Logo Sportellate
Amarcord Jugoslavia Slovenia
, , 20 Giugno 2024

Amarcord: Jugoslavia-Slovenia 3-3


Epica e geopolitica applicate al calcio, perfetto antipasto dello Slovenia-Serbia di Euro 2024.

La Slovenia si affaccia a Euro 2024 a quasi un quarto di secolo anni dalla prima e unica volta. Euro 2000, lo Jugoslavia-Slovenia d'esordio in particolare, rappresentò un momento sportivo decisivo per una nazione che fino a dieci anni prima non esisteva. A inizio millennio, la Slovenia non è quella dei talenti generazionali in tanti sport: la cultura sportiva è sì molto presente, l’eredità della Jugoslavia si fa sentire, ma mancano nomi che possano trainare il movimento. Tina Maze è un’adolescente alle prime gare nella coppa di slalom gigante; Tadej Pogačar è nato da meno di due anni, Luka Dončić da poco più di uno.

La Jugoslavia sta vivendo un decennio che conosciamo fin troppo bene. Non c’è bisogno di scomodare Srebrenica per sapere che anche il calcio fa i conti con la Storia: nonostante tutto, la Jugo è una Nazionale con ancora grandi nomi, stelle di prima grandezza del calcio mondiale, che può dire la sua in una rassegna internazionale.

Si è qualificata per Paesi Bassi e Belgio al termine di un girone durato più del dovuto: tra la seconda e la terza partita, la pulizia etnica del Kosovo raggiunge livelli per cui non si può più tacere, arrivando ai bombardamenti NATO su Belgrado (consigliate caldamente, in merito, le riflessioni del ricercatore Giorgio Fruscione). Quattro partite sono rinviate, ma non solo: la federazione, un attimo prima del tour de force dei recuperi, licenzia Zivadinovic e si affida nientemeno che a Vujadin Boskov.

I recuperi creano una situazione incredibile a 90° dal termine: Jugoslavia 16, Irlanda 15, Croazia 14. L’ultimo turno prevede Croazia-Jugoslavia, con l’Irlanda apparentemente tranquilla in Macedonia. Al Maksimir è praticamente uno spareggio, giocato in una città blindata come non mai: il 2-2 finale e, soprattutto, il pareggio al 90' del carneade macedone Goran Stavrevski a Skopje regalano il pass per l’Europeo all'undici di Boskov.

La Slovenia è in un girone decisamente meno turbolento, politicamente e tecnicamente. C’è la coda finale della Norvegia dei ‘90, ma poi squadre di periferia: Albania e Georgia non sono quelle di oggi, Grecia e Lettonia non sono ancora le squadre del cammino storico dell'estate 2004. La Slovenia stenta all’inizio - 5 punti nelle prime quattro gare - per poi qualificarsi agli spareggi grazie a quattro vittorie consecutive.

Grande protagonista, l’eroe di questa storia: Zlatko Zahovic. 5 delle prime 7 reti della Slovenia portano la sua firma, che conducono la Slovenska nogometna reprezentanca a giocarsi l'accesso a Euro 2000 agli spareggi. Avversaria di turno, un’altra possibile esordiente.

L’Ucraina era anch’essa, fino a dieci anni prima, non uno stato indipendente. Il pronostico pende nettamente dal lato degli ultimi figli del colonnello Lobanosky, ma c’è un altro carneade a guastare la festa. A Rebrov risponde Miran Pavlin, all'epoca giocatore di un Karlsruher SC che sta arrancando in Zweite Bundesliga (retrocederà a fine stagione). Slovenia qualificata, biglietto e valigie per il viaggio verso nord.

Il sorteggio inserisce Slovenia e Jugoslavia nel girone C: la solita Spagna dai tanti nomi ma dalla poca concretezza e la solita, solida, Norvegia. Il destino le mette addirittura di fronte all'esordio: gli altri gironi si sono già esibiti, con momenti interessanti come il pareggio tra Germania e Romania o la rovesciata di Antonio Conte contro la Turchia. Le altre avversarie del girone si affrontano in un impianto ancora oggi molto nobile, il De Kuip di Rotterdam, mentre a Slovenia e Jugoslavia tocca lo Stade du Pays de Charleroi, inaugurato nel 1939 e rinnovato proprio per questi Europei.

25000 seggiolini attorno al campo, nemmeno tutti riempiti. Tra qualche vuoto e poca attesa entrano in campo le squadre. La prima vera scena è a bordo campo: Boskov si ritrova ad abbracciare uno dei suoi figliocci. Anche il CT sloveno è una vecchia conoscenza di Vujadin, memore delle annate genovesi in maglia Samp: Srečko Katanec, messosi a disposizione della nascente federazione slovena con tutta l'esperienza maturata da giocatore, allenando prima l’Under 21 e poi la prima squadra maschile.

