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Copertina Top XI Premier League
, 21 Maggio 2024

Premier League 2023/24, la squadra della stagione


Una squadra abbastanza fluida per un campionato abbastanza fluido.

Alla fine vince sempre il Manchester City, certo. Ma non si può dire che la Premier League sia un campionato noioso da seguire. Quest'anno ci sono state diverse partite indubbiamente spettacolari, agevolate dai recuperi lunghissimi concessi dagli arbitri che permettono di creare thriller clamorosi nel finale delle gare. Il 4-4 tra Chelsea e Manchester City; il 4-3 sempre del Chelsea contro lo United; il 4-3 dell'Arsenal contro il modestissimo ma entusiasmante Luton. O anche situazioni in grado diventare arte performativa, come il Tottenham di Postecoglu che difende in 9 sulla linea di centrocampo contro il Chelsea.

Ci siamo divertiti guardando l'Aston Villa di Emery correre tutto l'anno senza sosta e strappare un inaspettato posto in Champions League. A guardare il Brighton di De Zerbi brillare nella prima parte di stagione e sciogliersi nella seconda. A stropicciarsi gli occhi nel vedere come il Wolverhampton abbia disputato la sua miglior stagione da diversi anni nonostante il caos di agosto con tanto di dimissioni di Lopetegui alla vigilia della prima giornata. E come fa a non strappare una risata il Manchester United di ten Hag, emblema della frase "il comico è il tragico visto di spalle"? O i 104 gol subiti dallo Sheffield United? E come non parlare delle penalizzazioni inflitte a Forest e Everton, che hanno messo pepe in una lotta salvezza altrimenti tragicamente sciapa. Per non parlare dei molti momenti in cui la classe arbitrale si è messa in situazioni oggettivamente imbarazzanti – eravamo partiti alla prima giornata con il pugno di Onana non visto contro il Wolverhampton, una cosa che ha fatto tutto il giro a stagione quasi finita, con gli stessi Wolves che hanno chiesto l'abolizione del VAR.

Insomma, questa è stata una stagione di Premier League ricca di argomenti e che ha arricchito la sua geografia con Newcastle e Aston Villa, ormai calate nel ruolo di disturbatrici primarie delle big six. Il City ha vinto il suo quarto campionato consecutivo, sfilandolo all'Arsenal solo nell'ultima settimana, dopo una battaglia a cui ha preso a parte a lungo anche il Liverpool, o meglio l'ultima versione del Liverpool di Klopp, un divertente ibrido tra vecchio e nuovo.

Tante storie, dunque, per un campionato ricco di talento in cui è divertente anche doversi scervellare per scegliere 11 giocatori migliori. Le prime 5 squadre sono state in quella zona di classifica tutto l'anno e questa top 11 avrebbe dovuto includere un blocco di Arsenal e Manchester City molto vigoroso. Ma per premiare la varietà abbiamo deciso di non inserire più di due giocatori per squadra, quindi ci sarà qualche esclusione interessante. Il modulo di questa formazione è un 4-2-3-1, scelto rispetto al 4-3-3 per premiare un giocatore offensivo in più, viste le sanguinose esclusioni.

Portiere: Emiliano Martinez (Aston Villa)

Dopo il mondiale vinto da protagonista, prendendosi con spavalderia i riflettori, sembra che il Dibu sia avvolto da un'aura talmente potente da sembrare inarrestabile. Emiliano Martinez è stato un fattore non indifferente nella qualificazione dell'Aston Villa alla prossima Champions League. Con il suo fare coatto, l'argentino ha difeso la porta dell'Aston Villa in maniera eroica, finendo la stagione come secondo miglior portiere per differenziale tra post-shot expected goals e gol effettivamente subiti (+7.2, meno del solo José Sá). L'eccezionalità delle sue parate e la sua esaltazione nelle situazioni di uno-contro-uno sono ormai qualcosa di cui gli avversari tengono conto, e c'è qualcosa di quasi perverso nel vederlo esultare come se avesse sferrato un gancio da KO dopo ogni parata.

Sono tanti gli interventi da ricordare, come questo su Trossard all'Emirates, questi due in sequenza contro il Tottenham e questi due contro il Manchester City. Dei momenti in cui sembra dire agli avversari "tirate ancora, io sono qui", forse anche letteralmente.

A 31 anni, Dibu Martinez ha ulteriormente consacrato definitivamente il suo status, valorizzando il riconoscimento del premio Yashin ricevuto lo scorso dicembre. Se il livello delle sue prestazioni era già in crescita da anni, ora possiamo dire con discreta sicurezza che ora l'argentino siede comodamente tra i migliori portieri del mondo.

