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, 25 Maggio 2024

5 giocatori da seguire al Roland Garros 2024


Un viaggio tra nomi esotici, terraioli e idoli di casa.

Se è vero che la terra s’infila ovunque, ritagliandosi qualche apparizione sporadica nelle pieghe del calendario, è anche vero che la primavera è il trionfo del rosso, il suo periodo d’elezione nel sovrapporsi tra stagioni climatiche e tennistiche. E nelle due settimane dello Slam parigino, a cavallo tra maggio e giugno, questi vituperati campi che oscillano tra fango e polvere, graditi ai lottatori brutali e invisi a chi è baciato dal talento e dalla bellezza dei gesti, toccano anch’essi una vetta di nobiltà e di poesia.

Quest’anno, più del solito, ci arriviamo a fari spenti e forse un po’ scarichi. Non sappiamo come si collochi il maggio 2024 nella classifica delle precipitazioni – se detenesse qualche record ce l’avrebbero detto – ma di certo ha molti punti in comune con un novembre qualunque. Piove sempre, l’aria fredda e umida nasconde l’estate in arrivo: allo stesso modo il Roland Garros nasconde le sue stelle.

Gli strascichi dell’ecatombe madrilena stendono la propria ombra sui protagonisti più attesi: Sinner, Alcaraz e Medvedev ci saranno ma le loro condizioni lasciano molti dubbi. Nadal farà di tutto per salutare in modo adeguato: lo stato di forma mostrato in queste settimane non autorizza grandi speranze in match al meglio dei cinque, ma siamo pronti a emozionarci e a levarci il cappello di fronte al suo ultimo tango a Parigi.

https://twitter.com/rolandgarros/status/1793996499023777904

Nemmeno Nole ride più di tanto: in passato le sue rare sconfitte parevano concessioni quasi volute, tappe di un percorso fisiologico verso la forma ottimale, ma ultimamente si è vista qualche crepa in più. È sempre difficile interpretare i suoi segnali di debolezza, spesso false piste o addirittura strategie, ma l’impressione adesso è che qualche dubbio si stia insinuando persino nella sua mente: ha introdotto Ginevra per trovare condizione e forse per racimolare qualche punto, ma la disfatta contro Machac al penultimo atto – dopo aver vinto 6-0 il secondo set – non rassicura per niente.

A Roma alla fine l’ha spuntata il grande redivivo Zverev in mezzo ai semifinalisti inattesi Jarry, Paul e Tabilo: è lui il big più in forma – mai vincitore Slam – ma conosciamo bene le insidie che si nascondono dopo una grande vittoria; d’altra parte anche Rublev è caduto male al Foro Italico, con lo scettro di Madrid ancora in mano.

Dunque questo Roland-Garros è più aperto che mai: ogni previsione è azzardata e perfino una conferma sarebbe sorprendente, quindi non ne usciamo; o saremo sorpresi da una sorpresa o saremo sorpresi da una non sorpresa: perché nonostante tutto, vedere Djokovic o più che mai Nadal con la coppa sarebbe strano allo stato attuale.

Il destino ironico ha voluto segnare questo possibile cambio epocale con un paio di partite da non perdere al primo turno: la sfida tra Reafa (non è un refuso) e Zverev non ha bisogno di presentazioni, non tanto perché Sasha abbia una grandissima possibilità di succedere all’iberico, quanto soprattutto perché rappresenta una riedizione del match drammatico e crudele di due anni fa, quando una grave distorsione ha interrotto la semifinale tra i due, con il tedesco sotto di un set ma forse pronto a spodestare un Nadal ancora sano; un episodio triste che è sembrato rimandare a tempo indeterminato la consacrazione di Zverev. Wawrinka – Murray, invece, è un tributo eccezionale alla storia di un’epoca che sta finendo e che nostro malgrado dobbiamo salutare, perché davvero pronti non lo saremo mai.

