
Che finale di Coppa Italia aspettarsi?
5 domande (e 10 risposte) su Atalanta-Juventus.
L'ultima volta che Atalanta e Juventus si sono affrontate in Coppa Italia era il 19 maggio 2021. Il ritorno del pubblico a riempire parzialmente uno stadio, tra mascherine e tamponi rapidi all'ingresso del Mapei di Reggio Emilia; l'ultima di Gianluigi Buffon, in maglia numero 77, tra i pali bianconeri; Igor Tudor e Robin Gosens, attuale allenatore e obiettivo di mercato della Lazio, separati solo dall'intervento delle panchine nel concitato finale (88' circa, recuperare qui per credere); il secondo trofeo per Andrea Pirlo, insufficiente a garantirgli la riconferma a Torino, e la seconda finale persa da Gian Piero Gasperini.
A soli tre anni di distanza, la finale di Coppa Italia vede ancora come protagoniste Dea e Vecchia Signora, con palcoscenico e attori protagonisti però abbastanza diversi dall'1-2 di Reggio Emilia. Che cosa aspettarsi, quindi, dalla gara dell'Olimpico? 5 domande, una risposta a testa per squadra, alcune indicazioni dal recente passato lettura e diverse previsioni sull'imminente futuro.
Quali spunti trarre dai precedenti stagionali?
ATALANTA - Quello che si può portare a casa a metà maggio da una gara di inizio ottobre e una inserita tra l'andata e il ritorno di un ottavo di Europa League, cioè relativamente poco. L'andamento dei due pareggi è stato differente sia per punto di partenza che per evoluzione finale, con la squadra di casa con inerzia a favore nei minuti conclusivi dopo una prima parte di secondo tempo coincisa con la miglior porzione di gara degli ospiti.
Quello che l'Atalanta dovrebbe aver ulteriormente compreso, casomai ce ne fosse bisogno, è che la Juventus è una squadra con diverse individualità superiori alla media - Wojciech Szczęsny, nello 0-0 del Gewiss, è stato impegnato solo due volte ma ha calato una delle parate migliori per difficoltà e contesto della stagione d'andata - e che non ammette un minimo calo di concentrazione nella gestione della difesa posizionale in area di rigore - i 3' da braccetto sinistro di Toloi tra l'ingresso in campo del capitano e il vantaggio di Milik allo Stadium rappresentano un errore di comunicazione e valutazione inusuale, per quanto marchiano, a questi livelli.
I momenti migliori dell'Atalanta nelle due sfide con gli uomini di Allegri sono coincisi con fasi di possesso nerazzurro nella metà campo juventina, sia tramite palleggio consolidato che grazie a un recupero alto in gegenpressing, e meno grazie a transizioni rapide. Simbolo eloquente è dove l'Atalanta abbia cercato di creare superiorità in dribbling nella gara d'andata, nella quale sino all'ingresso di Muriel il dominio territoriale è stato decisamente sterile. I 180' del passato hanno detto all'Atalanta dei 90' del futuro di dover prolungare il più possibile i momenti trascorsi più vicino alla porta della Juventus che alla propria.

JUVENTUS - Della partita d'andata la Juventus può salvare ben poco, oltre alla prestazione monstre di Szczęsny- vero e proprio MVP stagionale - già riportata da Max e l'autosufficienza di Federico Chiesa. La Juve dell'andata del primo ottobre veniva dalla vittoria col Lecce e si apprestava ad entrare nel miglior periodo della sua stagione, quantomeno dal punto di vista dei risultati; nondimeno, nessuna squadra nel girone d'andata ha messo alle corde la squadra di Allegri più di quella di Gasperini, peraltro col tridente Lookman-De Ketelaere-Koopmeiners (presumendone l'utilizzo sulla trequarti) non ancora sui livelli di forma attuali.
La gara del Gewiss ha suggerito alla Juve cosa non fare: portarsi in area i tiratori letali della Dea, concedere piazzati da posizioni favorevoli agli avversari, lasciare i braccetti a giocarsi i duelli individuali con le mezzepunte nerazzurre. Pochi gli spunti relativi ai modi per mettere in difficoltà la retroguardia nerazzurra, tolte le iniziative estemporanee di Chiesa; per quelle è bene interrogare la partita di ritorno andata in scena allo Juventus Stadium.