L'once de gala di Boskov è pieno di giocatori delle principali squadre del mondo: Miro Đukić e Sinisa Mihajlovic al centro della difesa, a centrocampo un combinato di muscoli e tecnica composto da Jokanović, Stanković e Jugović, in attacco una coppia pesante composta da Mijatović e Kovačević.

La Slovenia pesca invece in giro per l’Europa: degli undici titolari quattro giocano in Austria, due nel campionato belga - nella speranza forse di ammiccare al pubblico locale - e uno, Amir Karić, è ancora fermo alla casella di casa chiamata Maribor. Dopo l’Europeo avrà una carriera incredibile: 6 partite in due anni in Inghilterra e poi una lunga spola tra Slovenia e Cipro.

La differenza tecnica e di pedigree è abbastanza forte. Katanec ragiona però con il cinismo del vecchio maestro: ne abbiamo di meno, stiamo ordinati, se riusciamo palla a Zahovic.

Zlatko Zahovic arriva da una stagione che definire difficile è un eufemismo: passato dal Porto all’Olympiakos per una cifra non indifferente, voluto a tutti i costi dal tecnico Bajević, leggenda del Velez Mostar; i greci steccano nel girone di Champions League, in panchina a novembre arriva Albertino Bigon. Il rapporto tra l'italiano e Zahovic è tragico: per uno abituato a gestire un Maradona che voleva scappare a Marsiglia ed era in balia della cocaina, cosa doveva aver provocato Zlatko Zahovic per essere escluso dalla rosa fino a fine stagione per problemi comportamentali?

La cosa diviene di dominio pubblico, al punto tale che, alla vigilia dell’Europeo, Zahovic dovrà smentire ai microfoni della BBC di non essere un piantagrane.

Non lo è per Katanec: sul prato di Charleroi, ogni volta che Zahovic prende palla, a metà campo o sulla trequarti, sono dolori per gli avversari. Maneggia la sfera, la pettina, la porta in giro. Gli jugoslavi lo devono stendere sistematicamente. La prima vera chance del match si origina così: fallo su Zahovic, punizione di Milinovič dai 25 metri, fuori di poco.

La Jugoslavia si fa vedere poco: un buon diagonale di Kovacevic e una sberla su punizione di Sinisa Mihajlovic, respinta con i pugni da Dabanovic. Nei fatti è semplicemente battaglia: tanti, tantissimi duelli a tutto campo.

La partita non dovrebbe decollare, se non fosse che al 23° Karič estrae dal cilindro un cross dalla sinistra di rara potenza. Zahovic arriva in area con un netto anticipo, sarebbe persino in contro-tempo. Il vantaggio sul difensore è tale che gli consente di fermarsi, abbassarsi quel tanto che basta a indirizzare la palla verso l’angolo alla destra del portiere. La forza è tutta nel cross, è sufficiente dargli la direzione giusta: 0-1.

https://twitter.com/FCPorto/status/1410611312288141316

La Jugoslavia sbanda: Zahovic ha la chance enorme del raddoppio ma la spreca tirando addosso al portiere, Mihajlovic e Đukić assenti ingiustificati.

Boskov intravede il dramma: la Slovenia ha la partita in mano e un entusiasmo difficile da frenare. Serve un’iniezione pesante di personalità in campo: al 36° primo cambio, fuori Dejan Stankovic e dentro Dragan Stojkovic, all’ultimo grande show della carriera. Piksi prende subito le redini, prendendo controllo della trequarti e intimidendo gente che dieci anni prima sperava di essere come lui ed esultava alle sue gesta a Italia ‘90.

Nel secondo tempo ti aspetteresti la grande reazione della Jugo ma arriva abbastanza presto lo 0-2 sloveno: punizione dalla trequarti di Zahovic e Miran Pavlin colpisce di testa senza nemmeno staccare. Đukić è in netto ritardo, il portiere è fermo.

Ecco manifestarsi un paio di eventi memorabili. Il primo è la nascita - non ufficiale - della vulgata contro la costruzione dal basso: Sinisa Mihajlovic è pressato blandamente da Udovič ma, invece di passarla al portiere o buttarla lunga, cerca un passaggio orizzontale. Da appoggio a un compagno ad assist per un avversario, e il caso vuole che il rivale di serata non sia il più indicato degli uomini a cui regalare un occasione. La faccia di Boskov allo 0-3 di Zahovic è la stessa che la Gialappa’s prese in giro in ‘Mai dire Gol’, quando ai tempi della Sampdoria chiese a Bari Ma chi ha sbagliato? Pagliuca?

