
La rivincita del Barcellona femminile
Bonmatí e Putellas regalano alle blaugrana al terza Champions League.
Nella cornice di un San Mamès con oltre cinquantamila spettatori va in scena la finale di Women’s Champions League tra Barcellona e Lione. Le due squadre migliori d’Europa si affrontano sul palco più prestigioso. Da una parte il Barcellona deve riconfermarsi campione e vincere per la terza volta la coppa più importante, battendo l’unico avversario che le manca; dall’altra il Lione vuole dimostrare di essere ancora la squadra da battere, conquistando la nona Champions della sua storia.
Il Barcellona arriva a questa finale leggermente favorito, l’aura di invincibilità che circonda le blaugrana è imponente ed è difficile anche solo immaginare che possano perdere una partita. L’entusiasmo dei tifosi è stato incredibile, al punto da invadere le strade di Bilbao con magliette delle giocatrici, mettendo subito nero su bianco che sarebbe stata una partita in casa per le giocatrici del Barça. Come riporta la giornalista di The Athletic Laia Cervelló Herrero, erano arrivati da Barcellona più di quarantamila tifosi. D’altro canto, il Lione in questo tipo di partite si esalta facendo pesare il proprio nome, la propria storia, con otto Champions League vinte – 6 negli ultimi 8 anni – e, soprattutto, l’aver sempre vinto contro il Barcellona, con l’ultimo incontro datato proprio a una finale di Champions, giocata a Torino nel 2022 e vinta dalle francesi per 3-1.
La partita è fin da subito molto intensa: i ritmi sono alti e il Lione prova immediatamente a soffocare il Barcellona e, infatti, commette subito fallo dopo pochi secondi di gioco ai danni di Paredes. Un fallo magari inutile ma con l’intenzione di tirare una linea e incutere una certa sudditanza psicologica nella mente delle giocatrici del Barça, nel tentativo di risvegliare i fantasmi di Torino. Il Lione continua a essere aggressivo e ha subito una grande opportunità con Cascarino, chiusa prontamente da Bronze. Passa il tempo e il Barcellona prende ritmo, il controllo del pallone e del campo. La squadra di Giráldez prova a giocare come sa, ma Bompastor ha organizzato bene la struttura difensiva del Lione in modo da ridurre al minimo il tempo e le opportunità di gioco alle giocatrici del Barcellona.
Anche le blaugrana hanno strutturato un sistema di marcature preventive, annichilendo le ripartenze della squadra di Bompastor, che punta sulla tecnica e velocità delle due ali – Cascarino e Diani – per fare male al Barça. Per tutto il primo tempo nessuna delle due squadre vuole far saltare il primo pedone dalla scacchiera e prendersi dei rischi rispetto alla strategia di partenza. Entrambe giocano a viso aperto, lasciando spazi dietro ma, appena perdono palla, le giocatrici sono brave a chiudere gli spazi e neutralizzare eventuali contropiedi.
Il Lione, in fase di non possesso, si compatta con un 4-4-1-1 coprendo il centro e spostando il gioco sui lati: le linee dei reparti sono molto strette e non c’è spazio per Bonmatí e compagne di inserirsi o dialogare tra di loro, perché il Lione sembra, in fase difensiva, eseguire un copione ben preciso al fine di annullare la fase offensiva blaugrana. Paralluelo soffre in questo tipo di partite, lei è una giocatrice che si esprime al meglio quando può attaccare in profondità, ma la mancanza di spazio e lo scontro con Gilles e Renard, insieme alle corse di Carpenter, le stanno levando il respiro. Le francesi danno l’impressione di avere controllo della partita, e hanno l’esperienza per portare la situazione a loro favore, mentre per il Barcellona ogni minuto che passa fa aumentare l’ansia di segnare in qualche modo e le tante giocatrici che porta in avanti non sembrano bastare per trovare il gol. Lo stress si accumula e potrebbe scoppiare tutto da un momento all’altro.
Nel secondo tempo il Barcellona alza i giri del motore, aumentando l’intensità e la velocità degli scambi conquistando sempre più campo, fluidificando i classici meccanismi che fino a quel momento sembravano essere stati arrugginiti dalla capacità del Lione di eliminare gli spazi in mezzo al campo. Il Lione inizia a concedere qualcosa, specialmente sulla fascia destra, ed è lì che le calciatrici del Barça concentrano la loro potenza di fuoco. Proprio costruendo sulla fascia sinistra, il Barcellona trova il primo gol. È il 62’ e il Barça si trova sulla trequarti sinistra, il Lione sembra aver la situazione sotto controllo.
Mariona riceve palla circondata da tre o quattro giocatrici in maglia bianca, Rolfö sulla sinistra non è servibile e, come per magia, la numero nove catalana non può neanche più tornare indietro da Guijarro, schermata da Horan. È ingabbiata. Mariona, quindi, attinge alla propria memoria muscolare e cerca una connessione che non può essere pensata ma solo eseguita, come fosse un automatismo, lo fa e basta, a prescindere dal contesto, sa che funzionerà perché lo ha già fatto, migliaia di volte. Bonmatí è vicina, ma impossibile da servire con un passaggio normale, Mariona, con un mezzo scavetto, mette la palla in una zolla di campo dove non c’è nessuna e in cui sembra impossibile da raggiungere per Bonmatí ma, il fatto di aver alzato leggermente la palla, dà la possibilità alla numero 14 di girare intorno all’avversaria, prendere velocità e conquistare la palla.
