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Celtics Mavericks
, 12 Giugno 2024

Troppi Celtics per questi Mavericks


Così ci hanno detto le prime due sfide delle NBA Finals tra Boston e Dallas.

La serie di NBA Finals 2024 si sposta in Texas: dalle prime due partire nel Massachussets possiamo trarre delle evidenze che, ad oggi, fanno propendere l’ago della bilancia decisamente in favore di Boston.

Troppi Celtics per questi Mavericks?

La domanda è più che lecita: finora la squadra di Mazzulla sembra essere riuscita a impelagare quella di Kidd, che rimane, dal canto suo, con poche (pochissime) frecce al proprio arco per cercare di riassestare una barca che, onestamente, sta facendo acqua da tutte le parti. I punti di forza dei Mavericks sono stati annullati, mentre quelli di debolezza sono stati esposti enormemente dai Celtics nel primo stint di queste Finals.

Le vittorie in gara 1 e gara 2, rispettivamente per 107-89 e 105-98, hanno evidenziato lacune che nelle serie precedenti contro Clippers, Thunder e Timberwolves semplicemente non sono state amplificate o, addirittura, esplorate. Prima fra tutte? La marcatura sul cosiddetto point of attack.

I due indiziati principali sono Luka Doncic e Kyrie Irving: nonostante stiano facendo una discreta stagione dal punto di vista difensivo – quantomeno per i loro standard – rimangono comunque difensori sotto la media.

L’azione mostrata sopra è l’esemplificazione della definizione di attaccare dopo aver creato un vantaggio: Doncic non è in grado di tener la penetrazione di Brown; Gafford deve staccarsi dal suo uomo prima per una pre-rotazione e poi per un aiuto completo; Boston attacca 4vs3 con la palla scaricata per White dopo la penetrazione; extrapass per Tatum e, dopo aver attirato su di sé Irving, per una tripla “wide-open” di Holiday. La più chiara rappresentazione del gioco ideale di Boston: il drive-and-kick game.

Come giustamente detto da Tatum, il modo in cui la difesa di Dallas è costruita - proteggere il ferro - mette i Celtics nella situazione di poter entrare in area a piacimento e di servire sul perimetro i tiratori, i quali poi ingaggeranno gli altri difensori per creare il tiro good-to-great, evitando di prendere un buon tiro in favore di uno migliore.

I numeri in questo senso sono impietosi: sommando i dati delle prime due gare, i Celtics hanno tirato 68 tiri in spot-up sugli scarichi contro solo i 28 dei Mavericks. Conversione? Un mediocre 0.97 PPS (punti per spot-up shot) contro l’esiguo 0.44 degli avversari. A rincarare la dose, Boston, nei primi 96 minuti, ha generato 36 tiri wide open: non li ha convertiti con grandi percentuali, ma ciò è bastato per portarsi a casa le prime due uscite sul parquet di casa.

Oltre al danno c’è anche la beffa per la squadra di Kidd: la difesa è stata talmente manipolata dal drive-and-kick dei Celtics dal concedere l’83% sotto canestro agli avversari (35 su 42), finendo per venire bucata a 360°.

Questa mancanza di protezione dell’area (in restricted area Boston ha tirato con il 74% contro il 59% che Dallas ha concesso alle tre altre avversarie di questi PlayOffs) è dovuta soprattutto alle caratteristiche di Kristaps Porzingis, tiratore da tre come pochi nella lega, che costringe in ogni azione il centro di Dallas a doverlo marcare sul perimetro, togliendo quindi quella copertura al ferro che tante fortune ha regalato fin qui alla squadra di Jason Kidd.

Quando i Celtics riescono a forzare il cambio, poi, il lettone ha gioco facile nel battere il mismatch.

Se la difesa sul lungo sta causando problemi ai Mavericks in difesa, la strategia adottata da Joe Mazzulla sull’altro lato del campo sta permettendo ai suoi di neutralizzare la minaccia verticale che ha caratterizzato l’attacco di Dallas dalla pausa per l’All-Star Game in poi. La creazione del vantaggio dei Mavs era solitamente data dal pick&roll tra Doncic e il centro, con il difensore sulla palla e il lungo avversario coinvolti nell’azione.

Nel caso in cui il lungo fosse salito all’altezza del blocco, il centro di Dallas sarebbe corso verso il ferro per catturare un alley-oop; se il lungo fosse rimasto in una posizione di drop (avesse contenuto la penetrazione di Doncic), si sarebbero aperte diverse opzioni per lo sloveno nell’attaccare dopo aver acquisito un vantaggio, o con un tiro dal midrange o con lo scarico sul perimetro per una tripla pulita.

