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, 17 Maggio 2024

L'incredibile corsa al titolo in Women's Super League


Chelsea e Manchester City si giocheranno il titolo all'ultima giornata dopo un finale di stagione assurdo.

“Penso che per il titolo sia finita”. Così Emma Hayes, dopo la sconfitta contro il Liverpool per 4-3, ha messo la parola fine alla corsa del Chelsea per la Women’s Super League, la massima divisione femminile di calcio inglese. Dopo quella partita, il Chelsea aveva 6 punti di distanza dal Manchester City: tre partite da giocare, due per le citizens, una differenza reti di +38 contro il +46 del City. “Penso che il mio lavoro, ora, sia quello di preparare la squadra per le ultime partite per continuare a competere e divertirsi”: le parole di Hayes, al termine della partita contro il Liverpool, suonano come quelle di chi sa di andare al patibolo accettando inerme la condanna di lasciare la propria squadra senza un trofeo nell’ultima stagione, prima di andare ad allenare la nazionale femminile statunitense.

Insomma, il più triste degli scenari, considerando che le premesse ad inizio stagione erano di provare a vincere tutti i trofei, puntando al “quadruple”. Invece, nel giro di appena trentadue giorni le speranze di vittoria sono sbiadite per le blues come vecchie fotografie in cui a stento si riconoscono i visi e le forme. L’aprile del Chelsea al posto di portare la primavera ha portato solo piogge devastanti, di quelle che sradicano gli alberi e lasciano solo devastazione. Come se non potesse uscire neanche uno spiraglio di sole in una stagione già problematica, per via degli infortuni di giocatrici chiave come la capitana Bright, infortunatasi al ginocchio a novembre e tornata in campo solo nei minuti finali contro il Barcellona a Stamford Bridge, o gli infortuni al crociato di Fishel e – soprattutto – Samantha Kerr, che hanno compromesso il reparto offensivo di Hayes.

Con il passare delle settimane – e delle partite – per il Chelsea sembrava solo piovere più forte. Prima la sconfitta contro l’Arsenal ai supplementari della finale di League Cup (o, se si preferisce, Conti Cup) per mano di Blackstenius. Poi l’eliminazione, inaspettata, dalla FA Cup, in semifinale contro il Manchester United. E ancora, il doppio confronto con il Barcellona in semifinale di Champions: vinto all’andata per 1-0, interrompendo la striscia di imbattibilità casalinga delle blaugrana che durava dal 2019, perdendo poi 2-0 al ritorno, nell’ultima partita di Hayes a Stamford Bridge – per la prima volta tutto esaurito. “È stata la peggior decisione nella storia della Women’s Champions League” così Hayes ha definito l’espulsione di Buchanan al termine della partita, visibilmente frustrata e provata per aver mancato, ancora una volta, la sua balena bianca, l’unico trofeo che non ha vinto, la Champions League femminile. In questo contesto, la sconfitta per 4-3 contro il Liverpool è sembrato l’ennesimo buco in una barca piena d’acqua che pareva destinata a sprofondare lentamente.

Questa è la situazione prima della penultima giornata di campionato, nella quale il Manchester City si appresta a ricevere in casa l’Arsenal, terza forza del campionato: se dovesse vincere metterebbe già una mano sul trofeo. La partita si mette subito per il verso giusto per le cityzens: il gran gol di Hemp al 17’, protagonista indiscussa della grande stagione del City – con 10 gol e 7 assist fin qui –, sembra spianare la strada per la squadra allenata da Gareth Taylor. Con ancora settanta minuti da giocare, la squadra di Taylor può amministrare la partita, consapevole che anche il pareggio può essere sufficiente affinché le ultime pratiche per il titolo di Women's Super League rimangano nelle loro mani.

L’Arsenal, però, non è venuto a veder festeggiare il City e, pur non avendo ormai alcuna possibilità di vincere il campionato, può sempre rovinare la corsa delle altre. Le gunners rimangono in partita fino alla fine anche se, per diversi tratti di gara, le giocatrici del City hanno dato l’impressione di poter dilagare e segnare altri gol: ma la palla non entra. L’Arsenal non si piega, in qualche modo rimane in piedi e con la testa nella partita, come un pugile confuso dopo i numerosi colpi incassati che però non vuole andare al tappeto. Resiste per cercare il pareggio, e lo trova all’89’ da un corner di Mead, molto morbido e innocuo: non abbastanza teso per un colpo di testa che possa impensierire la portiera del City e neanche indirizzato in una zona dell’area di rigore piuttosto pericolosa. La palla rimane sospesa in aria tra ribattute e colpi di testa per tentare di liberare, finché Foord non trova lo spazio per la giusta sponda a Blackstenius, rapace dell'area piccola che trova la zampata volante decisiva.

L’Arsenal ora sente che il City è ferito, in confusione, come se questo scenario non fosse previsto. E allora incalza. Inizia il recupero, lungo ben nove minuti, quasi un tempo supplementare. Le gunners si riversano in avanti e pressano come se fosse il ventesimo del primo tempo e non il novantaduesimo, il Manchester City sente lo psicodramma arrivare. Perde palla al limite della propria area di rigore, dopo un paio di scambi questa finisce sui piedi di Little che, dalla trequarti laterale, fa partire un morbido cross, pescando alla perfezione la testa della solita ineluttabile Blackstenius che, ancora una volta, prende in controtempo Keating e appoggia in rete per la vittoria dell’Arsenal. La sua doppietta interrompe una striscia di 14 vittorie del Manchester City: l’ultima sconfitta era arrivata contro il Brighton per 0-1 il 12 novembre. Ma soprattutto, qui la stagione di Women's Super League ha preso un’altra svolta inaspettata, possibile solo in questa partita, il cui risultato rimette tutto in gioco.

