
Come Paulo Fonseca si è ricostruito a Lille
A un passo dal lasciarsi, Fonseca e il Lille si sono ritrovati.
A giugno 2021 le strade del Lille e di Paulo Fonseca sembravano muoversi in direzioni completamente distanti. Da una parte il successo in Ligue 1 dei Les Dougues; dall’altra il termine del biennio romanista del tecnico portoghese, affossato da mille vicissitudini più fuori che dentro il campo.
In 365 giorni le cose cambiano tanto, molto in fretta. Anche oltre le nostre aspettative: il Lille è costretto a smantellare dopo il successo ottenuto con Galtier alla guida e Campos in scrivania; Paulo Fonseca rimane fermo e in questo periodo si trova - suo malgrado - coinvolto personalmente negli sviluppi del conflitto russo-ucraino.
A giugno 2022 quelle due strade si incrociano, accomunate dal desiderio di riscattare le loro ultime avventure. Nel giugno 2024 sono tornate a separarsi, ma lasciandosi alle spalle un rilancio reciproco, come nelle intenzioni al momento della firma del contratto.
Un rilancio che avrebbe potuto essere qualcosa in più se due reti - subite entrambe allo scadere in modo rocambolesco - non avessero tolto al Lille una semifinale di Conference League e l’accesso diretto alla Champions League 2024/25 all’ultima giornata contro il Nizza.
Un percorso a basso costo
Approdare a Lille per Fonseca significava dover ricostruire. Ripartire da una squadra reduce da un’annata difficile sia dentro che fuori dal campo: appena arrivato al Pierre-Mauroy, il tecnico portoghese ha dovuto affrontare una campagna di mercato in cui il club ha dovuto incassare oltre 100 milioni di euro. Addii dolorosi come quelli di Botman (Newcastle) e Onana (Everton) erano messi in conto, rimpiazzati dall’arrivo di Alexsandro dalla Primeira Liga (Chaves) e dalla promozione dal settore giovanile di Carlos Baleba.
In questo contesto Fonseca è riuscito comunque a portare in casa giocatori adatti al suo modo di giocare: Ounas e Cabella su tutti, prototipi che caratterizzano l’idea di gioco dell’ex Shakthar e Roma.
Proprio dalla batteria di trequartisti si legge il pensiero calcistico di Fonseca, il cambio di impostazione tattica: il Lille di Galtier si poggiava su esterni offensivi abili nello strappo in velocità (Rafa Leao, Pépé, Bamba), ora si passa a giocatori più a proprio agio nello stretto e con una grossa componente inventiva. In questo contesto, oltre agli acquisti precedentemente menzionati, trova il proprio habitat Edon Zhegrova, acquistato due sessioni di mercato prima ma la cui stella non aveva ancora brillato.
Non solo: il calcio di dominio implementato sin dalle prime battute del ciclo Fonseca mette in evidenza altro talento. L’idea di rendere Timothy Weah un jolly di fascia in grado di completare il puzzle tattico ha permesso al Lille di continuare nella propria politica di player trading. Grazie alle cessioni di Baleba al Brighton e del figlio di George alla Juventus, il Lille ha aggiunto altre scommesse alla propria rosa.
Primo della lista, Tiago Santos, in un ormai consolidato legame con il campionato portoghese; in secundis, l’acquisto di un giocatore dalla carriera indecifrabile come Nabil Bentaleb. Le stagioni di entrambi manterranno valori superiori e non poco alla media: il terzino portoghese, in particolare, è quasi unanimemente considerato il miglior terzino destro del campionato.
L’incastro tra i giocatori e il calcio di Fonseca
Spesso tendiamo a identificare un allenatore con un modulo di gioco, retaggio di un’idea del gioco statica: il tecnico nativo del Mozambico (Nampula, per la precisione) viene ricollegato principalmente al 4-2-3-1. Seppur lo schieramento di base, anche per sua stessa ammissione, è effettivamente quello, sono i princìpi di gioco il punto focale del suo pensiero calcistico.
Si parte da una fase di costruzione volta a cercare la superiorità numerica per avanzare in campo palla a terra. Tramite movimenti di centrocampisti e attaccanti, cercare di ottenere spazio tra la linea di difesa e centrocampo avversaria, dove poi capitalizzare il vantaggio creato. Questo spiega anche la necessità di avere una sequela di trequartisti in grado di aiutare lo sviluppo dell’azione ma anche di riempire la zona 14, quella di rifinitura.
Per questo motivo parlare di 4-2-3-1 diventa aria fritta quando vediamo le squadre di Fonseca ruotare in fase di possesso: nelle due stagioni francesi abbiamo visto all’opera meccanismi diversi in base ai giocatori in campo. Il portoghese ha mostrato di mettere le caratteristiche dei propri giocatori in testa alle sue priorità mantenendo intatta, allo stesso tempo, una delineata identità di gioco.
In un contesto come quello di Lille, dove la valorizzazione dei giocatori deve andare di pari passo con i risultati sportivi, l’incastro è perfettamente avvenuto.
Superiorità numerica e superiorità posizionale
Entrando nel dettaglio di questa combinazione tra un calcio dall’identità riconoscibile e la valorizzazione e rilancio di talenti, possiamo raccontare meglio il lavoro di Paulo Fonseca in questo biennio francese. L’elemento alla base del calcio proposto dall’ex tecnico della Roma è la ricerca della superiorità numerica in fase di costruzione dell’azione. Obiettivo? Generare superiorità posizionale.