L’allenatore dei Celtics, come già attuato nei due incontri di Regular Season, ha accoppiato Tatum col lungo di Dallas sul parquet in quel momento e Porzingis sul 4 (PJ Washington o DJJ). Questo ha consentito a Boston di cambiare dopo il blocco, con Tatum che è in grado molto più facilmente di difendere 1 contro 1 senza dover ricorrere ad aiuti nelle retrovie.

Come valvola di sfogo, i Mavs potrebbero spammare un p&r con Jones o Washington. Questo porta alla luce una delle altre difficoltà di questa squadra: le triple above the break.

Se i tiratori di Dallas riescono a segnare efficacemente i tiri da tre che prendono dall’angolo, gli stessi tiri presi “in punta” causano un cortocircuito nell’attacco: il flusso offensivo di squadra non è basato sulla costruzione di questi tipi di tiri, presi malvolentieri e convertiti con percentuali molto basse. Delle 6 triple segnate dalla squadra texana (sulle 26 tentate) in gara 2, 4 di queste sono arrivate da tiri in isolamento di Doncic, senza movimento di palla, contro il 2/15 dei compagni, in alcuni casi addirittura wide open.

In gara 2, la prestazione dello sloveno, fresco MVP delle Western Conference Finals, è stata assolutamente di livello (32 punti, 11 assist e 11 rimbalzi); se guardiamo tuttavia al numero di punti segnati dallo sloveno quarto per quarto notiamo un evidente calo fisico causato dall’enorme carico offensivo a cui è sottoposto: 13 punti nel primo quarto, 10 nel secondo, 6 nel terzo e 3 nel quarto.

Ci sarebbe bisogno che qualcun altro salisse in cattedra per sgravare la stella dei Mavs nei compiti offensivi. Quel qualcuno, ovviamente, risponde al nome di Kyrie Irving. L’ex giocatore, tra le altre, anche di Boston sta disputando una serie ben al di sotto delle aspettative: 28 punti complessivi, 13/37 dal campo, 0/8 da tre, 12 punti sui 19 isolamenti giocati (0.63 PPP).

Senza un suo apporto consistente, Dallas può dire addio alle chance di titolo. Con gara 3 alle porte, Jason Kidd e il suo staff devono scavare a fondo nel game plan di squadra per cercare di invertire la rotta.

In difesa non pare esserci molto da fare: se i difensori dei penetratori non riescono a contenere la palla, Boston continuerà ad essere libera di giocare il suo drive-and-kick game.

In attacco, Dallas possono imbastire qualche set offensivo diverso. Esempi? Horns (portare i due lunghi a fianco del palleggiatore per avere una doppia opzione di pick&roll, togliere i due lunghi avversari da sotto il canestro, avendo la possibilità in più di poter creare triple dall’angolo dopo un aiuto difensivo); Ram Screen (portare il 4 marcato da Porzingis a bloccare per il 5, che poi a sua volta giocherà il pick&roll: Boston è chiamata o a cambiare sul primo blocco, portando quindi Porzingis nel pick&roll con Doncic, o a restare con le marcature predefinite, rimanendo indietro in ogni fase dell’azione, stante il vantaggio che il portare il blocco ti regala).

Entrambe le soluzioni descritte, però, sono impostazioni sporadiche, che non possono essere utilizzate in ogni singola azione: se usate con insistenza, alla lunga la difesa dei Celtics riuscirà ad adattarsi.

Boston invece deve cambiare relativamente poco rispetto a quanto fatto nelle prime due partite: difensivamente può permettersi di scegliere se mandare più o meno aiuti su Doncic in funzione delle percentuali al tiro degli altri giocatori; in attacco deve solamente iniziare a convertire qualche tripla costruita magistralmente in più.

Nulla di impossibile quindi per i Celtics, a differenza dei Mavericks, che dovranno vincere 4 delle prossime 5 partite per portare a Dallas il Larry O’Brien Trophy a 13 anni dall’ultima volta; diversamente, sarà festa Boston. Gara 3 ci dirà molto sul futuro di questa serie, se è già finita o se possiamo goderci del basket Nba ancora per qualche giorno. Sveglia puntata nella notte tra mercoledì e giovedì (2.30) per la palla a due di gara 3.

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