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, 14 Maggio 2024

La rivoluzione punk del St. Pauli


I pirati tornano in Bundesliga dopo 13 anni e per la prima volta senza i rivali dell'Amburgo.

Le rivoluzioni hanno date simboliche. Se Alessandro Barbero dovesse raccontare la rivoluzione calcistica ad Amburgo comincerebbe raccontando il 16 febbraio 2012: al Volksparkstadion il St. Pauli batte per 1-0 l'HSV con un gol del suo capitano, Gerald Asamoah.

Originariamente quel derby di Amburgo doveva giocarsi il 5 febbraio, ma era stato rinviato per pioggia, cosa che aveva permesso alle frange più violente di entrambe le tifoserie di entrare a contatto tra loro e la polizia. Una persona era stata arrestata e altre 45 prese in custodia. La polizia e gli addetti allo stadio avevano scoperto fuochi d'artificio attaccati ai sedili sugli spalti dell'Imtech Arena nei giorni precedenti alla gara.

Un clima che aveva acceso gli animi per il recupero, diventato una giornata memorabile per l'universo St. Pauli.

Quel derby è il compimento del topos di Davide contro Golia. Perché tra le due squadre sulla carta non c'è storia. O meglio c'è, ma è diametralmente opposta. È dal 1977 che la squadra minore della città non vinceva un derby.

Il St. Pauli è neopromosso in Bundesliga. Per i Pirati è solo l'ottava partecipazione al massimo campionato tedesco, al termine di una rinascita dopo gli anni in 3. Liga tra il 2003 e il 2007. L'Amburgo invece è parte dell'alta borghesia tedesca. Ha vinto dei campionati e addirittura una Coppa Campioni, disputando sempre la Bundesliga dalla sua creazione: nello stadio scorre l'orologio della Bundesliga, simbolo del club.

Se non basta la storia per far capire la discrepanza sportiva, ci pensa la formazione. La rosa del St. Pauli è acerba per la massima serie tedesca, con qualche talento che deve sbocciare come Kruse o Zambrano e il solo Asamoah ad avere un curriculum di alto livello, con le 380 presenze allo Schalke 04 e le 43 in nazionale tedesca. L'Amburgo invece davanti ha Ruud van Nistelrooy, la cui versione sbiadita di fine carriera è comunque più luccicante di qualsiasi suo avversario. In difesa ci sono Mathijsen e Westermann, che giocano in nazionale; a centrocampo c'è l'ex Bayern Zè Roberto e già brillano i due giovani talenti Dennis Aogo e Eljero Elia (che da lì a pochi mesi verrà acquistato dalla prima Juventus di Antonio Conte). Sembra il classico derby più da atmosfera che da partita incerta.

E invece la zuccata di Asamoah nel secondo tempo regala questa incredibile vittoria. I giocatori del St. Pauli esultano e mostrano il loro simbolo, indossano magliette celebrative e nel settore ospiti l'euforia di chi ha appena visto la storia è tangibile. I tifosi dell'Amburgo assistono a tutto questo inermi, ma forse non è così un dramma, solo un piccolo fastidio dimenticabile. Il St. Pauli a fine stagione retrocederà. Quella vittoria sembra una prima volta storica, che chissà quando ripeteranno.

Eppure, a ripensarci oggi, quella sera regala un'istantanea premonitrice: a partita finita il portiere dei Pirati, Benedikt Pliquett, tira un calcio alla bandierina del calcio d'angolo del Volksparkstadion, che ha disegnato il logo dell'HSV. Un gesto di sfida goliardico e molto più simbolico di quello che può sembrare. Pliquett è cresciuto nelle giovanili dell'Amburgo, da cui era stato fatto fuori senza motivo, per poi passare al St. Pauli. Con quel gesto diventa un'eroe, un simbolo del St. Pauli. Anche solo per una notte, Amburgo è bianco-marrone.