Per ottenere questo, nella prima stagione il tecnico portoghese ha riproposto un pattern assimilato dai tempi di Donetsk: mantenere un terzino basso in costruzione e l'altro slegato dalla fase di costruzione per occupare l’ampiezza in avanti. Diakité bloccato a destra e Weah (o Ismaily, pretoriano dell’esperienza ucraina) alto a sinistra: uno schema divenuto consuetudine nel Lille 2022/23.
Quella di schierare il figlio di George come terzino è stata una delle idee più forti di Fonseca in questo biennio: il calciatore della nazionale statunitense ha attirato le attenzioni della Juventus (certo, con risultanti successivi non esaltanti) principalmente per le qualità atletiche, espresse grazie agli spazi creati dalla prima uscita di Fonseca.

Nel 2023/24, con una squadra abbastanza rinnovata, il pattern è cambiato. Cosa non è mutato, invece, è la necessità di mantenere superiorità in costruzione: ad accompagnare i due centrali difensivi in costruzione era prevalentemente Bentaleb. La costituzione della cosiddetta salida lavolpiana anche, in alcune situazioni, posizionandosi fuori linea - non in mezzo ai due centrali ma al lato di essi, per poter impostare con un angolo di visione migliore - è stata la principale valvola di innesco della manovra nell'Alta Francia.
L’ex centrocampista di Schalke e Tottenham ha vissuto una stagione di totale rilancio grazie alla centralità garantitagli da Fonseca nella manovra del LOSC: la sua stagione è stata macchiata solamente dallo scontro fratricida con il portiere Chevalier nella partita di ritorno contro l’Aston Villa in Conference League. Il gol di Matty Cash ha spento i sogni di gloria europei della formazione francese, a un passo dalla semifinale con l'Olympiacos.
Da questa superiorità numerica cercata in costruzione ne consegue la creazione di una superiorità posizionale che si concretizza nella difficoltà degli avversari nello stabilire se coprire lo spazio in profondità (sempre attaccato dalle corse senza palla di Jonathan David) o se fermare le ricezioni in zona di rifinitura.

A livello tattico molto importante è la figura del trequartista centrale, casella in cui si è affermato in queste due stagioni Angel Gomes. L’ex Manchester United non è propriamente un numero 10 (nell'Inghilterra Under 21 era schierato nei due di centrocampo) ma nei meccanismi di Fonseca aveva il compito di oliare la fase di sviluppo con lo scopo di fornire una soluzione centrale aggiuntiva.
La valorizzazione del ventitreenne di Londra è ulteriore dimostrazione di quanto fosse importante per Fonseca dominare il contesto tattico delle partite, mantenendo il gioco nelle zone centrali del campo. Il Lille, guarda caso, ha usufruito in misura gravemente minore della media della Ligue 1 del cross come arma per l’accesso in area di rigore (50 traversoni in tutto il campionato, solo il Monaco con 46 ha sfruttato meno questa risorsa).
I due esterni offensivi sono lasciati liberi di muoversi a proprio piacimento tra le linee e di giocare assecondando il proprio istinto. L’esplosione di Zhegrova e di Haraldsson in questa stagione - come le ottime prestazioni di Ounas e Cabella in quella precedente - sono la testimonianza più fedele possibile.