Com'è accaduto più volte in stagione, la Juve ha concentrato le proprie sortite offensive in poche ma significative finestre di gara, mettendo in difficoltà gli ospiti, oltre che col solito Chiesa, con gli inserimenti senza palla di Miretti, McKennie e Cambiaso, che i centrocampisti atalantini non sempre sono riusciti ad assorbire con efficacia. Il sistema di Gasperini non può permettersi troppe titubanze o reticenze nel seguire il proprio uomo, ma tale raccomandazione vale anche per la Juve stessa, il cui blocco basso non è solido come nei tempi migliori, come testimoniato dal secondo gol di Koopmeiners.
Quanto peseranno squalifiche e dubbi di formazione legati a infortuni?
ATALANTA - Entrambi i titolari, sicuramente o possibilmente, assenti nell'11 che scenderà in campo nella finale di Coppa Italia hanno già marcato visita in stagione contro la Juventus. Quello che mancherà di più sarà un'alternativa numerica nel computo dei 16 - o 17, in caso di supplementari - che potranno essere impiegati da Gasperini. Nello 0-0 dell'andata, al centro dell'attacco non era presente Gianluca Scamacca: una lesione muscolo–fasciale di primo grado del muscolo semimembranoso della coscia sinistra dell'attaccante della Nazionale aveva suggerito a Gasperini di porre De Ketelaere come riferimento centrale con Lookman sul centrosinistra, con Koopmeiners nella posizione ibrida tra mezzala destra e trequartista centrale.
La seconda frazione, quella con l'Atalanta più efficace nella conservazione del possesso contro il blocco basso juventino, ha da questo punto di vista aperto gli scenari più interessanti in vista della finale dell'Olimpico, almeno per la conformazione dell'attacco titolare.
Per i primi 65' dell'andata e tutto il ritorno, l'Atalanta ha affrontato la Juventus senza Sead Kolasinac nella posizione di braccetto sinistro. Contro una squadra che pratica una costante pressione alta, avere un mancino porterebbe vantaggi enormi in fase di costruzione e risalita nella propria metà campo rispetto a quanto Djimsiti, De Roon o Scalvini potrebbero fare.
A prescindere dall'eventuale recupero dell'highlander bosniaco, la Juventus 2023/24 non si è mai dimostrata una formazione invogliata a praticare questa pressione, lasciando spazi interessanti da esplorare anche per difensori destri nel mezzo spazio sinistro (vedi il 2-2 di Koopmeiners del ritorno): paradossalmente, soprattutto se rapportato alla centralità dell'ex Arsenal e Marsiglia nel cammino stagionale della Dea, non avere Kolasinac potrebbe non gravare molto.
JUVENTUS - Manuel Locatelli è l'uomo nel mirino, principale bersaglio delle critiche nei (tanti) momenti in cui la manovra bianconera appare lenta e poco fluida, ma a ribadire la sua enorme importanza nello scacchiere di Massimiliano Allegri è stata paradossalmente la sconcertante ultima uscita contro la Salernitana. Pur non essendo un regista di ruolo, Locatelli nel cuore del centrocampo della Juve è un ingranaggio fondamentale, perché fa esattamente ciò che gli chiede l'allenatore: scende ad impostare insieme ai centrali, lancia lungo per le punte o per gli esterni, si piazza in linea coi difensori a tamponare le iniziative avversarie.
Contro i granata ha completato addirittura 11 lanci lunghi sui 12 tentati, sintomatico della dipendenza della Juve dai suoi cambi campo; una squadra che per scelta decide di non consolidare mai il possesso e cerca continue scorciatoie per la porta avversaria, necessita assolutamente di un calciatore capace di far viaggiare il pallone.
Sono diversi i calciatori che potrebbero occupare la sua posizione nell'ultimo atto della Coppa Italia, su tutti Hans Nicolussi Caviglia che è quello che più si avvicina alla figura del regista puro; l'ex Sudtirol porterebbe pulizia e qualità nel palleggio, ma non vede il campo da marzo e la sua ultima da titolare risale addirittura a gennaio. All'esordio tra i pro, Fabio Miretti aveva stupito in cabina di regia, ma non è quasi più stato impiegato in quel ruolo; tra le alternative vi sono gli adattati McKennie e Rabiot, oltre all'inedito impiego di un modulo con la mediana a due che li vedrebbe entrambi in campo in una posizione più arretrata e delicata, soprattutto per i precari equilibri della Juve, rispetto al solito.