I due volti di Amburgo

Amburgo è una delle città più affascinanti della Germania: una di quelle che una volta che visiti ti resta dentro, tanto fredda e severa, quanto vivace e aperta. Una città portuale dove c'è spazio tanto per viverla in maniera borghese quanto in maniera popolare. C'è il Municipio, simbolo della città raggiungibile attraversando le Colonnaden piene di negozi, o meglio catene di brand. E poi c'è il Reeperbahn, un luogo affascinante per la vita notturna, fatta di locali, birre e personaggi coloriti difficili da dimenticare.

Due anime distinte, ben rappresentate dai due club della città. L'HSV, i "Dinosauri", la squadra storica che gioca in uno stadio enorme, che rappresenta l'anima della città più borghese con la sua storia e il suo potere.

E poi c'è St. Pauli, con la sua squadra e i suoi tifosi fricchettoni che sventolano bandiere piratesche, indossano giubbotti di pelle e fanno della loro passione un fatto identitario e iconografico. Un'identità punk, popolare e legata all'estrema sinistra che i suoi tifosi rivendicano con orgoglio anche per distinguersi dai rivali, che si sono più distinti per un'approccio destrorso. Le due squadre approcciano in questo modo al calcio: L'HSV è ricco e punta a vincere, il St. Pauli invece si appoggia completamente alla propria identità popolare. Non c'è mai davvero stata discussione sulla supremazia, con l'Amburgo troppo più potente e i Pirati che hanno sempre abbracciato il loro essere "quegli altri".

Il declino dell'HSV e i primi derby in Zweite

Le rivoluzioni si effettuano nei momenti propizi, quando il monarca è più debole e va colpito. E l'HSV dopo quella sconfitta affronterà un crollo incredibile, quasi impensabile, che lo porterà al baratro. Dopo anni a battersi per la qualificazione in Europa la squadra comincia a vivere stagioni di agonie e salvezze acciuffate per il rotto della cuffia. Cambiano gli allenatori, anche tre all'anno, la squadra sembra incapace di evolversi e i giocatori più promettenti, Son, Çalhanoglu vanno via. L'Amburgo però sembra salvarsi sempre, per una sorta di mistica. Nel 2014 arriva terz'ultimo e nel playoff contro il Karlsruhe si salva al 93esimo minuto grazie ad una punizione di Marcelo Diaz. Quello spavento non farà cambiare rotta alla società, e la squadra continua a galleggiare in Bundesliga riuscendo a tenere solo il naso fuori dall'acqua per prendere aria. E così nel 2018 arriva la prima storica retrocessione, nel giorno più nero nella storia del club.

Quell'anno la squadra non è riuscita a vincere neanche una partita tra dicembre e marzo, e il moto d'orgoglio nel finale di stagione non serve. Alla fine dell'ultima giornata, un'inutile vittoria contro il Borussia Moenchengladbach, l'orologio della Bundesliga che scorreva da 55 anni viene spento. L'HSV giocherà per la prima volta in Zweite. Riccardo Trevisani al commento dice "giocatori e dirigenza meritano la retrocessione, città e tifosi no." Mezza Germania li sbeffeggia, il St. Pauli li aspetta per il derby.

In principio la presenza dell'HSV nella seconda serie si prospetta come provvisoria. L'Amburgo ha un potere economico molto più grande rispetto a tutte le altre squadre e assembla squadre ambiziose. Ma non ci è ancora resi conto di quanto il club si affetto da una depressione cronica che lo porta a cominciare forte ogni stagione per crollare nel finale. L'Amburgo non riesce a tornare in Bundesliga. E a ritrovarsi protagonista di questo insuccesso sono i rivali del St. Pauli.

Le stracittadine diventano momenti chiave della stagione di entrambe e sembra che il St. Pauli dopo quella vittoria nel 2012 ci abbia preso gusto. I Pirati vincono 5 derby nonostante un organico più modesto. Vittorie dal gusto particolare. Nel 2019-20 il destino delle due squadre è letteralmente incrociato: il St. Pauli vince entrambi i derby per 2-0. Quei 6 punti saranno decisivi a fine campionato. Il Pauli si salva per 2 punti, l'Amburgo non è promosso per uno solo con tanto di ennesimo psicodramma finale. Nel 2021-22 entrambe le squadre lottano per la promozione tutta la stagione. Il St. Pauli arriva a 3 punti dall'Amburgo che invece si qualifica per lo spareggio contro l'Herta Berlino, perso. Perderà anche quello contro lo Stoccarda la stagione successiva. E dopo tutte queste battaglie interne vinte il St. Pauli comincia ad architettare il colpo di stato.

