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Scandicci-Conegliano
, 21 Aprile 2024

Scandicci-Conegliano (2-3) - Considerazioni Sparse


Scandicci a un passo dal 2-0, ma deve fare i conti con l'immortalità di Conegliano. Serie riaperta, gara 3 mercoledì.

Gara 2 ha dimostrato esattamente cosa può essere questa serie di finali: Scandicci che mette in campo una prestazione eccellente, ci prova, si porta in vantaggio lasciando le briciole all'avversario, arriva a 2 punti dalla vittoria e dal conseguente 2-0 della Serie, ma deve fare i conti con cosa sia Conegliano, una squadra immortale che trova sempre un appiglio per rialzarsi. La caratteristica fondamentale dell’Imoco, da anni, è quella di non mollare proprio mai, anche nelle serate meno brillanti come quella di ieri, e non per caso ha vinto gli ultimi 14 trofei consecutivi del nostro campionato. Finisce 2-3, con le venete che riportano in pareggio la serie e potranno sfruttare il fattore campo del Palaverde mercoledì: la Savino del Bene ha però mostrato di esser arrivata ad un picco di forma straordinario nel momento decisivo, e che la storia di questo scudetto è ancora tutta da scrivere.

Questo secondo match inizia come era finito il primo, ossia con una rimonta incredibile delle fiorentine, che ribaltano il primo set da 17-22 a 25-22, facendo letteralmente esplodere un PalaWanny gremito in ogni ordine di posto (3500 presenti). Qualunque squadra sarebbe rimasta scombussolata, ma non l’Imoco, che vince la seconda frazione rientrando in partita senza grandi problemi, salvo poi andar sotto di nuovo per via di un terzo set stratosferico della Savino del Bene, probabilmente quello in cui Conegliano ha sofferto di più nella sua storia recente. La sliding door è il finale di quarto set, in cui le padrone di casa arrivano davanti ma si fanno bruciare nel rush finale, ed a quel punto, sul 2-2, le ospiti sentono come di consueto l’odore del sangue, e stavolta ritrovano il loro proverbiale cinismo, chiudendo il tie break 11-15 e ritornando ad avere il fattore campo dalla prossima. Una gara tecnicamente molto bella, intensa, ricca di emozioni, strappi ed alti e bassi, di fronte a cui hanno brillato anche gli occhi del CT Velasco, che ha trovato tanto pane da metter sotto i denti.

Oltre al crederci come pochi, Conegliano ha trovato nella gestione gara tramite la panchina la carta vincente: in questo è stato magistrale il coach Daniele Santarelli, che ha visto le difficoltà iniziali di Plummer e Robinson Cook e ha cambiato l’assetto di squadra inserendo Gennari, che ha ridato equilibrio e liberato uno slot straniera per la regina Robin De Krujiff. Questa mossa ha reso la squadra meno dirompente ma più accurata, e quando nel tie break Plummer è rientrata ha fatto letteralmente la differenza (17 punti a referto per lei, ma 5 solo nel quinto set). La bravura del tecnico Imoco nell’attingere dalle forze fresche in panchina è stata decisiva, così come due giocatori tra i migliori al mondo nel proprio ruolo, senza cui il corso degli eventi non si sarebbe tinto di gialloblù: una Haak tornata ai numeri a cui ci aveva abituato (27), ed una Moky De Gennaro MVP indiscussa. Se da un lato l'Imoco non è in queste finali la miglior versione di sè, dall'altra ha una solidità tale per cui pensare che abdicherà dal trono è molto difficile da pensare.

Scandicci ha giocato una gara quasi perfetta, ed in quel quasi sta la differenza tra la vittoria e la sconfitta, perché l’Imoco perdona poco o nulla. Resta da dire che le toscane sono andate a un centimetro dal portare la serie completamente dalla loro, e che mettere in difficoltà così Conegliano non è riuscito, storicamente, quasi a nessuno. Mostruosa, ancora una volta, Kate Antropova, macchina da punti (34) e trascinatrice nonostante la tenera età: stavolta chi ha sofferto son i posti 4, che non hanno brillato in ricezione in compagnia di Parrocchiale ed in attacco non hanno replicato un primo match eccellente. Zhu Ting non è riuscita a tenere gli standard di incisività nel doppio fondamentale, mentre Herbots si è accesa solo a (pur bellissime) fiammate. Maja Ognjenovic come al solito ha offerto gentilmente al pubblico accorso lampi di classe assoluta, ma ha usato pochissimo i centrali, che hanno praticamente siglato punti solo a muro (dove Linda Nwakalor è in crescita esponenziale): in questo senso, una chiave delle prossime gare sarà vedere quanto queste scelte tattiche cambieranno, ma davvero stiamo cercando il pelo nell’uovo di una prestazione magnifica. Il rammarico per la Savino del Bene è il finale di quarto set, dove ha peccato di cinismo e forse esperienza, cosa che di certo non manca alle pantere.

Scandicci e Conegliano vanno a a gara 3 in parità dunque, ma questo inizio ha mostrato temi evidenti in entrambi i match. Il primo è l’utilizzo della panchina, che in gara 1 aveva fatto le fortune di Massimo Barbolini, mentre al PalaWanny è stata la carta jolly usata da Santarelli. E’ parso strano ieri lo scarso utilizzo di Washington e Diop, che erano state decisive all’andata e ieri non sono entrate con regolarità. Un secondo tema è la crescita del gioco al centro, con Conegliano che ha le sue certezze in Lubian e Fahr, mentre Scandicci, come dicevamo, potrebbe aumentarlo anche per non sovraccaricare i martelli. Infine, gli opposti: netta la differenza tra le due versioni di Isabelle Haak, giocatore normale in gara 1 e tornato a fare la differenza, come fa da anni in Italia ed Europa, in gara 2. Su Kate Antropova gli aggettivi sono quasi finiti: 65 punti in due gare, ma soprattutto la sensazione che sia diventata, a soli 20 anni, un leader strutturale e caratteriale. Il nodo è come entrambe reggeranno il peso delle gare che restano: la svedese ha certamente maggiore esperienza ed un curriculum che parla da solo, ma l’italo-russa dalla sua ha l’incoscienza della giovane età e sta dimostrando di sapere guardare, palla su palla, oltre il proprio limite.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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