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, 21 Maggio 2024

La Pallamano italiana ha scritto la storia


A 27 anni dall'ultima volta, l'Italia di Trillini si è qualificata ai Mondiali di Pallamano 2025.

A Podgorica sono da pochi minuti passate le 19 del 12 maggio. Sul tabellone luminoso dello Sportski centar Morača il cronometro scorre inesorabile: a 32 secondi dalla fine, il CT del Montenegro chiama un time-out; sulla panchina opposta, i 16 azzurri cominciano a piangere e ad abbracciarsi: è il momento della realizzazione, il momento della storia. Mancano 32 secondi, poi l’Italia sarà ufficialmente qualificata ai Mondiali 2025 di pallamano.

È un momento storico per la nazionale azzurra: l’ultima - e unica - apparizione della Nazionale italiana alla rassegna iridata risale al 1997, quando gli Eroi di Kumamoto parteciparono al Mondiale giapponese, chiudendo il proprio girone al 5° posto e classificandosi al 18° assoluto. Una spedizione, di fatto, di alterno successo: un pareggio con la Norvegia e una vittoria sull’Argentina per i soli 3 punti totali, ma anche l’orgoglio di essere lì, sullo stesso 40x20 delle migliori compagini al mondo.

Ce l’hanno fatta, 27 lunghissimi anni dopo, i ragazzi di Riccardo Trillini: un percorso tutt’altro che scontato, culmine del settennato di direzione del tecnico marchigiano che non sempre è stato di successo; solo due anni fa, l’Italia non riuscì a strappare il pass per gli Europei 2024, e non mancarono le critiche del movimento verso il DT azzurro, allora già da un lustro sulla panchina della Nazionale, e verso il suo progetto.

La gioia azzurra, senza perdersi un secondo.

La strada di Parisini e compagni verso il Mondiale 2025 è lunga e tortuosa. Nasce dalla prima (di tre) fase di qualificazione l'1 novembre 2023. Pronti via, e l’Italia è praticamente già fuori dai giochi: -9 in Turchia, e già si parla dell’ennesima disfatta azzurra. Quattro giorni dopo, nel centro tecnico federale di Chieti, arriva la prima, vera prova di forza mentale del gruppo: un 37-27 che ribalta, contro ogni pronostico, il doppio confronto, e proietta la Nazionale alla fase successiva. Avversario di turno è il Belgio, un movimento in grande crescita che veniva dal 21° posto al Mondiale 2023 - prima, positiva apparizione ad una competizione internazionale per i Lupi Rossi. Ancora una volta partita come underdog, la Nazionale trova la vittoria sia all’andata, in Belgio, che al ritorno, a Pescara: mancano solo 120 minuti all’appuntamento con la storia sportiva.

Il sorteggio appare fin da subito relativamente fortunato: inserita nella seconda urna, l’Italia evita nazionali molto quotate come la Spagna, la Slovenia o l’Islanda, incontrando il Montenegro, quattordicesimo agli ultimi Europei. La preparazione all’appuntamento parte con l’assegnazione della gara di andata a Conversano, per l’occasione autoproclamatasi “Pallamanopoli”, città tra le più importanti e influenti del movimento nazionale. Giovedì 9 maggio, davanti ai 3900 del PalaSanGiacomo, l’Italia gioca una partita ai limiti della perfezione, e conquista un +6 (32-26) fondamentale per affrontare la gara di ritorno. Flash forward di tre giorni: gli Azzurri vincono anche in Montenegro, con un 34-32 che sa di storia, e comincia la festa.

Il risultato sportivo è senza dubbio storico, ed è particolarmente importante per il mondo della pallamano italiana, in netta difficoltà negli ultimi anni. Agli appuntamenti mancati sul terreno di gioco, che come la proverbiale spada di Damocle incombevano sul progetto azzurro, si sono infatti aggiunte le debacle politiche: a dicembre 2023 è arrivata la sfiducia del Consiglio Federale verso il Presidente Pasquale Loria, a capo del movimento dal 2017, e con le sue dimissioni la Federazione Italiana Giuoco Handball è stata commissariata dal CONI. La qualificazione ai Mondiali 2025 rappresenta quindi una grandissima vittoria per un movimento di fatto ancora provinciale: la tradizione pallamanistica italiana è ben radicata in diverse aree territoriali da Nord a Sud, da Trieste a Conversano, passando per Siracusa, Bressanone o Cassano Magnago, ma manca dalle grandi metropoli: non ci sono, ad esempio, squadre di livello nazionale a Roma, Milano, Torino, Napoli o Firenze.

