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Spagna-Italia
, 21 Giugno 2024

Poteva andare peggio, poteva piovere


Cosa è andato bene (poco) e cosa male (quasi tutto) in Spagna-Italia a livello tattico.

Spagna-Italia è stata negli ultimi anni una partita che ha spesso "deciso" quali fossero le ambizioni degli Azzurri. Un confronto che ci ha dato grosse delusioni ma anche gioie insperate, queste proprio negli ultimi due Europei.

Anche a Euro 2024 le due si sono scontrate, questa volta ai gironi, per decidere chi tra le due dovesse arrivare prima. Anche questa volta gli Azzurri hanno l'obbligo di misurarsi in una prova decisamente più complicata dell’Albania per confermare le ottime sensazioni avute dopo l’esordio.

Il matchup con gli Iberici risulta molto scomodo da quando Mancini si è seduto sulla panchina azzurra: la svolta data dall'ex Samp e Inter alla Nazionale, conferendole un’idea di gioco meno rinunciataria, più sfacciata, molto in contrasto con le precedenti gestioni di Conte o Ventura, poco si addice alle caratteristiche della Spagna.

Le Furie Rosse sono molto più abituate a controllare il gioco e avere le mani sulla partita, togliendo di fatto un vantaggio "attitudinale" che l’Italia ha contro la maggior parte delle altre selezioni: è come se l'Italia, contro la Spagna, andasse a rubare a casa dei ladri.

Spalletti presenta agli Europei una squadra che presenta tante caratteristiche della filosofia spagnola: 3+2, tutti i canali del campo occupati, movimento dei centrocampisti per rendere meno efficaci le marcature avversarie con varie combinazioni nello stretto.

Con l’Albania la varietà di soluzioni mostrate in fase di possesso ha stupito: l’Italia arrivava alla sfida contro una Spagna più verticale (possesso palla iberico nella partita con la Croazia: 47%, prima volta dal 2008 inferiore al 50%).

Ciò non significa che la Roja abbia definitivamente rinunciato al dominio del possesso: semplicemente, è disposta a crearsi spazio da attaccare in altri modi, in maniera più dinamica. Il tridente titolare formato da Nico Williams-Morata-Yamal è abituato a correre negli spazi aperti: perché non sfruttare la cosa?

Gli 11 iniziali sono gli stessi dell'esordio. Unica eccezione: Laporte per Nacho sul centrosinistra difensivo di de la Fuente.

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Le Furie Rosse aggrediscono da subito, spaventano Donnarumma ben due volte nei primi dieci minuti. L’Italia non vuole stare a guardare e aggredisce alta sin dal calcio d'inizio. La struttura è uguale a quella vista con l’Albania: 4-4-2 con Barella sulla linea di Scamacca, Chiesa e Pellegrini sui terzini e Frattesi-Jorginho sui mediani, uomo su uomo.

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L’uomo in più per la Spagna è Pedri: con Frattesi su Rodri e Jorginho su Fabian, a uscire sul centrocampista è Calafiori, che si sgancia dalla linea in maniera molto aggressiva. La presenza di così tanti calciatori in zona di costruzione però comporta l’isolamento del reparto offensivo: 3v3 con decine di metri a disposizione contro il trio Di Lorenzo-Bastoni-Dimarco.

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Si crea così tanto spazio tra centrocampo e attacco, prontamente sfruttato con lanci verso Morata per poi servire gli esterni o le mezzali dietro la seconda linea di pressione. Qui nasce il problema principale per l’Italia: le transizioni negative.

Che fossero transizioni naturali (a seguito di una palla persa degli avversari) o artificiali (a seguito di una buona costruzione dal basso), gli attaccanti della Spagna hanno dominato nei tanti metri di campo che riuscivano a trovare. La differenza prodotta è stata costante, grazie alle abilità in 1v1 di Nico e Yamal: 8 dribbling completati su 16 per i due talenti. Williams ha ricevuto 15 passaggi progressivi, Lamine 6, Cucurella 8: ecco quanto ha faticato l’Italia a difendere in queste situazioni, soprattutto a sinistra.

Nella difesa di posizione, invece, la retroguardia di Spalletti non si è comportata male, specialmente con l'aggressività dei due centrali su Pedri in zona di rifinitura.

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La priorità era quella di coprire la traccia centrale verso Morata grazie soprattutto a Jorginho, che sostava al centro per tagliare i rifornimenti verso l’attaccante.