Un altro possibile sostituto di Locatelli risponde al nome di Danilo, che però potrebbe non essere della partita dal 1' visto l'infortunio muscolare occorso nella gara contro la Roma e non ancora smaltito completamente. Qualora il brasiliano dovesse essere impiegato come mediano davanti alla difesa, ma anche in caso di una sua assenza dall'11 titolare, il suo posto come braccetto di sinistra verrebbe preso da Daniele Rugani, stante la condizione precaria di Alex Sandro che pure conserva qualche chance vista la grande stima che il tecnico nutre nei suoi confronti.
Con Rugani titolare nella finale di Coppa Italia, la Juve guadagna pericolosità nei calci piazzati offensivi e una contraerea niente male in quelli difensivi, perdendo però qualcosa nell'uscita della palla dalla difesa e rinunciando, almeno sul lato dell'ex Empoli, a spingere con i braccetti difensivi trasformandoli in veri e propri terzini aggiunti. Decisamente defilata la possibilità di vedere in campo la squadra con una quasi inedita difesa a 4 nella gara più importante della stagione, ancor più remota l'ipotesi che vede Tiago Djalo fare il suo esordio con la Juve proprio in finale di coppa.
Come ci arrivano Atalanta e Juventus, per risultati e forma?
ATALANTA - 59'44" di Atalanta-Roma: le immagini di DAZN propongono il replay del destro incrociato di De Roon, uscito - come una mezza dozzina di altre occasioni della squadra di Gasperini - a un palmo dai pali presidiati da Svilar. 60'06": si ritorna in diretta, e Pasalic sta già ricevendo spalle alla porta sui 30 metri. In quei 22", non mostrati dalle telecamere ma nella memoria di tutti i presenti al Gewiss Stadium, c'è stato molto di più delle 5 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 7 gare di Serie A o dello 0-1 col Liverpool come unica sconfitta della campagna di Europa League, culminata nel 3-0 col Marsiglia che ha significato Dublino.
Svilar recupera il pallone dal raccattapalle dietro la porta e appoggia la sfera al limite dell'area piccola. Alza lo sguardo e quello che vede è Ademola Lookman, inserito in campo da Gasperini da un paio di minuti sulla destra dell'attacco - teoricamente persino "fuori posizione" per lo standard di impiego del nigeriano - leggermente piegato sulla gambe. Agita le braccia, avanti e indietro, chiamando Hateboer e Pasalic a mantenersi nei pressi dell'area romanista per portare la pressione sul rinvio dal fondo dei giallorossi sin dal primo passaggio.
Mola si alza sulla ricezione di Ndicka, Hateboer su quella di Angeliño, costringendo lo spagnolo a un taglialinee su Pellegrini, pressato alle spalle da De Roon. Palla recuperata e attacco contro difesa non schierata generato. Che anche un attaccante - che si dice non si sia ambientato del tutto in Italia - si mostri come pressatore invasato, posseduto dalle richieste furibonde in fase di non possesso di Gasperini, dice quasi tutto dello stato psicofisico della Dea in questo maggio da sogno. Che si continui a essere cullati da San Lorenzo anche all'Olimpico?
JUVENTUS - La Juve si avvicina alla finale in uno dei momenti più delicati della sua storia recente. In campionato la Signora è reduce da 5 pareggi consecutivi, con una sola vittoria nelle ultime 10 gare, e in Serie A non va in gol su azione da 740 minuti. Contro la Salernitana, match ball per una qualificazione in Champions League che alla fine è arrivata comunque, la squadra è sembrata paralizzata dalla paura per almeno un tempo, fragile di fronte alle offensive degli ospiti e senza grandi idee in fase di possesso, difetto che ha peraltro accompagnato la Juventus per la quasi totalità dell'ultimo triennio.
Soltanto in Coppa Italia, all'andata con la Lazio, la squadra di Allegri si è mostrata, almeno nel primo tempo, aggressiva e arrembante, quel tanto che è bastato per mettere un tassello importante sulla qualificazione.
Cambiare competizione non è come accendere un interruttore. Passare dalla Serie A alla Coppa Italia non è automatico. Ma vista l'importanza della gara, l'ultima vera partita della stagione, è lecito aspettarsi una Juve meno arrendevole di quella recentemente vista in A. Difficilmente però vedremo in campo una squadra spregiudicata: difendere bene aspettando i momenti giusti della partita per azzannare dell'avversario è il mantra di questa squadra, che più che accettare l'approccio uomo su uomo dell'Atalanta tenterà di reggerne l'urto e creare mismatch con i suoi uomini più talentuosi.
Chi potrebbe essere l'uomo decisivo di Gasperini e Allegri?
ATALANTA - De Ketelaere col Sassuolo, agli ottavi. Koopmeiners a San Siro col Milan, ai quarti. Carnesecchi al Franchi e Scamacca al Gewiss nell'andata&ritorno con la Fiorentina, in semifinale. La Coppa Italia 2023/24 dell'Atalanta è stato un percorso breve, intenso e con diversi volti a catturare i riflettori della singola serata. Se la statuetta di Miglior Attore Protagonista cambiasse padrone nella notte di Roma, la nomination più credibile sarebbe quella di Ademola Lookman.
Titolare all'andata e subentrato nella ripresa al ritorno, l'ex Fulham e Leicester ha inciso solo a tratti contro la difesa juventina, anche perché impiegato da Gasperini in zone diverse della trequarti all'interno della stessa partita - uno dei pochissimi aspetti, quello della flessibilità a gara in corso, con ampi margini di miglioramento nel ventaglio di soluzioni di Mola. Lookman è il profilo che coniuga meglio l'attacco a una difesa posizionale e quello in transizione, motivo per cui potrebbe fungere da grimaldello in situazione di pressione con baricentro alto della Juventus.
Un esempio dalla gara di ritorno: l'Atalanta abbassa entrambi i centrali di centrocampo per guadagnare superiorità numerica in prima linea di costruzione, la Juventus alza mezzali ed esterni e dilata gli spazi tra la prima e l'ultima linea. Qui è il movimento di Lookman a risultare decisivo, appena prima e appena dopo la ricezione, per aumentare le scelte da far prendere alla difesa della Juventus.
L'unica gara contro la Juve disputata nella sua interezza da Lookman, destino probabilmente comune a ciò che succederà all'Olimpico, è della scorsa stagione. Ademola ha messo a referto 2 gol e 1 assist nel 3-3 di Torino. Un buon auspicio per aggiungere la seconda Coppa Italia della storia nella bacheca di Zingonia?
JUVENTUS - Gran parte delle speranze offensive bianconere in Coppa Italia sarà sulle spalle di Federico Chiesa: suo il compito di creare superiorità numerica svariando sulle fasce e puntando i diretti avversari, sua la responsabilità di provare a colpire l'Atalanta in contropiede, sfruttando progressione e abilità nell'uno contro uno. All'andata al Gewiss fu l'unico dei bianconeri a creare pericoli, e anche oggi appare il pericolo numero uno per la squadra del Gasp, che punì già nella finale del 2021.
Importantissima sarà anche la prestazione dei quinti di centrocampo, in particolare del dirimpettaio di Andrea Cambiaso, l'unico sicuro di una maglia da titolare; né Kostic, né Iling-Junior né Tim Weah, per un motivo o per l'altro, hanno convinto fino in fondo, vuoi per una condizione fisica non brillante, vuoi per la difficoltà nell'adattarsi a compiti e ad un sistema non esattamente nelle loro corde. L'Atalanta fa delle scorribande degli esterni e della loro connessione con le mezzepunte un'arma letale, e se gli esterni della Juve finiranno sotto ritmo o verranno presi in mezzo dagli omologhi atalantini, sarà difficilissimo per la squadra di Allegri non andare in affanno ad ogni transizione negativa.
Quali chiavi tattiche per vincere la finale dell'Olimpico?
ATALANTA - Di tutto quello che si è già visto tra gli accorgimenti possibili in Atalanta-Juventus, quello forse più indicativo in ottica finale di Coppa Italia è come Gasperini deciderà di contenere e limitare Federico Chiesa. Il match winner della finale del 2021 non può non essere pericolo numero 1 per la fase di non possesso atalantina, a maggior ragione per le caratteristiche che avrà il braccetto destro nerazzurro.
Nella gara d'andata è stato proposto capitan Toloi, francamente non proponibile dal 1' contro l'azzurro a meno di volersi consegnare a un mismatch atletico fuori categoria; al ritorno la scelta era ricaduta su Berat Djimsiti, con Scalvini dirottato nel corridoio interno opposto rispetto alla collocazione abituale. Tutti e questi tre profili mal si accoppiano nella gestione a tutto campo dell'1vs1 con Chiesa, per esplosività nel primo passo e tenuta sul medio-lungo, motivo per cui Gasperini non ha mai più concesso il confronto individuale al 7 bianconero dal primo momento di appannamento fisico di Toloi.