Il Chelsea avrebbe giocato poco dopo la fine di Manchester City-Arsenal contro il Bristol City, per quella che sarebbe stata l’ultima partita tra le mura casalinghe di Kingsmeadow per Emma Hayes. Durante la conferenza stampa post-partita, Hayes, ha raccontato di come è venuta a sapere della sconfitta del City: “non ho visto la partita, ero in macchina con Denise [la sua vice, ndr] in chiamata con LJ [Lauren James] per capire se sarebbe venuta alla partita. Denise ha urlato nelle mie orecchie e abbiamo chiesto a LJ di commentare gli ultimi 4 minuti”. Un modo a dir poco bizzarro per scoprire di essere ancora in corsa per la vittoria del campionato. L’occasione capitata al Chelsea era troppo ghiotta per non essere colta e, infatti, le ragazze di Hayes non hanno avuto pietà di un Bristol City già retrocesso andando a vincere 8-0, recuperando punti in classifica e nella differenza reti nei confronti del Manchester City, portandosi a -3 con ancora il recupero contro il Totthenam da giocare prima dell’ultima partita contro il Manchester United. L’inerzia del campionato sembra, ancora una volta, cambiare direzione. A fine partita, il Chelsea ha celebrato in casa gli addii di Mjelde, Kirby e – ovviamente – Hayes che, però, ha precisato che “non è finita, cazzo!”, e che “non c’è tempo per i sentimentalismi” perché ancora “c’è un titolo da vincere”.

La partita di recupero Tottenham-Chelsea si è giocata in un contesto surreale. Lo stadio era vuoto, tranne che per il settore dei tifosi del Chelsea stracolmo: un’oasi di blu in un deserto. Il rischio di fallire la partita decisiva per riagganciare il Manchester City era notevole, data anche la voglia delle giocatrici del Tottenham di riscattarsi dopo la sconfitta in finale di FA Cup contro il Manchester United. Tuttavia, le giocatrici di Hayes sono state capaci di vincere la partita per 0-1 grazie al gol di Hamano – secondo stagionale per l’attaccante giapponese classe 2004 – che ha permesso alle blues di portarsi a pari punti con il City (52 punti) e di ottenere, per ora, la testa della classifica grazie a una differenza reti migliore: +47 per il Chelsea, +45 per il Manchester City.

Nel giro di pochi giorni tutto è stato rimesso in discussione e il Chelsea ha riavuto la possibilità di giocarsi vittoria del campionato, mentre il City sente scivolare il titolo dalle proprie mani. Hayes, fine stratega ma anche nota incantatrice di serpenti sul piano comunicativo, nel post-partita dopo il Bristol ha dichiarato di aver “pensato che fosse meglio togliere pressione alla squadra e celebrare altre cose [dopo la sconfitta con il Liverpool per 4-3]. Credo che sia stata, per me, la tattica giusta” aggiungendo che “ho anche detto alla squadra che è fondamentale essere pronte in caso di un errore [da parte del Manchester City]”. Sarà stata una sua strategia per manipolare, ancora una volta, in maniera impercettibile, questo sport riuscendo nell’ intento di abbassare l’attenzione e aumentare la pressione delle giocatrici avversarie?

Dopo la partita contro il Liverpool, si parlava addirittura del rischio di perdere il secondo posto per il Chelsea, dato il momento difficile della squadra. Forse la lettura di una mano invisibile di Hayes dietro questo ribaltamento di equilibri è un po’ forzata, ma sicuramente la sua capacità di comunicare e di giocare sia dentro che fuori dal campo le permette di sfruttare ogni elemento a sua disposizione affinché la squadra sia nelle migliori condizioni possibili, senza tralasciare alcun dettaglio, dichiarazioni comprese. Questa stagione si gioca sui dettagli, sulla differenza reti, sulle parole dette e quelle non dette. Sembra di assistere a due macchine che corrono ruota a ruota su un rettilineo cercando di capire chi, per prima, leverà il piede dall'acceleratore e chi avrà il coraggio di tenerlo premuto fino all’ultimo centesimo di secondo ed effettuare il sorpasso in curva senza andare fuori pista.

Nessuna squadra ha mai vinto la Women's Super League perdendo tre partite. Quest’anno, le due contendenti, Chelsea e Manchester City, le hanno già perse, e si danno battaglia fino all’ultimo centimetro, secondo e pallone giocabile. Una squadra a fine stagione rimpiangerà il poco cinismo avuto in alcune situazioni.

Hayes riuscirà a lasciare il Chelsea con un titolo o il Manchester City interromperà il dominio delle blues in Women's Super League che dura da 4 anni? Sabato 18 maggio, ultima giornata di campionato, ci sarà una risposta che già sembrava scritta. Ma così non è stato.

  • Romano, classe 1999, a tempo perso studia ingegneria e si diletta su Excel, utile difensore mancino per il calciotto

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