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, 15 Giugno 2024

Cosa aspettarci da Italia-Albania?


Le potenzialità della Nazionale di Spalletti e le risposte di quella di Sylvinho.

Un girone complicato, la nazionale campione in carica, l'outsider all'apparenza destinato a far da vittima sacrificale, il poco margine di errore con tante incertezze di formazione. Italia-Albania apre l'Europeo degli azzurri per una partita sulla carta squilibrata ma forse meno semplice di quello che può sembrare, e soprattutto già fondamentale nell'economia e negli equilibri del Gruppo B.

L'Italia oggi

Il problema maggiore dell'Italia è il tempo, che è mancato. Spalletti è in ritardo e lo sa. Gli azzurri, fondamentalmente, non arrivano pronti all'Europeo, o almeno non quanto tre anni fa, quando la pandemia e il lockdown posticiparono l'edizione itinerante del torneo che ci vide vincitori. Mancini, con tutti i suoi limiti poi tragicamente emersi proprio dopo la finale di Londra, si era presentato a Euro 2020 con una squadra dall'identità solida e ben definita, sia sul piano tattico che su quello emotivo. Al di là dell'enigma irrisolto del centravanti (problema che, paradossalmente, non dovrebbe vessare Spalletti), ogni dettaglio di quella spedizione era stato minuziosamente preparato e affrontato a partire dal giorno 1 del mandato dell'ex tecnico dell'Inter.

Sembrano fattori da poco, ma non lo sono specialmente in questi tornei così brevi e così intensi. Spalletti oggi - in buona parte per colpe non sue - non ha potuto levigare con la giusta cura le pietre d'angolo di un gruppo che ha riallestito in fretta, dopo il drammatico spreco di tempo e risorse organizzative dell'ultimo anno e mezzo di gestione Mancini. Si parla spesso e tanto (troppo?) di "mancanza di qualità" rispetto all'Italia, ma a ben vedere quello tecnico è l'unico aspetto sul quale gli azzurri sembrano davvero pronti. Da Scamacca a Dimarco, da Pellegrini a Calafiori, da Chiesa a Bastoni, alla Nazionale non mancano le risorse. Manca l'amalgama, e riuscire a trovarlo a competizione in corso è un qualcosa potenzialmente complesso anche per un istrionico taumaturgo come Spalletti.

Italia-Albania Spalletti
Però quanto è un meme Luciano. E quella felpa poi...

Le scelte definitive nelle convocazioni e gli esperimenti delle ultime due amichevoli hanno sciolto qualche nodo e lasciato molti dubbio. Sembra oramai scontato che l'impianto di partenza dell'Italia si baserà nella costruzione bassa su un 3+2, con un probabile 3-4-2-1 in possesso scelto per cercare di replicare meccanismi in uscita già noti a molti giocatori (quelli dell'Inter, per semplificare). Ma, come noto, mancheranno quelli che all'apparenza dovevano essere due perni della difesa (Scalvini sul centrodestra e Acerbi in mezzo). Un'ipotesi potrebbe essere il trio Bastoni-Buongiorno-Di Lorenzo (o Darmian), anche se in settimana come contro la Bosnia Spalletti ha provato insistentemente Calafiori come terzo di sinistra, con la possibilità di uno scivolamento verso una linea a quattro in fase difensiva. In vista di stasera questa sembra l'ipotesi più accreditata, con il sacrificio del centrale del Torino per far posto a Bastoni in mezzo.

Alla fine, i punti veramente fermi per gli azzurri sono solo due: Jorginho - non brillantissimo nelle ultime due amichevoli - in cabina di regia e Scamacca centravanti. L'italobrasiliano, rimesso a nuovo dalla gestione Arteta all'Arsenal pur con un minutaggio part-time, è di fatto l'unico vero distributore di gioco nella batteria di centrocampo dell'Italia, specialmente dopo le esclusioni di Locatelli e Ricci; l'attaccante dell'Atalanta fresco vincitore dell'Europa League ha dalla sua, oltre a un finale di stagione dominante dopo un avvio non semplicissimo, una potenziale ampiezza di soluzioni nel suo repertorio che difficilmente può esser oggi paragonata a quelle di Retegui o Raspadori. Questi due elementi, per compiti da assegnare e posizione in campo, non sembrano essere in discussione.

