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, 17 Giugno 2024

Come l'Italia ha battuto l'Albania


Un'analisi sulla prima vittoria dell'Italia a Euro 2024.

Pollice alzato per il debutto a Euro 2024 dell’Italia, che piega 2-1 l’Albania di mister Sylvinho e aggancia la Spagna in vetta al girone B. La Nazionale di Luciano Spalletti si rende protagonista di un match complessivamente convincente, in particolar modo nel primo tempo: gli Azzurri reagiscono con maturità e veemenza all’immediato svantaggio firmato da Bajrami e completano la rimonta grazie ai sussulti di Bastoni e Barella, le cui reti si susseguono nel giro di appena 5 minuti.

Tuttavia, al di là della vittoria, ciò che davvero fa ben sperare per il prosieguo del cammino è sicuramente la prestazione autoritaria, sia nel controllare il pallino del gioco per gran parte della contesa che nel disinnescare qualsiasi tipo di pericolo per la porta di Donnarumma (eccezion fatta per il lampo iniziale del fantasista del Sassuolo e per la ghiotta occasione costruita da Manaj a pochi minuti dal triplice fischio): tra coralità, palleggio e solidità, questi tre punti profumano decisamente di ottimismo e fiducia.

Le scelte dei due c.t.

Spalletti dispone i suoi uomini con una teorico 3-4-2-1, optando per Calafiori come braccetto sinistro, schierando Chiesa e Dimarco sulle fasce laterali ed affidando le chiavi della regia al sapiente cervello di Jorginho e al dinamismo inesauribile di Barella, mentre in avanti Scamacca è supportato dagli strappi di Frattesi e dai guizzi di Pellegrini.

Dall’altra parte, invece, il tecnico biancorosso Sylvinho adotta il 4-2-3-1, con Ajeti e Djimsiti a protezione del portiere Strakosha e con la coppia mediana formata da Ramadani ed Asllani, chiamati entrambi ad un incessante lavoro in ambedue le fasi. Infine, sulla trequarti ecco il tridente Asani-Bajrami-Seferi alle spalle del centravanti Broja, una prima punta strutturata, rapida e sempre pronta ad attaccare la profondità.

Un fraseggio fluido

L’Italia decide di avviare la manovra secondo la formula del 3+2, bloccando Di Lorenzo sulla prima linea di costruzione e tenendo i due registi molto vicini tra loro, così da perseguire il duplice scopo di rendere estremamente pulita l’impostazione dalle retrovie e di generare una fitta ragnatela di passaggi.

euro 2024
Di Lorenzo e Calafiori agiscono ai lati di Bastoni, Jorginho e Barella in seconda linea di costruzione.

Importante sottolineare come gli stessi centrocampisti di Arsenal e Inter non si posizionano sempre uno di fianco all’altro ma cercano anche di disporsi in verticale o in diagonale: il possesso azzurro ne trae beneficio con maggior frequenza ed efficacia, il giro palla non rischia di “appiattirsi” o procedere a rilento.

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Barella si muove alle spalle della prima linea di pressione rivale, piazzandosi qualche metro più avanti rispetto a Jorginho. 

Occorre evidenziare pure quelle circostanze in cui uno dei due interni scivola sulla linea dei difensori, permettendo simultaneamente a un braccetto (specialmente quello destro) di sganciarsi in avanti e di guadagnare campo. Una situazione, verificatasi specialmente nel finale della prima frazione, che potrebbe essere riproposta nelle prossime gare: concedere a un giocatore come Di Lorenzo la possibilità di vestire nuovamente gli originari panni del terzino e di partecipare allo sviluppo dell’azione offensiva è spunto d'interesse.

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Jorginho si abbassa tra Bastoni e Calafiori, Di Lorenzo sale sulla corsia per garantire appoggio ai compagni.

In ogni caso, la squadra di Spalletti sciorina un palleggio continuo e ammaliante, eseguito per mezzo di una notevole precisione – al termine della partita l’accuratezza dei passaggi di Jorginho e soci si aggirerà attorno al 93% - e pensato per indurre i dirimpettai a correre a vuoto e ad abbandonare le rispettive posizioni di partenza.

Diverse soluzioni

Per quanto riguarda la fase di sviluppo, l’Italia chiede a Frattesi e Pellegrini di galleggiare nelle zone intermedie (i cosiddetti half spaces), mentre Chiesa e Dimarco presidiano l’ampiezza per sfruttare le proprie doti nell’uno contro uno e nel cross. Il risultato di tali posizionamenti permette proprio a questi quattro elementi di occupare tutti i corridoi offensivi, assicurando quindi tutte le condizioni affinché si possa attaccare sia per vie centrali che per quelle più periferiche.

