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Draper
, 24 Giugno 2024

È finalmente l'ora di Jack Draper?


A giugno il suo primo titolo ATP e la vittoria contro Alcaraz al Queen's.

«Sta scalando velocemente il ranking, è giovane e ha tutti gli ingredienti per affermarsi» dice Rafael Nadal quando gli chiedono di Jack Draper nel 2023. Se cercate "ATP predictions" su YouTube, vi imbatterete in una lunga serie di video dove alcuni dei migliori tennisti al mondo giocano a fare dei pronostici sulla stagione che li attende. Come ogni previsione che si rispetti, è divertente andare a riguardarle a distanza di anni per capire quanto ci si era andati vicino.

A inizio 2021, Daniil Medvedev preannuncia la grande stagione di Jannik Sinner, con cui dice di essersi allenato parecchio in quel periodo. Poco più di dieci mesi dopo, i due giocano alle ATP Finals di Torino uno dei match più belli dell'anno, quello dello sbadiglio di Medvedev e della vittoria del russo al tiebreak del terzo set.

Le predictions del 2022 invece erano tutte a tema Carlos Alcaraz, che quell'anno vinse il suo primo torneo del Grande Slam a Flashing Meadows. Piace un po' a tutti vincere facile, no? A volte, per fortuna, non mancano anche previsioni sbagliate: sempre a inizio 2022, molti puntarono su Jenson Brooskby, che quell'anno fece sì due finali ATP, ma il confronto con lo spagnolo è a oggi impietoso - lo statunitense è attualmente squalificato per doping fino a gennaio 2025.

Una cosa però è certa. A prescindere dalla buona riuscita del pronostico, questi video ci danno un'idea chiara di quali fossero, nell'epoca di riferimento, i tennisti più futuribili (o almeno ritenuti tali) del circuito.

La parabola di Jack Draper è quella di un 2001 considerato da tempo il futuro del tennis britannico, orfano di un Andy Murray ormai al tramonto. Parole ancora più dolci di quelle di Rafa le ha spese il suo connazionale Cameron Norrie, n.2 inglese: «Considerando tutti i possibili miglioramenti, se riesce a mantenere un buon livello a lungo non c'è motivo per cui non possa raggiungere la Top 10». Lo stesso Norrie nel video ammette di averla sparata grossa, e in effetti sia lui che Nadal sono andati lontanissimi dalla realtà.

Il 2023 di Draper è un susseguirsi di infortuni e di brevi e lunghi stop; il più grave alla spalla, che lo costringe a fermarsi per più di due mesi. Nell'arco della stagione, quindi, il britannico perde ben 22 posizioni nel ranking ATP (dalla 40 alla 62). Riesce comunque a disputare la prima finale nel circuito maggiore a Sofia, perdendo in tre set da Adrian Mannarino. Nell'ultima parte dell'anno si riesce a vederlo in campo con regolarità: ottimi risultati come il quarto turno allo US Open, dopo aver battuto Hurkacz, e la già citata finale persa in Bulgaria costituiscono un buon antipasto in vista del 2024.

L'annata ricomincia sulla falsariga di quella precedente. Ancora una volta predetto come possibile rivelazione dell'anno da alcuni suoi colleghi. Ancora una volta sconfitto nella finale di un ATP 250 (Adelaide, in tre set, per mano di Jiri Lehecka). Ancora una volta un periodo negativo: unico highlight degno di nota la stretta di mano al termine del match con Giron all'Australian Open, dove Draper si complimenta velocemente con l'avversario per poi vomitare in un cestino.

https://youtu.be/8kcGC3H-p5k?si=MFDUpfx-1bkc7bfh&t=188

Dall'ingresso nel circuito Draper non è quasi mai riuscito a trovare continuità di rendimento, sia a causa di problemi fisici sia perché, più semplicemente, vive di alti e bassi. Dopo l'ennesimo basso, quando sembrava aver intrapreso l'ennesima direzione giusta della pur breve carriera, la domanda è sorta spontanea. Ha senso continuare a crederci?