Anche con Pedri ai fianchi del centrocampista dell'Arsenal, erano i centrali italiani a uscire, con il metodista che non si scomodava più di tanto.

La Spagna poteva utilizzare quel corridoio per fare male, ma non aveva gli uomini adatti per aggredire il mezzo spazio - Frattesi, per fare un esempio, è un centrocampista mortifero in quel fondamentale.

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Allora come ha creato la Spagna questi 1v1? Tante volte è bastato un giro palla veloce, vista la priorità dell’Italia di coprire il centro. Era sufficiente che Chiesa scalasse in ritardo per concedere a Williams l’isolamento con Di Lorenzo: non è sicuramente la migliore delle opzioni ma, vista la serata di grazia dell’esterno dell’Athletic e la difficoltà del terzino del Napoli nel difendere contro ali atleticamente superiori (vedasi il duello con Doku a Euro 2020), bastava e avanzava.

Non sempre Chiesa è riuscito ad aiutare il compagno in fase difensiva per colpa delle sortite offensive di Cucurella, sovrappostosi spesso sia internamente che, soprattutto, esternamente.

Nico, col terzino del Chelsea sul binario laterale, si accentrava e costringeva la linea azzurra a prendere una decisione: ripiego di Chiesa o scalata del centrale in raddoppio?

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Questo movimento sinergico tra terzino e ala avveniva anche sulla fascia destra offensiva della Spagna, alternando l’occupazione dell’ampiezza: a volte erano entrambi i terzini a darla, con gli esterni impiegati a fissare la profondità nei mezzi spazi.

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Probabilmente è questo il motivo per cui la squadra di Spalletti non è mai riuscita a ripartire: con gli esterni sempre coinvolti attivamente nella fase difensiva, non c’erano riferimenti sulle fasce per imbastire una ripartenza. L’unica soluzione rimasta era attaccare centralmente tramite scambi veloci dei centrocampisti. Rimaneva però difficile ricercare questo innesco perché le preventive spagnole erano preparate ed eseguite a puntino: Scamacca rimaneva l’unico totem a cui appoggiarsi per fuggire dalla riaggressione avversaria.

La punta dell'Atalanta non è mai riuscita a far valere il fisico contro i difensori iberici, facendosi spesso anticipare o preferendo tocchi veloci ma di difficile esecuzione, non proteggendo mai palla. Risultato? Il baricentro dell'Italia non è mai salito.

A fine partita saranno ben 10 i palloni recuperati dalle Furie Rosse nella metà campo dell'Italia contro i soli 2 azzurri: un dato eloquente sia sulla qualità in riaggressione sia, indirettamente, sulla qualità del possesso delle due squadre.

Ebbene sì: se possibile, la partita degli Azzurri è stata pure peggiore in fase di possesso. Come con l’Albania, Spalletti cercava di passare soprattutto per vie centrali cercando Scamacca, sfogando poi per gli esterni o imbucando verso Frattesi. Venivano sfruttate anche le doti di Calafiori, che da braccetto poteva allargarsi e sfruttare la congestione del centrocampo per condurre.

Stavolta l’Italia non ha avuto ben chiaro come far arrivare il pallone in area. Due gli scaglioni ben definiti nella struttura di Spalletti: i costruttori e gli invasori.

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Gli spagnoli lasciavano sempre solo Dimarco in ampiezza, probabilmente sapendo che non rappresenta una minaccia palla al piede, pressando 5v5 e lasciando Rodri bloccato davanti alla difesa: oscurata la linea di passaggio verso Scamacca, l'Italia non ha trovato altri modi per raggiungere la punta. Carvajal rimaneva più attaccato a Pellegrini per non permettergli di attirare proprio Rodri, mentre Dimarco rimaneva isolato.

L’Italia ha iniziato cercando di sfruttare la diagonale Di Lorenzo-Pellegrini: Carvajal non stringeva troppo la posizione, ma con il passare dei minuti sono state trovate le giuste misure. Con questa struttura Laporte poteva rimanere su Frattesi.

In pressione alta, la Spagna non ha fatto troppo bene: come de la Fuente mandava la mezzala a pressare il centrale, i centrali non erano aggressivi allo stesso modo dei nostri. Se Barella si alzava e veniva trovato da Di Lorenzo, si trovava da solo alle spalle del centrocampo avversario.

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Quando Pedri stringeva troppo la posizione invece era Yamal ad andare in pressione sul centrale dal lato debole, lasciando Dimarco da solo. In un'unica occasione Donnarumma è stato abbastanza veloce a servirlo: Pellegrini si è inserito lungolinea bloccando Carvajal e creando spazio per condurre all’esterno interista.

