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sassuolo - cagliari 2-0
, 20 Maggio 2024

7 cose che ci mancheranno del Sassuolo


Siete davvero così felici della retrocessione dei neroverdi?

Con la sconfitta casalinga contro il Cagliari e il successivo pareggio tra Empoli e Udinese, il Sassuolo è matematicamente retrocesso in Serie B. Un piccolo grande pezzo della nostra Serie A, quasi un 10% della sua ultracentenaria storia, ci lascia dopo 11 stagioni, delle quali soltanto due disputate effettivamente lottando per non retrocedere, quella dell'esordio e quella che si appresta a terminare domenica.

In un florilegio di celebrazioni più o meno giustificate, sulle pagine di Sportellate proviamo a ricordarvi i motivi per cui, in fondo in fondo, il club neroverde non è (stato) poi così male. Tra una decina d'anni, quando con gli amici ricorderete "i bei tempi del Sassuolo in A", magari penserete anche a noi.

1) Domenico Berardi

Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images

Dici Sassuolo, dici Mimmo Berardi. Binomio inscindibile, ancor prima della promozione in A del club emiliano. Berardi per il Sassuolo è stato tante cose, scrivendo la sua storia calcistica di pari passo con quella del club che prima lo ha reso grande, e poi è stato reso grande da lui. Il primo Berardi è un ventenne imprendibile dal sinistro mortifero, che dopo aver spaccato la Serie B si presenta sul grande palcoscenico rifilando al Milan i 4 gol che portano all'esonero di Max Allegri. Il primo Berardi è però anche un ragazzo fumantino, spesso incapace di contenersi nelle reazioni, collezionista di cartellini gialli e massacrato dai media a ogni espulsione più o meno giustificata.

Col tempo, e con il prezioso apporto di Roberto De Zerbi, il numero 25 (solo recentemente passato al 10) cambia, trasformandosi in regista offensivo raffinato e divenendo sempre più influente, per non dire insostituibile, nell'economia della manovra neroverde. Forse non è un caso se, proprio nella stagione in cui Berardi è stato meno presente (solo 17 gare disputate), il Sassuolo è mestamente scivolato in Serie B. Berardi è stato in ogni caso un patrimonio della nostra Serie A, e probabilmente continuerà ad esserlo con un'altra maglia, anche se difficilmente riuscirà ad incidere in maniera altrettanto pesante sulle sorti del club che sceglierà di affidarsi al suo mancino.

2) La maglia neroverde

Credits: sassuolocalcio.it

Un unicum per la Serie A, un abbinamento difficile da trovare anche nelle categorie inferiori, con Pordenone, Aglianese e Chieti tra le poche esponenti. L'impatto della maglia neroverde strisciata, abbinata ad uno stemma che richiama in maniera evidente quello del Barcellona, è stato agli inizi controverso; la squadra di una piccola realtà del centro Italia, con dei colori sociali senza precedenti e una mandria di misconosciuti tra le proprie fila, erano elementi che lasciavano pensare al Sassuolo come a una semplice comparsa in un torneo che non gli competeva realmente.

Anno dopo anno, la maglia del Sasòl è invece silenziosamente entrata nelle nostre vite calcistiche, nei campetti di periferia, nei negozi fisici e online, eretta addirittura a meme dai visionari di Ufficialə, diventando la più iconica tra quelle che vestono le squadre lontane dal gotha di chi lotta per lo scudetto o per un posto in Europa. Certo, tornano i gialloblu/crociati del Parma, arriva l'inedita fantasia azzurra del Como, e chissà cos'altro ci regaleranno i playoff di Serie B (un bel rosso intenso con la scritta Coop in giallo magari?), ma il verde del Sassuolo non lo ritroveremo su nessun'altra casacca, e siamo certi che ci mancherà.

3) La tribuna ospiti del Mapei Stadium

Se abitate nel centro/nord, se vi divertite a seguire la vostra squadra in trasferta in luoghi ameni, se siete dei fan del calcio di provincia, o se appartenete a quella specie protetta denominata Tifosi del Sassuolo, allora è probabile che negli ultimi 11 anni abbiate messo piede nel fu Stadio Giglio di Reggio Emilia, rinominato Mapei Stadium dopo l'acquisto da parte della famiglia Squinzi. Ma soltanto se avete avuto l'onore di sedere (si fa per dire) nella tribuna ospiti del suddetto impianto, riuscirete a capire appieno il contenuto di queste righe.

Vuoi per la posizione geografica favorevole, vuoi per un tifo di casa non proprio tra i più caldi d'Europa, al Mapei non è insolito sentire in maniera più chiara le voci dei sostenitori della squadra in trasferta, assembrati in un compatto blocco di cemento che può contenere fino a 4000 anime. Il settore ospiti, come la curva casalinga, è completamente scoperto e a dividerlo dal campo c'è un piccolo fossato nel quale nuotano allegramente dei pesci, sicuramente molto resistenti alle tossine visto il colore delle acque in cui vivono. Sono molteplici i video virali in cui i tifosi ospiti si improvvisano pescatori e tentano di acchiappare i veri padroni del Mapei, anche riuscendo nell'impresa in qualche caso.

4) Ruan Tressoldi

Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images

Non è mai bello accanirsi contro un singolo, né tantomeno scaricargli addosso le colpe per una o più sconfitta, ma è innegabile che le prestazioni di Ruan Tressoldi, soprattutto quelle dell'ultima stagione, hanno reso il difensore brasiliano il bersaglio perfetto per ironie e critiche degli appassionati. Arrivato dal Gremio nel gennaio 2022, il centrale dopo nemmeno un mese è protagonista di uno sfortunato autogol in Coppa Italia contro la Juve, sinistro presagio di ciò che lo attenderà di lì in avanti.

