
Atalanta-Juventus (0-1) - Considerazioni Sparse
La squadra di Allegri ribalta i pronostici e conquista la Coppa Italia. L'Atalanta si fa del male da sola con un errore difensivo e non riesce ad espugnare il fortino bianconero.
Che fosse una serata con un forte sguardo al passato lo metteva ben in chiaro la performance di "Fratelli d'Italia", condotta da Albano Carrisi. Una performance con più di qualche dubbio ed esitazione dell'artista pugliese, all'ennesima battaglia di una carriera durata, forse, un pochino troppo. Ci si attendeva che l'allenatore della Juventus seguisse il medesimo tracciato emotivo: ultima recita del secondo ciclo in bianconero, con ormai un filo di voce a sorreggere l'ultimo, disperato, affannato e tremebondo tentativo di acuto. La musica è un insieme di regole rigide, ineluttabili; il calcio evidentemente no. E allora accade che dopo 4 minuti un uscita errata di Hien (sua peggiore prestazione da quando è a Bergamo) favorisca l'imbucata di Cambiaso per Vlahovic che, a tu per tu con Carnesecchi, non sbaglia e consegna al Conte Max esattamente ciò in cui può tornare a essere semplicemente "Lo Stregone". Il tecnico livornese sguazza nella fanghiglia da lui stesso creata con le urla indistinte ai suoi. E' il suo elemento e li non teme niente e nessuno. I suoi sembrano nutrirsi delle sicurezze del proprio tecnico: perfino Nicolussi Caviglia sembra aver giocato diverse partite di questo tipo.
Dopo il gol la Juventus per una decina di minuti mantiene un baricentro piuttosto alto, con l'Atalanta che scossa dal gol a freddo non riesce subito a ricomporsi. Col passare dei minuti però si viene a costruire l'equilibrio che tutti si attendevano: Ederson sembra un muro di Squash per quanti tentativi di risalita del campo dei bianconeri vadano a sbattergli contro, ma la manovra bergamasca è piuttosto sterile una volta arrivata nei 20 metri. Gasperini capisce che serve una punta "vera" ed inserisce Tourè nell'intervallo, con anche Scalvini e Hateboer per dare maggiore ampiezza. Allegri ha predisposto raddoppio sistematico lungo tutta la linea difensiva e per CDK e Lookman è durissima trovare spazi. Chiesa e Vlahovic devono fare la solita battaglia campale negli "ultimi" 60 metri di campo: i compagni sono più precisi e "centrati" del solito, perfino Rabiot sembra poter essere utile alla causa in entrambe le fasi. Iling compare e scompare.
La ripresa vede un Atalanta che trova sbocco esterni, ma dai cross ricaverà poco o nulla. La giocata prediletta è Lookman sul vertice sinistro dell'area bianconera, con Ruggeri o Scalvini a proporsi in sovrapposizione o portando via il raddoppio della Juve. La squadra di Allegri non sfrutta a dovere i varchi lasciati dagli uomini di Gasperini, che peraltro non brillano per lucidità in quelle fasi (possibile rigore piuttosto banale di Hien, già ammonito e sostituito prontamente da Gasp su Vlahovic). Palo di Lookman, gol in fuorigioco millimetrico di Vlahovic e traversa di Miretti: le due squadre si scambiano colpi, ma nessuna delle due riuscirà più a mettere al tappetto l'avversario. A Gasperini gioca malissimo l'infortunio di De Roon al 65esimo: a quel punto termina i cambi, riducendo moltissimo la sua possibilità di intervenire sul match.
L'Atalanta di Gasperini conferma una sinistra allergia alle finali: terza sconfitta su tre finali raggiunte nell'era Gasp. Cattivi presagi per Dublino, dove però sarà tutto diverso, a cominciare dal tipo di avversario che la Dea troverà davanti. Questa sconfitta non può togliere nulla alla strepitosa stagione fatta fin qui, che potrebbe ancora diventare gloriosa. Il gol dopo 4 minuti è senz'altro l'episodio che i neroazzurri temevano più di tutto, perché avrebbe creato l'unico contesto potenzialmente vincente per la Juve. L'impressione generale è che l'assenza di Scamacca sia stata pesantissima, con Koopmeiners ben anestetizzato al tiro dalla retroguardia bianconera e con Lookman unico giocatore che ha provato, e quasi ci è riuscito, a scardinare di fantasia Fort Allegri.
Qualificazione in Champions e Coppa Italia. Questi ad agosto gli obiettivi bianconeri: sembra incredibile dirlo dopo gli ultimi tragicomici mesi, ma sono stati entrambi raggiunti. Allegri probabilmente è al canto del cigno, ma la stagione della Juve è, in termini squisitamente pratici, pienamente realizzata. Il consueto show-spogliarello del livornese, di cattivo gusto e fuori luogo, è forse la firma sulla lettera d'addio ai tifosi bianconeri, strizzando per l'ultima volta l'occhio ai tempi che furono. Gli è riuscita l'ennesima Allegrata, ha instillato l'ultima goccia di Corto Muso ad un gruppo che 3 giorni fa pareggiava al 91esimo contro la stra-ultima Salernitana. Ora però serve l'ultima stregoneria, ovvero l'auto infliggersi l'Avada Kedhira: è forse giusto che, a 5 anni da quel "Te ne intendi di Basket te?", si smetta di parlare di Allegri, e si torni a parlare di Juve.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