La fretta l'ha fatta però da padrone: abbiamo buttato al vento possibili semitransizioni con errori evitabili.

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Le poche volte in cui l'Italia è riuscita a imbucare verso Scamacca è stata molto pericolosa: si guadagnava superiorità posizionale, andando poi a sfogare sulle fasce.

Rodri, nell'immagine qui sopra, è attirato da Barella e non copre la traccia centrale; Scamacca riceve e scarica su Pellegrini, braccato da Carvajal; il centrocampista della Roma riceve fronte alla porta e con palla aperta e può servire Dimarco in profondità per effettuare il cross, non sfruttato purtroppo.

Dopo questo pericolo de La Fuente ha probabilmente stretto la posizione di Yamal per coprire meglio il canale centrale su Barella e permettere a Rodri di presenziare meglio il centro.

Spagna-Italia

COSA POTEVA FARE MEGLIO L’ITALIA?

L’errore forse è stato insistere sullo stesso piano partita: dopo aver visto l’atteggiamento della Spagna quando c’era da coprire i canali centrali, l’Italia ha continuato a giocare sotto pressione, trovandosi a valorizzare al massimo ogni singolo possesso, cercando così sempre una giocata "nervosa" più che ragionata.

La dimostrazione massima è la fretta di Jorginho nel cercare l’imbucata invece che gestire il possesso; le fasce sono state un territorio inesplorato sia in costruzione che quando c’era da attaccare la linea; l'Italia non è mai riuscita a isolare Chiesa nonostante i presupposti per farlo ci fossero.

Qui Frattesi si inserisce bene: sarebbe una classica giocata per attirare il terzino e liberare il lancio verso Chiesa per l'1v1, ma Bastoni si fa prendere dalla fretta e lancia direttamente verso il centrocampista. Un'esecuzione oggettivamente molto difficile anche per un mancino raffinato come il suo.

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Si poteva allargare la pressione avversaria cercando più di costruire ai lati del campo: il 3+2 era abbastanza stretto e c’era tanto spazio per formare una linea a 4.

Frattesi avrebbe potuto smarcarsi fuorilinea attirando Ruiz e svuotando il centrocampo: veniva meno il vantaggio posizionale su Cucurella impegnato da Chiesa, ma in ogni caso era un vantaggio impossibile, di fatto, da sfruttare.

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L’Italia, con questa struttura ibrida, avrebbe avuto un vantaggio non da poco: lo spazio sulla sinistra svuotato in prima costruzione.

Dimarco è l’uomo che occupa l’ampiezza di norma, non colmata da nessuno quando lui si abbassa - Pellegrini occupa i canali centrali. Spesso era Yamal a uscire in pressione sul centrale: Dimarco rimaneva libero e su di lui usciva Carvajal lasciando dietro di sé tanto spazio attaccabile.

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Ultimo nodo della questione: le scelte iniziali di Spalletti. Di Lorenzo ha spesso sofferto contro esterni simili a Nico Williams perché non ha un primo passo particolarmente esplosivo: non sarebbe stato meglio affidarsi a Darmian, più solido nell’1v1? Meno qualità in uscita palla, chiaramente: mettendo sulla bilancia i vari fattori, magari sarebbe convenuto.

Ad ogni modo, c’è da archiviare la batosta e pensare a vincere contro la Croazia. Anche in una prestazione povera come quella di ieri, l'Italia ha mostrato qualche arma interessante a disposizione: Spagna-Italia è stata approcciata male, ma la sensazione è che non sia questo il livello medio che questi Azzurri possono esprimere.

Le alternative dalla panchina sono limitate, soprattutto nei ruoli più offensivi: se gli Azzurri riuscissero ad essere meno dogmatici, provando ad adattarsi in campo all’avversario come alcuni di loro sanno fare (il blocco interista in particolare, abituato a riconoscere lo spazio da occupare/attaccare), allora forse si sbloccherebbe il vero potenziale offensivo, comunque di tutto rispetto.

Sarà bene ritrovarlo e ritrovarsi proprio per la Croazia, un avversario dai limitati giri del motore ma in ogni caso ostico. Sarà lì che l'Italia capirà, una volta per tutte, quali ambizioni può avere.


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  • Reggino classe 2000, dopo aver mollato l’aspirazione di diventare calciatore sogna di riscendere in campo come Match Analyst, nel mentre scrive articoli.

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