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PSG-Borussia
, 8 Maggio 2024

PSG-Borussia Dortmund (0-1) - Considerazioni Sparse


Hummels riporta il Borussia Dortmund a giocarsi la finale di Champions League a Wembley, 4 legni per il PSG.

5,36 xG, sei pali in 180 minuti e nessun gol segnato. Per provare a capire la semifinale tra PSG e Borussia Dortmund bisogna partire inevitabilmente da qui, dal trovare una spiegazione al perché i parigini non siano riusciti a segnare nemmeno un gol. Sfortuna? Incapacità proprie? Destino avverso? Overthinking di Luis Enrique? Queste cose tutte insieme? Forse nessuna di queste. Prima di entrare nel merito degli errori e dei guai del PSG è doveroso rendere omaggio a chi ha vinto, con merito, questo doppio confronto.

Il BVB, forte del vantaggio dell’andata, ha affrontato la sfida con quella leggerezza mentale che ha fatto da base per una prestazione esemplare. Soprattutto nella prima ora di gioco. Ryerson e Maatsen perfetti a non dare ampiezza agli avversari e contenere le folate interne, Hummels e Schlotterbeck onnipresenti in chiusura, Sabitzer con l’elmetto calato davanti alla difesa, Emre Can a dare ordine ogni volta che serviva, Brandt incursore e rifinitore a tutto campo, Füllkrug in lotta su ogni pallone. Una squadra compatta che sapeva sempre cosa fare: affrontava i mille movimenti e possessi del PSG senza andare nel panico ed era sempre preciso in ripartenza come al 35°, quando è servito il miglior Donnarumma per negare il gol ad Adeyemi. E poi l’applicazione, tattica e mentale. Prima ancora del gol è qui ha vinto la partita: andando sul pallone con una determinazione incredibile e la consapevolezza delle scelte.

Di contro il PSG, perfino quando ha costruito le azioni migliori, non sembrava davvero dentro il match. Molto si può dire del palo colpito da Zaire-Emery a inizio secondo tempo, sliding doors definitiva della semifinale, ma prima c’è da mettere sotto la lente d’ingrandimento tante altre cose. Per esempio la decisione scellerata di puntare su Beraldo, decisivo in negativo in occasione del gol di Hummels, o l’incapacità di aprire campo e spazi per Mbappé, troppo defilato sulla sinistra e senza i necessari contributi dei compagni. È servito l’intero primo tempo per vedere Nuno Mendes più coinvolto nell’azione offensiva. A destra peggio che andar di notte: Hakimi tanta corsa a vuoto e palloni senza qualità, Dembelé devoto alla scelta sbagliata ogni volta che toccava palla e decisamente il peggiore in campo. Infine c’è Gonçalo Ramos, capace di sprecare almeno tre occasioni d’oro. 

Il gol subito chiama l’assedio del PSG che nasce a partire dalle scelte di Terzic che affronta l’ultima mezz’ora con un atteggiamento troppo conservativo: l’ingresso di Reus, per quanto romantico, non si rivela utile perché troppo compassato e quello di Süle per Sancho è stato il manifesto della difesa a oltranza. Luis Enrique risponde mettendo in campo tutte le punte che può, per riversarsi in 9/11 a ridosso della porta di Kobel. Eppure confusione e caos hanno dominato la manovra: è mancato un possesso di qualità, occupazione degli spazi efficace e quel pizzico di cattiveria. Gli errori sono stati tanti, i pali altrettanti e non possono rappresentare un alibi. Qui sta la grande sconfitta del PSG: la sufficienza, l’idea che sarebbe bastato quel minimo per via della superiorità tecnica per farcela.

Una semifinale di Champions non è una partita di Ligue1 contro Nantes e Metz, con tutto il rispetto. Serve qualcosa in più perché la fortuna non te la crei solo attraverso il gioco ma anche gettando il cuore oltre l’ostacolo. Il solito Marquinhos, leader fino in fondo, e Vitinha, autore di una grandissima partita per quantità e qualità, sono gli unici a essere andati oltre il compitino. Non a caso autori delle occasioni più “calde” del secondo tempo, quelle che hanno restituito il desiderio del PSG di vincere. Su questo Luis Enrique ha poche colpe, ha già fatto tantissimo dando organizzazione e sbocchi qualitativi a una squadra finalmente competitiva per vincere. Con i presupposti per esserlo anche senza Mbappé. A patto di trovare sangue caldo da usare in sfide come PSG-Borussia, in momenti come questi, per portare il cuore a toccare la coppa dalle grandi orecchie.

  • Mille cose e contemporaneamente nessuna. Tra le altre collabora con Radio Onda d'Urto e SalernitanaLive

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