
Atalanta-Fiorentina (4-1) - Considerazioni Sparse
La Dea non si ferma più: ribaltata allo scadere la sconfitta dell'andata, è lei la seconda finalista di Coppa Italia.
Al Gewiss Stadium una partita pazza, combattuta, tirata quella tra Fiorentina e Atalanta. Un risultato forse più largo del dovuto, con i toscani colpiti dopo appena otto minuti e mai veramente ripresisi, ma capaci più di cuore che di testa di riacciuffare il punteggio in inferiorità numerica. Ma un risultato al contempo pienamente legittimato dai bergamaschi, che creano le occasioni più importanti della gara e si dimostrano, dopo la sbandata di Firenze, squadra superiore per qualità e organizzazione.
Era difficile pensare che Gasperini (in tribuna causa squalifica) potesse sbagliare un'altra volta piano-gara. E infatti non è stato così. D'altronde l'Atalanta, che pure ha avuto i suoi alti e bassi in campionato, quest'anno in partite del genere ha sempre risposto presente. Consapevole dell'emergenza in difesa e dei meccanismi della Fiorentina, dispone i suoi in una serie di ruvidissimi uomo su uomo ma sempre facendo attenzione a tenere le linee difensive serrate, affidandosi per l'uscita alla soluzione diretta su Scamacca e alle abilità in transizione di Ederson. Nonostante si riveda talvolta il vecchio marchio di fabbrica gasperiniano, quell'attacco "da quinto a quinto", è l'asse centrale il punto dove la Dea scardina i gigliati: la fluidità posizionale e continui interscambi tra Koopmeiners, Scamacca e De Ketelaere levano riferimenti ai centrali viola, troppo poco supportati da un centrocampo in cui il perno di equilibrio, Mandragora, esce mentalmente dalla partita quasi subito.
Proprio Mandragora, tanto decisivo nella gara d'andata con quel meraviglioso gol da 30 metri, quanto disastroso in questo ritorno. L'errore, banalissimo e al contempo sfortunato, con cui manda Koopmeiners a segnare l'1-0 rompe ben prima del previsto gli equilibri di una gara che la Fiorentina aveva in realtà approcciato bene. Sembra che i cieli gli vogliano far pagare le glorie di quindici giorni fa: in costante sofferenza in mezzo (ammonito e già diffidato), quando la Fiorentina rimane in dieci e si mette a tre dietro scala tra i centrali a prendersi il riferimento fisso su Scamacca. E l'ex West Ham gli segna davanti uno stupendo in gol in acrobazia. Insieme a uno sciagurato Milenkovic (annichilito per 52 minuti fino all'espulsione) forse un po' lo specchio, l'immagine di una squadra che ha viaggiato per un certo periodo oltre le proprie possibilità e ora si vede tornare tutto indietro. Ma, gliene va dato atto, finché Mandragora era in campo i suoi ancora restavano a galla, con i supplementari nel mirino. Nonostante Milenkovic.
Scamacca. Se come sembra ha trovato finalmente la continuità, l'Italia allora ha trovato il suo centravanti all'Europeo. E senza margine di discussione. Questo ragazzo ha trasmesso per tutta la partita una sensazione di onnipotenza, di capacità di colpire, creare, inventare qualcosa in qualunque momento, al contempo lavorando bene e in sincrono con i compagni. Mi si perdoni l'accostamento, ma nella più totale diversità tecnica l'attaccante romano ricorda Ilicic: un talento sopraffino e incostante, tanto prezioso quanto difficile da mettere a frutto. Ormai, quello di rispolverare gioielli delicati e snobbati sembra l'ineluttabile destino del regno di Gasperini a Bergamo.
I famosi tre fronti. Per l'Atalanta, semifinalista in Europa League e in piena corsa per il posto Champions, continuano con un'altra tappa importante, la raggiunta finale di Coppa Italia contro la Juventus. Per la Fiorentina, con una classifica di Serie A dalle flebili speranze, resta oramai solo quello della Conference. Una sconfitta amarissima per i viola, che significa un altro obiettivo sfumato in una stagione che oscilla pericolosamente tra il successo e il disastro. Di nuovo, sono emersi severissimi i limiti di un gruppo e anche di un tecnico, Italiano, che anche suo malgrado avrà segnato nel casellario quel sanguinoso contropiede del 3-1 di Lookman a un minuto dal termine. Non è questione di approccio, di tattica, di concetti, è che la sua Fiorentina è un meccanismo troppo difettoso e al contempo troppo emotivamente fragile. Tanti errori individuali in una partita scappata di mano già dai primi minuti, in una squadra che si piace troppo e non si aiuta mai abbastanza. Paga le carenze tecniche, paga gli svarioni, paga il non aver allargato in punteggio all'andata quando l'Atalanta barcollava. Ma forse paga anche quel clima da fine regno, che inconsciamente fa trascurare dettagli e piccolezze: cose che una squadra così, per sedersi a certi tavoli, non dovrebbe mai tralasciare.
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