Sappiamo benissimo che in uno scenario del genere s’inserirà probabilmente il Casper Ruud di turno – seriamente tra i favoriti, ma seguendo la tradizione dei nomi di nicchia, abbiamo voluto estremizzare le nostre posizioni in ossequio a questa situazione instabile e piovosa: alcuni, quindi, li andremo a pescare direttamente dalle qualificazioni, altri giù di lì, perché il tennis a volte regala sogni e storie inattese e il momento pare opportuno. Eccoli, in rigoroso ordine di improbabilità. (A cura di Nicola Balossi)

Shintaro Mochizuki

Non prendiamoci in giro: la libido vocandi è fondamentale. Se c’è chi ha cominciato a seguire il primo Sinner soltanto per il nome da poeta maledetto, è anche plausibile che qualcuno abbia messo nel mirino anni fa questo ragazzo dotato di un appellativo così squisitamente giapponese; era meno che minorenne, Shintaro, ma suonava già come un vecchio samurai, un campione del sumo, un supereroe dei fumetti.

Dietro un nome così non poteva che esserci un guerriero potente e venerabile, perciò non stupisce più di tanto che sia stato in grado di sollevare il titolo juniores di Wimbledon, primo giapponese a farlo. Correva l’anno 2019 – per molti infausto, è giusto dirlo – e il sedicenne Mochizuki si impose sul diciottenne Carlos Gimeno Valero in maniera tutt’altro che wimbledoniana: debole al servizio e non troppo violento nei colpi, è riuscito a supplire con rapidità, profondità e regolarità, soprattutto in risposta.

Shintaro quell’anno sarà numero uno dei giovani, ma diventare grande non è facile, anche perché la combinazione di statura e servizio non aiuta. Nell’aprile 2023, sotto la guida di Davide Sanguinetti, arriva il titolo al Challenger di Barletta (terra rossa) ma per la prima vittoria in un main draw ATP c’è ancora da attendere.

A Tokyo sceglie di rivelarsi al mondo: profeta in patria come pochi altri sanno fare. Elimina Etcheverry al primo turno e poi si trova al cospetto della testa di serie numero uno, Taylor Fritz. Il primo set è un bagel che lascia poche speranze, ma poi il nostro samurai, sospinto dall’energia del pubblico, lotta come un leone e ribalta una partita che pareva impossibile, vincendola al tie break. Poi si conquista la semifinale ai danni di Popyrin e cade in finale di fronte a Karatsev

Mochizuki adesso ha vent’anni e si è guadagnato un posto in tabellone a Parigi. La sorte gli ha messo di fronte Hubert Hurkacz, una montagna piuttosto impervia, visto anche il suo discreto adattamento alla terra, di base non amatissima. Ma uno che si chiama Shintaro Mochizuki non teme nessuno, e noi ci facciamo contagiare dal suo coraggio nell’inserirlo in questa lista. (A cura di Nicola Balossi)

Giovanni Mpetshi Perricard

Se fino alla scorsa stagione tutto il futuro del tennis francese sembrava riposto nelle mani dei due classe 2004 Arthur Fils e Luca Van Assche, che seppur con fisiologici alti e bassi illuminavano le prospettive del tennis transalpino, il 2024 sembra finalmente poter diventare l'anno di questo gigante di Lione, ancora fuori dai primi 100 tennisti del mondo (sbilanciamoci: ancora per poco).

Classe '03, svetta oltre i 2 metri e porta in giro una struttura da 100 kg, nonostante la quale mette in mostra una notevole mobilità che lo supporta in un gioco offensivo e piuttosto vario: se state pensando a un John Isner francese, per intenderci, siete abbastanza fuori strada. Basti pensare che la sua principale peculiarità è un affascinante rovescio a una mano che, “montato” su una struttura del genere, dovrebbe essere già sufficiente per voler guardare una sua partita.

