
Bruges-Fiorentina (1-1) - Considerazioni Sparse
La Fiorentina è di nuovo finalista di Conference League.
Ma quali semifinali di Champions League, quando c'è la magia della Conference? Già, perché le feste cittadine comandate (la "Processione del Sacro Sangue" di Bruges nel giorno dell'Ascensione, che cade proprio il 9 maggio) hanno imposto l'anticipo della gara al mercoledì, tradizionalmente riservato nei calendari sportivi alle più grandi sfide europee. Ma la santa festività sarà amara nella città belga, almeno per i tifosi di calcio locali: dopo una gara lungamente condotta nel punteggio ma in crescente sofferenza, il Bruges cade nel finale con il rigore procurato da Nzola e trasformato da Beltran, con Terracciano protagonista di una parata assolutamente decisiva su Vanaken a tempo scaduto per il passaggio alla finale di Atene della Fiorentina.
Partita sudata e con quell'aura di ordinaria tragedia come solo la Fiorentina di Italiano sa fare. Dopo la vittoria all'ultimo secondo dell'andata, la viola vede svanire il suo vantaggio già nel primo quarto di gara. Balla pericolosamente dietro con disattenzioni varie, subisce l'aggressività e la durezza dei contrasti da parte degli avversari, ma scossa dal gol subito alza rapidamente i ritmi e cumula occasioni su occasioni. A fine gara sommerà tre pali colpiti (siamo a quota 31 stagionali), due dei quali a firma di un ottimo ma sfortunatissimo Kouame. Pali che fanno parte di una una mole enorme di conclusioni verso la porta, ben ventun tiri per un totale di 2.59 xG cumulati, ma solo due centreranno nello specchio (rigore compreso): solo una parziale rappresentazione dell'ottovolante emozionale che può essere la squadra di Italiano.
Le debolezze individuali prima ancora che strutturali stavano per costare carissimo alla Fiorentina. Tre minuti di follia tutta di marca argentina, tra i minuti 20 e 23: Martinez Quarta che si vede sfilare accanto il terzino De Cuyper, abile nell'inserimento offensivo che vale il gol dell'1-0, Nico Gonzalez che lanciato in 1vs1 contro Mignolet gli calcia debolmente addosso, Beltran che sul tap-in non inquadra lo specchio. Ma il numero 9 avrà poi modo di riscattare una partita complicata e opaca ed espiare ai peccati di matrice albiceleste, trasformando glacialmente la massima punizione concessa alla viola, per quello che a oggi è il gol più importante nella non semplice stagione dell'ex River.
Il Bruges, visto lo svantaggio maturato nella gara d'andata, aveva approcciato la partita in maniera propositiva: tanti giocatori che si portano in avanti, tanto movimento e cambi di posizione a togliere i riferimenti, costruzione palla al piede con l'idea di uscire in maniera pulita e dal pressing di una Fiorentina inizialmente peraltro molto contratta. Non sono ritmi martellanti, ma tanto era bastato a mettere a nudo le difficoltà individuali della linea arretrata viola, e a colpirla con quella che poi sarà l'unica occasione creata dai belgi almeno fino ai minuti di recupero. Ma nonostante la presenza di buone individualità, la capacità mostrata nel reggere l'urto e anche una certa benedizione della dea bendata, il Bruges è apparso - come all'andata - per larghi tratti inferiore alla Fiorentina, non tanto a livello di qualità tecnica quanto a livello corale, nella capacità di applicarsi nelle varie fasi di gioco e muoversi come collettivo in campo. La Fiorentina, nonostante l'assenza di Bonaventura e la prova tutt'altro che brillante di Gonzalez, si è rivelata al momento finale più forte, più organizzata e più coriacea degli avversari.
Dopo Praga, Atene. Seconda finale europea consecutiva per la squadra di Italiano, che ora ha un'altra opportunità per riportare a Firenze un titolo dopo oltre un ventennio e chiudere - lui e un gruppo che presumibilmente vedrà numerosi cambiamenti in estate - al meglio questo triennio gigliato. Una chanche per salvare una stagione sotto tanti aspetti scivolata via di mano con ingenuità e con momenti di autosabotaggio, ma anche per coronare un difficile lavoro svolto partendo dalle macerie e che ha, volente o nolente, riportato la Fiorentina a una dimensione europea.
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