La qualificazione rappresenta una grande vittoria anche per il Direttore Tecnico della Nazionale Riccardo Trillini: voluto proprio da Loria alla guida degli Azzurri, l’allenatore marchigiano - due Scudetti, due Coppe Italia e trofei in Lussemburgo nel suo palmarès - era oggetto di forti critiche dopo i risultati inferiori alle aspettative, specialmente in seguito alla caduta della governance che l’aveva portato sulla panchina azzurra. Con il pass per i Mondiali 2025, invece, Trillini ha saputo finalmente dare un seguito - e che seguito! - al suo progetto, passato anche per la nascita, nel 2021, del Campus Italia, la squadra federale che ospita i migliori talenti del panorama nazionale facendoli allenare e competere come professionisti. La portata dell’impresa è ben rappresentata dalle sue dichiarazioni a fine partita: “Si è realizzato un sogno per tutti noi. Avevamo sulle spalle una responsabilità verso tutti i tifosi, gli appassionati, allenatori e allenatrici, giocatori e giocatrici, dirigenti. Possono tutti rialzare la testa quando si parla di pallamano italiana. Credo che sia un miglioramento arrivato piano piano, ma che richiedeva un risultato importante, lo sapevamo. Siamo partiti da lontano in questi anni”. Facile leggere tra le righe un richiamo a quanti, nei suoi 7 anni alla guida della Nazionale, avevano perso la fiducia.

Sul 40x20, l’Italia della pallamano passa in gran parte per l’estero: non solo giocatori di formazione italiana che militano in diversi campionati europei, ma anche veri e propri naturalizzati. Nei 17 convocati per le sfide col Montenegro ci sono stranieri di origine italiana (il portiere della Nazionale, Domenico Ebner, è tedesco), giocatori col doppio passaporto (l’uruguaiano Marrochi) e diversi elementi che giocano nei più competitivi campionati francese (come il capitano Parisini), sloveno, tedesco o spagnolo, a cui si aggiungono altri che oggi militano nella nostra Serie A Gold ma hanno fatto esperienze lontano dal Bel Paese. Si tratta di una strategia ben definita da parte del DT Trillini e del suo staff che, nel corso degli anni, hanno fatto scouting in giro per il continente portando in Nazionale - va detto, con alterne fortune - tanto alcuni dei migliori import del nostro campionato quanto stranieri di origine italiana scovati nei campionati di mezza Europa.

Insomma, innegabile che l’internazionalizzazione dell’handball italiana sia stato un fattore estremamente rilevante per la crescita complessiva del settore squadre nazionali. Allo stesso tempo, però, bisogna evidenziare come la stragrande maggioranza del collettivo azzurro sia espressione diretta delle nostre squadre e dei nostri campionati, dove - spesso, fin da giovani - si ha la possibilità di militare in squadre di alto livello e crescere in un contesto competitivo almeno a livello nazionale.

È difficile, e forse mero esercizio di stile, ipotizzare nei giorni successivi alla vittoria di Podgorica le prospettive future della Nazionale azzurra: come spesso accade negli sport dilettantistici, le fortune del tecnico Trillini non dipendono solo dai risultati sportivi ma anche da quelli elettorali - malgrado un contratto in scadenza nel 2025 per il cingolano, forse si dovrà aspettare le elezioni della prossima estate per vedere chi siederà sulla panchina azzurra nella rassegna iridata di gennaio. Nel frattempo, non si sono sprecate analisi, opinioni e critiche, sia da parte di chi sale sul proverbiale carro del vincitore che da quanti accusano rivendicando antica fiducia verso il DT: di fatto, un eterno ritorno dell’uguale, rappresentato in questo caso dalle polemiche che neanche durante i festeggiamenti accennano a placarsi.

Quel che è certo è la speranza, stavolta davvero condivisa da tutto il movimento, di utilizzare l’impresa sportiva di Conversano e Podgorica come trampolino di (ri)lancio per questo sport in Italia: certo, è impossibile replicare l’effetto Sinner sul tennis italiano - mancano risorse economiche, umane e comunicative - ma forse vedere gli Azzurri alla rassegna iridata, magari in televisione e sulla carta stampata, potrà avvicinare le nuove generazioni al mondo del 40x20, dando nuova linfa al movimento e, perché no, portando un domani nuovi atleti con la scritta Italia sul petto a un Mondiale.

Alla fine, a restare scolpite saranno le parole del capitano azzurro Andrea Parisini: “Stavolta ci siamo, andiamo ai Mondiali. Rimarrà nella storia della nostra pallamano”. Ha ragione, il capitano: è stata fatta la storia. A gennaio, sarà il momento di scriverne una nuova pagina.

  • Mi emoziono con la tripla di Rubén Douglas e Four Days in October. “Who died and made you Mark Bellhorn?”

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