Per caratteristiche, sembra avere tutto per calarsi nel tennis moderno, ma fino allo scorso anno l'unico trionfo della sua pur breve carriera era stato il Challenger di Leon, in Messico: nei primi mesi di questa stagione, invece, ha già messo in fila 3 successi, prima a Nottingham, poi nuovamente in Messico (Morelos e Seguros).

Finora solo vittorie sul veloce e, date le caratteristiche, non c'è nemmeno troppo da stupirsi, ma nell'ultima settimana Mpetshi Perricard ha improvvisamente vinto il suo primo torneo ATP, e lo ha fatto sulla terra rossa di casa, a Lione, eliminando Lorenzo Sonego, Hugo Gaston, Alexander Bublik, Tomas Etcheverry e dimostrando che anche sul rosso ha le sue carte da giocare.

Il Roland-Garros gli ha concesso una Wild Card per accedere direttamente al main draw, dove il sorteggio non gli dà grandi speranze di fare una strada troppo lunga. Il primo turno lo vedrà coinvolto in uno scontro generazionale con David Goffin, già sconfitto ad Anversa lo scorso anno, ma in un eventuale secondo turno si prospetta un incrocio proibitivo con il vincente del primo turno più affascinante del tabellone: Zverev-Nadal. Se le chances di andare distante non sono molte, quelle di mettersi in mostra di fronte al grande pubblico sono sicuramente invitanti: se il Philippe Chatrier finirà per ammirare il suo rovescio, voi non dite che non ve lo avevamo detto. (A cura di Marco Bellinazzo)

Hamad Medjedovic

Ve ne avevamo parlato già a inizio stagione, ma il serbo classe 2003 ci ha messo un po' a ritagliarsi il suo spazio nel circuito maggiore. Lo scorso dicembre Medjedovic ha demolito le Next Gen ATP Finals, battendo all'ultimo atto un ben più affermato Arthur Fils, già nell'orbita dei primi trenta giocatori del ranking.

All'epoca Medjedovic era n.113 della classifica mondiale, e oggi, a causa di una prima parte di stagione ampiamente sotto le aspettative complici gli infortuni, si ritrova 134°, senza ancora essere mai entrato in Top 100. Sulla terra del Foro Italico però è stata una delle sorprese più liete, passando agilmente le qualificazioni e spingendosi fino ai sedicesimi di finale, sconfitto per mano dell'esperienza di Medvedev.

Nel match contro il russo, il tennis di Medjedovic ha raggiunto picchi di livello altissimi, salvo poi spegnersi per mancanza di continuità. I primi due set sono stati un manifesto di potenza, e ci hanno fornito il perfetto identikit dello stile di gioco di Medjedovic. La forza del servizio si era già vista alle Next Gen ATP Finals, dove sparò 69 ace in cinque partite, record assoluto della competizione. Con il dritto invece è semplicemente inarrestabile; quando riesce ad eseguirlo c'è molta probabilità che lasci un vero e proprio buco per terra. Dal punto di vista atletico può e deve migliorare, ma il ragazzo è ambizioso (anche troppo) e sicuramente lo farà.

Al Roland-Garros ha staccato il pass del main draw senza perdere nemmeno un set, e al primo turno la sorte (o la sfortuna, dal punto di vista di Flavio) lo ha accoppiato con il nostro Cobolli, che questa settimana è arrivato in semifinale nel 250 di Ginevra, sconfitto in tre set da Ruud. Al secondo turno dovrebbe esserci Rune, che noi speriamo di vedere proprio contro Flavio, ma se così non dovesse accadere per via della stanchezza accumulata in questi giorni, Rune-Medjedovic è una partita che se fossimo in voi non ci perderemmo. Non prendete impegni. (A cura di Matteo Petrera)

Luciano Darderi

Dopo l'euforia tutta azzurra che è culminata nella vittoria della Coppa Davis, consacrazione ultima della crescita di tutto il movimento del tennis italiano, alcuni dei protagonisti del trionfo tricolore hanno cominciato ad incontrare qualche difficoltà.

