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Ucraina-Belgio
, 26 Giugno 2024

Il Belgio si accontenta, l'Ucraina si rammarica


Ucraina-Belgio è la sfida dei rammarichi di chi è passato comunque e chi no.

Dopo lo scossone avvenuto nel Girone D grazie a un pomeriggio calcistico a dir poco scoppiettante, ne arriva un altro dal Girone E, seppur tramite un’ultima giornata molto più avara di emozioni. Slovacchia, Romania, Belgio e Ucraina sono tutte a pari punti, 3 ciascuno, e l’eventuale pareggio tra le prime due qualificherebbe entrambe. Così le luci dei riflettori sono tutte sull'Ucraina-Belgio di Stoccarda: il Belgio punta al primo posto mentre l’Ucraina è quasi obbligata a vincere per via di una differenza reti sfavorevole.

Tedesco ripropone alcune delle soluzioni che hanno portato freschezza ed efficacia contro la Romania. C’è ancora Theate sulla fascia sinistra, preferito sia a Carrasco che all’unico giocatore di ruolo in rosa (in attesa di Meunier), cioè De Cuyper. A centrocampo un convincente Tielemans viene preferito di nuovo a Mangala, mentre davanti torna Trossard per Lukebakio nonostante un torneo al momento da dimenticare. Rebrov, complici le assenze contemporanee di Mudryk e Tsygankov, stacca una pagina dal manuale di Luciano Spalletti e ridisegna la squadra con il 3-5-2. Fuori quindi le ali, dentro Yaremchuk, l’uomo della vittoria contro la Slovacchia, ad affiancare Dovbyk, e un centrale in più, cioè Svatok, 29enne del Dnipro prossimo al trasferimento negli USA che ha guardato dalla panchina le due partite precedenti. L’altro colpo di scena è l’esclusione di Zinchenko nonostante un modulo teoricamente più congeniale alle sue caratteristiche. Al suo posto l’ex-tecnico dell’Al-Ain sceglie Mykolenko, comunque un’alternativa di livello.

La presenza di 5 difensori di ruolo non condiziona l’atteggiamento dell’Ucraina, che inizia la partita con una buona aggressività. In generale, il match nel primo tempo vive di fiammate abbastanza estemporanee senza mai assistere a fasi di forcing da parte di nessuna delle due squadre. Le mosse di Rebrov sembrano dare i loro frutti nell’arginare alcune delle fonti di gioco avversarie: Trossard e Doku non riescono quasi mai a trovare lo spunto in uno contro uno, il Belgio fatica a portare uomini diversi dagli attaccanti in area di rigore e Svatok fa un ottimo lavoro a uomo su Lukaku. Questo lascia ogni responsabilità di inventiva a un Kevin De Bruyne rinfrancato dalla prestazione con la Romania e spesso capace di liberarsi tra le linee, ma in grado di trasformare la brillantezza delle sue idee in concretezza con inusuale intermittenza. Quando ci riesce, il risultato è una gran verticalizzazione per Lukaku che però gira in porta troppo debolmente. L’Ucraina trova invece le situazioni migliori quando riesce a imbeccare la profondità di Dovbyk, ma l’attaccante del Girona è tanto abile nell’usare il fisico e smarcarsi quanto macchinoso, nonché del tutto dipendente dal suo mancino, quando deve decidere cosa fare.

Nel secondo tempo succede inizialmente poco o niente. Dopo il 60’ Tedesco inserisce Carrasco per Trossard e Mangala per Tielemans, con l’esterno dell’Al-Shabab che prova a dare un po’ di brio ma è anche lui impreciso e un po’ egoista nelle ripartenze. Al 70’, al di là del precedente inserimento per infortunio di Zinchenko per Mykolenko, decide di cambiare anche Rebrov. Entrano Stepanenko, Vanat e Malinovskyi e la partita si accende improvvisamente. Da un lato Carrasco impegna Trubin sul primo palo, mentre dall’altro Dovbyk spreca ancora un’occasione che lui stesso, grazie al lavoro di fisico, si era creato cincischiando troppo nei pressi della porta. I pericoli maggiori arrivano però soprattutto da Malinovskyi, tanto da chiedersi come mai sia stato impiegato così poco. Il centrocampista del Genoa sfiora il gol Olimpico e poi abbatte Castagne con un tiro che sembra indirizzato dritto in porta dopo una buona sponda di Dovbyk spalle alla porta. L’ultima occasione della gara ce l’ha Sudakov, uno di quelli da cui era lecito aspettarsi di più ma su cui Rebrov ha insistito fino alla fine, ma il suo tiro dopo una bella serpentina è debole e centrale.

La partita finisce con il Belgio, già sulle gambe da un po’, sulla bandierina a perdere minuti preziosi nonostante il secondo posto nel girone. In effetti, è l’emblema del percorso fin qui deludente messo in atto dalla squadra di Tedesco, che appare entrata nell’inevitabile limbo del cambio generazionale. Per affidarsi a calciatori come Carrasco, Vertonghen o Lukaku si è forse fuori tempo massimo. Soprattutto nel caso del centravanti, che alle spalle ha un giocatore del livello di Openda fino ad ora utilizzato con il contagocce. L’impressione, poi, è che a non crederci sia innanzitutto la squadra, che già aveva dato segnali di un’atmosfera non proprio idilliaca nel mondiale qatariota. Così, in barba ai valori tecnici a disposizione, si finisce per accontentarsi di una seconda piazza e consegnarsi agli ottavi contro la Francia mentre a Francoforte festeggia la Romania e anche la Slovacchia non si sente tanto male. Da recriminare ha di certo anche l’Ucraina, per il brutto approccio avuto contro la nazionale di Iordanescu, ma in fondo anche per la gara di oggi in cui non ha mai avuto il coraggio di prendere in mano la situazione. Non è bastata neanche l’insistenza degli ultimi 15', più di pancia e d’orgoglio che di tecnica e schemi. Rebrov non è mai riuscito a trovare una quadra e i suoi uomini più attesi, da Dovbyk a Sudakov passando per Mudryk e Zinchenko, sono mancati di spunti e convinzione. Così è giusto che a qualificarsi siano compagini forse con meno valori individuali, ma che hanno dato prova di maggiore organizzazione.


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  • Romanista e autista del Carro Lorenzo Pellegrini. Bevitrice di Peroni in offerta. Fondamentalista lucana. Noel è il Gallagher superiore.

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