
Lo Stoccarda è tornato a riveder le stelle
Il club tedesco ritorna in Champions League dopo quattordici anni.
Si può riprendere il filo di un discorso lasciato in sospeso tre anni fa? Dalle parti di Stoccarda la risposta sembrerebbe essere affermativa. Ci arriviamo tra un attimo. Quest'anno il club del Baden-Württemberg, in parte oscurato dalla schiacciasassi Bayer Leverkusen, è stato protagonista di una cavalcata storica, che l’ha condotto fino alla qualificazione alla prossima Champions League ormai confermata anche dall'aritmetica.
Un piazzamento che ha i connotati dell’impresa per una società che manca dall’Europa da 10 anni esatti, e addirittura da 14 non calca i campi della competizione maggiore. Soprattutto, lo Stoccarda viene da due annate di sofferenza estrema, e il mercato estivo, seppur caratterizzato da una certa dose di coraggio, lasciava presagire un cammino simile ai precedenti. Il campo invece, smentendo ogni pronostico, ci ha rivelato una delle squadre più divertenti della Bundesliga.
Il germe della speranza
Il 30 dicembre 2019 lo Stoccarda annuncia di aver ingaggiato come nuovo allenatore Pellegrino Matarazzo. Il tecnico statunitense ha esperienza nelle giovanili di Norimberga e Hoffenheim, e proprio nel club di Sinsheim ha vissuto la stagione 2018-2019 da assistente di Nagelsmann. I biancorossi hanno bisogno di una svolta tattica ed emotiva, da qui la scelta di affidarsi ad un novizio con idee ambiziose per sostituire Tim Walter. La struttura dei campionati professionistici tedeschi presenta il grande vantaggio della lunga pausa invernale, e così Matarazzo ha l’opportunità di lavorare intensamente con il suo nuovo parco giocatori.
La sua prima partita è quella che a fine stagione si rivela decisiva: un facile 3-0 sull’Heidenheim che a giugno finisce proprio a 3 punti di distacco dallo Stoccarda secondo. Dopo una stagione di purgatorio, quindi, gli Svevi possono festeggiare la promozione in prima classe.
Del resto, a guardarla ora, quella è una rosa che con la 2. Bundesliga ha poco da spartire. La punta di diamante è Nico Gonzalez, autore di 14 gol in campionato (15 totali). Con lui ci sono Kalajdzic (che però salta gran parte della stagione per infortunio), Karazor, Silas, Endo, Borna Sosa e Kobel, oltre a un Mario Gomez agli sgoccioli ma rivelatosi utile. Il glitch nel matrix è spiegabile con una figura attorno a cui ruota molta della storia recente dello Stoccarda. Nell’aprile 2019 il direttore sportivo del club diventa Sven Mislintat, che sulle spalle ha un passato da capo osservatore al Borussia Dortmund e all’Arsenal.
C’è infatti la sua mano nell’acquisto di gran parte dei sopracitati, e c’è un disegno ben preciso nel delineare ogni singola decisione tecnica. Gregor Kobel arriva dall’Hoffenheim – mai davvero disposto a concedergli una chance nonostante fosse un prodotto del settore giovanile – in prestito con diritto di riscatto. Endo viene pescato in Belgio, fucina inesauribile di giocatori interessanti a prezzi contenuti. Kalajdzic giocava in Austria, in una squadra tutto sommato di secondo piano come l’Admira Wacker. Silas e Karazor erano infine giocatori di seconda divisione prelevati rispettivamente da Paris FC e Holstein Kiel.

Eppure, al di là di pronostici e apparenze, l’anno successivo questi nomi costituiscono l’ossatura di una neopromossa dal gioco frizzante, capace di competere per un posto in Europa fino all’ultimo (alla fine la classifica dirà nono posto). Merito anche di un paio di colpi che si rivelano altrettanto lungimiranti. Si tratta di Waldemar Anton, difensore centrale dell’Hannover, e Konstantinos Mavropanos, suo collega un po’ trascurato dall’Arsenal. A entusiasmare è però soprattutto l’improbabile coppia d’attacco composta da Silas e Kalajdzic.
