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Milan
, 6 Maggio 2024

Il tracollo del Milan nel rumore del silenzio


Breve cronaca del tracollo, silenzioso ma assordante, della squadra rossonera.

L’azione del 2-2 del Genoa, al 1' del secondo tempo, è la perfetta rappresentazione del tracollo del Milan consumatosi nell’ultimo anno e mezzo. Si consuma nell’indifferenza, nel rumore del silenzio. Un banale rinvio di Martinez trova Martin tutto solo sulla sinistra: il laterale genoano, sornione, zitto zitto, conduce palla, in un primo momento con poca convinzione, finché non si rende conto che nessun giocatore del Milan sembra intenzionato a disturbare la sua corsa, nessuno lo percepisce come un reale pericolo; Martin, allora, ne approfitta e dà ritmo alla sua cavalcata, tagliando il centro del campo, simile a una distesa di deserto – come spesso accade nelle partite del Milan – per più di quaranta metri.

Nessun disturbo. Nessuna opposizione. Qualche giocatore, proiettato disordinatamente in avanti, senza mai curarsi di cosa possa accadere una volta persa palla, corricchia all’indietro, mentre la linea difensiva arretra a oltranza: in mezzo, il vuoto. L’azione di Martin propizierà poi il gol di Ekuban. Per l’ennesima volta, la quarantunesima in questa Serie A (arriverà a fine gara una quarantaduesima), il Milan prende gol senza nemmeno accorgersene: non si affanna, non si preoccupa perché il pericolo nemmeno lo sente; è una creatura apatica che ha perso il contatto con la realtà, e si lascia andare all’inerzia degli eventi, in un silenzio assordante.

Lo stesso silenzio assordante fa da cornice alla partita, che si gioca in un clima surreale, quasi grottesco, per via della dura protesta organizzata dalla Curva Sud, stanca dell’indifferenza con cui il mondo milanista, dai giocatori alla silenziosissima dirigenza, vivono un momento di tensione altissima: “Milano non si accontenta” è il principale slogan esposto dalla tifoseria milanista, che pretende più investimenti, più ambizione, ma soprattutto più chiarezza. Nei restanti ottanta minuti - eccezion fatta per un coro dedicato a un membro della curva colpito da un lutto - la Curva rimane in silenzio e affronta la partita con la stessa indifferenza con cui i giocatori sembrano giocarla. All’ottantesimo, poi, la curva abbandona gli spalti: il secondo anello blu rimane vuoto, decorato da un solo striscione: “Il rumore del silenzio”.

Se il blu è il colore della tristezza, fa impressione pensare come Stefano Pioli, che fino a due anni fa, alzando lo sguardo, si riempiva il cuore di una gioia rossonera, oggi facendo lo stesso gesto incontra il blu deprimente dei seggiolini rimasti vuoti: la gioia, effimera, ha lasciato posto alla tristezza. All’entrata in campo dei giocatori non si sente nemmeno un applauso: la stessa squadra che due anni fa viveva un rapporto simbiotico col suo stadio, oggi scatena l’indifferenza del proprio pubblico, che si sente stanco, sconsolato, tradito. Tra silenzio, partita balneare e orrori difensivi, la partita ha il sapore grottesco di un film di Yorgos Lanthimos: sugli spalti ci si guarda negli occhi coi propri compagni di tifo, quasi imbarazzati, e ci si chiede come si sia arrivati a tanto a soli due anni dal trionfo dell’ultimo Scudetto.

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Della protesta dei tifosi ne avevamo già parlato nelle Considerazioni sparse post Milan - Genoa

Il silenzio si interrompe solo in occasione dei tre gol e di un siparietto la cui tristezza è in piena sintonia con la giornata: Rafa Leão esce dal campo tra i fischi, in seguito all’ennesima partita in cui non è riuscito a essere maturo quanto dovrebbe; lui sarebbe l’ultimo a meritarli, i fischi, ma i tifosi rimproverano anche al loro simbolo un atteggiamento che troppe volte fa trasparire indifferenza rispetto alla serietà della situazione. Il Milan è arrivato a toccare il fondo perché, proprio come nell’azione indisturbata di Martin, da due anni ha deciso di lasciarsi andare, senza mai affrontare i problemi che via via si presentavano, anzi, nascondendoli sotto un tappeto che si è fatto così gonfio di polvere da arrivare a esplodere. Nessuno ha provato a correggere il tiro quando ancora c’era tempo per rendere meno brusco lo schianto, e il risultato è una squadra oggi priva di leader, da rieducare a livello tattico, atletico (prevenzione infortuni) e mentale.

Il silenzio, però, non è solo quello della Curva o dei giocatori che subiscono colpi senza reagire; il silenzio più assordante è quello dei dirigenti, che anche al termine di questo surreale Milan-Genoa non si sono presentati ai microfoni, e non hanno ritenuto in alcun modo necessario chiarire la posizione del club rispetto alle richieste dei tifosi. Da mesi si racconta che Ibra sarebbe il vero rappresentante di RedBird nel Milan, l’uomo deputato alle decisioni più importanti: forse, sarebbe giunto il momento di parlare. Sia chiaro, il Milan non ha il dovere di accontentare ogni richiesta dei tifosi, che - almeno in teoria - non dovrebbero essere competenti quanto i dirigenti, ma ha comunque il dovere di rendere chiari i propri piani, senza troppi giri di parole in politichese.

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L'evocativo striscione dei tifosi milanisti

Molto, come si diceva, passerà dalla scelta dell’allenatore, che al momento sembra avvolta dalle nube del caos, con una ridda di nomi dalle caratteristiche agli antipodi che giorno dopo giorno sembrano sorpassarsi a vicenda nelle preferenze dei vertici milanisti. La scelta è di importanza capitale, perché nel calcio di oggi, il progetto tecnico di una squadra passa per gran parte dall’allenatore che lo rappresenta. Il Milan vive un momento di alta tensione, tra la frustrazione dei tifosi, l’indifferenza dei giocatori e il silenzio di una dirigenza che pecca di poca autorevolezza nel gestire un momento così delicato.

Il Milan deve ritrovare tante cose: un gioco corale che esalti le caratteristiche dei suoi giocatori; una fase difensiva che eviti di subire 2/3 gol a partita; una preparazione atletica che scongiuri la consueta ecatombe di infortuni. Per farlo, serviranno scelte ambiziose e nette, altrimenti, il silenzio si farà sempre più rumoroso e i seggiolini vuoti, rossi, blu, arancioni e verdi faranno da cornice.

  • 23 anni. Studia Filosofia, ama il Calcio e il Cinema, fonti inesauribili di storie.

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