
Verona-Torino (1-2) - Considerazioni sparse
Fino al 77' il Verona era matematicamente salvo, poi arriva lo sgambetto dell'ex Juric.
Al Verona servono 3 punti per la salvezza matematica, il Torino gioca le sue ultime fiches per l’Europa: proprio i granata la spuntano in rimonta con i gol del giovane Savva e di Pellegri, rimontando il vantaggio iniziale di Swiderwski, ed è una vittoria figlia dei soli 6’ in cui la partita ha cambiato padrone, dopo che tutto lasciava pensare ad una festa dei padroni di casa. Il Verona ha visto da vicinissimo la vittoria salvezza, perché fino al 77’ era in vantaggio e avrebbe sicuramente vinto l’incontro ai punti: sul Bentegodi cala il gelo, ed a poco serve l’assalto finale, con tanto di gol annullato ad Henry, perché per restare in Serie A gli scaligeri dovranno ancora lottare. L’ex Juric aveva chiesto più volte al suo Torino di vincere partite sporche, magari meno “meritate”: i suoi, ironia della sorte, dopo un campionato in cui non ci sono riusciti, lo fanno proprio oggi, probabilmente sul campo e contro l’avversario più cari al suo tecnico.
Spesso si è accusato il Torino di scarso cinismo, ma oggi non lo si può proprio fare: 2 gol su 2 tiri in porta per i granata, che portano a casa 3 punti in una gara in cui francamente non ne avrebbero meritati, a parziale compensazione delle molte volte in cui in questa stagione è avvenuto il contrario. Avrà sicuramente inciso la situazione emergenziale (soprattutto in difesa), ma i granata hanno offerto una prestazione insufficiente: soprattutto hanno tradito gli ex, si veda l' erroraccio di Tameze sul gol avversario e la prova disarmante di Ilic, che peraltro rappresenta la pietra dello scandalo nell’affaire Cairo-Juric, con quest’ultimo reo di non aver firmato il rinnovo dopo aver preteso l’acquisto del regista ex Hellas. A vedere la partita fino al 77’, si sarebbe detto che questa destituzione in pubblica piazza dell’allenatore croato da parte del presidente granata avesse di fatto spento ogni velleità: ma in quel momento, entrano in rete una scarpata di tal Savva, emerso dalla primavera, ed il primo gol del redivivo Pellegri, stranamente scampato all’infermeria, che, volendo, potrebbero ribaltare la prospettiva. Arrigo Sacchi diceva che uno dei mali del calcio italiano è che molto spesso gli articoli venivano già scritti prima del finale, ma poi spesso venivano interamente cambiati per un episodio: ecco, ciò non è avvenuto qui, che sia chiaro.
A livello di classifica, entrambe le squadre restano aggrappate alle proprie speranze: il Torino coglie inaspettatamente la chance offerta dalla sconfitta casalinga del Napoli, portandosi a un solo punto dai partenopei e a pari punti con la Fiorentina (che però ha due gare in meno ed una finale di Conference da giocare), consapevole che in caso di 9 pass europei sarebbe sufficiente superarne una delle due. Il Verona beneficia della contemporanea sconfitta del Sassuolo e resta a + 4 dall’Udinese (che però ha una gara in meno): ciò che potrebbe favorire l’Hellas è che, in mezzo, ci sono il Frosinone e l’Empoli, che potrebbero essere risucchiati prima di lei dalle sabbie mobili. Inoltre, gli scaligeri hanno ancora un invitante match-ball nel prossimo turno contro la già retrocessa Salernitana, prima di affrontare l’Inter campione d’Italia: insomma, la sensazione è che il loro destino sia ancora nelle loro stesse mani, soprattutto giocando così. Certo, fino al 77’ di oggi la festa era pronta, e quell’immagine è forse quella da sconfiggere più rapidamente.
A prescinder da questa sconfitta, se il Verona si salverà, va fatto un monumento a Baroni: il tecnico del Verona è riuscito a tener la barra dritta dopo uno smantellamento senza precedenti, lanciando dei carneadi (ma chi conosceva Noslin, Serdar, Centonze e Ruben Vinagre?) , dando fiducia, generando entusiasmo, garantendo concretezza ma anche lampi di bel gioco, anche in questo match dove per larghi tratti ha messo sotto il Torino. In molti davano per spacciato il suo Hellas, e manco avevano tutti i torti: invece, Baroni potrebbe riuscire, nonostante oggi, in una piccola grande impresa dopo la salvezza con il Lecce. E sarebbe una salvezza con molto più valore, perché conquistata in un ambiente di dismissione e contro ogni pronostico: oggi è andato vicinissimo a festeggiare, azzeccando anche il cambio di Swidersky, che appena entrato ha aperto le marcature. Forse l’unico torto del mister gialloblù è essere arrivato tardi, perché a 60 anni compiuti raramente si viene considerati per un upgrade in Serie A, scavalcati da giovani rampanti e più alla moda: molto dipenderà dal finale di questa stagione, ma fossi in una squadra di media classifica, Torino compreso, più che lanciarmi in fuochi fatui, non esiterei più di tanto a lanciarmi su un profilo serio e affidabile come il suo.
Dopo il 4 maggio, il Torino avrebbe dovuto giocare per la dignità: dopo il raggelante episodio di Superga in cui sono stati infangati in un solo video memoria, identità e tifoseria, la squadra aveva pensato bene di tutelarsi con un comunicato generico ed ipocrita, plastificato come tutto ciò che riguarda oramai la società presieduta da Urbano Cairo, connivente e responsabile diretta in questa distruzione della storia granata. A prescindere dalle comunicazioni di facciata, ci si aspetta di vedere quella “scala valoriale” granata sul campo: paradossalmente, l’unica traccia di ferocia si è vista quando Juric ha lanciato in campo giovani della primavera mai schierati prima, e quello che sembrava un segno di resa è diventato invece la sliding door della partita. E questo, senza alcuna sopravvalutazione di cosa è successo in quei 15’ finali, è indice che ciò che serve più di tutto è ciò che il tifoso granata desidera più di tutto: qualcuno che abbia valide ragioni per onorare la maglia che sta indossando, senza accontentarsi del mondo plastificato che la società di Cairo continua a propinare.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