I condottieri della rivoluzione

La mossa decisiva è aver promosso a capo allenatore Fabian Hürzeler, arrivato a dicembre 2022 al posto di Schultz, leggenda del club che era in panchina da giocatore in quel derby del 2012. Lasciare andare una leggenda del club non è stato facile: “Schulle” era al club dal 2005 e aveva vissuto un periodo stellare con due promozioni (anche l'ultima volta che il Pauli era nella massima serie) prima di ritirarsi. Un anno come giocatore/allenatore con l'Under 23 lo ha portato a entrare nello staff tecnico di Andre Schubert, poi cinque stagioni come capo allenatore a livello U17/19 prima di diventare capo allenatore nel luglio 2020. La sua guida è altalenante e lascia a febbraio 2022 con la squadra in zona retrocessione. E qui, arriva Fabian.

Hürzeler è un profilo troppo attraente per il calcio moderno. Nato a Houston, Texas, diventa capo allenatore all'età di 29 anni e grazie ai suoi legami bavaresi ha subito fatto lanciare i paragoni con Julian Nagelsmann. E la classica storia di un calciatore modesto che si dimostra promettente allenatore dopo 10 anni al Bayern Monaco, scoperto dal talent scout di lunga data Hermann Hummels, padre di Mats Hummels.

"Sono arrivato al Bayern quando avevo dodici anni e ricordo molto bene che probabilmente sono stato il peggior giocatore di sempre al Bayern fino all'età di 14 anni", ha detto Hürzeler dimostrando una certa autoironia. Da giocatore era un centrocampista offensivo, capitano nell'Under-17. Tra i suoi compagni di squadra c'era Emre Can, il quale disse di lui che avrebbe avuto “una grande carriera come allenatore”. Hürzeler ebbe una brevissima carriera in campo, tra infortuni e momenti difficili tra Hoffenheim e Monaco 1860, un percorso che lo ha portato a diventare giocatore/allenatore a 24 anni nel FC Pipinsried, quinta divisione tedesca. Lì ha collezionato 103 partite, poi è diventato assistente delle nazionali tedesche under 20 e under 18, fino ad arrivare al Millerntor di Amburgo nel 2020 come assistente di Schultz, dopo aver lavorato anche con le squadre tedesche Under18 e Uunder20.

Appena Hürzeler si siede sulla panchina tutto cambia. Dieci vittorie di fila e un'improbabile promozione ostacolata proprio dall'HSV in un derby epico da sette gol. Il St. Pauli gioca un calcio proattivo fatto di pressing asfissiante e una struttura difensiva meticolosa, che permette di enfatizzare le fasi in transizione. L’ingegnosità tattica del pressing dell'ibrido tra il 3-4-3 e il 5-4-1 di Hürzeler ha giocato un ruolo fondamentale nel dare stabilità difensiva alla squadra, dimostrando un approccio strategico che soffoca la costruzione del gioco avversaria.

Il 5-4-1 del St. Pauli in non possesso. (Foto: Luis Kircher)

In termini di struttura difensiva, la squadra assume la forma di un 5-2-3, che ricorda il comportamento difensivo tipico dell'Eintracht Francoforte di Oliver Glasner, che ha esercitato un'influenza chiave su Hürzeler. La linea difensiva a cinque crea una solida base, con i due centrocampisti si impegnano a marcare a uomo e così si forma un blocco compatto accanto agli attaccanti. Questa configurazione difensiva limita efficacemente la progressione centrale degli avversari, obbligandoli a cercare i quinti sull'esterno.

