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sport femminile
, 19 Aprile 2024

Dove andare a vedere lo sport femminile?


Negli USA gli sports bar sono sempre più diffusi anche per il femminile. E da noi?

Nota alla traduzione: ho deciso di tradurre le parole inglesi friend/friends usando un femminile universale che risultasse più inclusivo e, al tempo stesso, non appesantire il discorso ricorrendo alla duplicazione (amici e amiche).

Circa un mese fa sono andato in una pizzeria dove, oltre a fare delle ottime pizze, vengono spesso trasmesse partite di calcio maschile. D’altronde, il legame tra pizza e partite è andato rafforzandosi nel tempo. Ad essere precisi, era mercoledì 27 marzo e si giocavano i ritorni dei quarti di finale di Women’s Champions League: Lione-Benfica e Chelsea-Ajax. La TV, però, questa volta era spenta. Ci sono rimasto un po' male, a dire la verità. In una giornata infrasettimanale, data l’importanza delle partite sopracitate ed essendo, per di più, periodo di blocco dei campionati di calcio maschile – predilette dai locali –, vedere che l’alternativa al calcio maschile è una televisione spenta mi ha dato da pensare.

Probabilmente, la risposta più semplice – ma non consolatoria – è che, al locale in questione, nemmeno sapevano che si sarebbero giocate queste partite e non si sono proprio posti il problema di accendere o meno la tv. Per quanto ci sia potuto rimanere male in un primo momento, sono perfettamente consapevole quanto sia complicato in Italia vedere lo sport femminile in luoghi pubblici, quindi non posso certo dire di esserne rimasto sorpreso.

Lo sport femminile è ancora troppo poco rappresentato e ha scarsa visibilità, specie per quegli sport socialmente ritenuti “maschili”, come il calcio o il basket, ad esempio. Le partite non sono molto sponsorizzate ed è difficile capire quando e dove giocano, e su che piattaforma si possono vedere. Persino trovare informazioni sulle atlete può essere difficile, o quantomeno non immediato, ma soprattutto non ci sono luoghi – diversi dallo stadio (o palazzetto che sia) – nei quali poter creare comunità di persone che seguono quel determinato sport. Insomma, non esistono posti in cui vedere lo sport femminile.

Dopo l’amara presa di coscienza di quella sera mi sono messo alla ricerca di luoghi in cui queste realtà già esistono, constatando che nel resto del mondo qualcosa si muove. In Inghilterra, nello specifico a Londra, durante il weekend del 23 e 24 marzo, Set Piece Social ha aperto per la seconda volta un locale pop-up interamente dedicato a sport femminile e non-binary. The Athletic ha raccontato questo weekend di sport femminile – in cui, oltre alla consueta giornata di WSL (il campionato inglese di calcio femminile), iniziava anche il sei nazioni femminile – in questo pop-up, che sogna di diventare un giorno non più temporaneo ma permanente, dando vita così al primo locale dedicato allo sport femminile in Inghilterra.

Un punto di riferimento culturale che ha come valore fondante l’inclusione di tutte le soggettività, promuovendo un modo nuovo di seguire lo sport e creare comunità intorno ad esso. Le persone che lo frequentano si sentono a casa e le sensazioni positive trasmesse da questo posto, come si evince dagli articoli e dalle storie di Instagram che raccolgono momenti di quelle giornate, sembrano confermarlo. Lo sport femminile non può essere soltanto una parte minoritaria dei classici pub – pensati da e per uomini –, ma ha bisogno di spazi interamente suoi dove creare una cultura a sé stante, liberata dalle dinamiche tipiche degli sport maschili. La speranza è che luoghi come questi non siano solo pop-up momentanei ma diventino veri e propri punti di riferimento di una cultura sportiva in crescita.

Un caso esemplare è quello di Portland, in Oregon negli USA, dove nel 2022 ha aperto il primo locale dedicato interamente allo sport femminile: The Sports Bra. “Ogni volta che con le amiche volevamo vedere una partita di basket, soprattutto femminile, in un ristorante o pub dovevamo sempre chiedere di cambiare canale”, racconta in un’intervista la proprietaria e chef del locale Jenny Nguyen. “Nel 2018 sono andata a guardare una partita delle finali di NCAA: in questo locale dove sono andata c’erano più di 30 televisioni e nessuna trasmetteva la partita. Quindi abbiamo chiesto di cambiare canale, ci hanno risposto che non c’era problema e ci hanno messo in un angolo di questo locale con una TV più piccola.”, continua Nguyen, “questa è stata la partita più bella che abbia mai visto e un’amica ha detto: ‘sarebbe stato meglio se l’audio fosse stato acceso’.” Aggiunge poi: “non mi ero nemmeno resa conto che non ci fosse l’audio perché ero abituata a guardare lo sport femminile come se non fosse l’attrazione principale. In quel momento ho capito che l’unico modo per guardare una partita di sport femminile è avere un posto nostro”.

