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Svilar
, 13 Maggio 2024

Finalmente Svilar


Il portiere ha trovato nella Roma di De Rossi l'ambiente giusto per rilanciarsi.

A dispetto del modo in cui si è preso la titolarità nella Roma, Mile Svilar è stato sempre considerato uno dei portieri più talentuosi della sua generazione. La sua storia comincia in Belgio, paese in cui nasce nell’estate del 1999 dopo che il padre Ratko vi ha passato quasi tutta la propria carriera da calciatore e proprio da portiere di calcio all’Anversa. Ratko Svilar è stato una bandiera della squadra fiamminga, passandovi 16 stagioni e diventandone un’icona da 243 presenze.

Mile nasce e cresce nel capoluogo delle Fiandre, ma subisce l’attrazione dell’Anderlecht, vero e proprio centro gravitazionale del calcio belga nei primi anni Duemila. Nel quadrante sud-ovest di Bruxelles muove i suoi primi veri passi da calciatore, scalando rapidamente tutta la piramide delle giovanili. Talmente brillante il suo talento, talmente notevole la sua personalità, che non fa in tempo nemmeno a esordire in prima squadra che, non ancora maggiorenne, il Benfica lo acquista per 2,5 milioni di euro – una cifra ragguardevole per un portierino talentuoso ma che non aveva ancora dimostrato nulla tra i professionisti. 

Al Benfica, però, le cose non vanno come dovrebbero. Preso inizialmente per completare la propria maturazione nella seconda squadra, Svilar esordisce comunque in SuperLiga nell’ottobre 2017. Pochi giorni dopo, Svilar è il più giovane portiere a esordire in Champions League, e la sua partita contro il Manchester United di Mourinho è da ricordare. Capelli lunghi al vento, viso sbarbato e sguardo sbarazzino, personalità gigantesca nelle uscite e con la palla ai piedi, Svilar si prodiga in diversi interventi decisivi; ma la sua partita è ricordata soprattutto per un errore grossolano sulla punizione di Rashford che dà la vittoria allo United. A fine partita riceve comunque elogi “pesanti” da De Gea e da José Mourinho – che ritrova più avanti alla Roma.

Da qui comincia una lunga discesa verso gli inferi, nei quali Svilar si impantana e sembra non riuscire più ad uscire. Alla fine del quinquennio a Lisbona, saranno più le presenze nella seconda squadra che quelle in prima. Il sorriso disinvolto dell'esordio si è incupito, i ricci lunghi spuntati, il talento rimasto inespresso. 

Svilar
Foto di Michael Steele/Getty Images.

Il trasferimento a Roma nel 2022, a parametro zero, sa molto di operazione in cui per i giallorossi c’è veramente poco da perdere: qualora Svilar dovesse rivelarsi un flop, il club pagherebbe comunque solo l’ingaggio e avrebbe in Rui Patricio un primo portiere ancora affidabile; in caso contrario, la Roma avrebbe solo da guadagnare. Chi sembrava desideroso di cedere il giocatore era invece il Benfica, che l’aveva addirittura mandato a scadenza pur di liberarsene. 

Nella capitale Svilar arriva in una squadra rodata, in cui le gerarchie in porta sono più chiare che mai: Rui Patricio titolare e il secondo portiere, chiunque egli sia, è il portiere di coppa. Queste gerarchie, lo sappiamo, sono state rivoluzionate con l’arrivo di Daniele De Rossi, che si è dimostrato essere scevro da pregiudizi e non ci ha pensato due volte a lanciare il portiere belga da titolare in campionato e in coppa.

Ma cosa ha portato De Rossi ad operare una scelta così radicale? Si sono rivelate insostenibili le cattive prestazioni di Rui Patricio o è stata repentina la crescita di Svilar?

Svilar è un portiere normolineo, mesomorfo, alto 189 centimetri – in media con il ruolo. È un portiere che non salta agli occhi per la struttura fisica: non è né particolarmente alto né particolarmente basso, né troppo esile, né troppo massiccio. Al contrario, si distingue per più per le caratteristiche tecniche e per la grande personalità. 

Formatosi portiere all’ombra del padre, è un atleta naturalmente molto agile e reattivo. Ad un occhio esterno sembra essere dotato di grande forza condizionale per il proprio fisico, caratteristica che gli permette di comprimere, spingere ed esplodere in un lasso di tempo molto ristretto. Un senso di posizione davvero affinato gli fa coprire bene lo specchio della porta, e allo stesso tempo aiutare ulteriormente i riflessi sulle conclusioni ravvicinate.

Svilar è un portiere dalla tecnica di bloccaggio solida, seppur non irreprensibile. Per quanto riguarda la tecnica di tuffo, sembra fare invece grande affidamento sul passo spinta – una caratteristica sempre più comune e quasi inevitabile al giorno d’oggi, e non potrebbe essere altrimenti, visti i grandi salti in avanti dei portieri odierni per quanto riguarda letture, piazzamento e spinta. Sulle conclusione più angolate non è raro vederlo concludere il tuffo sul ventre, sintomo che lo slancio è guidato più dalla parte superiore del corpo che non da gambe e addome. 

Qui invece la spinta è perfetta: costretto a reagire tardi poiché coperto, sprigiona grande potenza e, grazie ad un gran piazzamento, riesce a salvare il gol nonostante un tiro molto difficile con effetto a scendere. Soulé è incredulo. 

