
Guida di sopravvivenza alla politica di Euro 2024
Mbappé, Thuram e Unai Simón: perché, quando e come sbilanciarsi
Il calcio d'inizio di Euro 2024 è stato battuto a pochi giorni dai risultati delle elezioni europee: in Germania, Francia e Italia la destra estrema (i fascisti, per intenderci) si consolida e cresce, sommandosi a scenari già consolidati come Polonia, Ungheria o Repubblica Ceca.
Questa nuova ondata nera ha generato profondo dibattito e sconcerto nel mondo politico e sociale: in Francia, per fare il più celebre esempio, Macron ha convocato nuove elezioni parlamentari. Dinanzi a tale radicalizzazione e polarizzazione, gli scenari transalpini vedono due fronti contrapposti: il Nouveau Front Populaire - coalizione di sinistra - e il Rassemblement National - gruppo fedele alla destra lepeniana.
È noto come in Francia i giocatori abbiano spesso espresso, senza remore, le proprie inclinazioni e orientamenti politici. Lilian Thuram, Zinedine Zidane ed Eric Cantona, per citarne solo alcuni. Le radici di questo atteggiamento affondano nella nascita dell'Union nationale des footballeurs professionnels (UNFP), datata addirittura novembre 1961.
In linea con questa tradizione, due esponenti di spicco della nazionale francese - Kylian Mbappé e Marcus Thuram, figlio di Lilian - impegnata in Germania, si sono esposti pubblicamente: la destra fascista e razzista non deve vincere.
Le loro parole hanno, ovviamente, generato un'ondata di sdegno populista: un milionario privilegiato quale è Mbappé non è degno di esprimere perché, appunto, ricco e privilegiato. Dunque, inevitabilmente, ipocrita.
L'argomentazione, francamente, appare risibile da qualunque angolo la si osservi. I calciatori, a meno che non li si consideri scimmiette da circo - proprio per la loro capacità di influenzare e di generare discussione in un ambito mainstream come Euro 2024 - debbono necessariamente partecipare al dibattito democratico e politico.
I calciatori, anche i più forti e ricchi, sono parte piena della società, come tutti gli altri. Spesso, grazie alla loro visibilità e alla sensibilità dovuta alle umili origini, sono in grado di portare a galla istanze profonde e diversità marcate che, all'occhio di un cittadino non particolarmente attento, possono sfuggire. Si pensi alla questione razziale nelle banlieu - in Francia da sempre all’ordine del giorno - che, non raramente, sfocia in potreste massicce e guerriglia tra le strade delle grandi metropoli.
Molti dei componenti dei Les Bleus sono diretta espressione delle banlieu e vivono sulla propria pelle il razzismo (si ricordi il caso di Vinicius Jr.), per loro diventa ancor più doveroso esporsi e sostenere istanze democratiche e pluraliste.
Perché menzionare quindi Unai Simón, un 27enne basco cresciuto e formato nella bambagia dell'Athletic? Per chi non lo sapesse, proprio a seguito dello "scandalo" suscitato dai due attaccanti francesi, il portiere della Roja ha risposto al quesito di un giornalista su una sua opinione a riguardo. La sua replica ha lasciato basiti da un lato, dall’altro è stata la più convenzionale delle repliche: Unai Simón ha serenamente ammesso che, secondo lui, i giocatori non dovrebbero parlare di politica ma solo e soltanto di campo e di calcio.
Il momento è politicamente e socialmente critico e pericoloso, proprio nell'ottica di voler seguire la strada di un’Europa che non sia esclusivamente uno spazio di libera circolazione di merci e capitali ma, anche e soprattutto, di idee. Di società, pensiero, diritti, pace, cultura, integrazione tra popoli.
Diceva un occhialuto sardo un secolo, o forse più, fa "Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti".
Dovremmo seguire questa via tracciata: la politica occorre viverla per come essa ci attraversa quotidianamente.
Più Mbappé e Thuram, meno Unai Simón. ¡Que viva la politica, qui viva el futbol!
Questo articolo è uscito originariamente su Catenaccio, la newsletter di Sportellate. Per ricevere Catenaccio gratuitamente o leggere i numeri arretrati, puoi cliccare qui.
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