Una fase difensiva coraggiosa ma solida
Uno dei motivi di maggiore dileggio nei confronti di Fonseca nell’esperienza romana è stato quello relativo alla fase difensiva. Questo nonostante, a un certo punto, sia venuto a patti con alcune sue convinzioni nel tentativo di proteggere meglio la porta. Nel biennio francese di Fonseca, invece, il suo Lille ha saputo usare diversi registri difensivi: nel 2022/23 cercava maggiormente di pressare frontalmente i propri avversari anche avvalendosi di pressioni uomo contro uomo; nel 2023/24, invece, abbiamo visto un Lille alla ricerca comunque di un baricentro alto ma più focalizzato a difendere e chiudere le linee di passaggio.

A livello numerico, i tackles a partita è sensibilmente diminuito (2,88 contro 3,95, via Wyscout) così come è leggermente aumentato l’indice PPDA (11,04 in questa stagione contro l’8,41 della scorsa stagione, via Wyscout): chiari sintomi di un cambio di atteggiamento, pur restando una squadra tra le prime cinque della Ligue 1 per aggressività in fase di non possesso.
L’atteggiamento più aggressivo del 2022/23 stagione ha raccolto molti dividendi: la squadra si rendeva più pericolosa in transizione, ma allo stesso tempo si esponeva nei momenti in cui quella pressione veniva saltata. Nell'ultima stagione il Lille, grazie a questo atteggiamento più conservativo in fase di non possesso, ha concesso meno tiri e soprattutto di minore qualità (0,12 xG per tiro contro 0,10 xG, via Soccerment) ma allo stesso tempo ha perso l’arma della transizione da palla rubata.
Il cambiamento può essere nato per scelta tattica ma anche, probabilmente, per venire incontro ai diversi interpreti. Il posto di Baleba a centrocampo è stato preso da Bentaleb, un giocatore dalle opposte caratteristiche difensive; il timore che il centrocampo non fosse in grado di reggere duelli uno contro uno è stata una delle principali motivazioni del cambio di paradigma. Di certo ne è emerso un maggior senso di protezione per la difesa che ha reso possibili le ottime stagioni di Tiago Santos e di Yoro, che hanno mostrato di rendere al meglio quando dovevano difendere su campo piccolo e di reparto.
Fonseca merita una chance?
L’epilogo della stagione non ha coronato del tutto l’ottimo lavoro svolto dal tecnico portoghese in queste due stagioni a Lille. Una squadra dall’età media molto giovane ha mostrato il proprio volto ingenuo proprio in alcuni momenti topici, ma non vi è dubbio che questo sia stato il manifesto definitivo del tipo di allenatore che è Paulo Fonseca. Un tecnico molto attento alle necessità dei suoi giocatori senza trascurare, comunque, la trasmissione delle proprie idee di gioco alla squadra.
Questo tipo di lavoro si gioca sempre su un equilibrio molto labile: non può essere sbilanciato troppo né da una parte né dall’altra. Il Lille ha ripreso un nuovo percorso virtuoso che sembrava perduto, poco dopo aver raggiunto il vertice positivo di un'altra parabola. In più, Fonseca ha cambiato l’identità in campo di questa squadra senza abbandonare la mission del suo club.
La separazione ufficiale dal Lille - al suo posto è stato chiamato Bruno Genesio, esonerato dal Rennes nel novembre scorso - è la penultima tessera di un domino che, stando alle fonti più accreditate, si dovrebbe concludere con la firma su un contratto posta a Casa Milan. Con Fonseca il nostro campionato ritroverebbe non solo un ottimo allenatore, ma soprattutto un uomo di grande conoscenza del gioco e di spessore culturale.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