Ma, di nuovo, non è ancora chiaro - probabilmente anche nella testa di Spalletti - capire quali siano gli uomini giusti da affiancare a queste due certezze. Se in mezzo con la defezione di Fagioli e il recupero di Barella la scelta sembra ovvia, e se l'utilizzo a sinistra di Dimarco (con una difesa a tre o a quattro) e di Frattesi nelle vesti in incursore sono facilmente pronosticabili, il punto di domanda maggiore verte sulla posizione di partenza di Chiesa. Meglio a destra o a sinistra? Sulla trequarti nel tridente "stretto" o a prendere ampiezza magari come quinto? La possibilità di uno schieramento molto fluido più che una virtù sembra una necessità, di fronte a così tanti dubbi. Ma il rischio di incartarsi, di finire nel perdere troppi riferimenti c'è e non è secondario, per un gruppo assemblato di fretta e non del tutto consolidato.

L'Albania di Sylvinho

L'ex terzino di Barcelona e Manchester City, nonché ex collaboratore di Roberto Mancini nella sua seconda esperienza all'Inter e di Tite con la nazionale brasiliana (dal 2016 al 2019), nel gennaio 2023 è diventato il primo non italiano a sedere dopo dodici anni sulla panchina dell'Albania. Ha preso il posto di Edy Reja, terzo ct consecutivo del belpaese dopo De Biasi e Panucci, che aveva visto risolversi alla scadenza naturale il suo contratto con la federazione delle aquile, con all'attivo una clamorosa qualificazione sfiorata al mondiale qatariota - svanita per mano del veronese Świderski nella sconfitta di ottobre 2021 contro la Polonia all'Arena Kombëtare - ma anche un 2022 a dir poco avaro di successi. L'unica vittoria dell'anno coincideva con l'ultima gara di Reja in panchina, dopo cinque sconfitte (tra cui quella contro l'Italia in amichevole) e cinque pareggi, che sarebbero valsi la retrocessione in Nations League non fosse stato per la squalifica sine die della Russia a causa del conflitto in Ucraina.

Contro ogni aspettativa - visto l'annus horribilis dal quale arrivavano gli albanesi - Sylvinho ha strappato il pass per Euro 2024, per quella che è la seconda partecipazione di sempre delle Shqiponjat a un torneo internazionale. Lo ha fatto da un lato sfruttando le basi organizzative di ricerca messe in queste stagioni dalla federazione albanese (centrale dal 2017 la figura di Alarico Rossi, capo-dipartimento di analisi e scouting della nazionale e ideatore del database che ha raccolto tutti i potenziali convocabili di etnia albanese), dall'altro prendendo decisioni tattiche di campo radicali, abbandonando un 3-5-2 consolidato da lustri per un 4-3-3 dall'approccio più coraggioso e meno passivo.

L'Albania, pur al limite dell'overperformance, ha fatto decisamente bene nelle qualificazioni (1° posto nel girone davanti a Repubblica Ceca e Polonia, ndr), spiccando soprattutto per l'organizzazione difensiva (appena quattro gol subiti), per l'ordine nella fase di non possesso, con due linee alte ma molto strette dove agli esterni d'attacco è stata richiesto tanto lavoro in copertura e nei raddoppi a supporto dei terzini, e per le combinazioni veloci nella risalita, affidate non tanto all'uscita diretta sulla punta quanto alla qualità del triangolo di centrocampo (dall'orientamento molto variabile) Ramadani-Asllani-Bajrami.

