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Georgia-Portogallo
, 26 Giugno 2024

Georgia e Portogallo non hanno giocato la stessa partita


In Georgia-Portogallo, l'unica a voler vincere la partita è la squadra di Kvara. E ci è riuscita.

Se una gara che vede affrontarsi una squadra già certa del primo posto e ampiamente rimaneggiata e una che si trova a tre punti di distanza dallo scrivere la storia calcistica del proprio paese ci dava il sospetto che l'aspetto motivazionale potesse compensare un pur importante gap tecnico, bastano meno di due minuti per confermarci che il calcio, grazie al cielo, non è quasi mai una scienza esatta. I primi 92 secondi di Georgia-Portogallo, quelli che portano al gol di Khvicha Kvaratskhelia, sono una dichiarazione d'intenti, un manifesto di una posta in palio quanto mai asimmetrica. Un pallone perso in un palleggio un po' superficiale, un contropiede vorace e verticalissimo, un'esultanza ruggente. Georgia e Portogallo non stanno giocando la stessa partita.

Il gol in avvio di Georgia-Portogallo scrive uno spartito quasi apocalittico, per quanto abbastanza prevedibile, che vede la Georgia trincerarsi sin da subito dietro a un diligentissimo 5-3-2, esasperato nell'atteggiamento da un'insperata situazione di vantaggio. L'applicazione quasi devota degli uomini di Sagnol, che sembrano soldatini mossi da una mano invisibile, è ai limiti del commovente nel tentare di togliere ai lusitani ogni spazio per scatenare le proprie qualità nella trequarti offensiva. Si forma così una specie di tonnara a protezione della porta dell'ottimo Mamardashvili, che circoscrive le iniziative portoghesi a qualche fiacca conclusione da fuori, aprendo dall'altra parte gli spazi per le galoppate di Mikautadze e di un indemoniato Khvicha Kvaratskhelia, che sguscia come un pattinatore tra le maglie rossoverdi.

C'è una fotografia in un momento preciso di questa partita, un'immagine che probabilmente è più significativa di qualunque spiegazione della volontà dei georgiani di fare questo risultato, più ancora delle reti, più ancora delle giocate di qualità. È Giorgios Gvelesiani, difensore trentatreenne del Persepolis, che mura con il corpo una conclusione di Cristiano Ronaldo da pochi metri, mandandola in corner. In quel gesto c'è la gara d'attenzione quasi maniacale giocata da tutto il terzetto centrale, formato da lui, dal capitano Kashia e da Locoshvili. Dopo il 2-0 di Mikautadze la Georgia alza le barricate per portare a casa un risultato storico e non solo riesce a non subire gol, ma non rischia quasi mai di prenderlo, fatta eccezione per gli ultimissimi minuti di gioco.

Dall'altro canto, ovviamente, in Georgia-Portogallo c'è una prestazione decisamente sottotono di quelle che dovrebbero essere le seconde linee della nazionale portoghese. Il CT Martinez ordina turnover per tutti, tranne che per Cristiano Ronaldo, scelta poco comprensibile sia alla luce dell'importanza della gara sia in ottica ottavi di finale. Il 7, sempre in cerca di ritocchi ai propri record personali, finisce per accumulare solo un cartellino giallo e tanto (troppo) nervosismo, senza incidere in nessun modo nel match. Chi lascia il segno è invece uno sciagurato Antonio Silva ,che entra suo malgrado nell'azione di entrambe le reti georgiane, prima con una palla persa e poi con il fallo che vale il penalty del raddoppio. Non esattamente la sua serata.

Più in generale, Martinez riceve poco dalle sue riserve che, se dovevano sfruttare questa gara come vetrina per ritagliarsi più spazio nella prossima fase, finiscono per sprecare decisamente l'occasione. Come detto, di fatto il Portogallo non si giocava nulla questa sera a Gelsenkirchen, ma probabilmente questa prestazione non ha fatto altro che consolidare le idee di Martinez sugli uomini su cui puntare (e quelli su cui non puntare) nella fase decisiva di questo Europeo. Per la Georgia, invece, la storia è già scritta, con il primo storico approdo agli ottavi di finale di questa competizione. Gli uomini di Sagnol si regalano un prestigioso incrocio con la Spagna, che potranno affrontare con la leggerezza di chi è già oltre le proprie aspettative: la sfida è di quelle proibitive, ma con l'entusiasmo di stasera il destino non è ancora segnato.


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  • Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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