La risposta è arrivata direttamente da lui. Guarda caso alle porte dello Slam di casa, nonché suo torneo preferito, Jack Draper è tornato a splendere. Questa volta di una luce ancor più abbacinante rispetto a quanto abbia mai fatto prima: i dieci giorni tra Stoccarda e il Queen's rappresentano il momento migliore della sua carriera. Non solo dal punto di vista formale – best ranking, 29, e vittoria del primo titolo ATP a Stoccarda – ma anche sotto l'aspetto tecnico.

Per la prima volta Draper trova costanza di livello e prestazioni. Per la prima volta in carriera sembra aver raggiunto una condizione fisica ottimale, e i risultati sono arrivati di conseguenza. Un mese fa si era già mostrato molto soddisfatto: «Il grande risultato è il mio corpo, come riesco a continuare a giocare ogni settimana senza crollare».

Dopo i 10 giorni tra Germania e Inghilterra, rileggere questa frase e pensare a quanto la sua carriera debba essere stata frustrante è notevolissimo: non è un caso che abbia pensato di smettere.

Fortunatamente non è stato così. Perché il suo tennis, prima di tutto, è bello da vedere. 193 cm per 85 kg, nonostante i problemi cronici all'anca e i tanti infortuni, Draper è fisicamente molto preparato, almeno di primo acchito. La prima particolarità risiede nella mano dominante: nella vita è la destra, mentre nel tennis la sinistra.

Non è un caso che il colpo migliore sia il rovescio a due mani, che gode di un vero e proprio vantaggio anatomico. La mano debole infatti è fondamentale per dare stabilità e direzione al colpo, e Draper può vantarne una di fatto forte quasi quanto quella dominante.

L'uscita che predilige, con altrettanta poca casualità, è quella lungolinea di rovescio, specie se dopo due-tre colpi giocati sulla diagonale incrociata: la facilità con cui riesce a cambiare angolo è disarmante.

Oltre che a tenere solidamente lo scambio da fondocampo, il rovescio di Draper è anche un'ottima arma offensiva: sia per chiudere gli uno-due dopo una buona prima, che in risposta al servizio, dove il talento gli ha fornito un tempismo sulla palla a dir poco brillante. Nel match contro Alcaraz al Queen's, i vincenti di rovescio sono stati 10, a dispetto dei 6 ottenuti con il dritto.

Il primo punto è la dimostrazione pratica: risposta aggressiva, rovescio lungolinea da posizione complicata e smash facile per chiudere lo scambio. Nel punto successivo, se non bastasse, la risposta di rovescio si tramuta in vincente.

Se il rovescio è già uno dei migliori del circuito, il dritto "si limita" a essere un colpo solido, ma che riesce comunque a regalargli tanti punti. Può giocarlo sia carico che più secco e veloce: come ogni mancino che si rispetti, la traiettoria preferita è senza dubbio quella a uncino a rientrare, molto utile quando si tratta di passare l'avversario a rete.

A Stoccarda, nel tiebreak del secondo set contro Berrettini, i commentatori italiani suggeriscono a Matteo di evitare assolutamente la risposta di rovescio dell'avversario. Berrettini ovviamente lo sa e sceglie una seconda di servizio centrale da destra, che Draper rispedisce dall'altra parte con un esiziale vincente di dritto. D'altronde, il tempismo sulla palla è un talento naturale.

https://youtu.be/ACYPajC8S5c?si=PYkz69-awRgd09g3&t=286
Con questa risposta Draper ottiene il minibreak decisivo per vincere il tiebreak e conquistare il secondo set.

A pochi giorni da Wimbledon, non possiamo non parlare del servizio, la vera arma in più del tennis del britannico. Il numero saltato all'occhio in questi giorni è sicuramente il 31: gli ace serviti ai danni di un demoralizzato Frances Tiafoe. Trattasi chiaramente di un picco eccezionale, ma la media in match al meglio dei tre set si aggira comunque sulla decina. Per darvi un'idea, nella finale di Halle tra Hurkacz e Sinner, i due hanno tirato rispettivamente 13 e 10 ace.