Un esterno o seconda punta rapidissimo, con un dribbling in grado di stordire gli avversari e una prima punta tanto unica per caratteristiche quanto efficace in zona gol. Un cocktail il cui risultato sono 27 gol e 11 assist totali. A lasciare un po’ di amaro in bocca è l’infortunio occorso nel mese di aprile proprio a Silas, messo KO dalla rottura del legamento crociato che aveva tormentato il suo gemello del gol nella stagione precedente. Se questa appare come una macchia trascurabile sul vestito di una stagione positiva, in realtà rappresenta un presagio più che nefasto.
La legge di Murphy
Nelle due stagioni successive, la sceneggiatura assume connotati da horror di Dario Argento, e la ripetizione si scopre terribile compagna della paura. La strategia, come detto, è chiara già dalle mosse estive. Lo Stoccarda ha la necessità di sacrificare un paio di nomi grossi, tra l’altro giustamente guidati anche dall’ambizione verso piazze più competitive, per rimanere in regola e colmare le lacune individuate. Il primo anno tocca a Kobel, vincitore del casting per il nuovo numero 1 del Borussia Dortmund, e a Nico Gonzalez.
Quello dell’argentino in direzione Fiorentina appare in effetti come un addio nemmeno troppo sofferto, non tanto per le sue indubbie qualità, quanto per la cifra sborsata dai viola (circa 25 milioni) e per la sua facile tendenza all’infortunio. Per rimpiazzare il primo si punta all’usato (solo teoricamente) sicuro dalla Bundes, e l’identikit è quello di Florian Muller del Mainz, mentre davanti arrivano una serie di scommesse a prezzi tutto sommato contenuti.
Il secondo anno le modalità non cambiano. Via Orel Mangala, uomo di punta a centrocampo e prodotto del settore giovanile e Sasa Kalajdzic, il bomber, entrambi in direzione Premier League. Questa volta è a centrocampo che la dirigenza rifiuta l’azione immediata, ritenendo valida la cerniera composta da Endo e Karazor, spesso in passato impiegato da difensore centrale. Davanti, invece, il prescelto è Serhou Guirassy, centravanti guineano con capacità da doppia cifra, ma che ha ricevuto la mozione di sfiducia dal Rennes. A loro si aggiungono una serie di nomi giovani e interessanti come Ito e Vagnoman, e lo svincolato Zagadou.
La ragione di questa reiterazione nelle azioni non è da cercare in un approccio troppo filosofico, o al contrario nella necessità vitale di far quadrare i conti. La grande difficoltà cui la dirigenza dello Stoccarda si trova di fronte è infatti comprendere le effettive ragioni dietro all’annata 2021/2022. Dai proclami, non urlati ma decisi, di Europa la squadra di Matarazzo si ritrova ad annaspare nel mare della zona retrocessione, vittima di una serie di sfighe difficilmente prevedibili. Tra infortuni che colpiscono la rosa sin dall’inizio, si pensi alla spalla di Kalajdzic fuori uso alla prima presenza stagionale, focolai Covid a ripetizione, partite dall’andamento quantomeno improbabile, l’allenatore del New Jersey deve fare i conti settimanalmente con situazioni difficili da prevedere.
Convinti che si tratti soltanto di un incidente di percorso non ripetibile, l’anno dopo le alte sfere societarie si trovano davanti una verità tanto dura quanto inconfutabile: Matarazzo ha perso il polso della squadra e quanto visto nella sua prima stagione in Bundesliga è ormai soltanto un ricordo. Prima Michael Wimmer come allenatore ad-interim, e poi l’esperto Bruno Labbadia, non riescono però a invertire la rotta, e lo Stoccarda deve nuovamente fare i conti con il richiamo infernale delle ultime posizioni.
