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Pellizzari Giro 2024
, 3 Giugno 2024

Giulio Pellizzari, buona la prima


Del Giro dominato da Tadej Pogacar ricorderemo anche il coraggio di Giulio Pellizzari.

Sul Monte Grappa i tifosi riempiono le strade. È la penultima tappa del Giro, l’ultima di montagna prima della passerella finale di Roma, e in tantissimi sono saliti per assistere al passaggio della corsa. Il popolo del ciclismo è strano, è diverso da quello di ogni altro sport. Sono innamorati, prima che tifosi.

Tutti hanno dei propri beniamini, ma si urla il nome di ognuno di quei pazzi che hanno deciso di fare di questo sport di sacrificio, sudore e sangue la propria vita, prima ancora che il proprio lavoro. E si tifa ancora di più per quei folli che hanno il coraggio di attaccare, di mettersi a prendere il vento in faccia quando mancano ancora tantissimi chilometri, e le speranze di tagliare per primi il traguardo sono minime.

Le ali di folla che si trovano sul Grappa vedono sfilare davanti a loro un ragazzino in bici. Se non fosse per la velocità con cui scala pendenze a doppia cifra e l’abbigliamento che indossa, si potrebbe pure credere sia un under 23 che prova il percorso dei professionisti e tenta di misurarsi con loro. Il più giovane di questo Giro, il meno esperto tra tutti i partenti, ha ancora il volto marcato dall’acne e un sorriso di chi sta scoprendo per la prima volta qualcosa di bellissimo.

Ha attaccato e ora è solo, accompagnato da migliaia di tifosi e con la montagna sotto le ruote, come gli altri grandi scalatori hanno fatto prima di lui. Giulio Pellizzari non ha neanche ventuno anni, è del 2003, e per lui questo non è stato un Giro semplice.

Ci ha provato fin dalla prima tappa, quando sul muro di San Vito ha cercato di seguire il grande fenomeno di questa generazione, Tadej Pogacar, prima di andare fuori giri. C’è una foto di qualche anno fa che è diventata famosa negli ultimi giorni. Ritrae un giovanissimo Pellizzari, che ha 15 anni, a fianco di un Pogacar di 20 anni alla partenza della Strade Bianche 2019. Chissà se quel ragazzo di Camerino immaginasse che si sarebbe ritrovato sulla ruota del suo idolo alla prima tappa del Giro, e di vivere ancora tante altre emozioni prima del traguardo finale di Roma.

https://twitter.com/vitasportivait/status/1792959124516598029

Quell’exploit al primo giorno promette bene per Pellizzari, ma una corsa di tre settimane presenta tante insidie. Bisogna stare attenti a ogni curva per non finire a terra. Bisogna aiutare i compagni, cercare la fuga. Bisogna arrivare sempre al traguardo. Bisogna, soprattutto, imparare a gestirsi con il recupero quando gli sforzi si accumulano, giorno dopo giorno. All’esordio è facile sprecare energie e poi pentirsene negli ultimi giorni. La faccenda si fa ancora più complicata se ci si ammala.

A Pellizzari succede nella prima settimana. Sintomi influenzali e febbre lo mettono in difficoltà anche quando si va in pianura, ed è costretto a giostrarsi tra le scie delle ammiraglie, lottare nelle retrovie della corsa per arrivare al traguardo. A Gironimo, il podcast curato da Bidon e Alvento, aveva raccontato di aver pensato di abbandonare. La sera della decima tappa stava per lasciare, ma una telefonata a Max Gentili, ex professionista, suo primo direttore sportivo e mentore, lo ha convinto a rimanere in gara. Per guarire ha dovuto prendere anche degli antibiotici. Una cura che forse non è consigliata, ma che gli ha permesso di rimettersi in salute.

Nella tappa regina del Giro, la Manerba del Garda – Livigno che chiude la seconda settimana, torniamo a rivederlo davanti. È nella fuga di giornata che verrà ripresa dalla UAE, prima dello scatto di Tadej Pogacar che spegne le ambizioni di Nairo Quintana. Ma è nella frazione successiva, dopo il giorno di recupero, che sforna la sua prima grande prestazione per cui lo ricorderemo.

La quindicesima tappa, da Manerba del Garda a Livigno.

La mattina di martedì 21 maggio alla partenza di Livigno fa un freddo cane. Gli organizzatori hanno già deciso di modificare il percorso, evitando un Umbrailpass impercorribile per la neve. Vorrebbero far partire i ciclisti dalla città valtellinese per fare una sfilata prima di fermarsi e salire sui bus. RCS vuole onorare Livigno, ma per i corridori ha giustamente poco senso prendere freddo, pioggia e nevischio prima di fermarsi. Si rifiutano, la partenza viene spostata a Laas e il percorso è accorciato a 118 km.

Viene dato il via nel pomeriggio, ma la fuga fatica ad andare. Ci provano in diversi, alla viene viene via un gruppetto ma, un po’ a sorpresa, dietro è la Movistar a lavorare. La squadra spagnola fa il ritmo in gruppo, forse vuole provare con il capitano, Einer Rubio. Alla fine è Pelayo Sanchez ad attaccare, ma poi viene ripreso e tira per il suo leader. La confusione la fa da padrone. Davanti rimane il solo Julian Alaphilippe, il più combattivo di questo Giro, finché da dietro non partono in tre: Ewan Costiou, Christian Scaroni e Giulio Pellizzari. Si riportano sul due volte campione del mondo, ma il gruppo, guidato ora dalla UAE, tiene sotto controllo i battistrada.