Con tutti questi elementi il St. Pauli di Hürzeler si è esaltato, dimostrandosi una squadra in grado di creare costantemente situazioni di vantaggio e di creare spazi in cui i giocatori si infilano come delle furie per colpire gli avversari. Un esempio perfetto è il gol del 2-0 segnato al Norimberga.

Un sistema che ha dato grossi frutti per nulla scontati, dato che tra una stagione e l'altra Hurzeler aveva perso dei pezzi: Jakov Medic era andato all'Ajax, Lukas Daschner, Leart Paqarada e Daniel Kofi Kyereh erano in prestito e tutti tornati ai rispettivi club, mentre il bomber Guido Burgstaller era tornato in Austria.

Questa impostazione tattica, oliata nella seconda stagione, le prima intera per l'allenatore, ha esaltato i suoi giocatori a partire dal più creativo Marcel Hartel. Il talento di Hartel è sbocciato all'improvviso con il nuovo allenatore, come dimostrano i 17 gol e 12 assist fatti registrare in questa stagione. Marcel agisce come sia come rifinitore che come finalizzatore, diventando un centrocampista totale e intenso. Con un grande visione di gioco e l'applicazione ne muoversi tra gli spazi è il giocatore a cui Hurzeler non vuole rinunciare: Hartel in questa stagione è stato sempre in campo, con soli 13 minuti di riposo.

Accanto a lui a centrocampo gli da una mano il capitano Jackson Irvine. Dopo un passato al Celtic, club gemellato – almeno fino al ritorno della guerra a Gaza – con il St. Pauli, l'australiano dai capelli colorati viola ha deciso di incarnare completamente il suo ruolo, per estetica, stile di gioco e esponendosi su temi cari alla tifoseria che per tanti calciatori sono ancora un tabù. Dall'essere il volto di una campagna pro LGBTQIA+ ed essersi esposto su questi temi anche in occasione del Mondiale in Qatar, a cui ha partecipato. Pochi calciatori rappresentano così tanto il proprio club, e se quel club è il St. Pauli, questo ti rende un calciatore speciale.

Il metodico blocco difensivo davanti al portiere Vasilij è formato dal tedesco Hauke Wahl, lo svedese Eric Smith e il gigantesco estone Karol Metz. Gli esterni ovviamente hanno un ruolo fondamentale nella costruzione del gioco del Pauli, con il greco Manolis Saliakas a spingere sulla sinistra infilandosi anche per le vie centrali. Gli esterni offensivi sono l'inglese Oladapo Afolayan e il tunisino Elias Saad, rapidi e con capacità di vincere l'uno contro uno grazie ai loro dribbling. Afoloyan, che ha vissuto la vita nelle leghe minori inglesi prima di approdare ad Amburgo, sulla sinistra è stato il secondo miglior giocatore per contributo offensivo dopo Hartel in questa stagione, con 9 gol segnati e 12 assist distribuiti. Davanti a fare un grande lavoro di sacrificio in pressing c'è Johannes Eggestein, fratello di Maximilian del Friburgo. Un giocatore abile nell'associarsi con i compagni e che ha trovato la rete con più continuità rispetto alle stagioni precedenti.

Il St. Pauli ha così cominciato a vincere le partite in grande stile, in una maniera attraente nonostante un budget modesto e una piccola tabula rasa a inizio anno causa cessioni. L'inizio di stagione 23/24 è talmente scoppiettante che resta imbattuto fino alla ventesima giornata quando perde contro il Madgeburg. L'obiettivo è chiaro: la promozione in Bundesliga e la velocità di crociera non lascia dubbi. In giro si parla di come gioca il St. Pauli, c'è chi esagera definendolo "il calcio più bello in Germania". Una frase forte detta nello stesso anno del Bayer Leverkusen di Xabi Alonso. Anzi, qualcuno scrive che se lo spagnolo lasciasse le Aspirine il favorito per la panchina sarebbe proprio Hürzeler. Lo stop di Magdeburgo e quello successivo contro lo Schalke non intaccano le ambizioni in un campionato dove un paio di settimane storte in fila possono essere decisive a maggio, come sanno bene i rivali cittadini dell'HSV, che cominciano a intuire che quello a cui non avevano mai pensato, giocare in una serie inferiore al St. Pauli.