Terzino destro: Trent Alexander-Arnold (Liverpool)

Uno dei temi di questa stagione di Premier fin dalla pre-season è stato quello dei terzini che si accentrano. Un tema tattico che ha permesso a diversi terzini di sfruttare le loro doti offensive, come successo con Udogie nel Tottenham e con Zinchenko nell'Arsenal.

Anche Klopp ha seguito questo trend, regalando al Liverpool il suo ultimo lascito con la definitiva trasformazione di Trent Alexander-Arnold in un falso terzino, una definizione che gli sta quasi stretta. L'esterno inglese ha quindi abbracciato il ruolo di playmaker, rispondendo alla sfida propostagli da Klopp con lo spirito del grande giocatore disposto a crescere ancora, anche perché, come ha detto lui stesso, deve ancora studiare al meglio il lato difensivo del suo ruolo. In questa stagione, Trent è quindi diventato un giocatore di prima costruzione, che spesso si dispone come terzo difensore a destra, potendo così ricevere più dentro il campo e avendo la possibilità di scansionale meglio il campo davanti a sé per sfruttare meglio la sua capacità di calcio.

Quest'anno abbiamo visto Alexander-Arnold esaltarsi in molti più compiti: ora è lui a controllare del ritmo delle azioni, a dare creatività alla manovra e a rompere le linee di pressione. Anche per questo, i suoi problemi di infortuni, che lo hanno fermato per due mesi, sono stati un fattore nella lotta per il titolo ma resta il fatto che, anche quando è iniziato a sembrarci un giocatore ormai pienamente definito, Trent ha compiuto un'ennesima evoluzione, giusto in tempo per mettersi in mano al suo prossimo allenatore, Arne Slot.

Difensore centrale destro: William Saliba (Arsenal)

Quanto è mancato William Saliba nella scorsa primavera all'Arsenal? Tantissimo. E anche per questo appena è tornato in campo abbiamo cominciato a dare una forma molto più chiara alla sua importanza per la fase difensiva dei Gunners. Raya ha vinto il Golden Glove con 16 clean sheet: una buona stagione, ma dovendo sporcare pochissimo i suoi guanti proprio grazie al ritorno del francese a guidare la linea difensiva di Arteta. Il suo ritorno in campo e l'affiatamento costruito con Gabriel e Declan Rice sono stati determinanti nella lotta al titolo durata fino all'ultima giornata per i Gunners.

Già lo scorso anno Saliba era sembrato il miglior difensore del campionato, pur fermandosi solo a marzo per infortunio. Quest'anno non solo ha giocato tutta la stagione, ma ha anche alzato ulteriormente il livello del suo gioco, imponendosi ulteriormente come un difensore arcigno nei duelli sia a terra che in aria - anche in area avversaria visti i due gol segnati da palla inattiva, specialità dell'Arsenal.

Lo stile difensivo elegante ma perentorio di Saliba ne fa un vero artista della fase difensiva, in grado di esasperare qualsiasi attaccante, anche se si chiama Erling Haaland. Giocando così tutte le partite - letteralmente, dato che non ha saltato neanche un minuto in Premier - e senza guai fisici a incepparlo, Saliba ha dimostrato di essere tra i migliori centrali al mondo.

https://www.youtube.com/watch?v=xnrauh_PSJk

Difensore centrale sinistro: Jarrad Branthwaite (Everton)

Chi poteva farci scoprire un nuovo difensore incredibilmente inglese e incredibilmente roccioso se non Sean Dyche? A vedere la naturalezza con cui Jarrad Branthwaite difende, anche in maniera ruvida e spesso usando tutto il corpo a protezione della porta, ci si dimentica che ha solo 21 anni.

Branthwaite già quest'anno si è dimostrato uno dei migliori difensori nel vincere duelli in Europa e sembra avere tutti i mezzi per fare un salto di qualità: è mancino ma gioca suo agio con entrambi i piedi e nel difendere dentro l'area, talvolta anche buttandosi a corpo morto sui tiri degli avversari. Inoltre, il giovane inglese ha costruito sin da subito un'intesa molto solida con James Tarkowski, contribuendo a proteggere al meglio Pickford e a rendere l'Everton la quarta miglior difesa del campionato, dietro solo ad Arsenal, Manchester City e Liverpool.