Le criticità sono tutte in avanti, tanto nella composizione della rosa quanto nella capacità di produrre occasioni pulite. Intanto, nonostante il passaggio al 4-3-3, l'Albania è terribilmente carente di ali offensive di ruolo: ci sono solo Jasir Asani e Arbër Hoxha, entrambi scovati da Rossi con il suo algoritmico lanternino (Asani è un albanese di Macedonia nato a Skopje, Hoxha è kosovaro) e fatti esordire proprio da Sylvinho in nazionale. E oltretutto Asani, forse il giocatore qualitativamente più interessante a disposizione in avanti, viene da un 2024 dove non ha di fatto mai giocato nel Gwangju (1a divisione coreana)

Situazione condivisa da colui che sembra essere il prescelto per la posizione di centravanti, ovvero Armando Broja. L'anglo-albanese classe 2001, gli ultimi sei mesi al Fulham ma di proprietà del Chelsea, ha giocato solo una manciata di minuti in Premier dopo il trasferimento in prestito dai blues. E oltretutto non era mai stato utilizzato durante le qualificazioni: Sylvinho lo ha ripescato per le amichevoli di marzo, silurando quello che era stato l'attaccante di riferimento dei rossoneri fino a quel momento, ovvero Çikalleshi. A fargli da chioccia, un'altra vecchia conoscenza italiana come Rej Manaj, reduce da una buona stagione in Turchia al Sivasspor (22 gol tra campionato e coppa nazionale) e anche lui rispolverato dal ct brasiliano proprio quest'anno.

Italia-Albania: le possibili chiavi tattiche

Pur con tanti interrogativi di formazione, la partita contro la Bosnia ci può far intuire quali potrebbero essere le variabili di Italia-Albania. In primis, le combinazioni per vie centrali nell'ultima amichevole degli azzurri sono state una costante efficace e difficile da arginare. L'Italia ha mostrato una buona capacità di palleggiare nello stretto, sfruttando soprattutto le doti associative di Scamacca e le abilità di inserimento di Frattesi. Una situazione che potrebbe mettere creare apprensione nelle linee strette albanesi, spingendole ad abbassare il baricentro e ad assumere un atteggiamento più rinunciatario, senza peraltro ottenere garanzie di protezione dell'area. D'altro canto, il ritorno dall'inizio di Dimarco (magari associato a Calafiori) può aprire sviluppi interessanti a sinistra, costringendo l'ala avversaria di parte a tante corse in ripiegamento.

Premesso che la ricerca e l'onere del possesso spetterà soprattutto agli azzurri, l'Italia dovrà porre particolare attenzione in quei momenti in cui sarà l'Albania a recuperare la palla. Un meccanismo relazionale consolidato delle Aquile Nere è proprio quello della risalita rapida del campo, da compiersi con una gestione pulita della sfera. Considerando il rischio per la squadra di Spalletti di trovarsi in inferiorità numerica locale a centrocampo, aprendo spazio per le transizioni dell'Albania, ci vorrà grande attenzione sulle preventive e sui tempi di uscita, soprattutto se l'Italia sacrificherà Buongiorno e si orienterà su una linea a 4 in fase di non possesso.

Uscendo dall'ambito tattico, c'è il fattore emozionale. L'Albania dalla sua ha il piccolo vantaggio del non aver niente da perdere: ora come ora, per Asllani e compagni il passaggio agli ottavi non è un assillo, e la simile caratura di tutti gli avversari rende ogni partita un universo a sé dove provare a sbancare. Ben diversa la situazione dei campioni in carica, per i quali un eventuale passo falso in questa gara d'esordio rischierebbe di rendere il girone piuttosto complicato, persino nell'ottica di arrivare agli ottavi tra le migliori terze. Di nuovo, si torna alle sicurezze ancora tutte da consolidare per gli azzurri. E, forse, proprio per questo Italia-Albania sarà più importante di quello che può apparire.

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