
Milan-Genoa (3-3) - Considerazioni Sparse
Nella domenica della contestazione, il Milan non riesce a portare a casa la vittoria, sbattendo su un Genoa voglioso.
Nella domenica della contestazione, i giocatori del Milan appaiono da subito solidali con i propri supporter. Come i ragazzi della sud, infatti, primi 5 minuti dal calcio di inizio sono stati in sciopero. Sia nel primo che nel secondo tempo, i rossoneri sono entrati in campo solo secondo il tabellino. La testa, evidentemente, era altrove. Il clima, in tutto San Siro, è stato surreale dal pre partita. È mancata l’elettricità, è mancata la voglia di esserci l’uno per l’altro. I tifosi, fisicamente, ci sono, a mancare è stato il solito sostegno.
Sembra che, per questa stagione, il rapporto tra tifosi e squadra sia logoro. Meglio, più che tra squadra e tifosi, tra società e tifosi. “Strategia comunicativa - presenza istituzionale - acquisti mirati - coesione - ambizione - capacità - un progetto vincente parte dalla società - Milano non si accontenta”. Questo quanto mostrato dalla curva Sud prima del calcio d’inizio. A mancare, specialmente in questo momento, è la chiarezza, specialmente dopo l’affaire Lopetegui.
Contrariamente a quello che ci si sarebbe aspettati, infatti, il bersaglio delle critiche dei tifosi non è stato Stefano Pioli. Anzi. In un certo qual modo la Curva si è posta al fianco dell’allenatore, nonostante ne voglia chiaramente l’allontanamento a fine stagione. Il bersaglio delle critiche è stata la società. Una società poco trasparente, che non compare mai davanti ai microfoni e non fa nulla per chiarire quali saranno le ambizioni del Milan nel prossimo futuro. La sensazione è che il Milan si accontenti di quello che è diventato, ovvero una società sana, con la squadra stabilmente in Champions e che, occasionalmente, può portare a casa un trofeo. Non basta, non è affatto sufficiente per una piazza abituata a competere per vincere.
In tutto ciò, c’è stata una (bella) partita. Dopo lo shock iniziale il Milan ha cominciato a giocare, affidandosi soprattutto alle imbucate di Bennacer, tornato per venti minuti ai livelli dell’anno dello scudetto. Leao ha vissuto di sprazzi ma è sembrato non essere mai completamente dentro la partita. Meglio di lui il nigeriano Chukwueze, che già da qualche mese sembrava essere tra i più in forma dei suoi. Non è un caso se le azioni più pericolose partano proprio dal suo lato ed il primo gol non è un’eccezione. La ripresa, poi, è stata di zemaniana memoria. Ad un iniziale vantaggio del Genoa, a difesa del Milan ancora, clamorosamente, scoperta, hanno risposto i padroni di casa con Gabbia e Giroud. Ci ha pensato, infine, un autogol di Thiaw a chiudere i conti per questo scoppiettante, quanto inutile, 3-3.
Il Genoa, dalla sua, ha giocato una grande partita senza il suo uomo più rappresentativo. Mancando la fantasia (e i gol) di Gudmunsson, Gilardino, fresco di accordo per il rinnovo, si è affidato al norvegese Thorsby, oggi tra i migliori dei suoi. I rossoblu, pur non avendo più obiettivi, hanno giocato una partita coraggiosa, di quelle di chi non si vuole far schiacciare nella propria area. Di base è chiusura e ripartenza ma sono concetti che i ragazzi di Gilardino applicano molto bene. La salvezza ottenuta matematicamente con quattro giornate d’anticipo è il giusto premio per il lavoro del tecnico biellese, forse la sorpresa più piacevole di questo campionato 23/24.
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