In questa stagione, Branthwaite ha concluso tra i primi dieci difensori del campionato sia per duelli affrontati che per palloni intercettati. Dati alla mano, l'inglese è stato determinante per la squadra: con lui in campo, l'Everton ha viaggiato ad una media di 1.3 punti e 1.3 gol subiti a partita, mentre senza di lui si è fermato a un punto e 1.7 gol subiti. Dopo essere stato già chiamato da Southgate nell'ultima pausa e aver vinto l'Europeo Under 21 in estate, non dovrebbe essere una sorpresa la sua presenza tra i convocati per l'Europeo.

Terzino sinistro: Antonee Robinson (Fulham)

In un gioco fatti di rischi e ricompense come quello di Marco Silva nel Fulham, un giocatore con il senso dell'anticipo e la potenza di corsa di Antonee Robinson fa la differenza. Il terzino statunitense, diventato famoso per non aver passato le visite mediche al Milan nel gennaio 2020, in questa stagione è salito di livello dimostrando che quel potenziale intravisto negli scorsi anni era reale.

Jedi Robinson è tra i migliori esterni del campionato per cross e dribbling riusciti in questa stagione, ma se c'è una skill in cui è stato impareggiabile in campionato, quella è la capacità di intercettare la palla, la ragione principale del suo successo. L'americano è primo tra i cinque maggiori campionati europei per numero di palloni intercettati – 81 in totale, ben 16 in più del secondo in classifica e, oltre alla capacità di interrompere gli attacchi avversari, ha messo in risalto la capacità di avviare i propri, sfruttando la sua potenza nella corsa per far avanzare il pallone e portare presenza negli ultimi trenta metri.

A livello di creazione l'americano ha distribuito 6 assist e lo ha fatto solo su azione, un dato che lo differenza da altri terzini, come Trippier e Alexander-Arnold, i cui numeri sono stati spesso gonfiati dai calci piazzati. Jedi è diventato uno dei giocatori più interessanti in Premier League, avendo la fortuna di giocare in una squadra divertente da vedere come quella di Marco Silva, che ha confermato di essere una realtà solida per la Premier League anche senza i gol di Mitrovic.

Mediano: Rodri (Manchester City)

Ogni anno gli addetti ai lavori non sanno più cosa aggiungere per descrivere l'importanza di Rodri nel Manchester City. Il centrocampista spagnolo già sembrava aver raggiunto un picco altissimo lo scorso anno, quando ha deciso la finale di Champions League, ma in questo è riuscito a raggiungere nuove vette, confermandosi forse la creatura meglio plasmata da Pep Guardiola in questo City. Rodri ha segnato 8 gol e distribuito 9 assist, trovandosi al centro dell'azione ancora più delle passate stagioni. In campo è sempre più enorme e appariscente stagione dopo stagione. Lo spagnolo si sta trasformando in uno dei boss del videogioco Shadow of the Colossus, con la differenza che nessuno sembra in grado di poterlo sormontare per batterlo.

Numericamente Rodri ha finito la stagione come primo in campionato per passaggi progressivi e passaggi nell'ultimo terzo di campo – 376 totali contro il 242 di Pascal Gross secondo. La sua centralità nel Manchester City è stata ancora più evidente quest'anno, visto il calo di forma rispetto alla stagione del treble di alcuni compagni come Haaland e Grealish e l'infortunio di De Bruyne. Ma se c'è una cosa che fa capire di Rodri nel quarto successo consecutivo di Guardiola in Premier è il suo record di 50 partite giocate senza sconfitte con lui in campo. L’ultima volta che il City ha perso in Premier League con lui in campo è stata una sconfitta per 1-0 contro il Tottenham nel febbraio 2023, circa 15 mesi fa. Non a caso, le uniche sconfitte per la squadra di Pep in questa stagione coincidono con le sue squalifiche: durante la sua squalifica di tre partite per un rosso diretto contro il Nottingham Forest a settembre, il City ha perso contro Arsenal, Wolverhampton e Newcastle – quest'ultima in Carabao Cup. Poi è mancato per squalifica anche contro l'Aston Villa e anche lì il City ha perso.

In pratica, senza Rodri in campo, le possibilità del City di perdere una partita aumentano a prescindere dall'avversario. È logico pensare che per inseguire il quinto campionato consecutivo Pep sia disposto a utilizzare la magia nera pur di preservare la sua salute.

Mediano: Declan Rice (Arsenal)

Che l'acquisto di Declan Rice da parte dell'Arsenal potesse essere un'aggiunta importante per far crescere ulteriormente la squadra di Arteta era scontato, ma che l'impatto dell'ex West Ham fosse così immediato e importante lo era decisamente meno.