Hamburg ist braun-weiß

E arriviamo così ai giorni chiave per l'Amburgo calcistica, con il monarca decadente che assiste, dopo anni di cattiva gestione e troppi pensieri su allori del passato e blasone, alla parata del popolo che vuole rovesciarlo. Il St. Pauli è primo a 3 giornate dalla fine e solo un disastro nelle ultime giornate può cambiare il copione di questa stagione. Disastri a cui invece è l'HSV a essere abituato. Bisogna dimostrare mai come ora di essere diversi per completare l'opera. Opera che potrebbe completarsi proprio con un derby che garantirebbe la promozione anticipata in faccia al nemico.

L'HSV riesce a rovinare la festa promozione ai rivali vincendo il derby del 3 maggio in casa con un di Glatzel. Ma la festa è solo rimandata. Una settimana dopo, quasi contemporaneamente, l'Amburgo perde la chance di qualificarsi allo spareggio e il St. Pauli vince 3-1 contro l'Osnabrueck grazie alla doppietta di Afoloyan e al gol di Hartel, protagonisti assoluti della promozione. Il cambio di bandiera è compiuto, quella con il Jolly Roger sventola più in alto sulla città e comincia la festa.

Il prato del Millerntor di St. Pauli, uno stadio splendido e unico, posto vicino al Luna Park di St. Pauli viene occupato dai 29mila sempre presenti che corrono ad abbracciare i loro eroi. Sembra davvero una festa che celebra una rivoluzione avvenuta, con bandiere piratesche che sventolano, fumogeni e bicchieri di Astra (la birra locale e sponsor del club) rovesciati in aria. La storia è compiuta, in maniera spettacolare. Il piccolo St. Pauli giocherà in Bundesliga, dove torna dopo 13 anni. Il luoghi iconici di Amburgo come il Altona e il Reeperbahn sono luogo di festa e trionfo per il popolo piratesco che festeggia un'impresa: per la prima volta il St. Pauli sarà l'unica squadra di Amburgo nel massimo campionato tedesco. Un'impresa riuscita in faccia agli avversari, mostrando anche come si affronta in maniera ambiziosa un campionato cadetto senza dover far prevalere il potere economico. Una rivoluzione che ha i colori e i toni da punk, proletariato e fricchettonaggine ma che parte dal calcio giocato con coraggio.

L'anno prossimo il St. Pauli giocherà la Bundesliga più entusiasmante della sua storia, il club di culto per eccellenza troverà la sua massima esposizione nel calcio moderno. Ora i Pirati non sono più la squadra simpatica, del piccolo quartiere hippie con una tifoseria pazza e affiatata, più brava a vendere magliette ai turisti e a parlare di temi che il mondo del calcio affronta in maniera opposta. Ora sono la squadra migliore di Amburgo e lo hanno dimostrato con forza, ridicolizzando gli eterni rivali con una squadra giovane e piena di reietti, con un modus operandi societario responsabile a livello sociale e accorto. L'ennesima storia incredibile che lo sport riesce a regalare. Ora, per davvero, non solo in apparenza come quando Pliquett ha dato il calcio alla bandiera. "Hamburg ist braun-weiß". Amburgo è bianco-marrone.


  • Classe ’91, è nato a Milano e cresciuto a Torino. È il tipo di persona affascinato da tante cose culturali, forse troppe e guarda caso non sa mai scegliere la preferita. Ama sparire e riapparire tra le luci stroboscopiche e i suoni elettronici dei club. Si crogiola nel ridere e far ridere agli spettacoli di stand up, e resta sempre sorpreso dell’emozione che può regalare un uomo che calcia un pallone. Scrive di sport su Ultimo Uomo, Sportellate e qua e là. Conduce un podcast sul calcio inglese, Britannia. Scrive anche di musica, cinema e tanto altro. Collabora con Seeyousound International Film Festival.

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