Nelle similitudini apparenti, oltre all’andamento stagionale anche le due salvezze raggiunte praticamente all’ultimo, c’è una differenza sostanziale. Nel 2022 lo Stoccarda ospita all’ultima giornata il Colonia, mentre la rivale Hertha si gioca tutto sul campo del Borussia Dortmund. I gialloneri fanno il loro, ribaltando l’iniziale vantaggio di Belfodil, ma alla Mercedes-Benz Arena la squadra di casa è bloccata sull’1-1. Il miracolo arriva dal Giappone, e l’autore risponde al nome di Wataru Endo, “LegEndo” da quel dì. L’ex Sint-Truiden spunta sul secondo palo sugli sviluppi di un calcio d’angolo e insacca il 2-1 nei minuti di recupero, dando il via all’invasione di campo che rappresenta un enorme sospiro di sollievo collettivo.
L’anno dopo lo Stoccarda si trova in una situazione di classifica peggiore, non riesce infatti ad evitare il sedicesimo posto che significa spareggio. Il modo in cui ci arriva, però, è paradossalmente molto più rassicurante. Il motivo ha un nome e un cognome: Sebastian Hoeness, figlio di Dieter e nipote dell’ancor più celebre Uli.
L’ex tecnico dell’Hoffenheim (anche lui) arriva ad aprile in una situazione disperata, e riesce a dare subito una sferzata. Nelle ultime giornate lo Stoccarda ottiene qualche risultato più che convincente e gioca con un’altra serenità. Così quando di fronte si trova l’Amburgo, terzo in Zweite, per questi ultimi è un bagno di sangue. Tra andata e ritorno il risultato aggregato è di 6-1, uno statement che per Hoeness vale la riconferma senza esitazioni.
Morto un totem se ne fa un altro
Se le recenti vicende attorno allo Stoccarda hanno insegnato qualcosa, è che quasi nulla va mai come preventivato e preventivabile. L’addio di Mislintat a fine 2022 in direzione Ajax appare come un terremoto volto a spazzare via un edificio già pericolante. Fabian Wohlgemuth, suo sostituto, comunque non ne stravolge i meccanismi quando deve affrontare la sua prima sessione estiva. Sulla lista delle cessioni si leggono i nomi di Borna Sosa, portato da Mislintat proprio all’Ajax, Mavropanos, pagato fior di quattrini dal West Ham, e Wataru Endo. Per il capitano l’offerta del Liverpool è il treno che passa una volta sola, ma l’addio sinceramente emozionato e senza strascichi è il giusto riconoscimento per chi è stato leader di un gruppo dai risultati poco esaltanti, ma senza dubbio capace di affrontare le difficoltà.
La scelta è quella di ripartire da un nucleo preciso e dalle idee di Hoeness, che ha ridato finalmente serenità e un pizzico di entusiasmo a un ambiente scombussolato. La spina dorsale ruota attorno all’asse verticale che parte da Anton, fresco di nomina a capitano, al centro della difesa, passa per Karazor in mezzo al campo e arriva a Guirassy, riscattato dal Rennes.
Il guineano rappresenta una delle poche note felici della stagione precedente, in cui ha raggiunto la doppia cifra nonostante la poca produzione offensiva della squadra. Per certi versi la sua interpretazione del ruolo è simile a quella di Kalajdzic, un gigante con la passione per il gioco associativo e i colpi di classe. Dell’austriaco Guirassy non ha il colpo di testa (ma chi lo ha) ma se “avaibility is the best ability”, la sua maggiore integrità fisica è certamente un plus.
Attorno a questi uomini, lo Stoccarda compie una serie di scelte tanto coraggiose quanto azzeccate. Il caso più eclatante è quello di Maximilian Mittelstadt, un onesto mestierante della fascia sinistra arrivato dall’Hertha retrocesso che ha conquistato persino nazionale. La rivitalizzazione di calciatori un po’ annebbiati è un concetto chiave di questo Stoccarda, e non può prescindere dalle doti sia tattiche che motivazionali di Hoeness. Nel suo 4-4-2 atipico gli esterni sono Fuhrich e Millot.
