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Jonathan Milan
, 31 Maggio 2024

Non è facile essere la bicicletta di Jonathan Milan


Il Giro di Jonathan Milan in cinque volate

Poco dopo che Jonathan Milan è transitato sulla linea bianca del traguardo di Cento (RA) durante la
tredicesima tappa, è cominciato a circolare sui social un fotomontaggio che lo ritraeva sovrapposto
all’elemento iconografico più famoso del Rinascimento: l’uomo vitruviano di Leonardo. Milan ha
dominato quella volata, vincendo con quasi una bicicletta di vantaggio la terza vittoria a questo Giro
d’Italia: ha avuto il tempo di alzarsi dal manubrio, con il busto eretto, le gambe e le ginocchia strette
sui pedali a tenere in equilibrio la bicicletta e allargare la braccia.

Questa figura è stata sovrapposta all’uomo vitruviano le cui proporzioni perfette sono ricalcate da Milan, precisa sintesi, anello che unisce il mondo ultraterreno dove corre in questa edizione Tadej Pogacar a quello mortale, dove si trovano tutti gli altri atleti, dalla seconda posizione in poi. Se non fosse che quest’anno sulle strade del Giro c’era Pogacar, Jonathan Milan sarebbe stato per distacco il miglior ciclista della corsa insieme a Tim Merlier, capace di vincere tre tappe, quasi tutte quelle a disposizione per i velocisti – le altre tre le ha vinte Merlier – di dominare la classifica della maglia ciclamino, di leader della classifica a punti e di vincere per la seconda volta di fila questa speciale classifica: l’ultimo a riuscirci era stato Giacomo Nizzolo nel biennio 2015-2016.

Lo scorso anno, però, aveva vinto alla fine solo una tappa, la seconda da Teramo a San Salvo e poi collezionato tanti piazzamenti ma non riuscendo più a ripetersi. Niente male per un ragazzo del 2000 che si sta affermando come uno dei velocisti più forti di questi anni. Quest’anno invece ha dominato le volate, vincendone tre e arrivando secondo nelle altre tre, facendo affidamento da un lato a una potenza fisica straordinaria, dall’altro in alcuni casi, anche a un’intelligenza tattica, elemento che sembra avergli fatto fare il salto di qualità quest’anno. Tutte le volate che ha vinto e anche quelle in cui si è semplicemente piazzato, Milan si è comportato di volta in volta in modo diverso e differente è stata dunque l’abilità messa in mostra per ottenere il risultato, a volte chiudendo in modo brillante la volata a volte rimediando in corsa a un errore. Nelle volate di questa edizione abbiamo ammirato tante sfumature diverse di Jonathan Milan, che ci fanno ben sperare.

Prima volata

La prima volata vincente per Milan arriva il 7 maggio durante la quarta tappa: 190 chilometri da Acqui Terme ad Andora. Un percorso speciale perché negli ultimi 60 chilometri la corsa percorre la stessa riviera della Milano Sanremo, con il passaggio da Savona e poi da Capo Mele 4 chilometri prima del traguardo finale ad Andora. Il peloton arriva compatto nel tratto finale e pochi metri prima dello scollinamento su Capo Mele, è Filippo Ganna (Ineos) ad anticipare l’azione d’attacco da elegante finisseur in cui si sta trasformando negli ultimi tempi. Ganna tiene il gruppo a distanza, il distacco rimane costante sui cinque secondi fino a circa 1 chilometri dal traguardo quando viene riassorbito grazie all’intenso lavoro di Simone Consonni - l’ultimo uomo per Milan del treno Lidl Trek e membro insieme a Jonathan Milan e Ganna del quartetto oro olimpico nell’inseguimento a squadre su pista di Tokyo.