La storia di questo “our own place” è incredibile, non solo per la visibilità che dà allo sport femminile, come mai prima d’ora, ma anche e soprattutto per la comunità che ha creato, paradossalmente ancor prima che aprisse. Infatti, nel 2020, dopo la pandemia, Nguyen rimane senza lavoro e, con l’incoraggiamento della sua compagna, Liz, ha deciso di provare ad aprire il suo locale. Tuttavia, ogni volta che chiedeva un prestito alle banche, questo le veniva negato per dei motivi ben precisi: è troppo rischioso prestare dei soldi per aprire un locale durante una pandemia, a una persona che non ha mai gestito un’attività e, in più, con un concept mai visto finora e ritenuto troppo rischioso. Nonostante i numerosi rifiuti, Nguyen ha lanciato una campagna su Kickstarter per raccogliere i fondi necessari all’apertura del primo locale in America dedicato solo a sport femminili: in meno di un mese, ha raccolto $105.000 in donazioni e, unendoli ai suoi risparmi, è riuscita ad aprire “The Sports Bra”.

Il successo di The Sports Bra non si è rivelato solamente economico – nonostante abbia guadagnato quasi un milione di dollari solo nei primi otto mesi, dimostrando l’esistenza di un mercato che chiede esplicitamente luoghi dedicati a questo – ma anche sociale e culturale. Il locale è un vero e proprio altare dello sport femminile, con cimeli, maglie e quadri che celebrano le atlete. Sulla scia del successo di The Sports Bra, infatti, hanno aperto molti altri locali come questo, specialmente negli Stati Uniti, ed è bello constatare che la domanda per riunirsi e vedere lo sport femminile in luoghi creati e pensati appositamente per questo è in crescita.

La giornalista Christine Yu nel commentare l’apertura di un nuovo locale che trasmette solo sport femminile, “A Bar of Their Own” – vogliamo parlare della genialità di questo nome? – dice: “avere un locale in cui puoi andare tutti i giorni a guardare sport femminile aiuta a portare lo sport femminile nella cultura sportiva quotidiana, […] sono luoghi in cui le donne non sono l’eccezione alla regola, ma dove si celebrano le atlete. Questo è quello di cui abbiamo bisogno affinché lo sport femminile continui a crescere.”

ll Parlor Sports bar di Sommerville, Massachussets: "Not your average sports bar!"

Viviamo in una società permeata di sport maschile, in ogni sua forma. Non c’è bisogno di grandi sforzi per sapere a che ora giocherà il campionato maschile di calcio, su quale piattaforma è possibile vedere le partite o se il pub sotto casa trasmetterà la partita di coppa. Tendenzialmente, la domanda è retorica. Di certo non si può dire lo stesso per lo sport femminile. Per seguire i campionati femminili, infatti, bisogna essere appassionati e seguire tutte le (poche) pagine e siti di informazione, oltre che tutti i canali delle squadre, per sapere se, quando e dove la partita verrà giocata e trasmessa. Non siamo certo bombardati di sollecitazioni sullo sport femminile: bisogna approfondire, consultare i vari siti, insomma, niente in confronto a quello maschile. Questo purtroppo allontana i “tifosi occasionali”, che sono però la maggioranza e non fa che allontanare lo sport femminile dalla visibilità che merita. Nel 2021, una ricerca condotta da USC ha analizzato la copertura televisiva degli sport in America negli ultimi trent’anni, scoprendo che la presenza degli sport femminili è di appena il 5% .

In Italia, ovviamente, siamo molto distanti da queste storie e di realtà di questo tipo non ce ne sono. Saltuariamente, vengono trasmesse in luoghi pubblici le partite della nazionale di calcio femminile, ma solo durante grandi manifestazioni come Mondiali o Europei e, se dovesse andare male la prima partita, difficilmente quel locale trasmetterebbe la partita successiva. Ovviamente c’è il caso eccezionale delle Olimpiadi, che vengono sempre trasmesse, ma si tengono ogni quattro anni e nel mezzo il nulla. Al momento all’orizzonte non si vedono prospettive di luoghi dedicati solo allo sport femminile in Italia, e forse è anche perché non siamo un paese culturalmente pronto: probabilmente seguirebbero le solite uscite alla stregua de “la discriminazione di genere al contrario” o “le donne hanno più diritti degli uomini” facendo sì che il discorso si esaurisca in polemiche sterili, senza apportare al dibattito nulla di significativo.

Per non vedere solo il bicchiere mezzo vuoto, soprattutto le nuove generazioni, come testimoniato (tra le altre cose) dalla ampia partecipazione alle manifestazioni transfemministe, sembrano interessate a un cambiamento in tal senso: è il segnale di una cultura in movimento e un buon indicatore della crescita della sensibilità delle persone. Inoltre, come spesso succede (purtroppo o per fortuna, dipende), quello che sta avvenendo in America probabilmente raggiungerà anche l’Europa, come testimoniato dal successo del pop-up londinese. La capacità di guardare i luoghi dello sport con altre lenti è la forza di questi spazi, creando una narrazione opposta e alternativa alla tipica modalità di fruire dei luoghi dello sport, aprendo a nuove possibilità. Ad esempio, questa prospettiva è confermata dalla modalità con cui il pop-up accoglie le persone che lo frequentano, che garantisce l’accesso a persone con disabilità (ad esempio, l’accesso senza gradini), bagni gender-neutral e la possibilità – su richiesta – di sentirsi più sicure nell’andare alla stazione accompagnate dal personale del locale.

In Italia, probabilmente, si arriverà, in ritardo ma si arriverà, è solo questione di tempo e capiremo che luoghi dedicati interamente allo sport femminile sono molto più necessari di quanto si possa pensare. Quando esisteranno, sono sicuro che ci chiederemo “come abbiamo fatto fino ad ora?”.


  • Romano, classe 1999, a tempo perso studia ingegneria e si diletta su Excel, utile difensore mancino per il calciotto

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