Il primo nonostante qualche gol pesante, si era sempre dimostrato poco continuo, forse nemmeno troppo adatto alla categoria. In questa stagione la sua capacità di rientrare sul destro e la sua rapidità nel dribbling si sono rivelate decisive per dare alla squadra ampiezza sul lato sinistro. Una compatibilità con lo scacchiere del tecnico riflessa anche dal suo bottino personale pari a 8 gol e 7 assist.
Millot è invece arrivato giovanissimo dal Monaco, e non era mai riuscito davvero a trovare per sé un ruolo definito. Si tratta di un centrocampista dai piedi buoni, a metà tra la mezzala e il trequartista per interpretazione, abile nel dribbling e nell’inserimento. Nel partire da destra in realtà la sua posizione in campo diventa fluida, specialmente quando dietro di lui staziona Vagnoman che ha gamba e aggressività per andare sul fondo e garantire l'ampiezza.
Di nuova linfa avevano bisogno anche due nuovi arrivi, Alexander Nubel e Deniz Undav. Entrambi classe '96, entrambi con alle spalle ultime esperienze non esaltanti. Nubel presumibilmente non porterà mai a compimento la profezia che lo aveva annunciato come nuovo Neuer, ma a Stoccarda ha ritrovato fiducia tra i pali, e si è reso autore di grandi parate e pochi errori da matita blu. Un rendimento in grado di rasserenare anche i suoi guardiani della linea difensiva, reduci dalle confusionarie prestazioni di Muller e Bredlow.
Undav, arrivato dal Brighton, ha invece dato vita a quella che è forse la migliore intuizione di Hoeness, cioè far coesistere lui e Guirassy nonostante nominalmente si tratti di due prime punte. Per istinto occupano infatti quasi sempre posizioni complementari in campo e hanno un bagaglio abbastanza completo per alternare i propri movimenti. Sanno cercare la profondità, Giocano bene di sponda (soprattutto Guirassy, che per i difensori risulta piuttosto difficile da spostare) e hanno ottime doti di rifinitura. Differiscono in termini di struttura fisica, uno più rapido e sgusciante, l’altro più lungo e strutturato, ma questo non fa altro che rafforzare la partnership.
Non è un caso quindi se il computo totale dice 43 gol e 10 assist in due in Bundesliga, il tutto a fronte di qualche infortunio e gli impegni in Coppa d’Africa del numero 9. Un connubio che riporta, con risultati ancor più devastanti, proprio alla coppia Kalajdzic-Silas di cui avevamo parlato sopra, la cui fiamma si è però affievolita con un po’ di tristezza.
L’esterno ex Paris FC è uno di quelli che più ha pagato lo scotto dei tanti cambiamenti, complici anche gli infortuni e alcune questioni personali, nonostante la prima stagione in Bundes lasciasse presagire un futuro roseo. Hoeness è stato però in grado di trasformare anche lui in un’arma dotata di grande utilità, rendendolo insieme a Leweling un giocatore da sfruttare a partita in corso per cambiare ritmo alla squadra.
Se lo Stoccarda fa del pressing alto e della compattezza la sua cifra distintiva, per poi verticalizzare velocemente o consolidare il possesso con scambi rapidi, tanto del merito non va solo a chi siede in panchina, ma anche al suo prolungamento in campo. L’unsung hero di questa stagione biancorossa è, senza dubbio alcuno, Angelo Stiller. Arrivato per 5,5 milioni e mezzo dall’Hoffenheim con l’infausto compito di sostituire un leader ed equilibratore come Endo, il classe 2001 si è preso immediatamente le chiavi della squadra. Difensivamente è l’uomo che coordina il pressing, guida i compagni e spesso si rende protagonista di grandi letture, aiutato dalle caratteristiche più di quantità di Karazor. Nei ribaltamenti è invece un regista perfetto, abile nel verticalizzare e sicuro con la palla tra i piedi. Semplicemente, lo Stoccarda gioca al suo ritmo.