Jonathan Milan, Simone Consonni, Filippo Ganna e Francesco Lamon a Tokyo 2020

Consonni, con a ruota il friulano, passa Ganna sulla destra già dentro l’ultimo chilometro. A trecento metri dalla linea bianca, Consonni si sposta per lasciar strada alla potenza di Milan che negli ultimi metri, prima sprinta lungo la transenna di destra contro la maglia ciclamino Tim Merlier e poi resiste al ritorno di Kaden Groves (Alpecin), vincendo nettamente. Il gesto atletico di Milan in queste poche centinaia di metri descrive bene la sua natura di velocista: nei quindici secondi in cui percorre gli ultimi 150 metri, nel momento di massimo sforzo, sprigiona una potenza di 1940 watt (la potenza esercitata sui pedali in un determinato lasso di tempo). Una potenza che è quasi una forma di violenza. Quel suo modo di ciondolare la testa a destra e a sinistra lo fa assomigliare a uno di quei pupazzetti che si trovano a volte sul cruscotto delle automobili con il corpo fisso e la testa basculante. Mentre pensi questa cosa, ti chiedi come sia possibile che la sua bicicletta non si smonti, sotto il peso e la forza che ci imprime per volare verso il traguardo. Non è facile essere la bicicletta di Jonathan Milan.

Seconda volata

La seconda vittoria arriva il 15 maggio al termine dell’undicesima tappa, 207 chilometri da Foiano Val Foltore a Francavilla al Mare. Qui Milan usa invece una certa astuzia tattica, nel momento in cui il treno Lidl Trek non riesce a comandare il gruppo dello sprint. Nel caotico finale, condizionato anche da una caduta a 500 metri dal finale, Milan rimane coperto nelle retrovie e a ruota del solito Consonni fino a 150 metri. Poi si accoda al treno della Quickstep Deceunick che si sta muovendo lungo la parte destra della carreggiata, proprio a ruota del rivale Tim Merlier per sfruttarne le scia. Proprio nel momento in cui Tim Merlier si sposta verso la transenna a destra, Merlier lo segue ancora, rimanendo dunque riparato dal vento fino a 100 metri dal traguardo, mentre Merlier è già alla massima potenza da 50 metri. A quel punto Jonathan Milan esce allo scoperto al centro della strada e brucia Merlier in pochi metri. In questa volata, il toro di Buja, insieme alla solita violenza sui pedali, usa una buona dose di astuzia tattica, aspetto che gli era mancato per esempio nella prima volata della terza tappa del Giro, da Novara a Fossano, quando è rimasto esposto “al vento” troppo a lungo e nella volata non è riuscito a compensare il gap con la sola forza.

Terza volata

Per la terza vittoria Milan deve attendere solo due giorni, quando la corsa arriva in riviera romagnola con la più classica delle tappe per velocisti: 179 chilometri piattissimi da Cento a Riccione. Il terzo sigillo arriva in un modo ancora diverso dai primi due: qui Milan mette il punto esclamativo sulla precisa strategia elaborata dalla Lidl Trek. A meno di tre chilometri dal traguardo, la squadra giallo rosso blu prende il comando delle operazioni ereditando il testimone dalla Quickstep. Sulla sinistra Milan è protetto da ben quattro uomini, Hoole, Teuns, Stuyven e il solito Consonni. Come un ingranaggio appena oliato, gli uomini della Lidl tirano a uno a uno per poi spostarsi a fine lavoro: a meno di 400 metri è il turno dell’ultimo uomo, Consonni che pilota Jonathan Milan verso il traguardo, mentre dietro il gruppo è sfilacciato: il forcing della Lidl è stato troppo forte per opporre resistenza. L’ultimo e unico a provarci è Fernando Gaviria (Movistar) che a 300 metri prova ad anticipare l’azione, ma non può nulla nel momento in cui parte Milan a 150 metri che lo affianca, lo passa e vince la volata quasi per distacco. È qui che ha addirittura il tempo di alzarsi per mettersi nella posa immortalata per sempre da Leonardo nel 1508.

Quarta volata

Partecipare e vincere una volata è sempre una combinazione di alcuni elementi e circostanze: la prestanza fisica, prima di tutto, l’acume tattico fondamentale per compensare la carenza della prima, un treno costruito con intelligenza, una certa dose di fortuna – nei convulsi momenti degli ultimi mille metri, in cui il gruppo di velocisti arriva a toccare picchi di 70 km/h e dove si fa a spallate per posizionarsi al meglio. Jonathan Milan sta migliorando anno dopo anno: soprattutto sta curando e sviluppando l’intelligenza tattica, aspetto di cui ancora è un po’ carente ma che al momento compensa con la fisicità. È ancora giovane ma i progressi fatti in questi due anni sono importanti ed evidenti: e i risultati gli stanno dando ragione: Milan a oggi ha ottenuto lo stesso numero di vittorie dello scorso anno e nelle due volate del Giro in cui non ha vinto, ha ottenuto un piazzamento.