Così Bonmatí si butta in un corridoio strettissimo che si è formato dal nulla, prende sempre più velocità e si trova davanti a Gilles, che è più statica della spagnola e deve stare attenta a non commettere fallo da rigore. Bonmatí, con un cambio di direzione, evita il contrasto con la centrale canadese. Le si apre così una possibilità di tiro, anche se la finestra è molto stretta. La palla, però, le rimane sul sinistro (piede debole) ma Bonmatí ci prova ugualmente, tirando di piatto sinistro. Gilles tenta una scivolata disperata e tocca la palla quel tanto che basta per mandare fuori causa la portiera Endler. Il Barcellona passa in vantaggio, il San Mamès è una bolgia.
Dopo il vantaggio di Bonmatí salta lo scacchiere e, progressivamente, iniziano a saltare schemi e marcature. Il Lione si riversa in attacco spingendo con forza per cercare il gol del pareggio. Giráldez decide di coprirsi a sinistra e leva Rolfö per Batlle, riequilibrando il lato più sbilanciato del Barça. La partita si incattivisce e diventa più fisica, Renard viene ammonita per un entrata troppo irruente su Hansen, segno del nervosismo crescente. Il Barcellona ha imparato a giocare con il tempo – specie dopo l’esperienza in semifinale con il Chelsea – e ogni interruzione diventa più importante di un’occasione da gol per le blaugrana. Le lancette corrono.
All’80’ entra Hegerberg, rimasta fuori per un infortunio muscolare che l’ha tenuta fuori per due mesi, ed è proprio lei, all’87’, ad avere sulla testa la palla dell’1-1 dopo essersi staccata magistralmente dalla marcatura di Engen, ma non trova lo specchio. Al 91’ arriva il momento che tutto lo stadio aspettava: entra Alexia Putellas: la numero 11, due volte pallone d’oro, entra per raffreddare la partita, la sua esperienza e tecnica devono aiutare il Barça a congelare il risultato. Invece, Alexia la infiamma ancora di più.
Al 94’, dopo l’ennesimo pallone in profondità per Hegerberg del Lione, il Barça recupera palla con Paredes e riparte con Putellas. Il Barcellona vede lo spazio e non può non sfruttarlo: è nel suo DNA attaccare. La palla arriva a Pina che serve Batlle salita dalla difesa per l’ultimo attacco. La 22 perde la sfera ma Pina è lì vicino e la raccoglie di nuovo. Anche lei, con un mezzo scavetto, ridà la palla a Batlle che si guarda intorno ma chiude il triangolo con Pina. La numero 6, in area di rigore davanti a Carpenter, controlla e scarica dietro per Putellas che arriva e, con tutta la forza che ha nella sua gamba sinistra, di prima intenzione, mette la palla sotto la traversa. Al gol di Alexia cade giù lo stadio, con la giocatrice che esulta levandosi la maglia e inchinandosi sotto la curva.
Il Barcellona ha vinto la sua terza Champions e non c’era un modo migliore di farlo se non così: contro l’unica squadra che le era rimasta da battere e con i gol di Aitana Bonmatí e Alexia Putellas, le più rappresentative del club.
Il Barcellona ha vendicato la fatidica finale di Torino del 2022, persa proprio contro il Lione. Dal 2021 a oggi il Barcellona ha giocato tutte le finali di Champions, vincendone tre. Il Lione, con 8 Champions, rimane ancora la squadra con la storia più importante in questa competizione, ma qualcosa sta cambiando e il Barcellona, stagione dopo stagione, sembra imporsi sempre di più, senza lasciare nulla alle altre. Come colmare, quindi, il gap tra il Lione e le altre squadre con il Barcellona? “Ci concentreremo su di noi, lavoreremo ancora più duramente, torneremo”, ha risposto Horan a fine partita. La voglia di vittoria del Lione non è stata certo cancellata da questa finale ma, al contrario, l’ha incrementata: “la mentalità del Lione non cambierà, né domani, né in futuro”, ha dichiarato la capitana Renard, il giorno prima della finale.
Entrambe le squadre cambieranno guida tecnica dopo questa stagione: Bompastor sembra diretta sulla panchina del Chelsea a raccogliere l’eredità di Hayes e provare a centrare l’obiettivo Champions con le Blues, Giráldez vola in America al Washington Spirit. Questi cambi potrebbero spostare gli equilibri all’interno del calcio europeo, ma questa finale di Champions League ha consolidato una rivalità che potrebbe fare gioco alla crescita di visibilità del calcio femminile: Barcellona – Lione diventa così un classico del calcio di alto livello. Queste squadre, con le loro campionesse, continueranno a darsi battaglia sui palcoscenici più importanti e ci faranno ancora divertire per molto tempo.
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