Sinisa completerà l’opera tre minuti dopo: irretito dal trash talk di Udovič, lo spinge platealmente per terra. La simulazione è piuttosto palese: Vitor Melo Pereira, lo stesso che estrarrà il rosso verso Gheorghe Hagi dopo il tentato omicidio verso Conte, non tergiversa. Secondo giallo, Jugoslavia sotto di tre reti e ora anche di un uomo.

Boskov, un attimo prima del disastro, fa però in tempo a vergare di propria mano il destino incombente: fuori uno spento Kovacevic, dentro Savo Milošević.

Tra il rosso a Mihajlovic e il primo baluginare della rimonta jugoslava trascorrono 360 secondi. Altrettanti scandiscono l'interezza di una delle espressioni più pure, inspiegabili, pazze di follia calcistica della storia degli Europei.

67': calcio d’angolo Jugoslavia, respinta di testa verso il lato destro dell’area; Mijatović, invece di ributtarla ferocemente, la svirgola verso fondo campo. La sfera supererebbe docilmente la linea se non fosse per Đukić: tuffo a capofitto, superato un Karič che non protegge la sfera, pallonetto a scavalcare Dabanovic, Milošević deve solo spingerla dentro.

70': sale in cattedra Ljubinko Drulović, tra le altre cose ex-compagno di Zahovic al Porto e futuro compagno al Benfica. Gol del 2-3.

73': Drulović sembra quasi accompagnare con le labbra l'assist per Milošević. La palla è solo da spingere in porta. 3-3.

https://twitter.com/footieonthisday/status/1006986598653800449

A questo punto sarebbe lecito quasi tutto, anche un duello di shot di rakija in shot di rakija tra due estratti a sorte tra i 22 in campo: Jugoslavia e Slovenia sono esplose e implose contemporaneamente. La Slovenia è quella ad avere le chance migliori, molto più per demerito degli avversari che per bontà propria o perché abile a sfruttare la superiorità numerica: Đukić si incarta col proprio portiere in uscita, Milan Osterc incoccia la sfera col gambone senza però segnare (altro consiglio spassionato: un'occhiata alla carriera di Osterc, un giro d’Europa di rara bellezza).

L’ultimo atto di Jugoslavia-Slovenia, sul palcoscenico di Charleroi, è la summa di tutte le scene precedenti. Corner corto dalla destra per la Slovenia, battuta a uscire sul secondo palo; Kralj sbaglia completamente l’uscita, la palla andrebbe verso il fondo campo ma Đukić fa appena in tempo a rimetterla a centro area: Milinovič se la ritrova lì e la colpisce di testa. Salvataggio sulla linea di un avversario.

Di un difensore? No: di Mateja Kežman.

Boskov ha inserito l'attaccante del Partizan, che di qui a qualche giorno passerà al PSV Eindhoven per €14 mln, al minuto 82. Un cambio per provare a vincerla, che finirà per essere decisivo nel non perderla.

Se Jugoslavia-Slovenia è decisa da un salvataggio alla disperata di Kežman, significa che qualcosa non ha funzionato. O forse sì, assecondando un disegno teatrale e non calcistico. Un match passato all’epica, per tutto quello che ha preceduto e che è saputo andare oltre lo Jugoslavia-Slovenia 3-3 che è effettivamente stato.


L'Europeo di Sportellate non è solo Catenaccio, articoli e considerazioni sparse! Potete infatti acquistare il nostro magazine con le guide a Euro 2024, ascoltare il nostro podcast Charisteas o iscrivervi alla nostra lega del FantaEuropeo.


  • Mille cose e contemporaneamente nessuna. Tra le altre collabora con Radio Onda d'Urto e SalernitanaLive

Ti potrebbe interessare

Amarcord: Inghilterra-Italia 0-1

27 anni fa l'Italia di Cesare Maldini faceva cadere Wembley.

Amarcord: Italia-Germania 4-3

Ricordiamo le leggende di Gigi Riva e Franz Beckenbauer.
,

Amarcord: Juventus-Real Madrid 3-1

La partita che portò alla finale di Manchester una Juventus irripetibile.

Amarcord: Inter-Porto 3-1

Il 15 marzo 2005 una delle prestazioni più iconiche di Adriano.

Dallo stesso autore

Amarcord: Jugoslavia-Slovenia 3-3

Epica e geopolitica applicate al calcio, perfetto antipasto dello Slovenia-Serbia di Euro 2024.

Ago non ha mai visto la Serie B

Storia del breve ma intenso rapporto tra Di Bartolomei e la Salernitana.

Ha ancora senso credere in Walter Sabatini?

Nonostante condizioni di salute sempre più precarie, la Salernitana si è messa di nuovo nelle sue mani.

Il rugby continua a darmi tanto, anche se è finita: intervista a Tommaso Castello

Abbiamo fatto due chiacchiere con l'ex nazionale di rugby e capitano delle Zebre.
Newsletter
Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu