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La coreografia dell'Inter nel derby di Milano
, 30 Aprile 2024

La Via Crucis del Milan nel Derby


Tutti i Derby dell'ultimo anno e mezzo: un clima sempre più teso, un Milan sempre più mesto.

Quanto tempo serve al paradiso per trasformarsi in inferno? Se siete tifosi del Milan la risposta a questa domanda dal sapore esoterico è 138 giorni. 4 mesi e mezzo. Ossia il lasso di tempo impiegato dal Milan di Stefano Pioli a trasformare l'Arcadia rossonera in un Ade di delusioni, sofferenze e figuracce. 138 giorni è anche l'intervallo che separa l'ultima vittoria milanista in un Derby della Madonnina (quella del 3 settembre 2022) dalla prima delle (attualmente) sei sconfitte consecutive contro l'Inter di Simone Inzaghi. Sono bastati 138 giorni per cambiare radicalmente gli equilibri e le gerarchie calcistiche di una città e di un campionato, per gettare alle ortiche una superiorità quantomeno emotiva faticosamente guadagnata nel corso di un anno, il 2022, che aveva visto il Milan vincere e umiliare più volte i cugini. Il Derby del "Si gira Giroud", la vittoria in una volata bruciante ed esaltante dello Scudetto, il successo in rimonta della stracittadina d'andata del 2022/23.

Dopo anni di cocenti sconfitte e sparute vittorie, il Milan di Pioli sembrava finalmente riuscito a ribaltare l'inerzia psicologica nella rivalità con l'Inter. Ad affermare una superiorità mentale e motivazionale che aveva permesso ai rossoneri, dopo tanti anni, di trovarsi in una posizione di vantaggio rispetto ai rivali, di incutere timore piuttosto che esserne vittima. Il susseguirsi, nel giro di pochi mesi, di sconfitte e delusioni immense, intervallate solo da una vittoria nel Derby di Coppa Italia, avevano lasciato una ferita evidente nello spirito e nel morale dei giocatori dell'Inter, come è stato evidente nell'ultimo Derby vinto dal Milan ormai un anno e mezzo fa: la paura di nuove umiliazioni è tutta nel mollezza con cui l'Inter concede la rimonta agli avversari, nella facilità con cui la squadra d'Inzaghi sparisce dal campo nel momento in cui le cose cominciano ad andare per il verso sbagliato, nell'arrendevolezza con cui la difesa nerazzurra concede le reti siglate poi da Giroud e Leao. Il Milan sembrava aver preso le misure all'Inter, sembrava poterne sfruttare limiti tattici e mentali, sembrava molto più matura, affamata e cattiva dei concittadini. Il Milan sembrava, semplicemente, la squadra padrona di Milano come non lo era stato per almeno 11 anni.

Oggi, invece, il Milan si ritrova a percorrere una Via Crucis rossonera che non sembra avere fine. Sei sconfitte consecutive, due gol fatti, quattordici subiti, un'inerzia positiva completamente buttata alle ortiche e soprattutto un crescendo di umiliazioni sempre più grandi e sempre più sorprendenti, in un escalation che forse ricorda più le vicende della famiglia Malavoglia che le sofferenze patite da Gesù Cristo. Dalla sconfitta in finale di Supercoppa a quella nella riedizione per Zoomers dell'Euroderby del 2003, dalla manita che consegna alla storia i ragazzi del 5-1 alla mortificazione più grande di tutte, la sconfitta nello scontro diretto che consegna all'Inter lo Scudetto e la Seconda Stella. Un continuum che è impossibile oggi non provare a ripercorrere.

Gennaio 2023, Milan-Inter 0-3 (Supercoppa Italiana 2022)

L'incredibile filotto nerazzurro ha inizio, quasi all'improvviso, in un contesto surreale e lontano da Milano, addirittura a Riyadh. Inter e Milan arrivano in Arabia Saudita con la consapevolezza di giocarsi molto più di un trofeo e molto più d'un Derby. Per l'Inter è l'occasione di avere una piccola rivincita dopo lo Scudetto perso in primavera; per il Milan è invece l'opportunità di confermare la propria superiorità sui cugini e dare continuità ad un 2022 che ha visto Milano colorarsi di forti tinte rossonere. Entrambe le squadre hanno già detto addio ad una lotta Scudetto annientata dal Napoli di Luciano Spalletti e, senza avere la minima idea di cosa sarebbe successo nel giro di qualche mese, l'impressione è che una vittoria nella Supercoppa significherebbe salvare una stagione comunque già deludente.

Il Milan, come detto, si presenta in Arabia da favorita, sebbene nelle settimane precedenti fossero arrivate prima una rocambolesca eliminazione dalla Coppa Italia e poi una serie di prestazioni disastrose in campionato sia in termini di risultati che di gioco. Ma è proprio l'onda lunga dello Scudetto vinto in volata e del nettissimo successo nel Derby di settembre ad aver riscritto, almeno in potenza, gli equilibri di potere fra le due squadre. Vincere a Riyadh significherebbe per Pioli cementificare una supremazia non tecnico-tattica ma emotiva, caratteriale. La Supercoppa è, in altre parole, l'occasione di diventare lo spauracchio, l'ossessione dei rivali. Il modo in cui il Milan perde la finale, invece, segna quasi inevitabilmente l'inizio della fine.

https://youtu.be/JiZuvdux77s?si=svoRsQ7VhcjS1CED

Dopo 20' l'Inter è già sullo 0-2, grazie ad una bellissima azione corale finalizzata da Dimarco e ad un gioiello di Dzeko che sferza Tonali allo stesso modo con cui Milito si prendeva gioco del povero Abate. Il Milan è rimasto fermo alla dogana saudita o forse, ancora peggio, proprio a Milanello, in attesa di una strategia di Pioli su come fermare Barella e Mkhitaryan che forse non arriverà mai. Tutta l'arrendevolezza dei rossoneri sta nella sciatta marcatura di Tomori su Lautaro Martinez in occasione del terzo gol interista. Il Milan è annichilito da un Inter che ottiene la sua vendetta e che riesce a rompere l'incantesimo sortito dalla doppietta di Giroud trovando fiducia nella sua superiorità incontestata. La squadra di Pioli, invece, perde l'enorme vantaggio tattico che era riuscito ad ottenere nei mesi precedenti, una tracotanza morale che diventa ben presto paurosa riverenza.

Febbraio 2023, Inter-Milan 1-0 (Serie A 2022/23)

Dobbiamo aspettare solo qualche giorno per avere conferma di quanto si era già capito nella notte di Riyadh. Il calendario asimmetrico ci regala il Derby di ritorno già alla seconda giornata, nel momento forse più difficile per entrambe le squadre. Smaltita l'euforia saudita, l'Inter si ritrova a fare i conti con il caso Skriniar, una questione di management gestita malissimo e conclusa anche peggio che ha la colpa di avvelenare l'ambiente ed esacerbare le tensioni attorno ad una squadra fragile, come dimostra l'impensabile sconfitta in casa contro l'Empoli a cinque giorni dalla vittoria della Supercoppa. Il Milan, invece, sembra tornato quello del 2019: nel giro di una settimana perde 4-0 a Roma contro la Lazio e prende 5 gol dal Sassuolo di Dionisi in casa, in quella che è considerata, Derby esclusi, la peggior sconfitta del Milan nell'epoca post Covid.

Il Derby del 5 febbraio mette di fronte due compagini ferite ma è evidentemente l'Inter ad essere questa volta favorita. Nonostante l'inerzia emotiva sia stata repentinamente ribaltata, ci si aspetta comunque una partita combattuta, intensa, come dovrebbe sempre essere quando in gioco c'è soprattutto l'onore delle due squadre. Invece, è nel pre partita che si decide la sorte non solo di quel Derby ma anche di tutti quelli successivi, almeno fino ad oggi. Pioli ha paura, vuole avercela e decide di non fare niente per nasconderla e anzi preferisce metterla in mostra, consegnandosi con piedi e braccia legate e con la mela fra i denti. Un'Inter sull'orlo di una crisi di nervi, alle prese con serissime disfunzionalità tattiche e di spogliatoio si ritrova davanti una squadra che decide di non combattere le proprie paure, cercando magari di sfruttare quelle dei rivali, ma di assecondarle.

La partita finisce quando Pioli manda in campo l'orrenda caricatura di un 3-5-2, schierando Messias mezz'ala, Gabbia braccetto e preferendo Origi dal primo minuto a Rafael Leao. L'Inter non ha mai vinto un Derby in modo così facile, davanti ad un avversario così impaurito e sottomesso. Le gambe dei milanisti tremano come quelle di Giroud al minuto 75. Forse sarà il Derby meno ricordato del filotto ma è forse anche quello che riassume al meglio i rapporti di forza tra le due squadre.

Maggio 2023, Milan-Inter 0-2 e Inter-Milan 1-0 (Champions League 2022/23)

Sul nascere della primavera, il destino sceglie di essere più che mai cinico e baro. L'urna di Nyon decide che la vincente di Inter-Benfica incrocerà nella semifinale di Champions League quella che prevarrà tra Milan e Napoli. In una sola, apocalittica, parola: Euroderby. "Non succede, ma se succede...". E puntualmente succede. L'Inter elimina il Benfica, il Milan si sbarazza del Napoli e Milano si copre di una cappa di tensione, ansia, sofferenza, attesa e preoccupazione che interessa rossoneri e nerazzurri senza distinzione. La superiorità mostrata dall'Inter nei primi due derby del 2023 sembra di colpo essere livellata: il derby europeo è qualcosa di troppo straordinario per essere governato dalle normali leggi del calcio, "Si è girato Giroud" è ancora fresco nella memoria di entrambe le tifoserie e vale ben di più di una Supercoppa, c'è il precedente del 2003.

Però, appunto, sembra. Tra ansie, sfottò e pagine doppie della Gazzetta serpeggia lato rossonero una timida convinzione che l'Inter sia più forte, che debba ineluttabilmente prevalere nella stracittadina, nonostante in campionato le due squadre siano sostanzialmente appaiate. L'euroderby è per entrambe le squadre e le tifoserie come andare dal dentista, ma l'impressione è che il Milan debba farsi togliere un dente in più. "Inter favorita? Io non l'ho mai detto, ho detto che lo è per gli altri" dice Pioli prima del derby d'andata. Gigantesca, evidente, excusatio non petita. Il Milan, per qualche motivo, arriva all'euroderby sentendosi - a prescindere - inferiore e fustigandosi mentre se lo dice. L'infortunio di Leao nel match precedente alla semifinale di Champions certifica definitivamente la situazione, mandando il Milan in campo accompagnato dai suoi fantasmi.

Dopo 10 minuti di Derby l'Inter sta già sopra 2-0. Con il senno di poi lo si può dire: il doppio confronto finisce esattamente quando il pallone calciato da Mkhitaryan entra in porta. I nerazzurri sono in controllo totale della situazione, il Milan sbaglia in avanti, sbaglia dietro, barcolla per il campo come un pugile suonato. Gli altri 80 minuti scivolano via senza gol e il fischio finale dell'arbitro dà inizio alla settimana da incubo del Milan, che sembra trascinarsi verso la partita di ritorno facendo solo quasi finta di crederci ancora.

La seconda puntata dell'euroderby è una partita tesa e violenta - 37 il numero ragguardevole di falli fischiato - in cui nemmeno per un attimo il Milan sembra poter recuperare il doppio svantaggio. Il gol di Lautaro certifica così il passaggio del turno dell'Inter e mette il timbro su quello che ormai è un dato di fatto: qualunque sia il rapporto di forza tra le due squadre, nel derby il Milan parte due gradini indietro. Non c'entrano solo le scelte di Pioli - di volta in volta incartato da Inzaghi e di volta in volta fermo nei suoi errori - ma ha un ruolo cruciale l'atteggiamento con cui i rossoneri si presentano al cospetto dei rivali cittadini.

Settembre 2023, Inter-Milan 5-1 (Serie A 2023/24)

Archiviata la stagione 2022/23, chiusa con il sogno dell'Inter spezzato a Istanbul - piccola rivalsa per i rossoneri, rivalsa però di chi alla finale non è arrivato proprio per mano dei suoi rivali - si riparte da zero e il calendario propone il Derby della Madonnina già alla quarta giornata. Dopo gli avvenimenti dell'annata precedente l'Inter è per tutti la favorita, ma il Milan è cambiato, ha fatto mercato, ha nuovi giocatori che fanno timidamente sognare i rossoneri. Le due squadre arrivano alla partita appaiate a punteggio pieno, con otto gol fatti a testa: chi vince può provare la prima fuga. È l'occasione per il Milan per dimostrare che la prima metà del 2023 è stato un incidente di percorso, che la stracittadina non è listata di nerazzurro ancora prima di giocarla, che la supremazia su Milano può essere ribaltata.

L'annata precedente ha fatto montare il livello della tensione tra le due metà di Milano e le coreografie delle due curve, dedicate a vicenda all'avversario - tra topi e clown - lo certificano. In quanto alle questioni di campo, Inzaghi non cambia nulla - come ha fatto in ogni derby, mettendo ogni volta in difficoltà Pioli - ma anche lo stesso Pioli non si inventa cambi di modulo e di atteggiamento come fatto nell'incontro del febbraio precedente. Nel primo tempo sembra esserci partita: nonostante l'Inter sia evidentemente migliore e vada sul 2-0, il Milan non si disunisce come fatto in passato e sembra poter riaprire il discorso. Cosa che effettivamente succede a inizio secondo tempo, ma l'illusione dura solo il tempo di accorgersene, perché poi i rossoneri vengono travolti. 3-1, 4-1, 5-1. Un risultato dalla portata storica. Ancora una volta Pioli non ha trovato le contromisure per arginare gli uomini di Inzaghi.