Svilar è un portiere proattivo e molto dinamico, a cui piace muoversi in lungo e in largo in area di rigore. Possiede un ottimo tempismo e notevoli capacità di lettura dell’azione, che gli conferiscono fiducia e sicurezza nelle uscite. Specialmente nelle uscite basse in 1 contro 1, esce spesso con tempi perfetti che - più d'ogni altra cosa - garantiscono al portiere la riuscita dell’intervento; al tempo stesso non va a strafare, non esce più del necessario prendendosi rischi inutili come altri colleghi più appariscenti o quotati, ma riesce lo stesso a prevenire i pericoli forte, per l’appunto, dell’eccellente capacità di leggere l’azione. Questa capacità la ritroviamo anche nelle uscite alte, in cui fa valere il tempismo più del fisico o della tecnica di salto e di bloccaggio. 

Attacco palla sensazionale e uscite basse impeccabili già da giovanissimo in questi due interventi. 

Svilar è più che discreto nel gioco con i piedi. Decisamente a suo agio nel gioco lungo, con il tempo ha anche affinato la precisione sulla distribuzione a corto e medio raggio. Se Mourinho non coinvolgeva granché i propri portieri, nemmeno De Rossi ha costruito un sistema troppo elaborato o con richieste sistematiche a Svilar; di certo, lo si vede con più frequenza al di fuori della propria area di rigore a cominciare l’azione sul corto. Nel suo primo anno a Roma, Mile tentava 1.33 passaggi corti per 90 minuti; quest’anno (con un campione di partite più ampio e una prima parte di stagione da riserva) è a 9.33. I passaggi lunghi sono invece prevedibilmente diminuiti, passando da 15.7 p90 a 8.42 p90. Anche per quanto riguarda i tocchi, l’anno scorso era a 26.3 p90, quest’anno a 40.3 p90 (dati FBref). 

Quel che risalta di più in lui rimane, ad ogni modo, la personalità. Le doti psicologiche e, in generale, quelle intangibili, sono molto difficili da decifrare per chi come noi deve accontentarsi di osservare i giocatori da lontano e solamente per i 90 minuti di partita in televisione. Tuttavia, di Svilar si parlava un gran bene sotto questo punto di vista già in Belgio, e lo si può notare anche in campo nella maniera in cui normalizza situazioni che invece qualche rischio lo presentano: lo si vede nelle uscite basse, nelle uscite alte, nel modo e nella postura con cui si propone sempre come opzione sicura per il pallone quando la squadra imposta. In realtà, lo si nota anche da come reagisce dopo le sbavature e gli errori, da cui i suoi mesi da titolare alla Roma non sono scevri. 

Ma allora come mai è salito alla ribalta proprio adesso? Mourinho aveva una fiducia inscalfibile in Rui Patricio: le malelingue diranno che era guidata dalla nazionalità e soprattutto dal fatto di avere lo stesso procuratore; più pragmatica è invece constatare come l’ultimo Mourinho era un allenatore poco propenso al rischio, innamorato oltre il lecito di giocatori esperti in grado, nella sua visione, di minimizzare i rischi per la squadra. Di conseguenza, rilanciare un giovane depresso sarebbe stato la summa di tutto quello che Mou voleva evitare.

Ça va sans dire che, a nostri occhi di spettatori più o meno neutrali, le prestazioni di Rui Patricio erano diventate insostenibili per la Roma e lo erano sia in generale che a maggior ragione per una squadra le cui soluzioni offensive erano ridotte all’osso e la strenua difesa della porta rendeva ogni errore difensivo fatale. Al tempo stesso però bisogna ammettere che giocare bene aiuta a giocare meglio, quindi la continuità che gli ha dato De Rossi lo ha certamente facilitato nella sua crescita - cosa che vale ancor di più per un portiere. E ancora: con tutta probabilità, Svilar è un portiere più adatto (come caratteristiche prima ancora che come prestazioni) al calcio che ha in mente De Rossi, fatto di portieri più presenti in costruzione e di una linea difensiva 20 metri più alta rispetto alla precedente gestione tecnica. 

A quasi 25 anni, Svilar non è più né sarà mai il portiere sulle cui spalle erano state riposte aspettative enormi e pesantissime. Gli anni persi a Lisbona, se non altro, hanno avuto il merito di farlo maturare, quasi a farlo accontentare di un ruolo da titolare in un squadra di alta classifica in Serie A che non da caposaldo di una di élite del calcio mondiale, verso il quale sembrava proiettato da giovanissimo.

Come spesso accade, aspettative troppo alte nuocciono ai ragazzi, anche a quelli con più carattere. È di quel periodo, per giunta, la scelta (poi sconfessata) di abbandonare la Nazionale dei Diables Rouges, nella quale non aveva mai esordito pur avendo giocato in tutte le selezioni giovanili, per abbracciare quella serba. Presosi i galloni del titolare in quel di Roma, Svilar non ha risposto alla convocazione della Serbia nell'ultima sosta per le nazionali, sentendosi forse pronto per raccogliere l'eredità di Thibaut Courtois nel Belgio.

Svilar ha finalmente la vetrina che merita. Forse non quella sfavillante che lasciava presagire da giovanissimo, ma sicuramente quella che merita lui, in grado di rialzarsi dopo anni difficilissimi, e quella che meritano De Rossi e i tifosi della Roma, con il coraggio di chi sa aspettare e dar fiducia. 


  • Nato a Roma nel 1989, vive a Bruxelles. Podista, musicista, portiere di calcio, avido lettore ma il tutto rigorosamente da amatore.

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