Nell'Arsenal, Rice è arrivato per prendere il ruolo di Granit Xhaka ma nei fatti ha alternato la sua posizione in campo tra quella di numero 8 e di numero 6. In 35 presenze, l'inglese ha giocato la maggior parte delle gare giocando come unico mediano, tanto bravo a distruggere il gioco avversario quanto a costruire quello dei Gunners. Con il passare della partite, Arteta ha tenuto fede alle sue intenzioni iniziali, impiegandolo come una mezzala vera e propria. E a questo nuovo disegno tattico lui ha risposto con un'efficacia nell'ultimo terzo in grado di sorprendere persino il suo allenatore.

All'Arsenal, oltre ad aver affinato quello che avevamo già visto, Rice ha sviluppato un certo gusto nel segnare – anche con tiri violenti, precisi e puliti da fuori area come quello segnato al "suo" West Ham – acquisendo una qualità negli inserimenti che lo sta trasformando in un box-to-box vero e proprio, come dimostrano i 7 gol stagionali. Del resto ha tutto quello che serve: gamba, atletismo, visione di gioco, grinta e tecnica – anche da piazzato, da cui ha prodotto gran parte dei suoi sette assist stagionali.

Che Rice fosse l'elemento giusto per portare l'Arsenal a un livello successivo era intuibile, dopo le grandi stagioni al West Ham. Che si mostrasse subito a proprio agio in un contesto diverso e più esigente, mostrando questa incredibile versatilità è stato invece decisamente inaspettato. Dopo un anno dal suo acquisto, è evidente che l'Arsenal e Rice hanno vinto le loro scommesse, per la gioia di Mikel Arteta.

Esterno destro: Cole Palmer (Chelsea)

Due mesi fa nessuno avrebbe pensato di scegliere un giocatore da mettere a destra che non si chiamasse Buakyo Saka o Mo Salah. Cole Palmer, invece, si è impegnato parecchio per farci cambiare idea, riuscendoci alla grande. La sua ascesa si stava realizzando già in estate: prima aveva provocato il gol di Curtis Jones nella finale dell’Europeo Under 21 contro la Spagna, poi aveva segnato nel Community Shield di agosto contro l'Arsenal e infine aveva replicato anche contro il Siviglia nella Supercoppa Europea.

A fine mercato è poi arrivato il passaggio al Chelsea, allora inaspettato, per il bisogno di prendersi dello spazio in campo con continuità. Palmer è riuscito a diventare un titolare imprescindibile in un Chelsea confuso e a tratti disfunzionale: una squadra ricca di talento ma che ha fatto fatica a trovare sicurezze per tutta la stagione. Lui, invece, la sicurezza nei propri mezzi l'ha mostrata sempre, che sia nel calciare a giro sul palo lontano o nel servire un assist visionario. Palmer è un giocatore creativo come pochi, che sa districarsi con la pura tecnica anche nelle situazioni strette.

Cole Palmer ha concluso l'anno con 22 gol e 11 assist, prendendosi il premio di miglior giovane dell'anno. La sua è stata un'ascesa fulminate, possibile sia grazie al suo talento che grazie alla sua sfrontatezza. Del resto era sembrato sfrontato, forse anche poco lucido, nell'abbandonare il City per giocare di più e invece si è dimostrato molto più lungimirante e di sé, due qualità che metterà al servizio di Southgate all'Europeo.

Trequartista: Phil Foden (Manchester City)

La Premier è il campionato dei tanti volti. In un certo senso assomiglia alla Casa del Bianco e Nero di Bravos in Game Of Thrones. Ogni settimana il campionato ha il volto di un giocatore diverso e alla fine è difficile quale è stato il più appariscente. Il volto di questo campionato è quello di Phil Foden, che ha definitivamente imposto la sua immagine con la doppietta segnata all'ultima giornata contro il West Ham che ha regalato il titolo a Guardiola.

In quella partita, Foden ci ha messo un minuto per farsi ricordare come giocatore simbolo di questa stagione, con un tiro violentissimo dal limite dell'area. Una giocata che è diventata il suo marchio di fabbrica: riceve al limite e si apre da solo lo spazio per un tiro fortissimo; lo ha fatto contro il West Ham, contro l'Aston Villa e anche nel derby di Manchester, tre vittorie diventate decisive per il titolo. Foden ha dimostrato di aver tutti i mezzi per essere tra i più forti al mondo e non solo l'ennesimo ingranaggio di Guardiola.

Questa sarà ricordata come la stagione statement di Phil Foden, con 19 gol - di cui due triplette - e 8 assist. La sua bravura è stata nell'aumentare il suo range di pericolosità anche fuori dall'area di rigore e prendere per la giugulare partite cruciali. Partite complicate e da vincere per un City che ha dovuto inseguire tutto l'anno. Oggi è difficile trovare un calciatore migliore di Foden nel suo ruolo, che poi come tutti plasmati da Pep non è circoscritto ad una sola posizione. Alla fine, Foden ha vinto anche il premio di MVP della Premier League e se lo è andato a prendere con forza.

