
Marcel Hirscher, il ritorno del Re
Il comeback di Marcel Hirscher, a 5 anni dal ritiro, ha eclissato qualsiasi discussione nello sci internazionale.
Un vero terremoto mediatico con epicentro nel salisburghese ha travolto in questi giorni l'opinione pubblica dello sci alpino in un clima di caccia alle streghe. Marcel Hirscher ritornerà alle gare nella stagione 24/25 sotto bandiera olandese.
Una notizia che, per spessore e immediatezza, può essere paragonata solo al trasferimento di Cristiano Ronaldo alla Juventus del luglio 2018. Un evento sconvolgente che mette tutto in secondo piano, una manna dal cielo per chi si trovava sotto i riflettori e pregava per qualcosa che dirottasse l'attenzione dei media altrove.
Sulla testa dei vertici della Fédération Internationale de Ski pendevano due spade di Damocle: la sicurezza e il calendario. Mai come quest'anno il roster degli atleti FIS era stato così tanto falcidiato da infortuni anche molto gravi. Una moria di grandi nomi, diffusa implacabile come la Peste Nera a metà Trecento, trascinando nella sua danza macabra alcuni degli invitati più illustri al ballo: Marco Schwarz, Alexis Pinturault, Alexander Kilde, Sofia Goggia, Petra Vlhová, Mikaela Shiffrin, ecc.. L'analogia pandemica non è casuale: come in tutte le grandi pestilenze si è cercato subito un colpevole, apparentemente trovandolo nel calendario. Troppo fitto per permettere di tirare il fiato in condizioni normali, inattuabile con i rinvii e i recuperi.
Perché non è un male solo del calcio, quello di voler saturare il palinsesto. Nello sci, in più, si vuole andare contro natura senza avere un piano B, organizzando gare di velocità sui ghiacciai a ottobre o sulle collinette a metà marzo. Gli sviluppi, in termini meramente climatici, non promettono un miglioramento a breve, anzi: se la soluzione è incastrare i recuperi tra una trasferta e l'altra, oltre che a rimanere con le brache in mano si rischia di fare anche la figura dei fessi.
In mezzo a questa rissa da Far West, le accuse e le responsabilità volano da una parte all'altra come fondi di tequila ma la calma è riportata temporaneamente solo grazie a una porta del saloon spalancata a rivelare il ritorno dello sceriffo in città. Senza mezzi termini, Marcel Hirscher è ad oggi il più grande sciatore che il mondo mai potuto ammirare. Prima dell'apparizione di Marco Odermatt, l'unico nome equiparabile a quello dell'austriaco è quello di Ingemar Stenmark con 86 successi all'attivo in Coppa del Mondo.
Stenmark ha vinto 3 CdM e 3 ori olimpici dal '75 in poi, con un regolamento ad hoc per impedirgli di vincere più coppe generali; il fenomeno di Annaberg, almeno 3 generazioni complete dopo, ne ha vinte 8 di fila dal 2012 al 2019, ritirandosi a 30 anni annoiato dalla sua stessa manifesta superiorità.
Perché Marcel Hirscher ha deciso di rimettersi in gioco?
Può essere una trovata di marketing? Certo. Aveva voglia di cimentarsi con un avversario del calibro di Odermatt? Regolare. Le domande dietro al un ritorno di H&M sono plurime e valgono la pena di essere discusse. Marcel Hirscher si è ritirato nel 2019, ufficialmente per concentrarsi sulla paternità imminente. Ma è parso chiaro a tutti che la mancanza di un vero rivale lo abbia privato della motivazione per continuare ad allenarsi duramente.
Questo non lo ha completamente allontanato dalla neve: la partnership con Red Bull è rimasta, e nel 2021 ha fondato il suo brand di sci da gara. La sua azienda Van Deer ha subito attirato anche i grandi nomi della FIS, uno su tutti l'ex-rivale Henrik Kristoffersen - insieme ad Alexis Pinturault, l'unico a potergli mettere davvero i bastoni tra gli sci. Il legame commerciale Kristoffersen-Hirscher è arrivato dopo anni durissimi per il campione norvegese, al continuo inseguimento del rivale e con la narrativa dell'eterno secondo a portarlo anche a vivere un grave esaurimento nervoso: come avrà preso la notizia del ritorno alle gare del suo vecchio-eterno rivale?
Opinioni illustri tra gli addetti ai lavori come quella di Paolo De Chiesa - ex azzurro, ora al commento tecnico in RAI - rimandano a un difficile rapporto con il post-agonismo, che avrebbe lasciato un vuoto nella vita di Marcel Hirscher. L'augurio di uno degli alfieri della Valanga Azzurra è quello di "un ritorno sereno", senza la ricerca di un duello all'ultimo sangue con Odermatt: il vuoto tra il ricordo passato di Hirscher e quello del Marcel che si potrebbe vedere, nel caso non pareggiasse il livello dello svizzero, potrebbe divenire incolmabile tra gli appassionati.
Il cambio di bandiera è la questione forse meno spinosa da affrontare. La madre Sylvia è olandese: non è un caso alla Marc Girardelli o alla Lara Colturi. La vicenda è più simile a quella di Lucas Pinheiro Braathen, passato dalla Norvegia al Brasile sempre grazie alla nazionalità della mamma.
Le cause del cambio di bandiera però sono ben diverse: Pinheiro ha litigato con la federazione per questioni legate alla partnership con Red Bull; Hirscher, semplicemente, ha dichiarato l'intenzione di non voler togliere un posto alla nazionale austriaca a un atleta più giovane da lanciare in CdM. Un gesto di coerenza, che è subito stato ripagato con il nulla osta dalla Österreichischer Skiverband per il cambio di federazione, nonostante un'offerta con condizioni più vantaggiose.
Cosa è legittimo aspettarsi da un atleta fermo da 5 anni? Se vogliamo dare uno sguardo agli almanacchi dello sport ci sono esempi più o meno fortunati. Michael Jordan rientra nel primo caso: l'addio nel '93, il ritorno nel '95 ai Chicago Bulls per scrivere il Nuovo Testamento della palla a spicchi. Scomodando dal pantheon un altro Michael statunitense, non si può non citare Phelps. The Baltimore Bullet, dopo Londra 2012, sembrava aver detto basta, salvo poi tornare in acqua dopo meno di due anni e borseggiare di nuovo il medagliere a Rio 2016.
C'è anche chi invece è rimasto dalla parte sbagliata della storia dei grandi ritorni. Björn Borg negli anni '90 o di Michael Schumacher nel suo biennio alla Mercedes, a 3 anni dal ritiro con la Ferrari.
Per quanto riguarda lo sci? Chiedetelo ad Annemarie Moser-Pröll: vinto tutto nel 1975, ha deciso di ritirarsi per poi tornare due anni più tardi vincendo la 6° CdM nel 1979 e l'oro olimpico in discesa a Lake Placid nel 1980. La connazionale di Hirscher, però, si ritirò a 22 anni nel pieno della sua giovinezza: come ha dimostrato anche quest'ultima CdM, però, uno sciatore esperto può ottenere anche più di un giovane prodigio.
Quel che è certo sarà l'inizio di stagione anticipato per Marcel Hirscher, impegnato nella gare in Nuova Zelanda per raccogliere punti FIS e abbassare il pettorale di partenza in vista dell'esordio in CdM. Come si concluderà il ritorno più chiacchierato nella storia dello sci alpino? Per ora si può solo speculare.
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