Contro il 4-4-2 biancorosso Chiesa e Dimarco partono larghi, Frattesi e Pellegrini stazionano tra le linee.

In aggiunta, gli Azzurri arrivano pure piuttosto facilmente sulla trequarti avversaria: l’Albania sceglie spesso di raggrupparsi davanti alla propria area di rigore e attendere le iniziative avversarie, cercando il pressing alto molto sporadicamente. Da par suo, la Nazionale addensa tanti effettivi negli ultimi 30-40 metri e struttura una serie di fitti tocchi corti nello stretto, tentando di stanare le Aquile tramite una continua sequenza di scambi per poi verticalizzare su Scamacca o sui due trequartisti.

E, in tale impianto di gioco, i ruoli di Di Lorenzo e del “regista aggiunto” Calafiori risultano particolarmente preziosi, in quanto sia il capitano del Napoli che il classe ‘02 del Bologna contribuiscono attivamente alla miriade di combinazioni che vengono effettuate dall’Italia. 

Calafiori e Di Lorenzo (in bianco e in nero) invadono la trequarti e giungono al limite dell’area di Djimsiti e compagni. Pellegrini e Scamacca disponibili per ricevere lo scarico, Frattesi si inserisce sul lato debole.

Per finire, non possiamo esimerci dall’affrontare il discorso relativo a Federico Chiesa, eletto MVP della sfida dalla UEFA e autore di una prestazione assolutamente positiva, seppur con qualche pausa fra una sgasata e l’altra. Tra l’altro il figlio d’arte è sicuramente una delle pedine su cui Spalletti deve fare maggior affidamento, anzitutto per via della sua capacità di puntare il diretto avversario e di creare superiorità numerica; proprio a tal proposito si lega la frequente ricerca dell’Italia di isolare il proprio numero 14 sull’out di competenza, per poi cambiare repentinamente il fronte d’attacco ed innescare il dribbling secco dell’ex Fiorentina. Esempio?

Jorginho allarga per Chiesa, il quale andrà poi a sfidare il terzino sinistro Mitaj. Nel frattempo, bisogna sottolineare per l’ennesima volta la solita occupazione massiccia del settore centrale avanzato, che stavolta viene assaltato da ben quattro uomini (oltre a Di Lorenzo ed allo stesso Jorginho).

Intensità e compattezza ok, ma..

Pressing organizzato, riaggressione, lucida attenzione e compressione degli spazi: sono questi gli ingredienti principali della fase di non possesso del team italiano, particolarmente bravo a negare la profondità alle spalle della propria retroguardia e perfettamente capace di alternare alla tipica pressione alta anche vari momenti di difesa posizionale. Dal canto loro, questi ultimi vengono gestiti attraverso un 4-4-2/4-5-1 parecchio stretto e coeso, il quale ostruisce il centro del ring e concede soltanto le briciole agli attaccanti albanesi.

Ciononostante, rovesciando la medaglia gli Azzurri si macchiano pure di un paio di errori individuali veramente banali, dato che se da una parte il gol del momentaneo 1-0 di Bajrami sgorga da una scellerata rimessa laterale di Dimarco, dall’altra è Calafiori a rischiare di rovinare una prova personale da sette in pagella a seguito di una marcatura a dir poco leggera su Manaj, sulla cui zampata dovrà poi intervenire capitan Donnarumma per salvaguardare un successo pienamente meritato.

Inoltre, queste stesse sbavature fanno il paio con una sterilità un po’ troppo accentuata in certe fasi dell’incontro, ovvero quando i ragazzi di Spalletti si rendono eccessivamente prevedibili e non riescono a perlustrare la profondità alle spalle della difesa dell’Albania, abbandonandosi dunque a geometrie piacevoli ma, a tratti, inconcludenti. 

Ad ogni modo, la prima uscita della Nazionale campione in carica per la diciassettesima edizione dei Campionati europei non può che essere accompagnata da legittimi applausi e pensieri speranzosi. Ora, però, testa alle Furie Rosse, l'avversario più temibile nell'immediato nel cammino dell'Italia a Euro 2024.


  • Nato ad Avellino il 27/06/2002. Collaboratore del Quotidiano del Sud, è tifoso dell'Inter, ma considera l'obiettività il più grande pregio di un tifoso. Ama il bel calcio, la salida lavolpiana e Iniesta.

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