
Quella della Lazio è colonizzazione sentimentale
L’entropia disorganizzata della Lazio è ciò che rende la gestione Lotito non più sostenibile.
Quelle che i tifosi della Lazio stanno scandendo sono ore frenetiche che mandano in fibrillazione un ambiente già di per sé liminale all’esplosione. Tutto per colpa di una gestione accentratrice, dozzinale, raffazzonata e, soprattutto, votata all’egocentrismo di un personaggio che definire macchiettistico sarebbe sminuire un momento del teatro comico che, da sempre, ha svolto un ruolo fondamentale nell’intrattenimento. Qui, invece, si è dinanzi all’ennesima farsa, una beffa voluta, cercata, realizzata e celebrata. Due addii consecutivi nello spazio di pochi mesi, due allenatori come Sarri e Tudor che decidono, autonomamente, di andarsene rinunciando al proprio contratto. Il motivo? La modalità di gestione della società che non porta assolutamente al miglioramento della stessa ma, anzi, a un deterioramento e logoramento della rosa. Ma non solo. Ciò che si sta spezzando in maniera definitiva è quel legame viscerale che un’intera tifoseria prova per la propria squadra. Lotito, in questo momento, sta definitivamente isolando la squadra dal pubblico. Un’azione folle se non fosse concretamente lucida e i cui fondamenti sono ben nascosti agli occhi di chi ne è all'esterno.
Recidere col machete la passione di Lazio che anima uomini e donne sta divenendo la consuetudine ormai ventennale ma con questa violenza e questa tracotanza non si era ancora, francamente, vista. Eppure in vent’anni di gestione se ne sono viste e sentite di ogni. I media, ormai, sono zuppi della comunicazione lotitiana, dei latinismi, dei pisolini in commissioni politiche, di finti stupori riguardo ciò che accade in squadra. Ricordiamo: la Lazio non ha account dedicati alla squadra femminile che ha conquistato meritoriamente il ritorno in Serie A; la gestione della Primavera è completamente affidata al figlio del Patron che, al di là di qualunque propria capacità, non è un professionista del settore.
Ma veniamo all’oggi: le voci su chi possa essere il prossimo allenatore della Lazio stanno generando stupore e incredulità. Sì perché, stando a varie fonti giornalistiche, i nomi maggiormente accreditati sono quelli di Massimiliano Allegri e, ancora più paradossale, Marco Baroni, ex Lecce e Verona. Nulla da ridire sulla figura umana o professionale dell’allenatore ma il profilo, come si usa dire, non è in alcun modo idoneo alla gestione di una piazza come quella romana. Perché? Semplicemente perché a 61 anni si è raramente distinto in Serie A se non per rocambolesche salvezze ed esoneri sparsi. Usando le parole stesse del patron, si vuole mettere in mano una Ferrari a un uomo che ha sempre solo guidato utilitarie? Sarebbe folle, insensato, irriverente verso la piazza e verso ogni persona che professi fede laziale. Ed è proprio questo, invece, Lotito. Un uomo che trova un insensato piacere nell’umiliare con tracotanza l’amore, seppellendolo di saccenza e arroganza, tutto condito da sfoggio di una presunta cultura del settore.
Un capitolo a parte lo merita il DS Fabiani. Professionista del settore votato all'accondiscendenza del proprio datore di lavoro, l’uomo che sta volendo fortemente Baroni dimenticandosi che ci saranno da affrontare due competizioni, che queste richiedono una gestione esperta a livello tecnico e atletico, pena lo sfacelo assoluto. Come può un DS libero continuare nell’opera del calcio mercato senza una controparte sul campo? Secondo quale logica sta procedendo a sondaggi, acquisti, trattative? La risposta anche qui è facile: la logica del Patron. Senza minimamente interessarsi se il prossimo allenatore giochi a 3, a 4, a 5, col rombo, con possesso palla o ripartenze. Chiunque abbia un minimo di amore per il gioco sa perfettamente che è senza alcun raziocinio tutto ciò. Pura deflagrazione di energia votata al caos e che, inevitabilmente, si rifletterà sul campo.
Compattezza è l’unica strada che l’intero popolo laziale può praticare ora. Non è voltare le spalle a ciò che si ama, ma, in realtà, il gesto supremo d’affetto e passione. Unità verso chi sta riducendo proprio quest’ultima a voce di bilancio marginale. Contestazione durissima, in qualunque modo possibile e da qualunque luogo, è ciò che si deve aspettare in queste ore e nelle prossime se non dovesse mutare il percorso. Sebbene, l’obiettivo supremo verrà raggiunto unicamente quando verranno spezzate le catene di questa oppressione dittatoriale soffocante e asfissiante. Il momento in cui la Lazio verrà liberata da Lotito sarà il momento in cui si potrà tornare a guardare le stelle e, serenamente, tornare a contemplare il futuro con altro spirito.
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