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Danimarca-Serbia
, 26 Giugno 2024

Danimarca-Serbia, tanto fumo poco arrosto


Danimarca-Serbia poteva essere tanto, ma è stato poco. La Serbia delude, la Danimarca sarà un brutto cliente.

Il piano era molto semplice per la Serbia: vincere. Zero calcoli possibili. Solo la vittoria avrebbe scacciato incubo eliminazione. Incomprensibile allora perché Stojković proponga un 11 iniziale privo di Tadic e uno tra Jovic e Vlahovic. Il risultato è che la manovra serba è completamente priva di qualsiasi capacità di dialogo tra giocatori palla a terra; l'unico riferimento offensivo è Mitrovic che peraltro si sbatte tantissimo contro Vestergaard, ma la giocata in profondità verso di lui è unica soluzione dei balcanici, che diventano ben presto prevedibili. Il primo tempo serbo è un inno allo spreco delle seconde occasioni che il destino (o un gol nel recupero di Jovic) ogni tanto ti da.

La Danimarca non ha un top player, è ovvio. Hojlund viene da una stagione più di ombre che di luci allo United, Hjulmand e Hojbjerg sono due ottimi interni, ma non il prototipo di giocatore che risolve una partita bloccata con una giocata. Lo avrebbe Eriksen, che però oggi non ho trovato lo spazio adeguato per calciare verso la porta, ad eccezione di un tiro al 20esimo, a cui Rajkovic ha risposto con un gran intervento. Anche oggi però guardando la Danimarca viene in mente un aggettivo chiaro e semplice: solida. Tremendamente solida. Agli ottavi troveranno i tedeschi. Per carità, partiranno sfavoriti, ma occhio a non affrontarli con la giusta concentrazione. La Danimarca è una squadra ben organizzata, abile in fase di possesso e con la giusta fisicità.

All'inizio della ripresa il CT serbo rinsavisce e mette dentro Jovic e Tadic: la squadra prende vita, alza i giri del motore. Troverebbe anche il gol, annullato per un fuorigioco di Mitrovic. La Danimarca abbassa baricentri e ritmi, tendendo sempre più l'orecchio all'altra sfida del girone, Inghilterra-Slovenia. Da segnalare che ad un certo punto la Danimarca passa da terza a seconda a causa di un giallo preso da un giocatore sloveno. Pausa scenica. Il match, già piuttosto ruvido e fisico, logicamente si innervosisce con lo scorrere dei minuti: per i danese l'ultimo quarto d'ora è di gestione neanche troppo sofferta, per la Serbia invece è il momento della confusione finale, della palla in aria e in area sperando che il neo entrato Vlahovic trovi lo spunto finale. Non sarà cosi, ed onestamente non sarebbe stato giusto. L'ultimo sussulto è un tiro da buona posizione sul piede del Sergente Milinkovic Savic (ahia l'Arabia...), che però tira una mozzarella nelle mani di Schmeichel.

La Serbia torna dunque a casa: una nazionale a cui non difetta talento cade vittima di un girone che non verrà ricordato come il più difficile della storia degli Europei, ma nemmeno del solo Euro 2024. Era la prima volta della Serbia alla fase finale con la attuale denominazione. L'ultima presenza era stata nel 2000, con l'uscita ai quarti per 6-1 contro i padroni di casa dei Paesi Bassi, con il nome di Jugoslavia. Non facile capire quale sarà il futuro di questa nazionale, che vede la stellina di Milinkovic Savic e Tadic sempre più fioca e che da Vlahovic non sta avendo quelle certezze che era lecito attendersi.

Della Danimarca si è già detto: è squadra vera. L'ottavo contro la Germania non è scontato, perché i danesi hanno dimostrato quell'organizzazione che ha messo in difficoltà i tedeschi con la Svizzera. Abnegazione alla causa, fisicità, corsa, ed ordine tattico sono armi a disposizione dei ragazzi del CT Hjulmand. Offensivamente le due soluzioni preferite sono la palla a scavalcare il centrocampo cercando la profondità di Hojlund o di una mezzala, o la palla centrale tra le linee per Eriksen, il quale poi si preoccupa di smistarla verso l'esterna, per fare densità in area avversaria con la punta Hojlund e con gli inserimenti degli altri centrocampisti. La Germania non avrà Tah: questo potrebbe essere un concreto pericolo per la porta di Neuer.


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  • Guastallese, classe 1987. Italia-Nigeria del '94 gli fa scoprire questa cosa chiamata Sport, con effetti anche gravi. Altre passioni: i numeri, i libri e la ricerca dello One Piece.

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