ciò che è evidente è che, al di là della bella prova con la Turchia, la compagine di Martinez fatica tremendamente a segnare e persino a produrre occasioni da gol nitide in relazione al talento a disposizione. Cristiano Ronaldo è l’elefante nella stanza, ma a questo punto difficilmente verrà sostituito. Paradossalmente, lo scontro ai quarti con la Francia mette di fronte due grandi favorite ma anche due squadre con problematiche simili. Ai due allenatori il compito di trovare in breve tempo una soluzione.


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  • Romanista e autista del Carro Lorenzo Pellegrini. Bevitrice di Peroni in offerta. Fondamentalista lucana. Noel è il Gallagher superiore.

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