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Copertina Polonia-Austria
, 21 Giugno 2024

La Polonia ci ha provato ma non ci è riuscita


Nonostante una partita molto coraggiosa dei polacchi, la maggiore qualità dell'Austria ha fatto la differenza.

A inizio torneo Austria e Polonia sembravano le due vittime sacrificali del Gruppo D, schiacciate come dovevano essere dallo strapotere di Paesi Bassi e Francia. Invece, entrambe hanno prodotto due partite d’esordio di buona qualità, pur con approcci completamente diversi. Questo non ha impedito a Polonia-Austria di diventare una partita difficile da digerire per il pubblico ma se non altro ha prodotto un interessante scontro tattico sin dall’inizio. Da un lato c’era infatti una squadra pensata per essere molto proattiva, intensa in pressione e brava a muovere il pallone, dall’altra invece una più macchinosa col pallone ma anche molto disposta ad accettare partite di sofferenza.

E già dai primissimi momenti del primo tempo, Polonia-Austria prende esattamente la piega che ci si poteva aspettare: i giocatori austriaci piantano i piedi nella trequarti offensiva, trovando molto spazio per muovere il pallone, dato che l’italianissimo 5-3-2 di Probierz non porta grande pressione, schiacciando quasi tutta la squadra nell’area di rigore. Sabitzer, con margine il più brillante in campo per tutto il primo tempo, parte da sinistra ma di fatto si trova spesso a svariare orizzontalmente, andando a creare superiorità dove serve e producendo, da solo, 4 dei 6 tiri della sua squadra. Il gol dell’1-0 di Trauner, lasciato libero di colpire due volte in area, sembra un manifesto della partita, con la Polonia costretta a giocare più spesso dentro la propria area che fuori, anche per merito della pressione dell’Austria, contro cui i giocatori polacchi non avevano strumenti per rispondere, provando non più di due-tre passaggi prima di cercare un lancio lungo per le punte, facilmente predate da Lienhart e Trauner. Anche in non possesso la volontà dei polacchi sembra superare la lucidità. In prima pressione Buksa e Piatek corrono molto ma senza una meta particolare e altrettanto fanno i centrocampisti dietro di loro, con Zielinski in testa, che vanno spesso a vuoto, lasciando agli avversari la possibilità di prendere comodamente la trequarti con poco sforzo. Per vedere qualcosa di meglio bisogna aspettare il ventesimo, quando la Polonia trova le prime occasioni – gestite malamente – con Zalewski e Zielinski. Eppure, i polacchi, pur faticando a portare il pallone in trequarti, le poche volte che ci riescono sembrano capaci di creare qualcosa. Oltre ai primi due tiri, la squadra di Probierz manipola discretamente bene il blocco difensivo dell’Austria grazie ai movimenti di Zalewski e Frankowski e all’accompagnamento di Slisz. Questa qualità si manifesta definitivamente sul gol del pari, in cui, sullo sviluppo di un angolo, Zalewski rigioca il pallone e, dopo una serie di tocchi bizzarri in area, Piatek spinge in porta.

Dopo il gol del pari l’Austria non reagisce particolarmente bene, pur tenendo il controllo del gioco, i giocatori di Rangnick appaiono molto più caotici e frettolosi con il pallone, permettendo alla Polonia di difendere in modo più aggressivo, rompendo l'accerchiamento che aveva contrassegnato la prima metà del primo tempo. Il risultato è che la partita si sporca molto, con le squadre che finiscono per rimbalzare tra le due aree senza riuscire a far girare troppo e troppo bene il pallone. Gli unici sprazzi di qualità li portano i due centravanti: prima Lewandowski, che entra all’ora di gioco per Piatek e subito fa vedere un lavoro con il pallone decisamente più brillante dell’ex Genoa, e poi Arnautovic, che con un velo meraviglioso procura il gol del 2-1 di Baumgartner, migliore dell’Austria nella partita con la Francia ma decisamente evanescente oggi. Il secondo vantaggio austriaco finisce per spegnere completamente le velleità della Polonia, che passa gli ultimi 25 minuti a guardare gli austriaci controllare il pallone e andare anche vicini al terzo gol, che arriva poi su un rigore procurato in transizione da Sabitzer e trasformato da Arnautovic, e anche al quarto, con un tiro di Laimer che va fuori di pochi centimetri nel finale, coronando una partita non divertentissima ma che alla fine ci ha confermato i punti di forza e le debolezze delle due squadre.

Dalla Polonia non ci potevamo aspettare grandi cose: aver giocato per oltre 150’ senza Lewandowski è stato un pesante attentato all’unico vero modo in cui la squadra di Probierz poteva costituire una minaccia per le sue avversarie. Ciononostante, ai giocatori polacchi va riconosciuto un coraggio non indifferente, che ha prodotto due partite non belle da vedere ma in cui hanno saputo creare diverse difficoltà alle sue avversarie. Inevitabilmente, con Lewandowski ridotto a un triste cameo di mezz’ora, la Polonia ha finito per appoggiarsi molto su Zielinski e Zalewski, entrambi non brillantissimi nel decision making ma comunque in grado di portare un po’ di qualità. In particolare, una nota di merito va al giocatore romanista: per quanto ancora impreciso negli ultimi metri, Zalewski, sia contro l’Olanda che contro l’Austria è stato il migliore dei suoi, dando dei segni vitali che sembravano completamente scomparsi dopo due anni tragici nella Roma.

L’Austria, dall’altra parte, ha tenuto bene il campo giusto per mezz’ora, finendo poi per sedersi un po’ sulla sua superiorità tecnica, mostrando molta sufficienza in occasione dell’1-1 e di rimanendo abbastanza imprecisa anche con il pallone per quasi tutto il secondo tempo. Alla fine a fare la differenza in Polonia-Austria, come era prevedibile, è stata la maggiore qualità della squadra di Rangnick. Se Sabitzer è stato il più brillante nel primo tempo, nel secondo anche l’ex Bayern è sceso di livello e alla fine la scena se l'è presa Arnautovic che, dopo un primo tempo in cui è finito in un match di lotta greco-romana con Dawidowicz, ha trovato, con il velo sul gol di Baumgartner, una giocata tanto bella esteticamente quanto fondamentale per il risultato, finendo per nascondere una prestazione declinante, partita bene e poi peggiorata con il passare dei minuti. Proprio su quest'ultimo aspetto si concentrano le criticità di questa squadra. La Polonia ci ha messo tanta volontà ma nei fatti poco altro per giustificare una partita simile; anche per questo l'Austria dovrà dimostrarsi più viva e continua già contro l’Olanda, dove servirà qualcosa in più di una mezz’ora di buon livello per evitare l’eliminazione.

  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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