Anche la presenza di Marten De Roon in prima linea, soluzione già sperimentata in passato e riproposta nelle ultime uscita per le assenze di Scalvini e Kolasinac, potrebbe presentare più domande che soluzioni: aumentare di decine di metri il campo da coprire in aggressione darebbe più vantaggi a Chiesa che all'olandese, accoppiato da braccetto nel 2023/24 con esterni o presunti tali molto meno dribblatori fronte alla porta sul binario laterale e più portati ad accorciare verso il centro per ricevere (Harit ed Elliott in Europa League; Vignato, Strefezza, Pulisic, Ilic, Payero e Candreva in Serie A).
La scelta più probabile e "conservativa"? Come nello 0-0 di Bergamo, durante il primo tempo in particolare, abbassare la posizione di partenza di Zappacosta in fase di non possesso, concedendo qualche metro in più all'esterno sinistro juventino (Cambiaso? Iling-Junior? Kostic?). Lo scopo non è raddoppiare ma togliere tutta la profondità possibile a Chiesa, concedendo lo spazio di ricezione tra il centrocampo e la difesa atalantina e non oltre essa.
Azzardando un paragone cestistico, è come se il movimento a canestro del bloccante in un roll venisse gestito in coabitazione dal recupero del diretto marcatore e dal tag da lato debole di un compagno, che si stacca dall'uomo sul perimetro per aggiungere un corpo in più tra il rollante e il canestro. O, in questo caso, tra Federico Chiesa e la porta.
JUVENTUS - Una domanda davvero difficile, soprattutto se nella risposta si cerca una possibile incidenza su ciò che effettivamente vedremo in campo nella finale di Coppa Italia. La Juventus dell'ultimo triennio, e in particolare quella vista nella stagione che sta per terminare, raramente prepara le partite cambiando (anche solo in parte) pelle o atteggiamento in funzione dell'avversario, preferendo rifugiarsi nelle proprie certezze, nel suo blocco basso e nella sua abilità nell'inserirsi nelle pieghe della partita e colpire al momento giusto, preferibilmente su palla inattiva.
Tra le mosse possibili, senza intaccare più di tanto l'inscalfibile 3-5-2 delle ultime due stagioni, potrebbe esservi l'accentramento di Cambiaso, strada percorsa già in alcune gare di campionato. Come precedentemente evidenziato, le incursioni dei centrocampisti possono creare grattacapi all'Atalanta, e allora perché non prevedere una mediana senza un vertice basso vero (nemmeno Locatelli lo sarebbe), con più scambi di posizione tra i tre interpreti e la possibilità di mandarne alternatamente uno o due a invadere l'area avversaria?
Tale soluzione libererebbe inoltre una delle due corsie laterali, permettendo di inserire nell'11 di partenza uno tra Timothy Weah e Samuel Iling-Junior. Abbiamo più volte indicato Chiesa come uomo chiave per generare superiorità numerica, ma insistere troppo sul numero 7 farebbe diventare la Juventus (ancora più) prevedibile; un esterno arrembante ed esplosivo, che impegni sistematicamente quinti e braccetti della Dea, piazzando Chiesa sul versante opposto, permetterebbe alla squadra di Allegri di portare pericoli da entrambe le fasce, senza chiedere all'ex Fiorentina di cantare e portare la croce ad ogni sortita offensiva.
La coppia di esterni canonica proposta dalla Juve, formata da Kostic e Cambiaso, offre continuità di corsa e una maggiore affidabilità in non possesso rispetto ai concorrenti, ma né il serbo né l'ex Bologna possiedono l'abilità nell'uno contro uno di Iling e Weah, non a caso le principali armi a partita in corso a cui ricorre Allegri quando c'è da recuperare un risultato sfavorevole. Anche nel caso in cui la Juventus scegliesse di affrontare la finale di Coppa Italia con un blocco molto basso, la presenza di uno dei due nella formazione iniziale potrebbe generare apprensione nella squadra di Gasperini, che attaccando a pieno organico dovrebbe preoccuparsi delle preventive per arginare un contropiedista in più, evitando di lasciare troppo campo a calciatori che in transizione possono rivelarsi devastanti.
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