Esterno sinistro: Heung-min Son (Tottenham)

"Ho sofferto ogni singolo momento, letteralmente", ha detto Heung-min Son, ripensando alla deludente scorsa stagione, dove ha anche subito un'operazione a un'ernia. Un anno fa il coreano era apparso stremato e incapace di riavvicinarsi ai livelli a cui ci aveva abituato. E inoltre aveva perso anche la sua spalla, Harry Kane, destinato al Bayern Monaco.

Con più responsabilità, come la fascia da capitano, e uno score da aggiustare tanto per lui quanto per la squadra, le aspettative erano alte. E Son le ha rispettate in pieno: ha chiuso l'anno con 17 gol e 10 assist, tornando in doppia doppia per la prima volta dalla stagione 2020-21. Nel suo ruolo nessuno ha fatto meglio di lui - per quanto Anthony Gordon del Newcastle gli abbia dato del filo da torcere per prendersi questo paragrafo dedicato.

Questa stagione di Son è stata una sorta di redenzione, con i dubbi sulla sua efficacia e il suo ruolo - se andasse ancora impiegato nel centro sinistra o se dovesse prendersi il centro dell'attacco - molto vivi e pronti ad attanagliarlo ancora. Il coreano dimostrato di non aver perso il tocco e la fame di gol, tornando a mantenere una buona overperformance, dato che i suoi 17 gol sono arrivati da appena 12 xG.

Ritrovare la sua vena realizzativa, unita all'ambizioso e intenso modo di giocare degli Spurs di Postecoglu, non ha mai posto dubbi su un piazzamento in zona Europa per il Tottenham, che ha finito quinto a soli due punti dall'Aston Villa. Son invece è tornato in tutto e per tutto, tanto nelle corse verso la porta palla al piede quanto nel farci domandare quale sia il suo piede preferito. Ha confermato di essere uno dei migliori attaccanti mai passati per il Tottenham e che ha ancora benzina per riportarlo in Champions League.

Punta: Ollie Watkins (Aston Villa)

Pochi attaccanti in questa stagione hanno avuto un impatto così trasversale su più situazioni che si verificano in campo di Ollie Watkins, tanto che anche Emery si è affidato a lui per orientare l'Aston Villa sul rettangolo verde.

Nella squadra di Emery, Watkins ha il compito di dettare il ritmo della squadra, quando è il caso di alzarlo o quando di rallentarlo grazie alla sua capacità in pressione e alla sua intelligenza nell'associarsi con i compagni, in particolare Diaby. Da questo ritratto potrebbe emergere un giocatore quasi solo di fatica, ma in realtà Watkins è anche un finalizzatore straordinario.

Watkins è un altro centravanti inglese a cui affibbiamo i contorni di working class hero. Quel tipo di attaccante che si è fatto da solo, che ha dovuto mangiare a lungo nelle serie minori inglesi, che è cresciuto diventando idolo al Brentford e poi è arrivato in Premier a 25 anni senza subirne l'impatto. Non si è seduto sugli allori e ha continuato a lavorare, ad affinare il suo gioco, riuscendo a prendersi anche la nazionale. In questa stagione è diventato un attaccante funzionale per sé e per la squadra, quel tipo di giocatori del quale si dice "quando gioca lui i compagni giocano bene".

Settimana dopo settimana, Watkins ha guidato l'Aston Villa segnando, servendo assist e creando spazi per i compagni senza avere alcuna voglia di smettere; ha chiuso la sua stagione con 19 gol e 13 assist e trovando gusto nel segnare nelle partite decisive. La sua arte è peculiare in quanto umile ma anche incredibilmente ambiziosa, come l'Aston Villa di questa stagione.


  • Classe ’91, è nato a Milano e cresciuto a Torino. È il tipo di persona affascinato da tante cose culturali, forse troppe e guarda caso non sa mai scegliere la preferita. Ama sparire e riapparire tra le luci stroboscopiche e i suoni elettronici dei club. Si crogiola nel ridere e far ridere agli spettacoli di stand up, e resta sempre sorpreso dell’emozione che può regalare un uomo che calcia un pallone. Scrive di sport su Ultimo Uomo, Sportellate e qua e là. Conduce un podcast sul calcio inglese, Britannia. Scrive anche di musica, cinema e tanto altro. Collabora con Seeyousound International Film Festival.

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