Le speranze di farcela sono molto poche, ma sulle pendenze a doppia cifra del Monte Pana Pellizzari saluta la compagnia di Costiou e si invola verso il traguardo. Non si alza spesso sui pedali, procede agile con la bocca un po’ aperta. Mancano 1300 metri e ha una ventina di secondi di vantaggio sul gruppo, quando la maglia rosa vestita da Pogacar decide di partire all'inseguimento.

Forse lo informano dalla radiolina, ma il marchigiano della Bardiani non vuole arrendersi. Ci dà anche un po’ di spalle, cerca di spingere la bici con tutte le energie che ha. Sotto la fiamma rossa Pogacar lo ha nel mirino. Con una facilità disarmante, con quella sprezzatura con cui ha ingoiato ogni avversario, il fenomeno sloveno supera Pellizzari e vince la tappa. Il camerte ha la forza per non abbattersi e battere Daniel Martinez nella volata per il secondo posto.

Dopo l’arrivo c’è una delle scene più romantiche di questo Giro. Pogacar sta facendo defaticamento quando Pellizzari gli si avvicina. Il fratello gli aveva chiesto di farsi regalare gli occhiali dallo sloveno. Pogacar fa di più: si leva la maglia rosa e gliela dona. Una volta uscito dal tendone, Pellizzari scoppia a piangere. Immaginate di guardare il proprio idolo sulla televisione, e qualche anno dopo siete lì a combattere con lui.

Il giorno dopo il marchigiano è di nuovo in fuga. Al traguardo arriverà 41esimo, ma riesce a conquistare la Cima Coppi di questo Giro, sul Passo Sella. L’ultima tappa di alta montagna è quella di sabato 25, e prevede la doppia scalata del Monte Grappa prima dell’arrivo, dopo una lunga discesa, a Bassano del Grappa. Nella prima scalata Pellizzari attacca ancora una volta, e passa per primo sul GPM di prima categoria. Con quei 40 punti è sicuro che indosserà la maglia azzurra nella tappa romana. Chiuderà secondo nella classifica dei migliori scalatori, il primo ha già la rosa da indossare.

Il giovanissimo scalatore potrebbe fermarsi e farsi riprendere dal gruppo. Sarebbe già una giornata da ricordare. Ma abbiamo capito che non è fatto così. Nella discesa si lancia con Sanchez e Tonelli, suo compagno di squadra. L’esperto corridore della Bardiani aiuta il più giovane nel primo tratto in salita. E poi Pellizzari attacca, lasciando sul posto un ottimo ciclista come Pelayo Sanchez. A soli 20 anni è solo a prendere gli applausi (bellissimi), le pacche (meno belle), gli incitamenti di tutto il popolo del ciclismo. Quando si alza sui pedali, mentre procede agile sulle dure pendenze del Grappa, assomiglia tanto a quello scalatore che noi italiani stavamo aspettando.

La festa dura per metà salita, perché dal gruppo Pogacar scatta e, ça va sans dire, si riporta su di lui. Quando raggiunge Pellizzari, lo guarda e lo incita. Vieni e seguimi, sembra dirgli. Lo sloveno ha sempre ammesso di apprezzare i ciclisti a cui non manca il coraggio. Ha lodato Steinhauser per la vittoria nella 17esima tappa, mentre ha rimproverato Quintana perché non attaccava di più contro Froome. E si vede che adora questo ragazzino italiano che cerca di metterlo in difficoltà.

Vorremmo quasi raccontare che Pellizzari ci è riuscito. Si è messo alla ruota di Pogacar, e poi ha tagliato il traguardo per primo, raccogliendo il testimone dal fenomeno. In realtà non ce l’ha fatta, ma è rimasto nel gruppo dei migliori e ha comunque fatto quinto. Il giorno dopo, a Roma, a sorridere in maglia azzurra c’era lui. Ci sarebbe ancora tanto da dire, su questo ragazzo e sul suo futuro. L’Italia potrebbe aver trovato ben tre corridori da corse a tappe in questo Giro: oltre al ventenne marchigiano hanno brillato Antonio Tiberi, vincitore della maglia bianca, e Davide Piganzoli, talentino della Polti Kometa e 13esimo in generale.

Le cose da dire sarebbero tante, ma ne racconteremo una sola. Dopo la fine del Giro, Pellizzari ha saltato le interviste e da Roma è tornato subito a Camerino. C’era la Festa di San Venanzio, patrono della città, e non voleva perdersi la serata conclusiva con gli amici di una vita. Più che i watt in salita, le salite conquistate o i piazzamenti raggiunti, è questa genuinità da ragazzo di provincia che ci fa apprezzare Giulio Pellizzari.


  • Nato nel 2003 a Macerata, segue con passione l'NBA, l'NFL e il calcio, ma i suoi primi amori sono il ciclismo, i giornali cartacei e ogni storia che merita di essere raccontata. Nel tempo libero studia Economia e commercio.

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