Se il derby di fine estate poteva essere l'occasione per fare tabula rasa, per servire alla Serie A 2023/24 una sfida tra Milan e Inter equilibrata e che si potesse magari protrarre per tutta la lunghezza del campionato senza avere già un vincitore scritto, è stato invece il sigillo di garanzia sulla superiorità dei nerazzurri sui rossoneri, che mai era stata così evidente negli anni precedenti.

L'Inter andrà poi a dominare il campionato, ma in quel momento le due squadre sono appaiate, come anche lo erano al momento dei derby di Champions: Milan e Inter non stanno attraversando ere diverse della loro storia, ma una schiaccia sempre, inevitabilmente l'altra quando se la trova di fronte. E se una vittoria di misura forse non avrebbe cambiato le cose, un 5-1 è una detonazione potentissima, che spacca la città e lascia da una parte gli interisti a gongolare e ad aspettare il derby successivo e dall'altra i milanisti a mangiarsi il cappello come Rockerduck, sperando che la stracittadina venga miracolosamente abolita.

Aprile 2024, Milan-Inter 1-2 (Serie A 2023/24)

Quattordicesima stazione: il Milan è costretto a vincere il Derby per non farsi festeggiare lo Scudetto in faccia. Nella personalissima Via Crucis che i rossoneri conducono tra un derby e l'altro, l'ultima stazione del 2023/24 è la più beffarda. L'Inter ha dominato il campionato e la matematica ha deciso che l'ufficialità del titolo potrebbe arrivare proprio nella sfida contro il Milan: tragedia e cinica commedia assieme. La vittoria del tricolore nel derby non sembra nemmeno appartenere al campo dell'eventualità, tanto la stracittadina è diventata una partita scritta ancora prima della discesa in campo delle squadre. La settimana precedente è una camminata sui carboni ardenti per i rossoneri, che riescono a raccogliere anche l'eliminazione dell'Europa League per mano della Roma. Lunedì 22 aprile, a San Siro, i ruoli sono chiari: c'è una preda e un predatore, un lupo e un agnello, un cacciatore e un cervo.

È una situazione quasi assurda per il derby di Milano, l'equilibrio non è nemmeno presunto. Pioli prova a fare qualcosa per instillare almeno il dubbio che il Milan possa fermare l'Inter e schiera una sorta di 3-5-2, lasciando fuori Giroud e schierando Leao davanti. I nerazzurri hanno in ogni secondo in mano la situazione, i rossoneri quasi mai, e infatti si va sul 2-0. Non era questione di se, ma di quando. Il Milan trova almeno l'orgoglio, accorcia le distanze, prova a tirare su la testa ma le forze che si oppongono sono inaffrontabili. Svanita la sensazione di potercela fare subentrano rabbia e nervosismo, con Theo Hernandez e Calabria che si fanno espellere, accompagnati da Dumfries - in un'ideale chiusura del cerchio con il derby dello scudetto rossonero - e la partita si trascina fino alla fine, fino alla festa nerazzurra.

Quinto derby di fila vinto, sorpasso al Milan nell'albo d'oro del campionato, una supremazia che non sembra avere soluzione di continuità. Inzaghi ha la chiave per battere Pioli, e la usa ogni volta, ma ormai le spiegazioni per le continue vittorie dell'Inter sono da ricercare più in alto, ad un piano psicologico: il Milan sembra partire inevitabilmente sconfitto e rassegnato, più che mai nella partita che ha consegnato lo scudetto ai cugini. Gli interisti ridono e non perdono occasione di prendere in giro l'altra metà di Milano, potendo attingere ad un'ampia rosa di derby da rinfacciare, i milanisti soffrono, si incazzano e si ingrigiscono. Niente meglio della techno sparata a mille sopra i festeggiamenti per la seconda stella dell'Inter può descrivere l'attuale stato mentale delle due metà di Milano.

Più che le sentenze impietose del campo, a rendere in maniera nitida l'idea dello psicodramma che si sta consumando da più di un anno dalle parti di Milanello sono le dichiarazioni fatte dagli scorsi giorni da Pioli ("Se potessi cambiare i risultati dei derby darei tutto quello che ho per poterli cambiare, ma purtroppo non si può") e dal Presidente Paolo Scaroni ("Ci piacerebbe ogni tanto vincere con l’Inter, abbiamo perso troppe partite di fila"), parole che in entrambi casi mostrano il lassismo ed l'arrendevolezza di chi dovrebbe (o avrebbe dovuto) provare a ribaltare lo stato delle cose.

La prima sfida che il futuro allenatore del Milan dovrà affrontare sarà quella per eliminare il fatalismo di una squadra che da un anno e mezzo affronta la stracittadina come i condannati a morte affrontano il plotone d'esecuzione. Al di là di ogni possibile ragionamento su squadra e campagna acquisti, spetterà a lui trasformare paura e umiliazione in voglia di tornare finalmente a vincere.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio, cinema e musica. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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