In questi giorni ha gestito le volate a volte facendo valere il fisico, in altre l’intelligenza e in altre ancora è mancato proprio in quest’ultima. Perfetta sintesi del Milan odierno è stata la quinta volata del Giro durante la diciottesima tappa, 158 chilometri da Fiera di Primiero a Padova. Qui Milan pecca di inesperienza non riuscendo a prendere le due curve finali (la prima a sinistra a 900 metri e la seconda a destra a 500) nelle prime posizioni e rimanendo imbottigliato nel traffico delle retrovie, nonostante il solito, egregio lavoro. Consonni si accorge, appena usciti dalla prima curva, che Jonathan Milan è rimasto indietro e cerca di richiamarlo, prima con urlaccio per avvertire Stuyven davanti a lui che Milan non è alla sua ruota e poi con la radiolina.

Quando Stuyven, che è a testa bassa, si rende conto, rallenta e si crea un’impasse ai 200 mt di cui approfitta Alberto Dainese (Tudor) sulla sinistra. Alla fine sul traguardo si avventano Tim Merlier, Kaden Groves e Jonathan Milan apparso dal nulla al centro della carreggiata quando fino a 300 metri prima era chiuso in dodicesima posizione: vince Merlier di un soffio su Milan. Se ci fossero stati 10 metri in più avrebbe vinto la maglia ciclamino, ma questa volta deve accontentarsi della seconda posizione e della consapevolezza che i margini di miglioramento sono ancora molto ampi e in prospettiva può ergersi stabilmente tra i migliori velocisti di questi anni.

La caotica volata finale della diciottesima tappa

Quinta volata

All’ultima tappa con arrivo a Roma di domenica scorsa, Milan era il favorito principale per la vittoria finale, tuttavia, ancora una volta, lo svolgimento della corsa ha portato Milan su un’altra strada. Il friulano si è presentato all’ultima tappa con una fiammante bici color ciclamino metallizzato e il sorriso smagliante. Dopo la foto di rito con i compagni di squadra nei primi chilometri della tappa, la corsa si svolge senza colpi di scena fino a circa 9 chilometri dalla fine, quando le telecamere sorprendono Jonathan Milan a bordo strada, in fianco alle transenne mentre tiene la bici con una mano e guarda indietro, cercando di scorgere l’ammiraglia Lidl, che però non si vede.

Quando compare, un meccanico scende al volo con la bici di ricambio ma quando Milan riparte, il distacco dal gruppo ormai lanciato verso il traguardo è di un minuto. Tuttavia, Milan riesce a raggiungere la coda del peloton a 3 chilometri con uno sforzo importante. A 2 chilometri addirittura è la Trek a comandare il gruppo con i soliti tre davanti a Milan. Tuttavia, nel momento decisivo della volata, quando a 300 metri Merlier anticipa l’attacco, a Jonathan Milan mancano le gambe in modo evidente, prova a rimanere attaccato al belga ma il lungo inseguimento paga dazio e Milan arriva sul traguardo con la bocca aperta e senza energie.

Pareggia così i conti con Merlier: tre vittorie a testa in questo Giro, anche se Jonathan Milan porta a casa anche tre secondi posti e la maglia ciclamino che può festeggiare sul palco durante la premiazione, nonostante faccia scivolare goffamente la bottiglia di spumante Astoria: Roma non è proprio la sua città fortunata: il futuro è tutto suo, appuntamento a luglio per le Olimpiadi e al prossimo Giro e chissà che non lo vedremo presto anche al Tour per l’assalto alla maglia verde.


  • Chiara Finulli, milanese, classe 1992. Nutro una passione smodata per Tadej Pogačar e per il calcio in ogni sua forma: ogni volta che posso sono allo stadio o sulle strade di qualche corsa. Nel tempo libero lavoro sommersa tra i libri in una casa editrice.

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