Tutti i futuri possibili
Senza dirlo tropo forte, lo Stoccarda ha di fronte delle ottime prospettive. Ha una squadra giovane, e in questo senso si è mossa anche in anticipo. Invece di sostituire Mavropanos, per esempio, si è preferito puntare su due giovani di prospettiva, seppur già dotati di discreta esperienza. Anthony Rouault e Leonidas Stergiou, prelevati rispettivamente da Tolosa e San Gallo, hanno dimostrato di poter far bene quando chiamati in causa e soprattutto hanno quelle caratteristiche di duttilità e abilità nel giocare il pallone in verticale che lo Stoccarda ha anche nei suoi titolari. Così è facile immaginarli prima o poi a dare il cambio ai vari Anton, Ito, Stenzel e Zagadou (che pure vecchi non sono).
Dell’allenatore si è parlato tanto per le idee entusiasmanti e le doti da accentratore. Di lui però colpisce anche la voglia e l’abilità di dimostrarsi camaleontico quando necessario. Lo Stoccarda ha dei principi cardine chiari di cui si è parlato, il pressing alto, il recupero immediato del pallone, la ricerca del terzo uomo. Hoeness sa però cambiare interpreti e modulo quando necessario. In stagione ha rispolverato di tanto in tanto la difesa a 3 con cui la squadra ha giocato in passato, o ha rimodellato il suo 4-4-2 in un 4-2-3-1 o 4-3-3 in base alle esigenze, spinto ora dalle assenze ora dalle caratteristiche degli avversari.
📢 „Hoeneß auf den Zaun, Hoeneß auf den Zaun!“ 🫵👏#VfB | #VfBFCB 3:1 | Sebastian #Hoeneß pic.twitter.com/zso8OZt0QK
— VfB Stuttgart (@VfB) May 4, 2024
Del già sorprendente terzo posto finale, un feedback importante arriva dal rendimento negli scontri diretti. Contro le altre quattro qualificate alla prossima Champions lo Stoccarda ha perso soltanto due volte, a inizio stagione contro il Lipsia e a dicembre con il Bayern Monaco. Ha finito imbattuto persino con la corazzata Leverkusen, e ha lasciato zero punti al Borussia Dortmund finalista di Champions League nella stagione corrente.
Nonostante le premesse, l’ultima esperienza in Champions deve in qualche modo fungere da monito. Quella squadra in estate lasciò andare via Mario Gomez e pur forte di elementi importanti (Khedira su tutti, ma anche Cacau, Marica, Tasci, Hilbert) perse la bussola già ai nastri di partenza. Passò da seconda un girone non irresistibile e si ritrovò a esonerare Babbel a dicembre per via del piazzamento in zona retrocessione in campionato.
L’altro piccolo, ma non trascurabile, campanello d’allarme, riguarda il rapporto con i tifosi. A Stoccarda il club è ovviamente un’istituzione, lo stadio è sempre pieno e i cortei che accompagnano puntualmente le partite in casa sono particolarmente suggestivi. Alla squadra insomma non è mai mancato il supporto della Cannstatter Kurve. Più di qualcuno, però, ha storto il naso per alcune decisioni che potremmo definire politiche.
In Germania il discorso del 50+1 è da sempre fondamentale, e anche sui diritti televisivi i tifosi tedeschi mantengono una posizione decisamente più integralista rispetto ad altri europei. Nello Stoccarda circa il 10% della società appartiene alla Mercedes, società che quantomeno ha un legame con il territorio. Negli ultimi tempi però alla finestra è comparsa un’altra compagnia automobilistica, la Porsche, che ha già finalizzato un accordo per acquistare un altro 10%. Una decisione accompagnata dall’inclusione di 2 nuovi membri ad essa legati nel board decisionale che ha fatto storcere non poco il naso ai tifosi, che si sono sentiti scavalcati senza avere voce in capitolo. Da qui una serie di proteste tra striscioni e volantini diffusi in giro per la città, con la richiesta di dimissioni anche per il presidente Claus Vogt.
Per costruire il percorso è lungo e tortuoso, per distruggere basta molto poco, insomma. Nelle montagne russe dell’ultimo decennio a Stoccarda dovrebbero averlo imparato.
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