Al di là però del numero di ace in sé e per sé, il servizio di Draper è interessante per il vantaggio che riesce a creare a livello tattico. La traiettoria più frequente infatti è quella a uscire da sinistra, che butta l'avversario fuori dal corridoio e spalanca il campo per il colpo successivo. L'essere mancino comporta inoltre che la seconda palla dello scambio - ammesso che arrivi - gli capiti spesso sul rovescio, e allora vincere il punto diventa un gioco da ragazzi.

Uno schema molto utilizzato, in perfetto stile old school, è il serve&volley, in particolare sulla seconda palla. In questo caso Draper costringe l'avversario a rischiare il passante, portandolo a sbagliare, o altre volte, a fare il punto. Secondo quanto riportato da Tennis Abstract, nelle prime due partite (contro Navone e Alcaraz) al Queen's la percentuale di punti vinti con la seconda è stata rispettivamente del 90 (!) e del 66 percento: con Tommy Paul è andata decisamente peggio, vincendo solamente il 48% dei punti - non a caso è arrivata una sconfitta.

A rete Draper non sfigura, anzi: riesce spesso a trovare soluzioni complicate e sorprendenti, sia per gli spettatori che per gli avversari.

Nello stesso game gioca due punti fotocopia, buttando fuori dal campo Alcaraz con il servizio a uscire e chiudendo il punto con due demi-volée di rovescio complicatissime. Per avere un'idea della difficoltà di questo colpo, non c'è altra soluzione che andare su un campo da tennis e tentare, invano, di replicarlo.

Quello che manca ancora sul campo a Draper è una più raffinata lettura del gioco e degli avversari: nel match contro Tommy Paul, per esempio, Draper ha continuato a insistere con alcune soluzioni nonostante non gli portassero grandi risultati.

Il ragazzo però è giovane e soprattutto con poca esperienza. Nonostante abbia la stessa età di Jannik Sinner, Draper ha giocato appena 99 partite nel circuito principale, a dispetto delle oltre 300 del nuovo n.1 al mondo. Maledetti infortuni. Con un anno e mezzo di ritardo, però, Jack Draper sembra finalmente sbocciato. La striscia di sette vittorie consecutive lo ha portato in vetta al tennis britannico, superando Cameron Norrie, e puntualmente è arrivata anche l'investitura del suo idolo, Andy Murray.

«Credo che Jack abbia aspirazioni ben più grandi del primo posto in Gran Bretagna. Per come la vedo ha tutte le carte in regola per arrivare molto in alto anche nella classifica mondiale. Il suo amore per il tennis è genuino; ha la testa giusta e lavora sodo», ha detto Sir Andy.

Draper

Sebbene l'esperienza nel tour è ancora tutta da costruire, quando è in campo Draper dimostra grande maturità, senza pensare a nulla che non sia la partita, con lo sguardo nascosto dall'ombra della visiera, quasi a isolarsi anche dal punto di vista sensoriale da tutto ciò che di superfluo lo circonda.

L'unico dubbio è sempre lo stesso: il fisico. Più volte lo abbiamo visto emergere e altrettante volte lo abbiamo visto sprofondare, per poi di nuovo riemergere e risprofondare. Il destino ha deciso che la risposta definitiva spetta a Wimbledon, che nel 2018 lo ha visto in finale nella categoria junior e nel 2024 lo vedrà per la prima volta tra le teste di serie, a godere forse di un sorteggio più agevole al primo turno.

A Londra lo aspettano da anni. Murray gli ha passato il testimone prima ancora che il tempo, crudele, gli togliesse la possibilità di scendere in campo nel suo giardino. «Sull'erba si toglierà bellissime soddisfazioni» ha detto Andy. E noi speriamo che la previsione, questa volta, si avveri per davvero.


  • Classe 2003. Ama i talenti inespressi e i giocatori ipertecnici. Ora studia Comunicazione e Società.

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