Nel frattempo, questa stagione è stata quella in cui abbiamo cominciato a conoscere questo oriundo al quale viene abbastanza facile affezionarsi: nato in Argentina da famiglia italiana, cresciuto in Italia già dalla tenera età e quindi formato tennisticamente nel nostro paese, Luciano Taddeo Darderi (ma non chiedete dove vada l'accento sul cognome) torna ad occupare quella figura del terraiolo che fa parte della tradizione nostrana ma che la nuova generazione, guidata da Sinner e prima ancora da Berrettini, aveva un po' abbandonato, a favore di un gioco più propenso alle superfici veloci.

Appena 3 giorni prima di compiere 22 anni, Darderi ha messo in bacheca il suo primo titolo ATP, sulla terra rossa del 250 di Cordoba, proprio in Argentina: non un torneo particolarmente prestigioso ad essere onesti, ma nel quale ha avuto la meglio su alcuni consolidati specialisti della superficie, su tutti Sebastian Baez, sconfitto in semifinale.

Se nel seguire questo Roland-Garros ci spingerà un qualche spirito patriottico, l'uomo da tenere d'occhio potrebbe essere proprio lui che, allo stato attuale delle cose, probabilmente rappresenta quello che in questo momento è il tennista italiano più forte dopo Jannik Sinner.

Incoronato da Sascha Zverev dopo il loro incrocio a Roma - non so cosa diano da mangiare ai ragazzi in Italia ma ci sono davvero tanti giovani forti qui. Darderi è sicuramente uno di questi - l'azzurro rischia di ritrovare il tedesco sulla sua strada anche a Parigi (potenzialmente il terzo turno). Ma per Darderi è solo il primo main draw di uno Slam, e in questo Roland-Garros così imprevedibile, il momento di forma e la superficie potrebbero dargli una chance di lasciare il segno. Diamogli un'occhiata. (A cura di Marco Bellinazzo)

Ugo Humbert

La nostra punta di diamante non poteva che essere francese, e il miglior tennista francese del 2024 è senza dubbio Ugo Humbert. Il classe '98 è ormai stabilmente tra i primi quindici giocatori del ranking ATP, e in questa stagione ha già vinto il 250 di Marsiglia e il 500 di Dubai, battendo in ordine Hurkacz, Medvedev e Bublik.

La stagione su terra è iniziata bene con i quarti a Montecarlo, persi al terzo set contro il finalista Ruud, ma da lì in poi Humbert non è più riuscito a vincere con continuità, cadendo vittima della stanchezza e dei problemi fisici dopo il frenetico inizio di stagione. Anche lui è stato costretto a rinunciare a Roma per un problema al ginocchio, e al rientro a Lione ha perso al primo turno contro Koepfer.

L'Open di Francia, come confermato anche dal suo allenatore nonché ex giocatore, Jeremy Chardy, "è l'obiettivo principale della stagione". Humbert giocherà davanti al proprio pubblico ed è colui sul quale i tifosi bleus ripongono maggiori speranze, anche a causa del periodo di confusione vissuto da Arthur Fils.

Molto chiaramente dipenderà dalla sue condizioni fisiche, ma siamo certi che un Humbert in forma possa dare del filo da torcere a chiunque, come lui stesso ci ha dimostrato in questi ultimi mesi. Il primo turno contro Sonego è un buon esame per testare il suo livello, e la probabile sfida contro Zhang subito dopo è già una partita da non perdere. A Tsitsipas e Rublev ci penseremo a tempo debito; l'importante è il primo approccio, l'adattamento alla superficie e all'atmosfera. Proprio quest'ultima potrebbe giocare un ruolo decisivo, scacciando i fastidi fisici più lontano che mai. Noi vogliamo crederci. (A cura di Matteo Petrera)

  • La Redazione di Sportellate è un miscuglio di persone che provano a scrivere di sport senza mai tirarsi indietro.

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