In due anni e mezzo in neroverde Ruan ha collezionato 4 cartellini rossi, siglato 2 autoreti e causato 3 rigori, disseminando le sue prestazioni di errori di valutazione, letture approssimative e interventi scomposti che ci hanno fatto dubitare della lucidità degli scout del Sassuolo: quasi impeccabili nello scovare ali e mezzepunte, ma non proprio a loro agio nel trovare i profili giusti per integrare un reparto difensivo fin troppo perforabile nelle ultime stagioni. Ma ci sarà spazio per Ruan Tressoldi nella Serie A della prossima stagione? Intimamente, sappiamo di averne bisogno.

5) La filosofia offensiva

Photo by Jonathan Moscrop/Getty Images

Tolta la parentesi di Malesani, la gestione Iachini e il recente, triste epilogo con Ballardini in panchina, il Sassuolo ha sempre cercato di raggiungere i propri obiettivi proponendo un calcio offensivo, aperto, con tanti giocatori d'attacco in campo contemporaneamente, nel tentativo di valorizzare i numerosi talenti che hanno vestito la maglia neroverde nell'ultimo decennio. L'iconico tridente Berardi-Zaza-Sansone ha caratterizzato il primo periodo della squadra di Di Francesco in Serie A, con De Zerbi abbiamo visto per la prima volta protagonista in A la coppia Scamacca-Raspadori, Politano in neroverde ha messo il primo mattoncino di una carriera da calciatore di top team della Serie A, e anche Hamed Junior Traore, impantanatosi tra Bournemouth e Napoli, in Emilia è sembrato a tratti ingiocabile.

Spettacolo, ma anche risultati, dato che con Di Francesco il Sassuolo ha centrato una storica qualificazione in Europa League, mentre con De Zerbi ha ritoccato il proprio record di punti arrivando per due volte a un soffio a un altro piazzamento europeo. Il calcio offensivo del Sassuolo non è mai stato un vezzo, quanto un mezzo per un fine; i recenti tentativi di Ballardini di ritrovare l'equilibrio perduto, con una linea difensiva formata da 4 centrali o un improbabile 3-5-2, sono in totale controtendenza con la storia recente di questo club. Il finale era pressoché scontato.

6) Giant killer

Diretta conseguenza dell'approccio alle gare adottato, l'etichetta di rompiscatole per eccellenza ha accompagnato il Sassuolo sin dalla stagione d'esordio. Il già citato 4-3 di San Siro rappresenta la pietra angolare di un decennio in cui i neroverdi hanno fatto soffrire un po' tutte le big italiane. Per il Milan gli emiliani sono una vera e propria bestia nera, dato che per ben sette volte i rossoneri hanno dovuto lasciare al Sassuolo l'intera posta, con risultati anche roboanti come il 5-2 del gennaio del 2023. Quattro sono le vittorie dei neroverdi contro la Juve, tutte con Allegri in panchina, da ricordare in particolare l'1-0 firmato Sansone dell'ottobre 2015, dal quale partirà la rimonta scudetto della Signora.

L'Inter ha inflitto a Berardi e compagni due pesanti 7-0, ma è anche la big più volte battuta dal Sassuolo: sono addirittura 10 le vittorie neroverdi, quasi una a stagione, e tra il 2014 e il 2019 i nerazzurri sono usciti vincitori solamente due volte. Tra le altre, da segnalare c'è il 4-2 alla Roma con doppietta di Caputo del febbraio 2020, mentre di contro la kriptonite dei neroverdi è stata senz'altro l'Atalanta di Gasperini, battuta solamente due volte, entrambe con Dionisi in panchina, su 18 incontri tra Serie A e Coppa Italia.

7) Neroverdi, l'inno di Nek

Ore 20:30, un quarto d'ora prima del fischio d'inizio. Si spengono per un attimo i riflettori al Mapei Stadium, poi in un gioco di luci lo speaker lancia "l'inno del Sassuolo Calcio". Parte la chitarra elettrica, poi la batteria, infine la calda voce di Filippo Neviani, in arte Nek, sassolese di nascita, che ci accompagna dentro la gara.

Neroverdi, Neroverdi
I colori di chi non si arrende mai
Neroverdi
Siamo forti, siamo noi
Neroverdi, neroverdi
Una voce dal cuore che griderà
Sarà nostra la vittoria

Un inizio in medias res, subito col ritornello, per accendere la passione di chi è accorso allo stadio.

Sassuolo che gioca, Sassuolo che dà
Siamo nuova luce che non morirà
Il Sassuolo ci crede e nessuno potrà
Toglierci la grinta per puntare più in là
Nero sarà il cielo che vedrete voi
Dopo aver provato tutto contro di noi
Verde la speranza di restare su
Perché se il gioco è duro noi colpiamo di più

La strofa è quanto di meglio il panorama cantautoriale italiano possa offrire. Se Nek fosse nato qualche anno prima, probabilmente non avremmo mai sentito parlare di De André.

Se vi credete forti abbastanza
Vi dimostreremo chi è che comanda
Con noi qui davanti non passa nessuno
Noi siamo il Sassuolo il numero uno

La voce distorta del bridge che precede il ritornello finale è l'artificio perfetto, la quiete prima della tempesta.

Siete davvero pronti a rinunciare all'inno più bello della storia della Serie A?

  • Alex Campanelli, made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Ha scritto il libro “Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora”.

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