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Un'azione di Torino-Frosinone
, 21 Aprile 2024

Torino-Frosinone (0-0) - Considerazioni Sparse


Pareggio a reti bianche, poche emozioni, un punto che serve a poco per entrambe.

Gara pesantissima per i rispettivi obiettivi all’Olimpico Grande Torino: ma è stato pesante anche averla vista tutta, perché di emozioni se ne son viste pochissime. Oramai si ama parlare di partita densa, di duelli, ma la verità è che Torino-Frosinone è stato uno spot di rara bruttezza di questa Serie A, dove i giocatori di maggior qualità, da ambo i lati, sono stati oscurati dalla strategia di gara avversaria, volta a saltare addosso e non a costruire. Finisce con un pareggio a reti bianche ed il rimpianto, per i 22.000 presenti, verso una domenica di sole in cui si sarebbero sicuramente divertiti facendo altro. Le due squadre si affrontavano per la terza volta in stagione, le due di Serie A sono finite 0-0, mentre in Coppa la squadra di Di Francesco aveva espugnato questo stadio: anche oggi, i ciociari sono riusciti a imbrigliare i granata, ed avrebbero forse meritato miglior sorte;

Se il Torino vuole davvero andare in Europa, oggi proprio non si è visto: per ragioni tecniche, per ragioni tattiche e per ragioni motivazionali. L’unica strategia di attacco dell’undici di Juric era palla a Milinkovic, rilancio lungo, sponda di un Zapata e caccia alla seconda palla. Troppo poco, e si aggiunga che i granata non sono sembrati esattamente voraci come gli era capitato in passato, è mancata la corsa in più, la fame, ciò che serviva per prendersi 3 punti e andare a ridosso del Napoli, sfruttando la sconfitta dei partenopei. Viene da pensare che se questo è ciò che riesce a instillare Juric alla squadra, il suo ciclo, per quanto abbia regalato al Torino buone stagioni, è finito;

Se c’era una squadra a meritar i tre punti, era il Frosinone. I ciociari sono imprecisi sotto porta, ma a tratti producono un calcio decisamente più interessante , soprattutto dalla cintola in su, dove i tentativi di fraseggio non mancano. La squadra di Di Francesco produce qualche occasione reale, sicuramente più dei granata, specialmente con il genio di Soulè, ma non trova mai in Cheddira un terminale valido. I frusinati con questo punto raggiungono l’Udinese a 28, e sembrano aver capito qualcosa di assai inusuale per il calcio di Difra, ossia che quando non si può vincere, almeno non si deve perdere. Basterà per salvarsi?

Il Torino è bravissimo ad evitare i goal, non solo però quelli subiti, ma anche quelli realizzabili. Oggi l’attacco è inconsistente, e molto dipende dall’aver, incomprensibilmente, preferito Okereke a Sanabria: il nigeriano è ectoplasmico per un’ora, quando si ricorda che si può perfino tornar utili alla causa e fa un innocuo tiro verso Turati. Con Vlasic in versione pasticciona, tutto il peso offensivo è su Zapata, ma anche lui oggi è appannato, e fallisce le uniche due occasioni granata da una mattonella da cui, di solito, punisce. Dal punto di vista difensivo, a parte uno scivolone di Rodriguez, solita buona prova ed ennesimo clean sheet: i granata hanno la quarta difesa del campionato, e questa è l’unica ragione per cui sono ancora in lotta per un difficile piazzamento europeo;

Le due squadre lottano per obiettivi per entrambi difficili: se la parabola del Torino è stata la solita solfa per tutta la stagione, tra ottime prestazioni ma anche sonori fallimenti che non permettono mai un salto di qualità, quella del Frosinone in questa Serie A è un giro del mondo in 180 giorni. Dopo un inizio fulminante, i ciociari sono andati in crisi nera ed ora si stanno riprendendo piano piano, ma la salvezza è tutt’altro che scontata: di certo la squadra di Di Francesco ha messo in campo sempre un’idea di calcio chiara, puntando su giovani di qualità e provando a salvarsi con armi non convenzionali. Il calendario propone ancora gli scontri diretti con Empoli ed Udinese, oltre alla gara con la Salernitana: le chances non mancano, ed il Frosinone ci arriva avendo trovato una solidità che fino a qualche settimana fa difettava.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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